thumb|Un disco cifrante di Leon Battista AlbertiDa: A Treatise on Ciphers, Galimberti ed., 1997 In crittografia il disco cifrante di Leon Battista Alberti, descritto nel De cifris intorno al 1467, è il primo sistema di cifratura polialfabetica. L'apparecchio si compone di due dischi concentrici, rotanti uno rispetto all'altro, contenenti un alfabeto ordinato per il testo in chiaro (testo da cifrare) e un alfabeto disordinato Un secondo alfabeto cioè, ove le lettere non si susseguono più nell'ordine con il quale si susseguono nell'alfabeto normale. L'ordine è quello imposto da chi ha realizzato il disco interno e quindi può essere arbitrario. La decodifica perciò presuppone che chi riceve il messaggio possieda una coppia di "dischi di Alberti" identica a quella del mittente. per il testo cifrato (testo risultante). Permette la sostituzione polialfabetica con periodo irregolare. Lo scorrimento degli alfabeti avviene per mezzo di lettere chiave inserite nel corpo del crittogramma. I quattro numeri possono anche servire per sopracifrare 336 frasi di codice.
Primo esempio di cifratura - Indice mobile Usa come indice una lettera minuscola scelta nel cerchio interno (mobile).
Stabilita la g come lettera indice e avendola giustapposta alla A maiuscola del cerchio esterno (stabile o fisso), lo sviluppo dei due alfabeti è il seguente (vedi figura):
disco stabile: ABCDEFGILMNOPQRSTVXZ1234 disco mobile: gklnprtvz&xysomqihfdbace
Messaggio da trasmettere: “La guerra si farà”
chiaro: LAGVER2RA cifratura: AzgthpmamgQ
Il sistema prevede che la lettera chiave (A) sia inserita nel crittogramma all'inizio ed in maiuscolo. La a che cifra il 2 è una “nulla” che si omette nella decifrazione.
Dopo aver cifrato alcune lettere si inserisce nel cifrato a fronte della g un'altra lettera maiuscola (Q) ruotando il disco mobile in modo da ottenere le nuove corrispondenze:
disco stabile: ABCDEFGILMNOPQRSTVXZ1234 disco mobile: ysomqihfdbacegklnprtvz&x
La cifratura continuerà così:
chiaro: SIFARÀ. cifratura: Qlfiyky.
Il risultato finale sarà quindi:
chiaro: LAGVER2RASIFARÀ. cifratura: AzgthpmamgQlfiyky.
Secondo esempio di cifratura – Indice fisso Si sceglie una lettera maiuscola dell'anello esterno come indice fisso.
In questo esempio all'indice A viene inizialmente sottoposta la m del cerchio mobile. Per indicare il cambio dell'alfabeto si cifra uno dei quattro numeri.
disco stabile: ABCDEFGILMNOPQRSTVXZ1234 disco mobile: mqihfdbacegklnprtvz&xyso
chiaro: LAGVERA3 cifratura: mcmbvfpms
A questo punto la presenza della s, che cifra il numero 3, segnala la necessità di spostare i dischi portando la s sotto la A. La doppia R è omessa per non facilitare la decrittazione.
disco stabile: ABCDEFGILMNOPQRSTVXZ1234 disco mobile: somqihfdbacegklnprtvz&xy
La cifratura continuerà così:
chiaro: SIFARÀ. cifratura: sndhsls.
La cifra di Leon Battista Alberti è una sostituzione polialfabetica con alfabeti mischiati cambiati saltuariamente in modo segreto. Nella letteratura divulgativa questa cifra è a volte definita Affine Shifts, Keyword shifts, Caesar shift o meccanizzazione del cifrario di Vigenère, ma non ha alcun'affinità con questi sistemi. La cifratura di Cesare è una sostituzione semplice, basata sullo spostamento di un unico alfabeto ordinato rispetto a sé stesso, con chiave fissa. Una volta scoperto il valore di una sola lettera, si conosce anche il valore di tutte le altre. Anche se l'alfabeto fosse mischiato, si potrebbe ugualmente arrivare a una facile soluzione ricorrendo allo studio delle frequenze letterali. Nella cifra di Alberti gli alfabeti sono due, mischiati, e la chiave varia in continuazione durante il messaggio, quindi la scoperta di una sola lettera non permette altri progressi nella decrittazione e lo studio delle frequenze non dà risultati perché la stessa lettera chiara è cifrata sempre in modo diverso. La cifra Vigenère, oltre ad essere basata come quella di Cesare su soli alfabeti ordinati, è risolvibile dopo aver scoperto il periodo (che è fisso)Si intende qui per periodo il numero di lettere dopo il quale la sequenza con cui si susseguono gli alfabeti codificanti si ripete daccapo. Esso è uguale al numero di lettere di cui è composto il "verme", cioè la chiave usata per alternare le varie righe alfabetiche della tavola di Vigenère per mezzo del Metodo Kasiski, il che non è possibile con il sistema di Alberti.
Note
Bibliografia Alberti, Leon Battista, Dello scrivere in cifra, trad. it. di M. Zanni. Prefazione di David Kahn, Galimberti Tipografi Editori, Torino 1994
Sacco, Luigi, Un primato italiano. La crittografia nei secoli XV e XVI, in “Bollettino dell'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio”, Roma 1947. Marrone Caterina, I segni dell'inganno. Semiotica della crittografia, Nuovi Equilibri, Viterbo 2010, pp. 199, Isbn 978-88-6222-132-0.
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