La potatura è l'operazione con cui si asportano rami, porzioni di rami o radici di una pianta per regolarne lo sviluppo vegetativo e la fruttificazione. Alla pratica si ricollegano anche interventi che non comportano tagli, come la modificazione della posizione dei rami.
Si esegue soprattutto sulle piante arboree da frutto, sulle piante ornamentali e nelle piantagioni destinate alla produzione di legname. In ambito urbano è considerata la pratica colturale che incide maggiormente sulle condizioni vegetative degli alberi: una potatura eseguita male può abbreviare il ciclo vitale della pianta, indebolirla e renderla instabile.
Basi biologiche Risposta della pianta al taglio Le piante legnose non rigenerano i tessuti asportati e non rimarginano le ferite come fanno gli organismi animali. Alla lesione rispondono con due processi distinti: la compartimentazione, descritta dal modello CODIT proposto da Alex L. Shigo, con cui l'albero isola chimicamente e anatomicamente il legno alterato erigendo barriere di reazione attorno alla zona danneggiata, e l'occlusione, cioè la progressiva copertura della superficie di taglio da parte del tessuto calloso prodotto dal cambio ai margini della ferita. Il legno racchiuso dalle barriere resta all'interno del fusto e può essere colonizzato da funghi agenti di carie del legno.
La posizione del taglio determina l'efficacia della compartimentazione. Alla base di ogni ramo si trova il collare, un rigonfiamento formato dai tessuti del fusto che avvolgono anno dopo anno la base del ramo: il collare contiene le barriere che l'albero è in grado di attivare, mentre i tessuti del ramo ne sono privi. Prove sperimentali su specie ornamentali hanno confermato che la morfologia della giunzione fra ramo e fusto condiziona l'estensione dell'alterazione del legno dopo la potatura, e che i tagli che asportano il collare producono colonne di legno degradato più estese.
Effetti sull'equilibrio della pianta L'asportazione di rami sottrae superficie fogliare e quindi capacità fotosintetica, e interferisce con le riserve di amido accumulate nei tessuti legnosi: su platano la potatura a cortina modifica la distribuzione e l'andamento stagionale delle riserve glucidiche. Il taglio elimina le gemme apicali e riduce localmente la dominanza apicale: una potatura eseguita senza criterio disorganizza la ramificazione e può provocare forti reazioni vegetative, che vanificano la riduzione di volume della chioma perseguita con l'intervento.
Non è però solo l'intensità dell'intervento a determinare la risposta della pianta, ma anche il tipo di taglio impiegato. In un esperimento quadriennale su acero di monte sono stati confrontati taglio di ritorno, taglio di soppressione e capitozzatura: soltanto quest'ultima ha alterato il modello di crescita, con maggiore emissione di getti avventizi e di polloni radicali, minore accrescimento diametrico del fusto e più frequente disseccamento dei rami trattati.
Obiettivi Gli alberi non hanno di per sé bisogno di essere potati: la maggior parte degli interventi risponde a esigenze umane, come adattare la struttura della pianta allo spazio disponibile o garantire la sicurezza delle persone e delle cose. Nella gestione del verde urbano si riconoscono come motivazioni ammissibili l'impostazione della crescita di un giovane albero trapiantato, l'eliminazione di rami intricati, male inseriti, deboli o morti che potrebbero generare problemi strutturali, l'asportazione preventiva di rami secchi che costituiscono via d'ingresso per i patogeni, la riduzione del rischio di rottura e, sugli alberi adulti o senescenti, la riduzione della resistenza al vento e dei carichi da neve.
Nelle coltivazioni arboree da frutto la potatura ha finalità produttive: dare alla pianta una forma che consenta l'intercettazione della luce e l'esecuzione delle operazioni colturali, anticipare l'entrata in produzione, mantenere l'equilibrio fra attività vegetativa e attività riproduttiva e prolungare il ciclo produttivo delle piante senescenti. Nelle piantagioni da legno l'obiettivo è ottenere un fusto dritto, cilindrico e privo di rami per una lunghezza utile agli assortimenti di pregio.
Esecuzione dei tagli Posizione del taglio Il taglio di soppressione consiste nell'asportare un ramo laterale immediatamente al di là del collare, senza danneggiarlo; è la tecnica che riduce al minimo la ricrescita e l'estensione dell'alterazione del legno. Quando il collare non è visibile, il taglio va posizionato all'esterno della cresta corticale, con angolazione il più possibile parallela al fusto per non lasciare un moncone nella porzione inferiore. I tagli a filo tronco, che asportano tessuti del fusto, vanno sempre evitati. Sulle branche codominanti il taglio si esegue all'esterno della cresta corticale, il più vicino possibile alla branca che si conserva; in presenza di corteccia inclusa fra branca e fusto si taglia il più vicino possibile a quest'ultimo, senza intaccarne i tessuti al di sopra della base del ramo.
Il taglio di ritorno, detto anche taglio di riduzione, elimina l'asse principale di una branca lasciando un ramo laterale vivo che ne prosegue lo sviluppo; il ramo di ritorno deve avere diametro pari ad almeno un terzo di quello della ferita e costituire un prolungamento coerente del ramo originario. Un taglio che lasci un ramo laterale di diametro insufficiente, o soltanto rami epicormici, equivale a un taglio internodale o a moncone. Il taglio a nocca è la rimozione ripetuta e regolare dei getti epicormici con rilascio di monconi molto corti, tipica della gestione a testa di salice.
Taglio a tre fasi Per evitare lo strappo dei tessuti al di sotto del punto di taglio, in particolare nella rimozione delle branche di maggiori dimensioni, si esegue il taglio in tre fasi: un primo taglio sulla faccia inferiore del ramo, profondo da un quarto a un terzo del diametro, a 10-30 cm dal collare; un secondo taglio sulla faccia superiore, poco distante dal primo, fino al distacco del ramo; un terzo taglio finale che rifinisce il moncone residuo in corrispondenza del collare.
Dimensione delle ferite Lo standard europeo raccomanda di non superare, sugli alberi ornamentali, un diametro di ferita di 5 cm nelle specie con debole capacità di compartimentazione e di 10 cm in quelle con buona capacità, con deroghe per la rimozione di rami morti e per gli interventi motivati dalla sicurezza; il diametro della branca asportata non dovrebbe eccedere un terzo del diametro della branca o del fusto su cui è inserita. È preferibile eseguire molti tagli di piccole dimensioni lontano dal tronco piuttosto che pochi tagli ampi in posizione bassa o direttamente sul fusto. Nelle piantagioni da legno l'intervento va anticipato in modo che i rami da asportare non superino i 3-4 cm di diametro, e non deve lasciare monconi, che si trasformerebbero in nodi cadenti con forte deprezzamento del legname.
Trattamento delle ferite L'applicazione di mastici e prodotti coprenti sulle superfici di taglio è stata a lungo raccomandata. Studi condotti su un arco di tredici anni non hanno rilevato alcun effetto delle medicazioni nel prevenire l'alterazione del legno o nel favorire la chiusura della ferita.
Epoca di intervento
Nelle piante da frutto si distinguono una potatura secca o invernale, eseguita nel periodo di riposo poco prima della ripresa vegetativa, e una potatura verde o estiva, eseguita durante il ciclo vegetativo. Il momento dell'intervento influisce sulla reazione della pianta alla ferita, come mostrano le prove condotte su faggio e querce con lesioni praticate in diversi periodi dell'anno.
Le condizioni ottimali per potare comprendono buona vitalità della pianta, assenza di danni, parassiti e patologie rilevanti e condizioni ambientali adeguate; in caso di scarsa vitalità o di condizioni di crescita inadeguate l'intervento andrebbe rinviato. Per gli alberi ornamentali lo standard europeo indica la stagione vegetativa come periodo di elezione della maggior parte degli interventi, considerando accettabile il riposo vegetativo per alcuni di essi e preferendolo per il mantenimento delle teste di salice; in allegato lo standard elenca le specie legnose caratterizzate da flusso intensivo di linfa nel periodo primaverile. Nella gestione del verde pubblico italiano le potature devono essere eseguite in periodi che non arrechino danno alla pianta e non disturbino l'avifauna nidificante. Nelle piantagioni da legno la potatura in verde si pratica di norma fra la metà di giugno e la metà di luglio.
Tipi di potatura Piante da frutto Secondo la finalità si distinguono la potatura di allevamento o di formazione, che dà alla pianta giovane la forma prescelta; la potatura di produzione o di fruttificazione, che regola il rapporto fra rami a legno e rami a frutto; la potatura di riforma o di ristrutturazione, che modifica una forma non più adatta agli obiettivi produttivi o alla meccanizzazione della raccolta; e la potatura di rigenerazione o di ringiovanimento, che stimola la produzione di nuovi rami sulle piante senescenti. In base alla quantità di gemme lasciate sul ramo si parla di potatura corta, che ne conserva anche due sole, o di potatura lunga.
Gli interventi cesori comprendono la soppressione, cioè l'asportazione di un ramo o di una branca alla base; il raccorciamento, che elimina una porzione più o meno estesa della parte distale del ramo; la speronatura, raccorciamento spinto che lascia due o tre nodi prossimali; la spuntatura e la cimatura, che eliminano i nodi terminali rispettivamente nella potatura invernale e in quella verde; la scacchiatura o sfemminellatura, che sopprime i germogli avventizi; la spollonatura, che elimina i polloni; il diradamento di fiori, frutti o rami in soprannumero; la sfogliatura, che riduce la superficie fogliare.
Altri interventi agiscono senza asportare tessuti. La curvatura, la piegatura, l'inclinazione e la divaricazione modificano la posizione dei rami per rallentarne lo sviluppo vegetativo e favorire la differenziazione a fiore; la torsione ruota parzialmente il ramo attorno al proprio asse. L'incisione anulare e l'intaccatura interrompono localmente il flusso della linfa per indurre la fruttificazione o l'emissione di un germoglio. Con l'espressione «potatura chimica» si indica infine l'impiego di regolatori di crescita che modificano la forma della pianta in modo analogo agli interventi cesori.
Alberi ornamentali Lo standard europeo di potatura, riferito agli alberi che crescono fuori foresta ed esplicitamente non applicabile né alla gestione forestale né ai frutteti da produzione, individua cinque interventi principali: la potatura strutturale, che imposta l'architettura della chioma; la potatura di riduzione laterale e quella di riduzione in altezza, che diminuiscono l'ingombro della chioma mediante tagli di ritorno; la potatura in forma obbligata, che costruisce e mantiene una struttura artificiale fissa; e la potatura di recupero, applicata agli alberi già mutilati o mal gestiti.
Piantagioni da legno Nell'arboricoltura da legno la potatura di formazione elimina i rami indesiderati per ottenere un fusto dritto e privo di nodi lungo almeno 250 cm nelle latifoglie di pregio e 500-600 cm nei cloni di pioppo. L'intervento non va eseguito finché la fase di attecchimento non è conclusa, per non sommare allo stress da trapianto quello da potatura, e va limitato alle piante destinate a produrre assortimenti commerciali, perché potare le altre costituisce un costo improduttivo per la piantagione.
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