Attivo nell'antifascismo sardo, nel 1943 s'iscrisse al Partito Comunista Italiano (PCI). Nel dopoguerra fu tra i principali artefici della ricostituzione della sua organizzazione giovanile, la FGCI, che guidò fino al 1956. Nel 1962 entrò nella segreteria del PCI e divenne responsabile della sezione esteri. Eletto segretario generale del partito nel 1972, mantenne tale ruolo fino alla prematura scomparsa dodici anni dopo, a seguito di un ictus che lo colpì durante un comizio.
Svolse un ruolo di grande importanza nel movimento comunista internazionale con l'avvio di un processo di distanziamento dall'Unione Sovietica e l'elaborazione di un modello alternativo che prese il nome di eurocomunismo. Nello scenario nazionale, teorizzò e tentò di realizzare, collaborando con Aldo Moro, il compromesso storico. È ricordato inoltre per aver sollevato la questione morale relativamente alle modalità di gestione del potere da parte dei partiti politici italiani.
Fu un personaggio molto popolare, rispettato dagli avversari e amato dai propri militanti. Sull'onda emotiva della sua prematura scomparsa, il PCI alle elezioni europee del 1984 superò per la prima e unica volta la Democrazia Cristiana nei consensi. Sotto la sua segreteria, nel 1976 il PCI aveva già ottenuto il suo massimo risultato elettorale (34,4%), secondo partito alle spalle della DC.
Biografia La famiglia
Il padre di Enrico, l'avvocato Mario Berlinguer, era discendente da una famiglia nobile di lontane origini catalane. Antifascista e affiliato alla massoneria (come molti intellettuali laici dell'epoca), fu ufficiale durante la prima guerra mondiale e deputato nell'Alleanza liberal-democratica di Giovanni Amendola.. La madre, Mariuccia Loriga, era cugina della madre di Francesco Cossiga e figlia del medico igienista Giovanni Loriga,. il quale fu autore di centoventi pubblicazioni scientifiche in Italia e all'estero.. La nonna materna di Enrico, Giuseppina Satta Branca, anch'ella di origini nobiliari, era sorella di Pietro, sindaco repubblicano di Sassari nell'età giolittiana con un'amministrazione progressista dov'era assessore anche il nonno paterno Enrico Berlinguer.
Due anni dopo Enrico, nel 1924, nacque il fratello Giovanni, scienziato e più volte parlamentare, mentre ruoli politici di primo piano avrebbe avuto anche il cugino Luigi Berlinguer. Non credente, si sposò il 26 settembre 1957 in Campidoglio, con rito civile, con Letizia Laurenti (1928-2017), da cui ebbe quattro figli: Biancamaria (1959), giornalista Rai e Mediaset, Maria Stella (1961), Marco (1963), politico di Rifondazione Comunista, e Laura (1970), giornalista Mediaset..
I primi anni
Enrico Berlinguer nacque alle tre del mattino di giovedì 25 maggio 1922 a Sassari.. La sua infanzia fu segnata dal progredire della malattia della madre, un'encefalite letargica che le provocava deformazione fisica, distruzione del sistema nervoso e confusione mentale, e che l'avrebbe condotta alla morte nel 1936, dopo un decennio dall'inizio delle sofferenze..
Suo fratello Giovanni raccontò che Enrico in fase adolescenziale coltivava la passione per i libri di filosofia, affermazione confermata da lui stesso in un'intervista del 1980: «Se mi chiede che cosa volevo fare da ragazzo e cioè prima di darmi alla politica, le rispondo il filosofo». Nel giugno del 1940 conseguì la maturità classica al Liceo Ginnasio "Domenico Alberto Azuni", senza sostenere gli esami, sospesi dal governo a causa dello scoppio della guerra,. ottenendo voti brillanti in storia, filosofia e storia dell'arte, e appena sufficienti nel resto delle discipline.. Era stato esonerato dalla chiamata alle armi per una lieve malformazione al piede..
Appassionato di studi giuridici, il 5 novembre 1940 s'iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Sassari. Il 17 giugno 1941 affrontò il suo primo esame, istituzioni di diritto romano, superato con il voto di 30/30.. Aveva progettato di laurearsi con una tesi dal titolo Filosofia del diritto: da Hegel a Croce e Gentile, ma non arrivò a concludere l'università..
Intanto Berlinguer aveva iniziato a frequentare locali nei quali si riunivano operai e artigiani antifascisti. Lì venne a contatto con soggetti appartenenti agli strati popolari urbani, e ascoltò avidamente le discussioni politiche che avevano luogo.. Venne poi invitato a una riunione di iscritti comunisti che si teneva in una stalla. e infine, nell'agosto del 1943, s'iscrisse al Partito Comunista Italiano nella serra del militante pistoiese Renato Bianchi, poco fuori Sassari, dove si era recato in bicicletta con il cugino Sergio Siglienti.. Nello stesso periodo fondò e diresse come segretario la sezione della Gioventù comunista di Sassari, con sede provvisoria nel panificio del padre di uno degli iscritti.
L'inverno successivo in Sardegna fu molto duro, soprattutto per i ceti popolari. L'isola era infatti scollegata sia dal Mezzogiorno liberato dagli Alleati sia dall'Italia occupata dai tedeschi, i traffici erano chiusi e non c'erano approvvigionamenti.. La sera del 12 gennaio 1944, insieme a una ventina di giovani compagni comunisti, Enrico organizzò a Sassari una manifestazione per chiedere pane, pasta e zucchero. Il giorno seguente altri manifestanti, circa cinquecento, entrarono in contatto coi carabinieri a cavallo davanti al Palazzo del Governo, ma la protesta venne sciolta rapidamente. Il venerdì seguente, 14 gennaio, una folla composta da circa duemila persone, soprattutto donne, assaltò e saccheggiò forni, magazzini di grano, farina e pasta, frantoi.. I disordini cominciarono alle 7:30, quando due commessi di panificio furono depredati di ottanta chili di pane che stavano portando alle rivendite. In serata i partiti della Concentrazione antifascista, tra cui il PCI e il Partito d'Azione, in cui allora militava Mario Berlinguer,. si dissociarono seccamente sostenendo che «i disordini ed i torbidi non rispondono ad alcuna iniziativa né finalità di partiti politici, che apertamente li sconfessano»..
La polizia non credette all'innocenza dei comunisti e procedette a quarantatré arresti, tra cui quello dello stesso Enrico, ammanettato la mattina del 17 gennaio e portato inizialmente nella caserma intitolata al suo avo Gerolamo Berlinguer e in seguito nella prigione di San Sebastiano. Il giovane venne liberato il 23 aprile dopo essere stato prosciolto in istruttoria dalle accuse per non aver commesso il fatto. A proposito di questa esperienza, quarant'anni dopo avrebbe commentato che «la galera era stata formativa»..
La militanza giovanile
Nel periodo successivo alla svolta di Salerno dell'aprile 1944 e alla composizione di un governo transitorio con la partecipazione dei rappresentanti del CLN, Mario Berlinguer fu per brevissimo tempo, dal 2 al 16 giugno 1944, commissario aggiunto all'epurazione.. Il 23 giugno, in uno dei suoi viaggi a Salerno, dove si riuniva il governo, per incontrare Palmiro Togliatti, portò con sé il figlio Enrico e lo presentò al politico genovese, che in passato aveva frequentato il Liceo Azuni insieme allo stesso Mario...
Il giovane Berlinguer destò una buona impressione e in breve ottenne un impiego nel PCI come funzionario dirigente del lavoro giovanile nella Federazione romana, a 400 lire al mese;. perciò si trasferì a Roma insieme al fratello Giovanni e al padre. e a novembre iniziò a lavorare nel movimento giovanile, che aveva sede in due appartamenti di via Nazionale 243 ed era al tempo diretto dal ventisettenne Michelino Rossi e dal venticinquenne Giulio Spallone.. Si occupò inizialmente dell'ambito sindacale, poi divenne vicepresidente nazionale del movimento giovanile.
Nel giugno 1945 venne sostituito da Pietro Secchia, arrivato da Milano, perché Togliatti aveva deciso di inviare Berlinguer nel capoluogo lombardo per cercare di convincere i giovani compagni (quasi tutti partigiani) ad abbandonare le armi e a cessare le violenze e le vendette politiche. Ad aspettarlo c'erano Luigi Longo e Gian Carlo Pajetta. Un anno più tardi, al V congresso del PCI, tra il dicembre 1945 e il gennaio 1946, Enrico venne eletto nel Comitato centrale, composto di settanta membri.. Si trattava, come ricordò Secchia, della leva più recente insieme a Mario Alicata..
Divenuto segretario del Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà, tra luglio e agosto 1946 Berlinguer fu il capo della delegazione di quindici elementi (tra cui i partigiani Marisa Musu e Vito D'Amico) che visitò l'Unione Sovietica, e nell'occasione fu ricevuto in un breve incontro da Stalin.. Dopo il suo ritorno in Italia lavorò di nuovo a Roma insieme a Togliatti. ed ebbe il compito di organizzare per il 23 maggio 1947 la prima Conferenza nazionale giovanile del PCI.
Nel 1948, tra il 4 e il 10 gennaio, si svolse a Milano il VI Congresso del PCI, che elesse Enrico, in qualità di responsabile del movimento giovanile, nel massimo organismo del partito, la Direzione, composta di ventuno membri.. A fine marzo 1949 il Comitato centrale decise di ricostruire la Federazione Giovanile Comunista Italiana, affidando la segreteria a Berlinguer, con la collaborazione di Silvano Peruzzi, Raffaello Ramat, Bruno Bernini e Ugo Pecchioli. Da agosto la nuova FGCI affiancò al proprio settimanale da centomila copie, Pattuglia, il mensile Gioventù nuova, con una tiratura di ventimila copie, diretto dallo stesso Berlinguer, mentre nella primavera del 1950 tenne al Teatro Goldoni di Livorno il primo congresso dopo la ricostituzione, il XII complessivo..
Durante il congresso della FGCI del 4-8 marzo 1953 giunse la notizia della morte di Iosif Stalin. Berlinguer partecipò come tutti alla commemorazione del leader comunista, scrivendo il telegramma di condoglianze della FGCI al Comitato Centrale del PCUS e un articolo su Pattuglia intitolato "Abbiamo perduto il nostro più Grande Amico"..
Nello stesso anno Berlinguer divenne segretario della Federazione mondiale della gioventù democratica, l'associazione internazionale dei giovani comunisti con sede a Budapest, dove Enrico si recava a lavorare per dieci giorni al mese. In questo compito era assistito da Hu Yaobang, futuro segretario del Partito Comunista Cinese, ed Erich Honecker, in seguito presidente della Repubblica Democratica Tedesca.. Nello stesso periodo il fratello Giovanni era segretario dell'Unione internazionale degli studenti, con sede a Praga.. Nell'agosto del 1951 si tenne a Berlino Est il Festival mondiale della gioventù, e l'anno successivo si concluse il mandato di Enrico Berlinguer, che tuttavia continuò anche in seguito a militare nell'organizzazione.
Dopo un comizio di Berlinguer a Berlino Est, un resoconto giornalistico di una testata italiana travisò una sua frase dicendo che durante il suo discorso il giovane comunista avesse insultato il governo apostrofando i suoi costituenti come reazionari, per questo il passaporto gli venne sequestrato per tre anni.
La carriera nel partito
Alla fine del 1956 il PCI dovette affrontare le ripercussioni del XX congresso del PCUS, del processo di destalinizzazione e dell'invasione dell'Ungheria da parte dell'Armata Rossa. All'VIII Congresso del partito Berlinguer scelse una posizione defilata e dimessa, omettendo riferimenti all'URSS e concentrandosi sulla convinta difesa della politica postbellica dei comunisti italiani.
Nello stesso anno si esaurì, non senza amarezza, la sua esperienza in una FGCI che aveva visto una diminuzione di circa iscritti negli ultimi due anni. Alla guida dell'organizzazione giovanile subentrò Renzo Trivelli.. Nonostante il diffuso giudizio sulla statura politica di Berlinguer, in quei mesi la sua stella era in declino e Berlinguer venne spostato a un incarico secondario, divenendo nel 1957 il responsabile dell'Istituto delle Frattocchie, la scuola dei quadri del partito...