La Coppa del Mondo di rugby 2011 (; ) fu la 7ª edizione della Coppa del Mondo di rugby, massima competizione internazionale di rugby a 15 organizzata dall'International Rugby Board (IRB). Si tenne dal al in Nuova Zelanda e fu solo la terza, su sette edizioni fino ad allora disputate, a essersi svolta in un solo Paese, dopo quella del 1995 in Sudafrica e quella del 2003 in Australia.

Il torneo fu ospitato da 12 città e altrettanti stadi. Originariamente avrebbero dovuto essere 13 ma Lancaster Park fu irrimediabilmente danneggiato dal terremoto che colpì Christchurch a sette mesi dall'inizio della competizione e gli incontri previsti in tale struttura furono redistribuiti tra le altre sedi.

A laurearsi campione del mondo fu la , alla sua seconda affermazione dopo la , anch'essa sul proprio terreno; più in generale si trattò della terza volta in cui a vincere il torneo fu la squadra di casa, tenendo anche conto della vittoria sudafricana nella . Gli All Blacks batterono in finale la per 8-7, nella finale con il minor scarto e il minor punteggio complessivo della storia del torneo.

Dal punto di vista dell'impatto mediatico e culturale si trattò dell'evento sportivo con la maggiore affluenza della storia dello sport neozelandese, con non meno di ospiti provenienti dall'estero.

Storia L'organizzazione Furono tre le federazioni che presentarono, entro la data limite del , il proprio progetto di organizzazione della Coppa 2011 all'International Rugby Board (IRB): la (NZRU), il (SARU) e il (JRFU), quest'ultima alla sua prima candidatura ufficiale laddove le altre due già vantavano l'esperienza di un'edizione ciascuna. La candidatura della SARU fu in forse fino quasi alla scadenza dei termini in quanto il governo sudafricano stava valutando eventuali conseguenze dall'organizzazione di due rassegne sportive mondiali in un arco di tempo ravvicinato: nel 2010, infatti, ivi avrebbe dovuto tenersi il 19º campionato mondiale di calcio. La JRFU, invece, intendeva dare impulso allo sviluppo della disciplina non solo in Giappone, ma in tutta l'Asia. Per quanto riguarda infine la NRZU, questa ricevette già nel 2001 l'offerta di ospitare congiuntamente all'Australian Rugby Union l'edizione 2003, ma problemi interni e l'indisponibilità a modificare il calendario del proprio campionato provinciale durante la competizione avevano portato l'IRB ad affidare alla sola l'organizzazione della Coppa; per prepararsi all'eventualità di ospitare il torneo nel 2011 la NZRU aveva progettato di espandere lo stadio Eden Park di Auckland al fine di rendere economicamente vantaggiosa la propria candidatura.

Il , dopo quasi un anno di ispezioni presso le strutture dei Paesi candidati, il board dell'IRB riunito a Dublino comunicò ufficialmente l'assegnazione del torneo alla a seguito di ballottaggio vinto contro la candidatura giapponese, essendo stata quella sudafricana scartata al primo voto; agli asiatici non bastò il sostegno esplicito, tra gli altri, di testimonial d'eccellenza come i due ex internazionali inglesi Jason Leonard e Martin Johnson.

Il comitato organizzatore rese note le sedi a , tre mesi dopo il sorteggio per la composizione dei gironi. Furono designate tredici città e altrettante sedi: esordienti nella manifestazione furono il North Harbour Stadium a North Shore (collettività indipendente che nel 2010 fu inglobata nella municipalità di Auckland), Trafalgar Park a Nelson, lo Yarrow Stadium a New Plymouth, l'Arena Manawatu a Palmerston North e Okara Park a Whangārei; già usate nella erano altresì Eden Park ad Auckland, anche nel 2011 destinata a ospitare la finale, Lancaster Park a Christchurch, Waikato Stadium ad HamiltonAll'epoca noto come Rugby Park., il Rugby Park Stadium a Invercargill, McLean Park a Napier e il Rotorua International Stadium. Infine, Dunedin e la capitale Wellington, che nel 1987 avevano accolto la manifestazione rispettivamente con Carisbrook (chiuso nel 2011) e Athletic Park (chiuso nel 1999 e demolito nel 2000), si ripresentarono al pubblico con i nuovi Forsyth Barr Stadium e Wellington Regional Stadium.

Tuttavia l'organizzazione dovette essere rivista a seguito del terremoto che colpì Christchurch il : il sisma, di magnitudo 6,3, distrusse numerosi edifici e ne danneggiò gravemente altri, tra cui Lancaster Park, ristrutturato appena un anno addietro e lesionato irreversibilmente in una delle sue tribune, resa pericolante a seguito della liquefazione del suolo su cui poggiava, e per la quale fu proposta la demolizione senza alternative. Un mese e mezzo dopo il sisma l'IRB decise di escludere Christchurch dalla competizione; la riassegnazione delle date di Lancaster Park ad altre sedi innescò un effetto domino che impattò su incontri originariamente previsti su altre città: a titolo di esempio, due incontri dell' furono ricalendarizzati a Dunedin, mentre ‒ fu spostata a Wellington ma, contemporaneamente, la stessa Scozia e la , che avrebbero dovuto incontrarsi nella citata Dunedin, furono a loro volta riallocate a Invercargill.

Il torneo

Nonostante la ventilata ipotesi di ritorno a 16 partecipanti, tuttavia mai perseguita con convinzione, l'IRB confermò anche per il 2011 la formula a 20 squadre. A seguito della modifica regolamentare introdotta quattro anni prima che stabiliva la qualificazione automatica alla competizione delle prime tre classificate di ogni girone dell'edizione precedente per un totale di 12 squadre, l'insieme dei tornei di qualificazione espresse solo 8 squadre.

Il sorteggio dei gironi avvenne a Londra il , a qualificazioni iniziate da poco, alla presenza dei presidenti dell'IRB, il francese Bernard Lapasset, e del comitato organizzatore del torneo, il neozelandese Jock Hobbs. Ogni girone si compose di tre ammesse di diritto, una per fascia, e due provenienti dalle qualificazioni, all'epoca ancora indeterminate.

Nel girone A, la prima estratta fu accoppiata a e ; le due indeterminate erano Americhe 1 (posto guadagnato dal ) e Asia 1 (appannaggio del ). Il girone B vide, insieme all', le rivali britanniche e , mentre le due ancora ignote qualificande erano Europa 1 (in seguito rivelatasi essere la ) e Ripescaggi (vinti dalla ). , e furono sorteggiate insieme nel girone C in attesa del riempimento degli slot riservati a Europa 2 (, al suo esordio nella competizione) e Americhe 2 (). Infine, nel girone D, , e attesero la qualificata di Oceania 1 () e Africa 1 ().

Rispetto all'edizione precedente, il tabellone delle qualificate fu sostanzialmente identico: 19 delle 20 squadre partecipanti in Francia quattro anni prima sarebbero state presenti anche in Nuova Zelanda. L'unica differenza riguardava l'esordiente , che rimpiazzava il .

A causa del menzionato terremoto di Christchurch con conseguente chiusura di Lancaster Park, il calendario subì le seguenti variazioni:

Data Incontro Previsto a Spostato a ‒ Christchurch Dunedin ‒ Christchurch Auckland (North Shore) ‒ Dunedin Invercargill ‒ Christchurch Dunedin ‒ Christchurch Wellington ‒ Christchurch Nelson Quarto di finale 2 Christchurch Auckland Quarto di finale 4 Christchurch Auckland

La fase a gironi Per quanto riguarda la leadership del girone A, i padroni di casa della si affermarono nettamente vincendo tutti gli incontri con il bonus mete, unica squadra del torneo capace di tale prestazione; la partita di cartello del raggruppamento, quella contro la , fu vinta 37-17. Nelle posizioni di rincalzo, invece, la stessa Francia mise a rischio la propria qualificazione nell'ultima partita del girone contro gli underdog di , vincitori 19-14 contro pronostico al termine di una partita che li vide quasi sempre condurre il punteggio ma, grazie al punto di bonus difensivo, la squadra di Marc Lièvremont riuscì a raggiungere la quota per tenere matematicamente il secondo posto nonostante le sole due vittorie nel girone; Tonga pagò la sconfitta precedente contro il che a posteriori vanificò il suo exploit.

L' vinse il girone B aggiudicandosi tutti i suoi quattro incontri, sebbene con scarti minimi quelli con le due squadre più competitive del gruppo: solo 4 punti infatti furono il margine contro (battuta 13-9) e (16-12). Proprio la sconfitta nel derby britannico costò l'eliminazione agli scozzesi, in precedenza battuti 12-13 dall', che passò ai quarti da seconda del girone.

La vittoria irlandese sull' nel secondo incontro di entrambe fu la sorpresa del girone C: già gli Wallabies avevano avuto un esordio difficile contro l', dalla quale furono bloccati sul 6-6 alla fine del primo tempo salvo poi prevalere con quattro mete nella ripresa grazie alla diversa qualità dei ricambi, ma contro l' non riuscirono ad andare oltre due calci piazzati di James O'Connor né a conquistare il punto di bonus difensivo. La vittoria irlandese complicò il cammino dell'Italia, fiduciosa di potersi giocare la qualificazione proprio contro la formazione celtica dopo aver fatto una vittima di prestigio nel Sei Nazioni precedente (la battuta 22-21 allo Stadio Flaminio). Gli Azzurri, dopo avere incamerato i punti alla propria portata (due vittorie con bonus, 53-17 alla e 27-10 agli ), si presentarono a Dunedin all'incontro decisivo che chiudeva il girone contro la squadra capitanata da Brian O'Driscoll: dopo aver terminato il primo tempo in vantaggio 9-6, gli irlandesi piazzarono 27 punti a zero nella ripresa così impedendo per l'ennesima volta all' il passaggio ai quarti di finale e relegando l' al secondo posto.

Il girone D non riservò sorprese: e passarono il turno nell'ordine come prima e seconda, anche se l'incontro diretto tra le due non evidenziò alcuna prevalenza netta: gli Springbok vinsero infatti con un solo punto di scarto, 17-16.

Pur non qualificate ai quarti di finale, guadagnarono l'ammissione alla successiva le quattro terze classificate, in ordine di girone , , e .

I play-off L'inaspettata affermazione dell' sull', con conseguente vittoria del girone, generò accoppiamenti nei quarti che tennero i due emisferi separati fino alla finale: infatti nella parte superiore del tabellone figurarono le quattro europee del Sei Nazioni (oltre all'Irlanda, , e ) e in quella inferiore le quattro dell'imminente Rugby Championship (, , e ). Nel primo quarto, il confermò la sua tradizione di imbattibilità nel torneo mondiale contro gli irlandesi (già sconfitti due volte nelle fasi a gironi delle Coppe 1987 e 1995) e vinse nettamente 22-10 una gara dominata fin dall'inizio e solo parzialmente tenuta in bilico dalla meta di Keith Earls in avvio di ripresa che diede all' un effimero pareggio durato solo 6 minuti; per la prima volta dal 1987 il entrò tra le prime quattro del mondo. e si incontrarono per la quinta volta nelle fasi a eliminazione del torneo, con i bianchi di Martin Johnson reduci da due vittorie nel 2003 e nel 2007 che avevano spianato loro la strada della finale; all'Eden Park di Auckland fu invece la a prevalere, dopo un primo tempo chiuso 16-0 in cui gli inglesi non erano stati capaci di piazzare neppure un calcio tra i pali con il loro elemento migliore, Jonny Wilkinson, alla sua ultima partita internazionale. A poco valse il ritorno inglese, con una meta di Ben Foden e un'altra di Mark Cueto a tre minuti dalla fine che mise la squadra sotto break di 7 punti che si rivelò tuttavia un gap impossibile da colmare.

Relativamente invece ai due quarti dell'Emisfero Sud, l' ebbe la meglio 11-9 sul al termine di una partita bloccata in cui fu segnata una sola meta, da parte del Wallaby Horwill, e in cui il punteggio fu deciso solo a 8 minuti dalla fine dopo avere altalenato dall'8-0 per gli australiani al 9-8 per gli Springbok prima dei punti decisivi di O'Connor dalla piazzola. I neozelandesi, invece, faticarono inizialmente contro l' portatasi inaspettatamente in vantaggio con una meta di Farías Cabello ma Piri Weepu mise a segno 21 punti e altri 12 vennero dalle mete di Kieran Read e Brad Thorn più una trasformazione di Aaron Cruden.