Il è la lingua indigena del Giappone. È parlata anche in altre regioni del mondo come conseguenza dell'emigrazione giapponese. Insieme alle lingue ryukyuane, forma la famiglia delle lingue nipponiche. Al 2026, è parlata da 125,7 milioni di parlanti totali.

Poco si conosce della preistoria della lingua, o di quando essa apparve per la prima volta in Giappone: i documenti cinesi del III secolo registravano alcune parole giapponesi, ma testi sostanziali non apparvero prima dell'VIII secolo. Durante il periodo Heian (794-1185), il cinese ebbe considerevole influenza sul vocabolario e sulla fonologia del giapponese antico. Il giapponese medio (1185–1600) vide cambiamenti nelle caratteristiche che lo portarono più vicino alla lingua moderna, nonché la prima apparizione di prestiti linguistici europei; il dialetto standard si spostò dalla regione di Kansai alla regione di Edo (la moderna Tokyo) nel periodo del primo giapponese medio (inizio del XVII secolo-metà del XIX secolo). In seguito, alla fine dell'isolamento autoimposto del Giappone, il flusso dei prestiti linguistici dalle lingue europee aumentò significativamente: i prestiti linguistici inglesi, in particolare, sono diventati frequenti e le parole giapponesi con radici inglesi sono proliferate.

Dal punto di vista filogenetico, il giapponese si considera solitamente una lingua isolata (per l'impossibilità di ricostruire con sicurezza la sua origine); alcune delle teorie proposte ipotizzano che il giapponese possa avere origini comuni con la lingua ainu (parlata dalla popolazione indigena Ainu, tuttora, presente nell'isola di Hokkaidō), con le lingue austronesiane oppure con le lingue altaiche. Le ultime due ipotesi sono attualmente le più accreditate: molti linguisti concordano nel ritenere che il giapponese sarebbe costituito da un substrato austronesiano a cui si è sovrapposto un apporto di origine altaica; evidenti sono le somiglianze sintattiche e morfologiche con il coreano, trattandosi di lingue agglutinanti (che formerebbe con il giapponese il gruppo macro-tunguso), da cui differisce sul piano lessicale.

Vari studiosi utilizzano il termine protogiapponese per indicare la protolingua di tutte le varietà delle lingue moderne del Giappone, ovvero la lingua moderna giapponese, i dialetti del Giappone e tutte le forme di lingua parlata nelle isole RyukyuVedi bibliografia nella voce di dettaglio.. Dal punto di vista tipologico, il giapponese presenta molti caratteri propri delle lingue agglutinanti del tipo SOV, con una struttura "tema-commento" (simile a quella del coreano). La presenza di alcuni elementi tipici delle lingue flessive, ha spinto tuttavia alcuni linguisti a definire il giapponese una lingua "semi-agglutinante".

Il giapponese è la lingua ufficiale dell'arcipelago giapponese e di Angaur, un'isola di Palau (in cui è lingua co-ufficiale insieme all'angaur e all'inglese).

Esistono inoltre numerose comunità giapponesi in Brasile, in Perù e negli Stati Uniti (soprattutto nelle Hawaii e in California): gli immigrati di queste comunità sono chiamati ed è raro che parlino correntemente in giapponese.

Storia Preistoria Si pensa che un antenato comune del giapponese e delle lingue ryukyuane sia stato portato in Giappone da colonizzatori provenienti dall'Asia continentale o dalle vicine isole del Pacifico (o da entrambe), in qualche momento tra l'inizio e la metà del periodo Yayoi, sostituendo le lingue degli originari abitanti Jōmon (incluso l'antenato della moderna lingua ainu).

Molto poco si sa del giapponese di quel periodo: poiché la scrittura non era ancora stata introdotta in Cina, non ci sono reperti materiali e qualsiasi cosa possa aiutare a comprendere questa fase linguistica, deve basarsi sulle ricostruzioni del giapponese antico.

Giapponese antico

Il giapponese antico è il più antico stadio della lingua giapponese, successivo al proto-giapponese; attraverso la diffusione del buddhismo, il sistema di scrittura cinese fu importato in Giappone. I primi testi trovati in Giappone vennero scritti in cinese classico ma è probabile che fossero destinati a essere letti alla giapponese mediante il metodo kanbun: alcuni di questi testi cinesi mostrarono le influenze della grammatica cinese, come l'ordine delle parole; in questi testi ibridi, i caratteri cinesi vennero usati anche foneticamente per rappresentare particelle giapponesi. Il primo testo, il Kojiki, risale all'inizio dell'VIII secolo e fu scritto interamente in caratteri cinesi.

La fine del giapponese antico coincide con la fine del periodo Nara. Il giapponese antico utilizzò il sistema di scrittura man'yōgana, che impiegava i kanji per i loro valori fonetici oltre che semantici. In base al sistema man'yōgana, si può ipotizzare che il giapponese antico avesse ottantotto sillabe distinte; i testi scritti con i man'yōgana utilizzarono due diversi kanji per ciascuna delle sillabe ora pronunciate , , , , , , , , , , , , , , , , , , e Shinkichi Hashimoto (3 febbraio 1918)「国語仮名遣研究史上の一発見―石塚龍麿の仮名遣奥山路について」『帝国文学』26–11(1949)『文字及び仮名遣の研究(橋本進吉博士著作集 第3冊)』(岩波書店)。 (il Kojiki ne ha ottantotto ma tutti i testi successivi ne hanno ottantasette; la distinzione tra mo1 e mo2 apparentemente fu persa immediatamente dopo la sua composizione). Questo insieme di sillabe si contrasse a sessantasette nel giapponese medio iniziale, sebbene alcune siano state aggiunte attraverso l'influenza cinese.

A causa di queste sillabe extra, si è ipotizzato che il sistema vocalico del giapponese antico fosse più ampio di quello del giapponese moderno (che forse conteneva fino a otto vocali). Secondo Shinkichi Hashimoto, le sillabe extra nel Man'yōgana derivano da differenze tra le vocali delle sillabe in questione大野 晋 (1953)『上代仮名遣の研究』(岩波書店) p. 126.; queste differenze indicherebbero che il giapponese antico avesse un sistema di otto vocali大野 晋 (1982)『仮名遣いと上代語』(岩波書店) p. 65., in contrasto con le cinque vocali del giapponese più tardo; il sistema vocalico dovrebbe essersi contratto in qualche momento tra questi testi e l'invenzione dei kana (hiragana e katakana) all'inizio del IX secolo. Secondo questa visione, il sistema a otto vocali del giapponese antico assomiglierebbe a quello delle famiglie delle lingue uraliche e altaiche有坂 秀世 (1931)「国語にあらはれる一種の母音交替について」『音声の研究』第4輯(1957年の『国語音韻史の研究 増補新版』(三省堂). Tuttavia, non è completamente certo che l'alternanza tra le sillabe rifletta necessariamente una differenza tra le vocali piuttosto che tra le consonanti (al momento, il solo fatto incontestato è che siano sillabe diverse).

Il giapponese antico non aveva ma piuttosto (preservata nel moderno fu, ), che è stato ricostruito in un anteriore *; il Man'yōgana aveva anche un simbolo per , che si fuse con prima della fine del periodo. Parecchie fossilizzazioni degli elementi grammaticali del giapponese antico, rimangono in quello moderno: la particella del genitivo tsu (soppiantata dal moderno no) è preservata in parole come matsuge ("ciglio", lett. "peli dell'occhio"); i moderni mieru ("essere visibile") e kikoeru ("essere udibile") conservano quello che può essere un suffisso mediopassivo -yu(ru) (kikoyu → kikoyuru (la forma attributiva, che sostituì lentamente la forma ordinaria a partire dal tardo periodo Heian) > kikoeru (tutti i verbi shimo-nidan nel giapponese moderno lo fanno) e la particella del genitivo ga; rimane un termine intenzionalmente arcaico.

Primo giapponese medio

Il primo giapponese medio, detto anche "giapponese medio iniziale", è il giapponese del periodo Heian; vide una significativa influenza cinese sulla fonologia della lingua: le distinzioni di lunghezza diventarono fonemiche sia per le consonanti sia per le vocali e vennero aggiunte serie di consonanti sia labializzate (kwa) sia palatalizzate (kya). Il intervocalico si fuse con verso l'XI secolo.

La fine del primo giapponese medio vide l'inizio di un mutamento dove la forma attributiva (rentaikei) sostituì lentamente la forma non flessa (shūshikei) per quelle classi verbali dove le due forme erano distinte.

Tardo giapponese medio Il tardo giapponese medio, dal 1185 al 1600, era diviso normalmente in due sezioni, equivalenti rispettivamente al periodo Kamakura e al periodo Muromachi. Le forme posteriori del tardo giapponese medio furono le prime ad essere descritte da fonti non native, in questo caso i missionari gesuiti e francescani; e dunque c'è una migliore documentazione della fonologia sia per il tardo giapponese medio che per le forme precedenti. Tra gli altri cambiamenti di suono, la sequenza si fuse in (in contrasto con ); venne reintrodotta dal cinese e si fuse con .

Alcune forme più familiari ai parlanti del giapponese moderno cominciano ad apparire: la terminazione continuativa -te iniziò a ridursi sul verbo (yonde per l'anteriore yomite), la -k- nella sillaba finale degli aggettivi cadde (shiroi per l'anteriore shiroki) ed esistono alcune forme dove il giapponese moderno ha conservato la forma anteriore (hayaku > hayau > hayɔɔ, dove il giapponese moderno ha solo hayaku, benché la forma alternativa sia preservata nel saluto standard o-hayō gozaimasu "buon giorno"; questa terminazione si vede anche in o-medetō "congratulazioni", da medetaku).

Il tardo giapponese medio ebbe prestiti linguistici dalle lingue europee: parole ora comuni prese a prestito dal giapponese in questo periodo includono pan ("pane") e tabako ("tabacco", ora "sigaretta"), entrambi dal portoghese.

Giapponese moderno Il primo giapponese moderno iniziò con il periodo Edo. A partire dal giapponese antico, il giapponese standard de facto fu il dialetto di Kansai, specialmente quello di Kyoto; tuttavia, durante il periodo Edo, Edo si sviluppò come più grande città del Giappone, e il dialetto dell'era Edo divenne il giapponese standard.

A partire dalla fine dell'isolamento autoimposto del Giappone, il flusso di prestiti linguistici dalle lingue europee aumentò significativamente. Dal 1945, si ebbe un numero maggiore di parole prese in prestito dall'inglese, specialmente quelle tecnologiche: pasokon (abbreviazione per "personal computer"); intānetto ("internet") e kamera ("fotocamera").

A causa della grande quantità di prestiti linguistici inglesi, il giapponese moderno ha sviluppato una distinzione tra e , e tra e (con l'ultima che, in ciascuna coppia, si trova solo nei prestiti linguistici). La variante di giapponese parlata dopo il 1868, viene detta "giapponese moderno"

Fonologia

In giapponese, esistono cinque fonemi vocalici e ventisei fonemi consonantici differenti. Questi ultimi, però, non si presentano mai da soli ma hanno sempre bisogno di una vocale a cui appoggiarsi (l'unica eccezione è /ɴ/, che può apparire isolato); infatti, il giapponese è una lingua sillabica: l'elemento fondamentale della parola non è la lettera ma la mora. Le more sono sempre composte secondo lo schema [consonante] + [vocale] oppure secondo lo schema [consonante] + /j/ + [vocale], limitando notevolmente la possibilità di comporre parole usando i fonemi.

Nella traslitterazione della scrittura giapponese (secondo i sistemi ufficiali Hepburn e Kunrei) sono impiegate soltanto ventidue delle ventisei lettere dell'alfabeto latino, cinque vocali e diciassette consonanti (alcune delle quali corrispondono a più di un fonema).

Vocali

I fonemi vocalici giapponesi, nella trascrizione IPA, sono /a/ /e/ /i/ /o/ /u/, che vengono abitualmente traslitterati rispettivamente come . L'unica vocale caratteristica della lingua giapponese è la realizzazione di /u/ in [ɯᵝ], fono arrotondato esolabiale.

In ambiente sordo, ovvero quando precedute e seguite da consonanti sorde o in fine di frase, la pronuncia di alcune vocali (principalmente /i/ e /u/, ma anche /a/ e /o/) è desonorizzata (con vibrazione delle corde vocali solo parziale o totalmente assente). L'accento regionale del Kansai (Ōsaka, Kyōto), molto caratteristico, invece tende a pronunciare marcatamente anche le vocali desonorizzate della lingua standard.