Lo starnuto è una violenta emissione d'aria dai polmoni. Viene solitamente correlata a uno stato di infiammazione virale, tipicamente nel raffreddore. La funzione del meccanismo per cui si starnutisce è eliminare tramite le vie aeree gli agenti patogeni. Si può anche starnutire a seguito di una reazione allergica verso qualche sostanza particolare oppure semplicemente per irritazione delle mucose nasali causata da polvere, pepe, ammoniaca e altre sostanze.

Si può starnutire anche guardando il sole o altre fonti di luce, in questo caso si parla di starnuto riflesso foticoRichard S. Irwin, Frederick J. Curley, Ronald F. Grossman, Diagnosis and treatment of symptoms of the respiratory tract, Wiley-Blackwell, 1997, p. 393 . La sindrome era nota già al tempo degli antichi greci con Aristotele, che ne fece menzione in alcune sue opere. Riguarda quasi il 15-35% della popolazione.

Non solo gli umani starnutiscono, ma anche moltissimi mammiferi, fra cui gli animali domestici come il cane e il gatto.

Caratteristiche Quando una persona starnutisce, la velocità con la quale l'aria esce dal naso può aggirarsi intorno ai e lo sbuffo emesso dallo starnuto arriverebbe fino a 60 cm di distanza visibile.

Lo starnuto è un atto indotto dall'attivazione di un riflesso trigeminale. Fibre sensitive del nervo trigemino infatti si distribuiscono anche alla mucosa delle cavità nasali e alla mucosa di parte delle alte vie respiratorie; la stimolazione (ad esempio da parte di piccoli corpi estranei, quali polvere o pollini) di tali fibre induce la loro attivazione. Esse scaricano i loro impulsi sui neuroni del nucleo sensitivo principale del trigemino, che recluta selettivamente il centro respiratorio bulbare localizzato nell'area reticolare parvicellulare della colonna parasagittale laterale della formazione reticolare e motoneuroni del nucleo ambiguo vagale. Nel primo caso, le proiezioni sono dirette a motoneuroni midollari deputati all'innervazione del muscolo diaframma e dei muscoli intercostali; nel secondo caso, si tratta di motoneuroni deputati all'innervazione della muscolatura (striata) laringea e faringea. Il risultato è quindi la violenta espulsione dell'aria contenuta nei polmoni e la contrazione coordinata della muscolatura laringea e faringea.

Curiosità storiche Lo starnuto nella storia è stato analizzato da studiosi quali Giacomo LeopardiSaggio sopra gli errori popolari degli antichi in "Giacomo Leopardi. Tutte le opere, vol. I. Sansoni editore, 1969, pagg. 790-794. Pseudodoxia Epidemica: or, Enquiries into very many received tenents, and common'y presumed truths, London, 1658, pagg. 251-253. e Thomas Browne.Observations on popular antiquities: chiefly illustrating the origin of our vulgarf customs, ceremonies, and superstitions, vol. II, London 1813, pagg. 456- 464.

Gli antichi Greci vedevano nello starnuto un presagio divino ricollegabile alla situazione in cui esso avvenivaOmero, Odissea, XVII, vv. 541-47, vv. 658-664 nella traduzione di Ippolito Pindemonte; Senofonte, Anabasi, III, 2, 9. e Aristotele, in particolare, riteneva che, essendo prodotto da una parte sacra del corpo, il capo, fosse esso stesso divino.Aristotele, Problemata, XXXIII, 7 e 9 (692a 17-20 e 692a 32- 692b -7). Il concetto viene ribadito da Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti, II, 66c. Riteneva, però, anche che starnutire tra mezzanotte e mezzogiorno fosse un male, mentre da mezzogiorno a mezzanotte fosse un bene.Problemata, XXXIII, 11 (692b 19-27). Anticamente, inoltre, veniva fatta una distinzione fra lo starnuto compiuto a destra e quello compiuto a sinistra: il primo portava prosperità, il secondo, essendo infausto, era visto come presagio di qualcosa di negativo.Scholia in Theocritum ad Idyll. VII, v. 96 in Codicis ambrosiani 222, Scholia in Theocritum, primum edidit Chrostophorus Ziegler, Tubingae in bibliopolio H. Laupp, 1867, pag. 58; Plutarco, de genio Socratis, 11 (Moralia, 581b); Diogene Laerzio, Vite, VI, 48. Probabilmente questa tradizione non sopravvisse nel mondo romano,Hoc ut dixit, Amor sinistra, ut ante / dextram sternuit adprobationem in Catullo, 45, vv. 8-9. che comunque sia continuò a dare a questo atto un possibile significato divino e profetico. Questa opinione fu particolarmente attiva nel periodo di Plinio il Vecchio, stando alla sua testimonianza, ossia nei primi anni imperiali.Plinio il Vecchio, Naturalis historia, II, 5, 23-24.

Stando a LeopardiTutte le opere, cit., pag. 791 la consuetudine di "salutar chi sternuta" fu più recente del "riguardar lo sternuto come un augurio": i greci erano soliti chiedere a Zeus di salvarli con la formula "ζεῦ, σῶσον",Antologia Palatina, XI, 268 (una serie di traduzioni si trovano in Henry Wellesley, Anthologia polyglotta. A selection of versions in various languages chiefly from the Greek Anthology, London, 1849, pagg. 378-379); vd. anche Pieter Willem van der Horst, Hellenism, Judaism, Christianity: Essays on their interaction, Peeters Publishers, 1998, pag. 21. mentre gli antichi romani auguravano "salus" o "salve" a chi compieva l'atto.Petronio, Satyricon, 98; Apuleio, Metamorfosi, IX, 25. Plinio il Vecchio si chiedeva cur sternuentes salutamus? (XVIII, 5, 23). Così come vi erano molti che davano significati agli starnuti, però, ve ne erano altri che mostravano scetticismo, come Cicerone e Filemone di Siracusa.Cicerone, de divinatione, II, 40; Clemente Alessandrino, Stromata, VII, 4.

Lichtenberg nel suo aforisma L 156 (1796-1799) ci ricorda che prosit dovrebbe avere il significato di "Dio non voglia che lo starnutire ti faccia male", dal momento che si ricordano casi in cui un violento starnuto aveva provocato "sordità, cecità, vene varicose e perfino la morte"* ISBN 8817127604; ma evidentemente il Lichtenberg non aveva coltivato a sufficienza gli studi classici, visto che prosit, terza persona singolare del presente congiuntivo del verbo latino prosum, significa proprio l’opposto di quello che lui pensava e cioè si tratta dell’augurio ‘che questo starnuto ti sia salutare, che ti sia di giovamento’. Infatti già nell’antichità si pensava che gli starnuti fossero una reazione positiva del corpo e che anzi bisognava cercare di provocarli per liberarsi dalle infezioni respiratorie. A questo proposito basta leggere il Suida, lessicografo bizantino del X secolo, laddove dice che il mintos (‘sterco’) era molto utile perché appunto, frizionato sulle narici dei caproni, li faceva starnutire e così la malattia usciva dal loro naso:

Μίνθος, sterco con il quale i pastori usano frizionare (le narici dei caproni) per provocare i loro starnuti. Lo sterco delle capre è così particolarmente chiamato. Quando infatti i caproni hanno il raffreddore, i caprari prendono il loro sterco e ne impiastrano le loro narici per provocare con quel fetore lo starnutamento e così la malattia e così liberarli dal morbo. Gli starnuti infatti scacciano la malattia. Da qui dunque viene il detto ‘Ti curiamo molestandoti’. La puzza dello sterco disgusta dunque persino le capre! (Μίνθος. Stercus, quo pastores utuntur ad fricandas [hircorum nares,] ut ad sternutandum eos provocent. Vel stercus caprarum ita vocatur. Cum enim hirci ex frigore male habent, caprarii stercus illorum capiunt, eoque nares ipsorum illinunt, ut foetore illo sternutamentum cieant, & sic morbo eos liberent. Sternutatio enim morbum pellit. Hinc igitur dicit, ‘Μolestia te afficiemus’. Νam & capras foetor stercoris offendit.) Suida, Lexicon, graece et latine. T. II, p. 563. Halle e Brunswick, 1705

Note

Voci correlate Allergia Raffreddore Starnuto riflesso fotico

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Fisiologia