I Pio (in seguito Pio di SavoiaOri (Treccani).) sono una casata feudale che si originò nel secolo XI da quel consorzio familiare, in parte leggendario, che è stato tramandato col nome di «Figli di Manfredo», e dal quale derivarono anche altre nobili famiglie dell'Emilia, come quelle dei Pico e dei Papazzoni.Girolamo Tiraboschi, Storia dell'Augusta Badia di S. Silvestro di Nonantola, Modena, 1784. Il nome dei Pio è restato legato soprattutto alla città di Carpi, della cui signoria ebbero l'investitura imperiale per circa duecento anni, tra i secoli XIV e XVI, finché la ridenominata contea di Carpi non fu definitivamente trasferita agli Estensi nel 1530. Una parte di essi ebbe il privilegio da parte del duca Lodovico di Savoia, con le lettere patenti del 27 gennaio 1450, di aggiungere il nome dei Savoia al proprio cognome, come ricompensa per i servigi militari di Alberto II il VecchioLibro d'Oro della Nobiltà Italiana, Ed. 2015-2019 e preced.ti. Ed. Collegio Araldico - Roma, p. 249..
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana con i titoli di Principe (mpr) e Conte (m), Don e Donna, Nobile di Carpi (m), Patrizio di Ferrara (m). Nel Libro d'Oro risultano pure iscritti i rami in linea femminile, di ordinamento spagnolo, dei Falcó Pio, con i titoli di Nobile di Ferrara e Don, e dei Balbo Bertone di Sambuy (Conte e Signore), peraltro di nazionalità italiana, i quali detengono in Spagna i vecchi titoli dei Pio di marchese di Castelo Rodrigo e di duca di Nocera.Ibidem, p. 113 e 22.
Origini Tra le tante figure, più o meno leggendarie, che si citano come origine dei «Figli di Manfredo»,Detti anche non casualmente, secondo l'abate Tiraboschi, «de filiis Manfredorum», al plurale (p. 122). ha sicura consistenza storica un miles di Matilde di Canossa, individuato dal Tiraboschi e dal Litta come Manfredo da Limiti (o da Sorbara), che visse nella seconda metà dell'XI secolo e dai cui figli, Guido, Ugo e Bernardo, si dipartirono, storicamente, le varie linee familiari. Dal primo, in particolare, derivarono, tra gli altri, i Papazzoni poi insediatisi in Bologna, da Ugo i Pico, signori della Mirandola, e, finalmente, da Bernardo (sul quale si sa assai poco oltre al nome) i Pio.Crollalanza, voce: Pio di Savoja, p. 343. Nell'Italia del tempo non si applicava in genere l'istituto successorio della «primogenitura» e risulta quindi molto difficile seguire la linea dinastica di padre in figlio nel modo che poi diventò comune in tutta Europa. Appare comunque evidente che i Pio assunsero un certo rilievo nell'Italia comunale del XII secolo, nella pianura padana e anche in Toscana. Il figlio di Bernardo, Pio, il cui nome proprio diventò poi il cognome della casata, fu podestà di Modena nel 1177 e nel 1178, e uno dei rettori della Lega Lombarda, e partecipò nel 1212 alla prima divisione dei beni tra le famiglie eredi dei «Figli di Manfredo». Un altro Manfredo, figlio di Pio, fu vescovo sfortunato di Modena (1221) e di Vicenza (1236); Bernardino, suo fratello, fu podestà di Cremona (1227), di Siena (1235 e 1241), e probabilmente anche di Firenze (1225); il di lui figlio Manfredo, soprannominato «Camisano», fu podestà di Parma (1264), fieramente ghibellino, come suo figlio Egidio, a sua volta capo di tale partito a Modena, dove lo si definiva dei Grasolfi, e che fu costretto dalla prevalenza dei guelfi estensi a vivere in esilio dal 1266 al 1306. Il figlio di Egidio, Guido, si associò al lontanissimo cugino, Manfredo di Federico Pio, per condurre il confronto finale (in epoca medievale) con gli stessi Este, confronto dal quale i Pio uscirono ridimensionati, ma con lo stabile possesso della signoria di Carpi a cui il loro nome rimase strettamente legato.Litta, Pio di Carpi, Tav. I.
Signoria di Carpi Fino all'inizio del XIV secolo i Pio non parevano mostrare particolare interessamento per Carpi, già castrum dei Canossa, entrato tra i possessi di Modena dal 1215. Nel 1306, il già citato Manfredo di Federico (discendente da Pio per il tramite del di lui figlio Lanfranco) sposò Flandina de' Brocchi, una nobile carpigiana che era erede di diritti feudali sulla cittadina, cominciando in questo modo a orientare verso di essa i propri interessi. Così, nel 1319, Manfredo si impadronì per la prima volta di Carpi, scacciando e prendendo prigioniero il guelfo Zaccaria Tosabecchi che aveva preso il potere uccidendone l'arciprete Giliolo de' Brocchi, evidentemente parente della moglie. Questo primo aggancio su Carpi non ebbe esiti duraturi e ben presto Manfredo dovette piegarsi di fronte al vicario imperiale di Modena, Passerino Bonacolsi, restituendo la cittadina ai Modenesi.
Nel 1327, però, Manfredo riuscì a rendere la pariglia, contribuendo alla cacciata dei Bonacolsi da Modena e riprendendosi Carpi. Non solo, ma, nel 1329, egli ottenne anche la conferma del suo dominio da parte del papa, e la nomina, da parte dell'imperatore Ludovico il Bavaro, congiuntamente al già nominato lontano cugino Guido, a vicario imperiale di Modena. Quando poi nel 1330 Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia calò in Italia per porsi alla testa del partito guelfo in funzione anti-imperiale, Manfredo, sempre in pieno accordo con Guido, gli si recò incontro a Brescia per rendergli omaggio, e, nel 1331, ottenne da lui la riconferma della posizione vicariale dei Pio a Modena. L'anno successivo egli si assicurò dalla moglie Flandina la cessione tramite testamento dei suoi diritti su CarpiUn estratto del testamento è riportato dall'abate Tiraboschi (Venturi, p. 165). ed iniziò l'edificazione delle nuove mura (che furono poi ultimate nel 1342). Con il ritorno in Germania di Giovanni di Lussemburgo, però, i Pio vennero a trovarsi a malpartito nello scontro con i nemici del re, riuniti nella Lega di Castelbaldo, ed in particolare con gli Este che erano determinati ad impossessarsi di Modena. Manfredo e Guido dovettero allora prendere atto della necessità di accettare un ridimensionamento delle loro aspirazioni e, nel 1336, il primo sottoscrisse a Verona, in nome di entrambi, un accordo con il marchese di Ferrara, Nicolò I d'Este, che riconosceva a questi il vicariato di Modena e ai due Pio, rispettivamente, la signoria su Carpi per Manfredo e quella, minima, su San Felice per Guido. Questi però, probabilmente già ammalato, morì l'anno successivo e il dominio di San Felice ebbe brevissima durata (nel 1346 la località risultava già confluita negli stati estensi), mentre quello di Carpi costituì, per i due secoli successivi, il centro della fortuna residua dei Pio.
Si riporta qui di seguito un elenco dei signori di Carpi, con l'avvertenza, già richiamata sopra, che a Carpi non veniva applicata la primogenitura e quindi la signoria era in genere condivisa tra diversi (anche molti) co-eredi legittimi, ciò che rende l'elenco incompleto e almeno in parte aleatorio. Gli anni indicati tra parentesi indicano la durata in carica di ciascun signore.
Manfredo I Pio (1336-1348) Galasso I Pio (1348-1367), figlio del precedente Giberto I Pio (1367-1389), figlio del precedente, investito insieme al fratello Marsiglio, e ai fratelli minori Giacomo e Antonio, i quali ultimi però nel 1374 furono banditi perché schieratisi con i Visconti contro gli Este. Anche Nolfo, figlio legittimo di Marsiglio e di Agnese di Castelbarco, fu escluso con la forza dalla successione ad opera di Giberto I. Marco I Pio (1389-1418), figlio del precedente, investito insieme ai fratelli, poi deceduti senza prole, o comunque non più coinvolti nella successione. Alberto II, detto "il Vecchio" (1418-1463), figlio del precedente, investito con i fratelli Giovanni (1418-1438), l'unico maggiorenne all'epoca della successione, poi deceduto senza discendenza, Giberto II (1418-1446) e Galasso II (1418-1465). Alla morte di Giberto II, i due fratelli superstiti ne associarono alla signoria i due figli di pochi anni, Marco II (1446-1494) e Ludovico (1446-1464). Alberto ebbe dal duca Lodovico di Savoia, con lettere patenti del 27 gennaio 1450, il privilegio, per sé, per i fratelli e per la loro discendenza, di aggiungere il nome dei Savoia al cognome di famiglia, come ricompensa per i suoi servigi militari. Lionello I (1463-1477), figlio del precedente, investito insieme ai già citati cugini, Marco II e Ludovico (deceduto però l'anno seguente), figli di Giberto II, e allo zio Galasso II, che morì nel 1465 e i cui numerosi figli (Gian Marco, Gian Ludovico, Gian Marsiglio, Gian Niccolò, Gian Carlo, Gian Princivalle, Manfredo, Bernardino, nonché Tommaso, forse illegittimo) furono, nel 1469, esclusi dall'asse ereditario per indegnità. Alberto III Pio di Savoia (1477-1509), figlio primogenito di Lionello I, fu consignore prima insieme al già più volte citato cugino del padre, Marco II, e quindi al di lui figlio primogenito, Giberto III (1494-1499).
Con gli avvenimenti dell'ultimo quarto del XV secolo, si verificò una permanente separazione dei Pio di Carpi in tre diverse linee familiari risalenti ai figli di Marco I e chiamata l'una "albertina", perché riferita ai successori di Alberto II, l'altra "gibertina", perché riferita a quelli di Giberto II, e la terza, infine, "galassina", comprendente i discendenti di Galasso II.
Il governo di Carpi nel XV secolo
I tre figli minori di Marco I, succeduti giovanissimi al padre nel 1418, insieme al fratello maggiore Giovanni, poi deceduto nel 1438 senza prole, avevano governato insieme per diversi decenni con buon accordo reciproco. Caduto Giberto in combattimento nel 1446 (l'unico dei Pio a morire sul campo di battaglia, a parte il cugino illegittimo Angelo), gli altri due si presero cura dei suoi due figli minori, Marco II e Ludovico, associandoli alla signoria, e si divisero poi le incombenze del governo: capo militare Alberto II (che proprio per il suo valore in tale campo acquistò il diritto di aggiungere al proprio cognome di famiglia quello dei Savoia), capo politico e diplomatico Galasso II. Quando entrambi morirono a breve distanza l'uno dall'altro nella prima metà degli anni sessanta, insieme al nipote Ludovico, l'affollamento al vertice della signoria si fece esplosivo, in quanto all'unico figlio sopravvissuto di Giberto, Marco II, e all'unico sopravvissuto di Alberto, Lionello I, andarono ad aggiungersi i ben otto figli maschi di Galasso.Secondo Litta i figli di Galasso erano in totale nove, di cui uno (Gian Carlo) deceduto prima del 1469 e uno (Teodoro) probabilmente illegittimo (Tav. II). In tale situazione, i contrasti diventarono inevitabili. Sennonché, nel 1469, i figli di Galasso furono accusati di aver organizzato o coperto una congiura contro il duca Borso d'Este e imprigionati per diversi anni; i due maggiori vennero giustiziati sommariamente; i beni di famiglia furono confiscati ed essi vennero spogliati definitivamente delle loro prerogative signorili su Carpi (per maggiori particolari sulla vicenda si veda infra il paragrafo Linea «galassina»).
Lionello e Marco, rimasti gli unici signori, nel 1470, ottennero dell'imperatore Federico III d'Asburgo di riservare, da allora in poi, la successione ai soli primogeniti. Lionello morì nel 1474, lasciando un erede di due anni, Alberto III, e il neonato Lionello, alle cure della madre Caterina Pico. Marco II si prese cura dell'educazione di Alberto III affidandolo inizialmente a Carpi ad Aldo Manuzio e poi inviandolo a Ferrara ed a Padova. Così però lo allontanò dal territorio della signoria prendendo possesso del suo palazzo e dei suoi beni allodiali. Alberto III comunque ottenne l'investitura signorile da parte di Federico III e rientrò a Carpi nel 1490.