Venne impiegato nel Regio Esercito italiano durante la prima guerra mondiale. Nel primo dopoguerra aderì al fascismo, divenendone una delle figure di spicco. Ebbe responsabilità di comando durante le guerre coloniali italiane: nella riconquista della Libia (1921-1931), nella guerra d'Etiopia e successivamente nella repressione della guerriglia abissina (1936-1937). Il suo ruolo in Libia e i suoi metodi brutali gli valsero il soprannome di "macellaio del Fezzan"Italiani brava gente?, Angelo Del Boca, Neri Pozza, 2008, pag. 171.. Per la conduzione della guerra in Etiopia, fu definito criminale di guerra dalla Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerraAlberto Stramaccioni, Crimini di guerra Storia e memoria del caso italiano, Editori Laterza, 2018, ISBN 8858132262..

Durante la seconda guerra mondiale divenne comandante superiore e governatore generale nella Libia italiana subentrando nella carica a Italo Balbo. Nella campagna del Nord Africa comandò l'esercito italiano durante l'invasione italiana dell'Egitto e l'operazione Compass, la quale portò ad una catastrofe militare segnata dalla sua totale disfatta strategica: le forze militari italiane, numericamente superiori di quattro volte a quelle britanniche ma inferiori in addestramento tattico e carenti in armamenti, veicoli, e unità di corpo, subirono una delle più grandi sconfitte della loro storia. Graziani giustificò la sua posizione descrivendo lo scontro tra italiani e britannici come "lotta della pulce contro l'elefante", per poi chiedere l'esonero dal suo incarico; Mussolini lo sostituì, attribuendogli la piena responsabilità della sconfitta e aprendo un'inchiesta sul suo operato.Graziani: un generale per il regime, Alessandro Cova Publisher Newton Compton, 1987

Dopo un periodo di ritiro accettò da Mussolini l'incarico, nell'allora costituendosi governo della Repubblica Sociale Italiana, di Ministro della difesa nazionale (dal 6 gennaio 1944 Ministero delle forze armate), che mantenne fino al crollo finale del 1945, prendendo parte alla lotta contro gli anglo-americani e nella repressione antipartigiana. Nel dopoguerra, a causa dell'uso di gas tossici e dei bombardamenti degli ospedali della Croce Rossa durante la guerra d'Etiopia, fu inserito dalla Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra nella lista dei criminali di guerra su richiesta del governo etiope, ma non venne mai processato. La richiesta di estradizione presentata dall'Etiopia fu negata dall'Italia nel 1949.. Fu invece processato e condannato a 19 anni di carcere per collaborazionismo, anche se scontati quattro mesi fu scarcerato. Aderì quindi al Movimento Sociale Italiano, del quale divenne presidente onorario.

Biografia Origini e formazione Nato in una famiglia borghese, quarto dei nove figli di Filippo Graziani e Adelia Clementi (il padre era medico condotto), venne indirizzato inizialmente dai genitori verso gli studi religiosi presso il seminario di Subiaco, ma preferì la vita militare. Non avendo sufficiente disponibilità economica per frequentare l'Accademia militare di Modena, svolse il servizio militare di leva nel plotone allievi ufficiali del 94º Fanteria in Roma. Sembra che in gioventù Graziani avesse simpatie socialiste, tant'è che nel 1904, mentre stava preparando l'esame per passare sottotenente, fu sorpreso da un ufficiale a leggere il giornale Avanti! e rischiò per questo di essere espulso. Se qualcuno all'epoca avesse indagato meglio, avrebbe inoltre scoperto che Rodolfo Graziani qualche tempo prima aveva partecipato a una marcia di protesta davanti all'ambasciata russa ai tempi dei primi tumulti, inneggiando agli insortiGenerali, Domenico Quirico, Oscar Mondadori, pag. 326 rg.14.. Il 1º maggio 1904 fu comunque promosso sottotenente e inviato al 92º Fanteria a Viterbo. Nel 1906 divenne ufficiale effettivo nel 1º Reggimento Granatieri di Roma.

Nel 1908 fu destinato in Eritrea. Qui imparò l'arabo e il tigrino, lingue che successivamente gli saranno molto utili. Morso da un serpente nel 1911, rimase per quasi un anno in assai gravi condizioni di salute. Dopo aver preso parte alla guerra italo-turca, fu nominato capitano e partecipò alla prima guerra mondiale dove, più volte ferito, venne decorato al valor militare.

Nel 1918, a soli 36 anni, divenne il più giovane colonnello d'Italia.. Al termine del conflitto si trasferì a Parma dove, durante il biennio rosso, fu segretamente condannato a morte dal comitato rivoluzionario. Rendendosi conto che correva dei rischi seri, Graziani rinunciò per un anno a ogni incarico civile e militare per darsi al commercio con l'Oriente, ma con modesti risultati.

La riconquista della Libia

Dopo la guerra venne inviato in Libia, portando a termine la "riconquista" della Tripolitania (1924), che gli valse la tessera ad honorem del Partito Nazionale FascistaA. Cova, Graziani. Un generale per il regime, Newton Compton, Roma, 1987.: 57., e della Cirenaica (1928-1930), a seguito della quale l'11 gennaio 1930 Graziani fu nominato vice governatore della Cirenaica italiana. Graziani aveva capito che la rapidità nei movimenti e negli spostamenti era fondamentale per non dare tregua al nemico e nel fare ciò fu fondamentale l'apporto della cavalleria indigena e dei meharisti integrati nelle "colonne mobili"Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Mondadori, Le Scie, 2002, pp. 309-310 "Aveva intuito la strategia giusta per battere la guerriglia che ci aveva angosciato per vent'anni: mobilità, rapidità negli spostamenti, bisogna essere più veloce del nemico, non dargli tregua, arrivare sempre prima di lui. E gli ascari eritrei e libici, i meharisti e la cavalleria indigena servirono perfettamente allo scopo; integrati nelle "colonne mobili" diedero un apporto fondamentale alla repressione della rivolta libica, grazie alle autoblinde, ai camion, all'aviazione che consentivano di spingersi nel cuore dei santuari nemici dove fino ad allora l'asprezza del deserto aveva fermato perfino l'impeto degli àscari"., come avvenne con la conquista italiana di Cufra, strappata ai Senussi.

Nel 1931 fu inviato in Cirenaica italiana a reprimere la ventennale rivolta anti-colonialista guidata da ʿOmar al-Mukhtār: Graziani spostò il suo quartier generale a Zuara e riuscì a riprendere il controllo, anche politico, di quasi tutta la Cirenaica. Badoglio, desideroso di chiudere definitivamente la questione con i ribelli libici, ordinò a Graziani di allontanare la popolazione del Gebel el-Achdar presso cui al-Mukhtār trovava ricovero e protezione e di trasferirla in appositi campi di concentramento sulla costa....

La decisione fu presa ancor prima della nomina di Graziani a vicegovernatore.; già da prima si era evidenziato che la sola opzione militare non era sufficiente per fiaccare la resistenza libica, ma si doveva coinvolgere nella repressione l'intera popolazione che forniva assistenza.. Le popolazioni del deserto del Gebel furono quindi spostate negli appositi campi costruiti sulla costa, di cui i più importanti erano Marsa Brega, Soluch, Agedabia, El-Agheila, Sidi Ahmed ed El-Abiar.. L'erezione dei numerosi campi non mancò di suscitare polemiche in tutto il mondo arabo. La scelta che si rivelò decisiva nello sconfiggere il ribellismo in Cirenaica., come più tardi ammise lo stesso al-Mukhtār, nasceva dal bisogno di scindere in maniera definitiva le popolazioni sottomesse dai ribelli i quali avevano dimostrato una notevole vitalità..

La maggior parte delle popolazioni seminomadi dell'interno fu quindi fatta affluire nei campi di concentramento (vedi deportazioni di massa del Gebel). Nei campi si registrerà un altissimo tasso di mortalità, a causa delle terribili condizioni igienico-sanitarie e della scarsità di cibo e acqua, che costò la vita a decine di migliaia di persone.. L'11 settembre 1931 nella piana di Got-Illfù, dopo essere stato avvistato dall'aviazione italiana, il capo libico al-Mukhtār fu preso prigioniero. Al-Mukhtar fu poi condannato a morte per espressa volontà di Badoglio, dopo un processo sommario, il 16 settembre 1931.. Nel maggio del 1934 Graziani fu sostituito in Cirenaica dal nuovo vice governatore Guglielmo Nasi.

La campagna d'Etiopia

Rodolfo Graziani dal 1935 al 1936 comandò le operazioni militari contro l'Abissinia partendo dalla Somalia italiana, sul fronte meridionale. I primi scontri li sostenne proprio mentre Badoglio era impegnato nella battaglia dell'Amba Aradam. Le truppe di ras Destà mossero infatti verso Dolo per attaccare l'armata di Rodolfo Graziani. A Graziani era stato ordinato di mantenere una difesa attiva, al fine di mantenere impegnato nel sud il maggior numero di truppe nemiche, e di non passare all'offensiva. Prontamente informato del movimento delle truppe di ras Destà, lo attese pronto allo scontro. Sulle colonne abissine in marcia fu scatenata l'aviazione che le decimò. Fu in questa occasione che furono usati per la prima volta i gas asfissianti.

La seguente offensiva italiana ne disperse i resti e il 20 gennaio 1936 Graziani occupò la città di Neghelli. Dopo la vittoria su ras Destà, contro Graziani furono schierate le truppe al comando di Wehib Pascià, un generale turco al servizio dell'imperatore etiopico. Wehib cercò di attirare Graziani in una trappola, facendolo spingere il più possibile nel deserto dell'Ogaden. Ma nello svolgere tale operazione i reparti italiani al comando di Guglielmo Nasi e del generale Franco Navarra inflissero gravissime perdite agli abissini, tali da far fallire l'operazione e mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza dell'armata abissina.

L'impiego dei gas Il 26 dicembre la brutale uccisione del pilota Tito Minniti - che, caduto in territorio nemico, era stato torturato, evirato e infine decapitato - fu presa a pretesto per l'utilizzo dell'iprite. Alcuni recenti studi rilevano come l'uso di tali ordigni (vietati dalla convenzione di Ginevra del 1925) fosse stato autorizzato direttamente da Mussolini, che in diversi ordini telegrafati ai due comandanti al fronte ne avrebbe appunto autorizzato l'uso in caso di estrema necessità.Bernard Bridel. Les ambulances à Croix-Rouge du CICR sous les gaz en Ethiopie su Le Temps (in francese).«Roma, 27 ottobre '35. A S.E. Graziani. Autorizzato gas come ultima ratio per sopraffare resistenza nemico et in caso di contrattacco.»

«Roma, 28 dicembre '35. A S.E. Badoglio. Dati sistemi nemico autorizzo V.E. all'impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme. Mussolini».

Le bombe all'iprite, di cui sono un esempio le C500T, dove T era l'abbreviazione di 'Temporizzata': un meccanismo a spoletta le faceva esplodere circa a 250 m di quota, in modo che ne venisse aumentato il raggio d'azione. Furono utilizzate sul fronte sud comandato da Graziani, nei pressi di Dolo. Graziani il 27 ottobre 1935, poco prima di attaccare la piazzaforte di Gorrahei, ricevette questo telegramma da Mussolini: "Sta bene per azione giorno 29. Autorizzo impiego gas come ultima ratio per sopraffare resistenza nemico o in caso di contrattacco". I gas tossici non vennero però utilizzati nell'attacco di Gorrahei, quanto alcuni giorni dopo. Il 24 dicembre Graziani inviava tre Caproni 101 bis ad Areri con la missione di bombardare le truppe di ras Destà, che vennero investite di iprite e fosgene. Gli attacchi si ripeterono il 25, 28, 30 e 31 dicembre, con un lancio complessivo di 125 bombe. In un dispaccio telegrafico del 10 gennaio 1936 al generale Bernasconi, Graziani proclamava che «Le ultime azioni compiute hanno dimostrato quanto sia efficace l'impiego dei gas».