Biografia Gioventù Donato Bilancia nacque il 10 luglio 1951 a Potenza, in Basilicata,Gordiano Lupi, Serial killer italiani: cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia, Olimpia, 2005, p.241Andrea Accorsi, Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer: i casi più inquietanti che hanno terrorizzato l'Italia del XIX e XX secolo, Newton & Compton, 2003, p.339 secondogenito dei due figli di Rocco, dipendente pubblico, e Anna Mazzaturo, casalinga. Si trasferì con la famiglia prima in Campania, a Capaccio, in provincia di Salerno, poi in Piemonte, a Nizza Monferrato, nell'Astigiano e infine nel 1956 in Liguria, a Genova, dove la famiglia Bilancia si stabilì nel quartiere di San Fruttuoso. Crebbe in un contesto familiare difficile e degradato, legando solo col fratello maggiore, Michele: raccontò che, quando gli capitava di urinare accidentalmente nel letto, la madre era solita appendere fuori dalla finestra le lenzuola bagnate per umiliarlo; dal padre invece veniva deriso con malizia davanti ai familiari per la sua «scarsa virilità». Lasciata la scuola senza riuscire a passare la terza media, Bilancia entrò presto in contatto con ambienti criminali e si mise a rubare. Ebbe i primi guai con la giustizia nel 1965 per il furto di un ciclomotore; fu poi arrestato nel 1972 per aver rubato un camion carico di panettoni (che cercò improvvisamente di rivendere davanti a un supermercato) e ancora nel 1974 a Como per porto abusivo di arma da fuoco, nel 1978 in Francia per rapina e nel 1981 per un tentato sequestro nell'entroterra di Genova..
Dai primi anni ottanta iniziò a delinquere in solitaria, senza più complici, e a giocare pesantemente d'azzardo nelle bische clandestine: come egli stesso dichiarò in seguito ai Carabinieri, egli rischiava somme molto elevate, perdeva spesso e pagava i debiti grazie ai proventi dei furti commessi.. Nell'ambiente delle bische era noto con il nome di Walterino poiché, ritenendo il suo nome di battesimo eccessivamente legato alle proprie origini meridionali, aveva preso l'abitudine di farsi chiamare Walter; il diminutivo gli era derivato dalla sua bassa statura.
Nel 1987 il suicidio del fratello Michele che, con in braccio il figlio piccolo Davide di soli 4 anni, si gettò sotto un treno presso la stazione di Genova Pegli, lo "segnò" definitivamente: attribuì infatti tutta la responsabilità alla moglie di costui, Ornella, mentre a livello romantico sperimentò in gioventù varie umiliazioni da parte delle ragazze che tentava goffamente di approcciare. Questo insieme di episodi, uniti all'odio verso sua madre, fece presto maturare in lui un profondo disprezzo nei confronti delle donne. Negli anni successivi fu denunciato per minacce e percosse a una prostituta e per molestie sessuali alla commessa di un negozio di intimo di Genova.
Nel 1990 Donato Bilancia fu vittima di un incidente stradale, a seguito del quale rimase in coma per due giorni. Ripresosi, andò a vivere dapprima a Savona e poi nel centro di Genova, in case comprate con la refurtiva delle sue rapine. Tra il 1996 e il 1997 iniziò però a perdere molto denaro nel gioco d'azzardo e dovette trasferirsi in un modesto sottoscala..
I primi omicidi Bilancia disse di aver maturato la decisione di commettere omicidi nel 1997, mentre si trovava in una bisca clandestina, quando udì i due biscazzieri Giorgio Centanaro e Maurizio Parenti burlarsi di lui per averlo truffato al tavolo da gioco. I due furono i suoi primi obiettivi: nelle prime ore del 16 ottobre 1997 si introdusse nella casa di Centanaro nel quartiere Molassana a Genova e lo soffocò con un cuscino e con del nastro adesivo. Il caso venne tuttavia archiviato come morte per cause naturali, in quanto non vi era alcuna traccia che si fosse trattato di un omicidio. Fu Bilancia stesso ad autoaccusarsi di questo crimine dopo il suo arresto..
Il 24 ottobre completò la sua vendetta assassinando, nella loro casa di Piazza Cavour a Genova, il biscazziere Maurizio Parenti e la moglie Carla Scotto, che si erano da poco sposati; dopo l'uccisione, sottrasse alle vittime 13 milioni e mezzo di lire in contanti e alcuni orologi di valore, di cui poi si liberò. In questo crimine, come in tutti i successivi, utilizzò per la prima volta una pistola Smith & Wesson modello 36 Chief Special che aveva rubato ad Arona, in provincia di Novara nel 1992, caricata con proiettili Lapua Patria..
Dal momento che Parenti frequentava ambienti legati alla malavita organizzata, Bilancia iniziò a temere ritorsioni, per cui decise di continuare a uccidere per allontanare i sospetti: il 27 ottobre, in via Monticelli, quartiere Marassi, irruppe nella casa dei coniugi Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, titolari di un'oreficeria, i quali reagirono e vennero freddati con alcuni colpi di pistola; nessun oggetto di valore fu asportato dalla casa e Bilancia, successivamente, disse che in realtà non gli importava rubare, ma solo uccidere.
Preso dalla frenesia criminale, perpetrò il primo omicidio fuori città il 13 novembre, a Ventimiglia, uccidendo il cambiavalute Luciano Marro, a cui sottrasse 45 milioni di lire; per la prima volta si servì per i propri spostamenti di un'autovettura Mercedes-Benz 190 nera, comprata da un conoscente per 5 milioniStoria della Mercedes-Benz 190 che ha incastrato il serial killer Donato Bilancia - mowmag.com, 22 dic 2020.
Il 25 gennaio 1998 uccise a Genova Giangiorgio Canu, un metronotte, per futili motivi: come disse agli inquirenti, oltre a voler confondere ulteriormente le indagini sul suo conto, disse che Canu era fisicamente simile a Giorgio Centanaro e guidava un'automobile con un vistoso numero 32 (cifra da lui ritenuta "fortunata" nel gioco d'azzardo) sulla carrozzeria. Nondimeno, disse ancora, qualche anno addietro aveva avuto una colluttazione con un'altra guardia giurata, che l'aveva sorpreso durante una rapina ed era riuscito a ferirlo con la sua pistola d'ordinanza. In questo crimine, per la prima volta, Bilancia fece indossare un indumento alla vittima in modo tale da coprirle il volto, così da non doverlo guardare mentre lo uccideva: tale gesto divenne una prassi delle sue azioni..
Parallelamente, continuò a giocare pesantemente alle bische e al casinò di Sanremo, dandosi anche a nuove azioni di depistaggio: procuratosi il numero di telefono del pubblico ministero che indagava sul delitto Parenti, gli telefonò camuffando la voce e affermando di essere l'assassino di Giorgio Centanaro, dichiarando che il referto autoptico d'infarto era errato. Gli inquirenti, dal canto loro, per diverso tempo non misero in relazione i vari crimini, sebbene già vi fossero degli elementi di potenziale collegamento.
Il serial killer delle prostitute Dopo quarantatré giorni, trascorsi essenzialmente a giocare alle bische o ai casinò di Sanremo e Saint Vincent, oppure nei club privé, Bilancia tornò a uccidere il 9 marzo 1998 a Varazze, dove assassinò Stela Truya (pseudonimo di Almerina Bodejani), prostituta albanese che aveva caricato in macchina a Genova e con cui si era appartato presso una spiaggettaGLI OMICIDI DELLE PROSTITUTE VIII L’OMICIDIO DI ALMERINA BODEJANI alias STELA TRUYA (capo d’imputazione n. 12) - misteriditalia.it. Ebbe così inizio un nuovo filone della sua attività criminale, in cui essenzialmente sfogò il livore che nutriva verso le donne.
Qualche giorno dopo si recò in un'edicola di Genova centro (era infatti solito comprare quotidianamente Il Secolo XIX, per verificare l'andamento delle indagini), mettendosi a commentare le notizie sul suo conto con gli altri clienti. Nel mentre, alcune amiche di Stela Truya, che l'avevano vista salire a bordo della macchina di Bilancia, descrissero l'aspetto del veicolo agli inquirenti.
Il 18 marzo a Pietra Ligure assassinò con un colpo in testa l'ucraina Ljudmyla Zubskova, che aveva caricato in macchina ad AlbengaLjudmila Zubskova - serialkiller.it; si sbarazzò poi dei suoi effetti personali gettandoli in mare.
Il 20 marzo colpì nuovamente a Ventimiglia, nella frazione di Latte, rapinando e uccidendo un altro cambiavalute di nome Enzo Gorni. Poi si recò nuovamente al casinò di Sanremo, dove riuscì a farsi pagare una puntata vincente arrivata dopo il Rien ne va plus. Il lunedì successivo si recò in banca a cambiare la refurtiva (perlopiù franchi francesi) in lire, firmando col proprio nome e lasciando gli estremi dei suoi documenti..
Il 24 marzo a Villa Minerva di Novi Ligure, in frazione Barbellotta, si appartò a bordo della sua Mercedes con July Castro, prostituta transessuale che si faceva chiamare Lorena, la quale intuì però il pericolo e cercò di fuggire. In quel momento sopraggiunsero due automobili di vigilanti notturni, ai quali Bilancia sparò, uccidendoli; si mise poi alla ricerca di July, alla quale provocò una grave ferita all'addome, senza però riuscire a ucciderla. July Castro, ascoltata dagli inquirenti, fornì loro un ulteriore identikit dell'assassino, che nel complesso convergeva con quello delineato da coloro che avevano visto Bilancia fuggire dopo aver ucciso Enzo Gorni: "Vestito con giacca e cravatta, pantaloni eleganti e un soprabito scuro con il bavero rialzato. Era molto taciturno, e sul piano fisico un po' robusto. Aveva i capelli brizzolati, un’età di circa 50-55 anni e un inconsueto timbro di voce, molto rauco e profondo".. Castro riuscì anche a riferire i primi numeri della targa della Mercedes, ma con un errore: AM al posto di AF.
Bilancia, sentendosi braccato, provò nuovamente un depistaggio: abbandonò la Mercedes in favore di una Opel Kadett rubata a Genova e il 26 marzo si recò nuovamente a Ventimiglia, dove chiese a una edicolante informazioni sul delitto Gorni. Quello stesso giorno i giornali liguri avevano pubblicato il suo identikit: la giornalaia, insospettita, ne informò a sua volta la polizia. Poco dopo telefonò ai Carabinieri spacciandosi per un testimone, affermando di aver visto l'assassino scappare su un'utilitaria bianca. Il Maresciallo che rispose alla chiamata provò a dargli un appuntamento per parlarne, ma Bilancia non si presentò.
Il 29 marzo a Cogoleto assassinò un'altra prostituta, la nigeriana Tessy Adodo (pseudonimo di Evelyn Edoghaye). Questo omicidio rappresentò la svolta delle indagini, in quanto lo si ricollegò a quello di Stela Truya e, in seguito, agli altri omicidi delle prostitute, essendosi riconosciuta, attraverso gli esami balistici del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, l'unicità dell'arma utilizzata. Venne anche campionato per la prima volta il DNA di Bilancia. Non furono però colti vari altri elementi che avrebbero permesso d'incastrare Bilancia e associarlo pienamente a tutti i suoi crimini: l'uso costante della stessa automobile (descritta da più testimoni), i mozziconi di sigaretta abbandonati su diverse scene del crimine, al pari di varie tracce organiche, orme di scarpa e impronte digitali, il metodo di coprire il capo delle vittime prima di ucciderle.
L'ultimo tentativo delittuoso ascrivibile a questo filone avvenne il 3 aprile, quando prese appuntamento a Sanremo con la prostituta Luisa Ciminiello; recatosi a casa sua, fu però indotto a desistere dal proposito omicida allorché la donna gli mostrò la foto di un bambino, che disse essere suo figlio (in realtà era il nipote). Bilancia quindi lasciò la casa senza commettere il crimine e l'indomani telefonò alla donna per chiederle scusa e di non denunciarlo.
Gli omicidi sui treni e il "mostro della Liguria" Dopo l'ultimo episodio, Bilancia cambiò improvvisamente il suo modo di agire e la tipologia delle sue vittime.