La Chiesa оrtodossa serba (; СПЦ / SPC) è una delle giurisdizioni canoniche autocefale della Chiesa ortodossa: tra queste è la sesta per importanza dopo quelle di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Mosca. Sotto la sua giurisdizione ricadono i fedeli che vivono in Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Repubblica di Kosovo e Metochìa, Macedonia e Croazia. La Chiesa serba è organizzata gerarchicamente: al vertice (ma con un primato esclusivamente d'onore) c'è il Patriarca dei Serbi che è anche Arcivescovo di Peć e Metropolita di Belgrado e Karlovci. Accanto al Patriarca serbo ci sono gli Eparchi, ossia i Vescovi, che governano ciascuno una Diocesi (Eparchia, Епархијa).
Origini
Nel VII secolo il territorio dei Balcani che apparteneva all'Impero bizantino fu meta della migrazione dei Serbi, un Popolo pagano proveniente dal Nord Europa. Il loro insediamento stabile risale al periodo di regno dell'Imperatore Giustiniano (527-565). Missionari cristiani giunsero presso le tribù serbe da Salonicco e Costantinopoli, ma anche dalle città costiere dell'Adriatico dove esistevano comunità cristiane pre-slave che erano state oggetto di invasioni e devastazioni da parte di tribù nomadi nel IV e V secolo.
Le fonti attestano battesimi di massa tra i Serbi già nel VII secolo, durante il regno dell'Imperatore Eraclio (610-641), ma la conversione definitiva iniziò quando Re dei Serbi era Mutimir (Мутимир) e Basilio il Macedone era Imperatore di Bisanzio (812-886). Mutmir, figlio di Vlastimir che aveva combattuto contro il dominio bizantino e contro l'influenza del Cristianesimo, decise di convertire se stesso e i sudditi per accrescere il proprio potere e la propria notorietà sia presso il Principe della Grande Moravia Rastislav che presso il Papa di Roma. Un fortissimo impulso alla cristianizzazione dei Serbi fu dato dai fratelli Cirillo e Metodio chiamati da Rastislav per evangelizzare la Pannonia e la Moravia dove operavano missionari e sacerdoti di rito latino troppo legati politicamente a Roma. Nell'870 i Serbi furono definitivamente cristiani. Nell'878 Belgrado ebbe il suo primo Vescovo, Sergio.
Storia I discepoli di Cirillo e Metodio
Uno dei fattori determinanti per il consolidamento del Cristianesimo nei Balcani fu la predicazione dei missionari nella lingua del popolo. In Pannonia era presente una struttura ecclesiastica latina creata dalla Missione di Salisburgo e sostenuta dagli occupanti tedeschi della regione: fu per questo che il Principe Rastislav chiese a Costantinopoli l'invio di religiosi orientali. Giunsero, quindi, i fratelli Cirillo e Metodio () che erano greci (di Tessalonica) ma conoscevano la lingua slava.
Cirillo si dedicò alla predicazione e alla traduzione del Vangelo di Giovanni redatto in un alfabeto che egli stesso ideò (il Glagolitico) per scrivere in lingua slava. Metodio, dopo la morte del fratello, fu creato Vescovo della Pannonia dal Papa e poi gli fu affidata la diocesi di Sirmio, oggi Sremska Mitrovica. Alla morte del Principe Rastislav, il trono della Grande Moravia passò al nipote Svatopluk I che era favorevole alla presenza della chiesa latina. Metodio, che celebrava e predicava in slavo invece che in latino, fu arrestato su pressione del clero germanico (latino), anche se poco dopo liberato su pressione papale, e i suoi discepoli iniziarono ad essere perseguitati. Dopo la morte di Metodio (885) i suoi 4 discepoli furono cacciati.
Scacciati dalla Grande Moravia, i religiosi di lingua slava e rito bizantino si rifugiarono nelle terre occupate dai Bulgari, dai Serbi e dai Croati dove già operavano alcune comunità religiose locali. I discepoli di Cirillo e Metodio si adoperarono per l'educazione del clero, per lo sviluppo della letteratura slava e per la predicazione tra le popolazioni umili.
Col passare del tempo, si consolidò una struttura ecclesiastica puramente slava che faceva capo alla Chiesa bulgara, riconosciuta autonoma dall'870. L'Imperatore di Bulgaria Simeone creò un Patriarcato indipendente a Preslav nel 927, di cui poi Samuele (976-1014) spostò la sede ad Ocrida (nell'attuale Macedonia); che però dopo la conquista della Bulgaria da parte dell'Imperatore di Bisanzio Basilio II lAmmazzabulgari (che abolì il Patriarcato nel 1018) fu ridotto ad Arcivescovado, con Arcivescovi che dovevano essere esclusivamente greci e scelti dall'Imperatore stesso.
In quello stesso periodo, sulle coste dell'attuale Montenegro, era fiorente il Principato di Doclea (anche detto Zeta). Il suo sovrano, Jovan Vladimir (+1016), genero di Samuele di Bulgaria, aveva la fama di uomo pio e devoto, costruì chiese e tenne in gran conto l'educazione religiosa dei suoi sudditi, affidata al clero slavo. La Doclea, però, non era una nazione politicamente stabile, trovan- dosi vicina ai due grandi imperi dell'area, quello Bizantino e quello Bulgaro. Il Papa, nel 1067, vi aveva creato l'Arcidiocesi di Antivari (l'attuale Bar) e nel 1077 il principe Mihailo Vojisavljević, per scrollarsi di dosso il potere bizantino, chiese ed ottenne da Roma la corona di re. Così nel 1077 fu proclamato il regno di Doclea e Dalmazia. E proprio dalla terra del pio Jovan Vladimir, legato alla spiritualità orientale, iniziò un processo di latinizzazione del cristianesimo, che arrivò a lambire altre aree della zona, comprese le terre abitate dai Serbi.
È importante sottolineare che ciò avvenne dopo il 1054, anno in cui, con reciproche scomuniche tra la vecchia e la nuova Roma, si era consumato il grande scisma (il 3°), la divisione ufficiale e pratica non solo tra i due principali Patriarcati, ma anche tra i due grandi rami del Cristianesimo, la Chiesa Romana d'Occidente o Chiesa cattolica e la Chiesa Romana d'Oriente o Chiesa Ortodossa. Conseguenza inevitabile della divisione ufficiale e pratica dell'Impero Romano: il sostegno e collante dell'una e santa Chiesa romana.
Nel 1183 e 1186, il principe di Raška, Stefano Nemanja (Стефан Немања) conquistò la Doclea e l'annesse ai suoi territori, sostituendo Mihailo con il figlio Vukan. Distrusse la città di Antivari, sede dell'Arcivescovado latino, e pose la chiesa sotto la tutela spirituale di Bisanzio.
Il periodo di San Sava
Stefan Nemanja (1169-1196) intese riunire la maggior parte delle popolazioni serbe in un unico stato: per questo intraprese numerose guerre di espansione. In politica estera, si alleò con l'Impero bizantino, e dal versante religioso sposò le posizioni ortodosse.
Cristiano fervente, fece costruire numerosi edifici religiosi, tra cui i monasteri della Madre di Dio (Sveta Bogorodica, Света Богородица) e quello di San Nicola (Sveti Nikola, Свети Никола) a Toplica, la chiesa di San Giorgio (Đurđevi Stupovi, Ђурђеви ступови) nei pressi di Novi Pazar, il monastero di San Pantaleimone (Svetog Pantelejmona, Cветог Пантелејмона) a Niš e il celebre monastero di Studenica (Манастир Студеница), definito la madre di tutte le chiese serbe, in cui riposa il suo corpo.
Rastko, l'ultimo figlio di Stefan, all'età di 16 anni lasciò la corte ed andò a Monte Athos per diventare monaco. Prese i voti e mutò il proprio nome in Saba (Sava, Сава); suo padre ne seguì l'esempio, abdicò in favore del suo secondo figlio Stefan e divenne anch'egli monaco prendendo il nome di Simeon col quale fu, in séguito, canonizzato dalla chiesa ortodossa.
Il monaco Sava lasciò il suo eremitaggio a Monte Athos al tempo dell'instaurazione dell'Impero latino dopo la presa di Costantinopoli da parte dei Franchi durante la Quarta crociata. Iniziò a viaggiare per la regione serba, istruendo monaci, costruendo chiese e dedicandosi ai poveri e agli ammalati. Divenne Archimandrita del monastero di Studenica.
A quel tempo, la Chiesa serba era sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo bizantino di Ocrida; Sava voleva invece creare una Chiesa nazionale serba indipendente. Nel 1217 il gran principe di Serbia Stefan, fratello di Sava, riuscì ad ottenere dal Papa la consacrazione a Re, fondando il regno dei Serbi. In quello stesso anno Sava tornò all'Athos e si recò a Nicea dove risiedeva l'Imperatore bizantino dopo la cacciata da Costantinopoli. Fu ricevuto da Teodoro I Lascaris e dal Patriarca Manuele (pure fuggito) per ottenere lo status di chiesa autocefala per la Chiesa serba. L'Imperatore e il Patriarca, a Nicea, convennero che l'autocefalia fosse una richiesta utile per la cristianità in Serbia, data la difficile situazione politica della regione e per allontanarla dall'influenza latina. Sava fu creato arcivescovo della Serbia e delle terre marittime. Per tornare in Serbia, passò nuovamente nell'Athos da dove portò con sé alcuni fra i suoi migliori discepoli perché fossero istruiti a diventare Vescovi. Nel 1219 riorganizzò la Chiesa serba con la creazione di nuove diocesi: Ziča (che divenne sede dell'Arcivescovado), Zeta, Hvostan, Hum, Topolica, Budimlje, Dabar e Moravica, ognuna con sede in un monastero al quale appartenevano terre da cui trarre i frutti per il proprio sostentamento e per l'opera di evangelizzazione. L'Arcivescovo di Ocrida, Demetrios Chomatenos (1216- 36), protestò contro la separazione della Chiesa serba dalla sua giurisdizione, con la sottrazione di alcune diocesi, ma nessuno prese in considerazione la sua posizione.
Il giorno dell'Ascensione del 1221 venne tenuto a Ziča un concilio della Chiesa di stato: in quell'occasione, Sava ri-consacrò il fratello Stefan, Re della Serbia, e delineò, nel famoso Discorso di Ziča, i principi della fede ortodossa basata sulla Scrittura, sugli atti dei Santi Padri e sulle decisioni dei Concili ecumenici e locali.
Re Stefan passò gli ultimi anni di vita come monaco; dopo la sua morte, divenne Re suo figlio Radoslav. Fu in questo periodo che Sava andò in pellegrinaggio in Terra santa. Durante la sua permanenza a Gerusalemme, dimorò presso monasteri ortodossi di cui studiò le costituzioni; inviò in Patria numerose reliquie, lampade e icone, e, tornato in Serbia, applicò le regole monastiche di Gerusalemme alla sua chiesa. Volle intraprendere altri viaggi nelle terre della chiesa d'oriente: tornò a Gerusalemme, andò ad Antiochia, sul Sinai in Egitto e in Bulgaria, dove morì nel 1237. Nel 1233 si era, comunque, assicurato una successione a capo della chiesa serba, nominando Arcivescovo Arsenio, Vescovo di Sirmia.
L'Arcivescovado La Chiesa di Serbia fu Arcivescovado dal 1219 al 1346: in questo periodo in 12 si sono succeduti sul trono di San Sava.All'inizio la sede dell'Arcivescovado si trovava a Zica, ma nel 1252 fu spostata a Peć per ragioni di sicurezza. Tutti gli arcivescovi furono scelti tra i monaci che avevano avuto un'esperienza come abate a Hilandar (monastero di Monte Athos fondato da Sava) o a Studenica. Alcuni di loro, tra cui Nicodemo (Nicodim, 1317-1324) e Danilo II (1324-1337) lasciarono diverse opere letterarie in lingua serba e furono provetti traduttori.
Nel periodo dell'Arcivescovado si susseguirono sul trono di Serbia importanti sovrani come Vladislav (1233-1243), Uroš I (1243-1276), Dragutin (1276-1282) e Dušan che patrocinarono la fondazione di monasteri come quello di Mileševa, di Sopoćani, o di Dečani. Al tempo di Re Dušan il Regno di Serbia aveva raggiunto la sua massima espansione, anche grazie alla conquista dell'Epiro e dell'Albania. La stessa Chiesa serba si era maggiormente strutturata con la creazioni di nuove diocesi a Lipljan, Končul, Lim, Mačva, Braničevo, Belgrado e Skopje.
Nel 1346 si riunì a Skopje un concilio al quale parteciparono il Patriarca Simeone di Bulgaria, l'Arcivescovo Nicola di Ocrida, gli abati dell'Athos e i Vescovi delle diocesi entrate a far parte della Serbia dopo le ultime conquiste di Dušan. Il concilio decretò che l'Arcivescovado di Serbia fosse elevato alla dignità di Patriarcato e Joanikije I fu il primo Patriarca della Serbia e delle terre marittime. Una settimana dopo, il Patriarca consacrò Dušan Imperatore dei Serbi e dei Greci.