Operazione Quercia () fu il nome in codice dato all'operazione militare condotta il 12 settembre 1943 dai paracadutisti tedeschi della 2. Fallschirmjäger-Division che portò alla liberazione di Benito Mussolini dalla prigionia a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Dopo essere stato arrestato il 25 luglio 1943, Mussolini venne condotto in varie località e alla fine trasferito a Campo Imperatore a fine estate del 1943, una zona isolata e raggiungibile solo tramite funivia, dove era controllato a vista. Per non rischiare di farlo cadere in mano agli Alleati, Adolf Hitler ordinò al generale dei paracadutisti Kurt Student di organizzare una missione per la liberazione del Duce servendosi dei suoi Fallschirmjäger, a cui vennero aggregati, per ragioni politiche, sedici uomini del Servizio di sicurezza (Sicherheitsdienst - SD) delle SS agli ordini del capitano Otto Skorzeny.

Il 12 settembre, pochi giorni dopo il proclama Badoglio che annunciava la resa incondizionata delle forze italiane agli Alleati, i paracadutisti tedeschi lanciarono un audace assalto per liberare Mussolini, che si risolse con successo e senza perdite per gli assalitori. Grazie ai suoi contatti diretti con Ernst Kaltenbrunner e Heinrich Himmler, fin da subito Skorzeny riuscì a imporre la propria versione distorta e autocelebrativa dei fatti avvenuti sul Gran Sasso, versione che per ragioni politiche e di prestigio fu utilizzata e resa ufficiale dalla propaganda nazista, la quale utilizzò la figura di Skorzeny e il successo dell'azione per risollevare il morale dell'esercito tedesco dopo i rovesci in Tunisia, in Sicilia e sul fronte sovietico. Tale ricostruzione nel dopoguerra trovò ampio risalto, nonostante i rapporti ufficiali e le testimonianze dei protagonisti negassero un reale coinvolgimento di Skorzeny nella fase preparatoria ed esecutiva dell'operazione.

Antefatti Fin dall'entrata in guerra a fianco della Germania nazista, l'Italia subì una lunga serie di sconfitte culminate nel 1943 con la distruzione dell'8ª Armata in Unione Sovietica a gennaio, la perdita dei possedimenti in Nordafrica a maggio e con l'invasione anglo-statunitense della Sicilia in luglio. In questa situazione critica per il paese e per il regime fascista, esponenti di Casa Savoia, delle forze armate e del regime stesso cercarono una soluzione per concludere un armistizio con gli Alleati.

Nella notte del 25 luglio 1943, al termine di una burrascosa riunione del Gran consiglio del fascismo iniziata il pomeriggio del 24, Mussolini venne sfiduciato. Il Duce intorno alle 17:00 si recò a Villa Ada per un colloquio con il re Vittorio Emanuele III, il quale gli comunicò la sua sostituzione da capo del governo con il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio; lo fece poi arrestare all'uscita della villa. Tre ore dopo vennero annunciate al paese le dimissioni del Duce e, contemporaneamente, reparti di polizia e carabinieri s'impadronirono dei maggiori centri di comunicazione compiendo arresti fra i fascisti ancora fedeli a Mussolini, evitando così una loro eventuale reazione. A Roma la folla scese in strada abbattendo i simboli del regime e prendendo d'assalto le sedi del partito..

Con l'uscita di scena del Duce, per non indispettire i tedeschi, Badoglio decise di mantenere l'alleanza con la Germania, ma segretamente intavolò le prime trattative con gli Alleati. Temendo una reazione di Adolf Hitler e per impedire eventuali rappresaglie, venne deciso di tenere Mussolini segregato fino al futuro arrivo degli Alleati. Il Duce venne dapprima trasferito a Ponza, ma fin da subito i servizi segreti italiani riferirono che i tedeschi stavano preparando due operazioni: una per occupare Roma ("piano Student") e una per liberare Mussolini ("piano Eiche"). Ponza venne considerata troppo vulnerabile nel caso in cui Hitler avesse dato il via al piano per liberare il Duce, pertanto questi il 7 agosto venne prelevato e condotto all'isola della Maddalena..

A fine agosto, dopo aver ricevuto informazioni utili dal Sicherheitsdienst (SD), i tedeschi iniziarono a muoversi e inviarono sull'isola della Maddalena un ricognitore Heinkel He 111, sul quale volava il capitano del Sicherheitsdienst Otto Skorzeny con il compito di fotografare l'isola dall'alto. L'aereo a causa di un'avaria dovette ammarare e Skorzeny con l'equipaggio furono tratti in salvo. Venuti a conoscenza del tentativo tedesco, il 28 agosto i servizi di sicurezza italiani prelevarono Mussolini e lo condussero in un albergo ai piedi del Gran Sasso, da dove il 6 settembre venne ulteriormente trasferito in un altro albergo a 3,5 km dalla sommità del Gran Sasso, a Campo Imperatore, a più di metri di altitudine..

Hitler, consapevole del doppio gioco di Badoglio, oltre che le operazioni "Eiche" e "Student" si riservò, in caso di defezione italiana, l'opportunità di occupare la penisola e disarmare l'esercito italiano dislocato in patria e fuori, pianificando a tale scopo l'operazione "Achse". L'8 settembre, dopo difficili trattative, il governo italiano rese pubblica la resa incondizionata dell'Italia alle forze alleate firmata il precedente 3 settembre. La risposta tedesca, accuratamente pianificata e organizzata nei dettagli operativi, fu rapida e immediatamente efficace. Alle ore 19:50, pochi minuti dopo la conclusione dell'annuncio di Badoglio, venne diramata la parola in codice "Achse" che automaticamente diede il via alle misure aggressive tedesche contro le forze armate italiane in tutti i teatri bellici del Mediterraneo..

Pianificazione Quando giunsero le prime notizie dell'arresto di Mussolini, Adolf Hitler, che in quel momento si trovava nella cosiddetta "Tana del Lupo" (Wolfsschanze) a Rastenburg, decise fin da subito di liberare il suo alleato, annientare il governo di Roma e occupare la penisola italiana. Il 26 luglio Hitler convocò presso il suo quartier generale di Rastenburg il suo Stato maggiore, dove venne discussa l'opportunità, poi accantonata, di mettere in moto un contro-colpo di Stato per occupare Roma in pochi giorni. Gli ufficiali dello Stato maggiore convinsero il Führer ad abbandonare l'idea, in quanto non vi erano abbastanza uomini per affrontare i circa soldati italiani dislocati attorno alla capitale. Hitler acconsentì a prendere tempo finché nella penisola non vi fossero truppe sufficienti per poterla occupare in forze..

Tuttavia, il dittatore tedesco non intendeva rischiare che Mussolini cadesse nelle mani degli Alleati, e decise la costituzione di un'unità speciale con il compito di trovare e liberare il Duce. Hermann Göring raccomandò il XI. Fliegerkorps del generale Kurt Student, che si stava addestrando nella Francia meridionale. Student fu subito convocato a Rastenburg e incaricato di studiare un piano per liberare Mussolini, piano denominato "Eiche" (Quercia). Assieme a Student, l'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) aveva convocato alcuni ufficiali dell'unità speciale Brandenburg e di unità della Luftwaffe. Tuttavia per le operazioni di spionaggio, sotto pressione di Heinrich Himmler, agli ufficiali della Brandeburg vennero preferiti uomini del Servizio di sicurezza (Sicherheitsdienst - SD) delle Schutzstaffel (SS) al comando del capitano Otto Skorzeny, comandante dell'SS-Jägerbataillon 502, posto comunque sotto gli ordini di Student..

Quando, dopo due giorni di combattimenti, Roma cadde definitivamente in mano ai tedeschi, Student poté concentrarsi sulla questione Mussolini. Con gli Alleati sbarcati a Salerno e gli italiani ufficialmente nemici, in base alle poche informazioni fornite dai servizi segreti tedeschi in Italia, Student organizzò in brevissimo tempo un'azione verso il luogo dove la custodia di Mussolini era considerata più probabile: l'hotel sul pianoro sommitale del Gran Sasso. Verso le ore 15:00 dell'11 settembre Student incaricò il maggiore Harald-Otto Mors d'iniziare la pianificazione dell'azione, la quale sarebbe dovuta iniziare alle 07:30 del giorno seguente. Le unità scelte per l'azione furono gli uomini del I battaglione del 7º reggimento paracadutisti, tranne la 4ª compagnia, trattenuta a Roma. Stabiliti il "quando" e il "dove", Mors dovette occuparsi del "come" e convocò il capitano dell'Abwehr Gerhard Langguth, che aveva effettuato delle fotografie aeree del pianoro sul Gran Sasso, e l'ufficiale addetto alle operazioni di Student, il maggiore Arnold von Roon..

Dopo alcune valutazioni di ordine tattico che esclusero assalti via terra o con truppe aviotrasportate, l'attenzione cadde sull'utilizzo degli alianti. Questi velivoli avrebbero garantito il trasporto di un numero sufficiente di uomini a una distanza tale dall'edificio da assicurare il fattore "sorpresa", grazie al quale poter sopraffare eventuali uomini a guardia del presidio prima che questi potessero reagire. Student ordinò che dodici alianti DFS 230 del 12º Staffel/Luftlande Geschwader 1 fossero trasferiti quanto prima all'aeroporto di Pratica di Mare per trasportare la 1ª compagnia del tenente Georg von Berlepsch, rafforzata da un plotone della 4ª compagnia, per un totale di 120 uomini.. Nonostante a Skorzeny fosse stata affidata la parte informativa dell'operazione e ai suoi uomini l'operazione che prevedeva la liberazione dei familiari di Mussolini a Rocca delle Caminate, egli riuscì a persuadere il generale Student a lasciarlo partire per il Gran Sasso con alcuni uomini delle SS..

Di fatto, il servizio informazioni tedesco non era riuscito a rilevare la vera consistenza del presidio italiano sul Gran Sasso; Langguth la stimava all'incirca in un centinaio tra carabinieri e poliziotti, e altrettanti ad Assergi, località dove sorge la base della funivia per il Gran Sasso. In base all'esperienza avuta durante i combattimenti per Roma, i tedeschi si aspettavano una significativa resistenza del presidio e, per evitare di lasciare i paracadutisti in balia di eventuali contrattacchi provenienti dagli uomini a presidio della funivia, Mors decise che lui e gli uomini della 2ª e 3ª compagnia (circa 260 soldati) nella notte tra l'11 e il 12 sarebbero partiti da Frascati in direzione Assergi, dove si sarebbero impadroniti della stazione di base..

Nel corso della sera dell'11 settembre Mors e Student, riuniti a Frascati, si concentrarono sulla fase dell'esfiltrazione. Venne previsto che in caso la funivia fosse rimasta danneggiata dai combattimenti, Student avrebbe messo a disposizione due aeroplani leggeri Fieseler Fi 156 in grado di atterrare e decollare nel pianoro su cui sorgeva l'hotel in cui era rinchiuso Mussolini. Student predispose poi due compagnie di paracadutisti da lanciare sull'aeroporto dell'Aquila per assicurare la necessaria protezione alle operazioni, che prevedevano l'arrivo del Duce e il suo seguente imbarco all'aeroporto dell'Aquila per essere condotto a Vienna..

Quando Mors e von Berlepsch vennero a conoscenza del fatto di dover lasciare a terra diciotto dei propri uomini per permettere a Skorzeny e a diciassette uomini dei servizi segreti di partecipare all'azione, si preoccuparono non poco ma dovettero rispettare gli ordini, anche perché problemi ben più pressanti angustiavano i due. Con l'avvicinarsi della mezzanotte divenne chiaro che gli alianti non sarebbero arrivati in tempo a Pratica di Mare e che la colonna motorizzata diretta alla funivia non sarebbe stata in grado di rispettare la tabella di marcia, così Mors venne autorizzato da Student a rinviare l'operazione alle ore 14:00 del 12 settembre. Alle 03:00 Mors mosse da Frascati con la colonna motorizzata diretto ad Assergi..