Kukushka - Disertare non è reato (in russo Кукушка, Kukuška) è un film del 2002 scritto e diretto da Aleksandr Rogožkin, ambientato nel settembre 1944 nella Lapponia finlandese, durante le fasi finali della Seconda Guerra Mondiale. La trama segue un soldato finlandese e un capitano sovietico, entrambi destinati a morte certa, che vengono trovati e accolti da una donna lappone di nome Anni.
Il titolo del film, Kukushka, che in russo significa "cuculo", possiede diversi livelli di significato, come spiegato dal regista. Innanzitutto, è la traduzione del vero nome della protagonista, chiamata Käki alla nascita (Anni è il nome datole dal marito). In secondo luogo, kukushka era il soprannome gergale usato dai soldati russi per indicare i cecchini finlandesi, un riferimento diretto al ruolo del soldato Veikko. Il terzo significato è legato al sottotitolo che Rogožkin diede alla sua sceneggiatura, traducibile come "Il cuculo che ha cresciuto i suoi piccoli". Il regista ha spiegato che questo titolo riflette la "situazione innaturale" della guerra e il ruolo di Anni, la "cucula" che riconcilia due nemici ignari che il conflitto è terminato.
Il film ha partecipato al Festival cinematografico internazionale di Mosca 2002, dove ha vinto il San Giorgio d'Argento per il miglior attore (Ville Haapasalo) e per il migliore regista, oltre che il premio FIPRESCI.
Trama Il film è ambientato nella Lapponia finlandese, in pieno territorio Sami.
Veikko è un cecchino finlandese che, accusato di diserzione dai suoi stessi commilitoni, viene incatenato a una roccia nella tundra e abbandonato a morte certa. Per assicurarsi che combatta, i suoi lo vestono con un'uniforme delle Waffen-SS. Intanto, Ivan, un capitano dell'Armata Rossa accusato di tradimento, viene trasferito per essere processato, ma durante il viaggio, la sua scorta viene uccisa in un'incursione aerea. Anni, una donna Sami rimasta vedova dopo che il marito era stato portato via dai tedeschi, trova Ivan ancora vivo e lo porta nella sua capanna per curarlo.
Dopo giorni di sforzi, Veikko riesce a liberarsi e raggiunge la casa di Anni in cerca di un fabbro per spezzare le catene.
Si instaura così una convivenza forzata tra i tre, resa complessa dalla totale incapacità di comunicazione: ognuno parla una lingua diversa (Veikko il finlandese, Ivan il russo e Anni il sami). I loro monologhi vengono costantemente fraintesi, generando situazioni a volte comiche e a volte tragiche. Ivan è convinto che Veikko sia un soldato tedesco e si rifiuta di dire il suo nome, rispondendo solo con un russo "Poshol ty!" («Пошёл ты!», "Vattene!"), che gli altri interpretano come il suo nome, "Psholty". Questa barriera linguistica permette ai personaggi di svelare la propria personalità, mentre cercano di sopravvivere nell'ambiente selvaggio della tundra.
In seguito, un biplano sovietico si schianta vicino alla capanna, rilasciando volantini che annunciano l'armistizio tra Finlandia e URSS. Ivan, non capendo il finlandese, trova una pistola tra i rottami e, ancora convinto che Veikko sia un nemico, gli spara. Solo quando legge il volantino in russo capisce che la guerra è finita e, pieno di rimorso, lo porta in salvo. Anni lo cura con antichi rituali Sami, e gradualmente i due uomini, superato l'odio e la rivalità, diventano amici.
Finita la guerra di Lapponia, i due lasciano la casa di Anni come amici e si separano, ciascuno diretto verso la propria terra. Nel finale si vede la donna che, rimasta di nuovo sola, narra la storia dei due uomini ai propri figli, ai quali ha dato i nomi dei loro padri: Veikko e Psholty.
Note
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