Il Rugby Viadana 1970 S.S.D. è un club italiano di rugby a 15 di Viadana.
Fondato nel 1970, nel 2001-02 si aggiudicò lo scudetto e il titolo di campione d’Italia; ha inoltre conquistato tre Coppe Italia, tre Trofei Eccellenza ed una Supercoppa italiana.
Il 17 maggio 2010, al fine di partecipare alla Celtic League (oggi United Rugby Championship), fu a capo della franchise italiana degli con altre società lombarde ed emiliane. Terminata l'esperienza degli Aironi per motivi economici, che portarono al ritiro della licenza FIR alla franchigia, dalla stagione 2012-13 il club tornò a militare nella massima divisione del campionato nazionale.
Storia Anni settanta, la nascita del club «Un nuovo sport alla ribalta della nostra provincia», così titolava la Gazzetta di Mantova del 9 ottobre 1970, annunciando la nascita della sezione rugby all'interno della Polisportiva Vitellianense Cebogas. Fra i primi dirigenti e accompagnatori troviamo il rag. Taragnani e il dott. Besana. L'allora amministrazione comunale affittò un appezzamento di terreno adiacente al campo sportivo comunale di via al Ponte, che venne adibito a campo da gioco. I colori sociali erano quelli della Polisportiva Cebogas: il giallo e il nero, colori delle fasce dello stemma dei Gonzaga. La responsabilità tecnica fu assunta dai fondatori della squadra, Guido Farina e Claudio Aroldi, che disegnò anche la prima maglia. Il Cebogas Viadana fu iscritto alla serie D, che era la categoria più bassa e la quarta d'importanza a livello nazionale. L'esordio ufficiale avvenne il 1º novembre a Firenze contro l'ITI "Da Vinci" e si concluse con una secca sconfitta, 21-0, con espulsione di Coppi al 35’ del primo tempo. Tra i ragazzi in campo ricordiamo, in ordine alfabetico, Aroldi, Barosi, Barra, Bedulli, Benazzi, Casali, Coppi, De Carli, Farina, Forza, Gozzi, Lotti, Petazzini, Piccoli, Sacchi. Alla fine del campionato il Viadana vinse cinque delle dodici gare disputate, piazzandosi al centro della classifica.
Dopo l’entusiasmo iniziale giunsero anche momenti di sconforto. Per questioni professionali la squadra rimase orfana di alcuni pilastri fondamentali: Farina andò al (1973), De Carli al (1974), Aroldi al (1976). La compagine rimase anche il priva di alcuni dirigenti. Alla gestione diretta del Rugby Viadana subentrarono Paolo Mantovani, Romano Gozzi e Luigi Cavatorta. Seguirono anni che si potrebbero definire bui e in questa fase si deve riconoscere a Cesare Bortolotti il merito di essere stato un punto di riferimento determinante per questo sport che allora si poteva ancora definire “alternativo”. Non solo partenze ma anche arrivi, da Parma giunsero, Giavarini, Poletto, Talignani, Dall’Asta, Ugo Bersellini e altri. Si aggiunse Renato Gaita, proveniente dal calcio, e Gabriele Oselini. Anche questi atleti entrarono a far parte della storia del Rugby Viadana. Le stagioni sportive che seguirono furono caratterizzate da una progressiva crescita del movimento rugbistico e il Viadana riuscì a conquistare il passaggio di categoria già dalla stagione 1971-72, grazie a un campionato che regalò il primo posto in classifica e la serie C. I campionati successivi furono di transizione e segnarono l'inevitabile crisi di crescita di un movimento che si stava espandendo. Incominciarono le prime movimentazioni di giocatori e la squadra si dotò di un allenatore con esperienza, il parmense Marcello Bersellini, che divise il proprio impegno con quello di giocatore in serie A con il . Bersellini allenò il Viadana per cinque anni, senza ottenere passaggi di categoria, ma gettando le basi per un consolidamento della squadra. In quegli anni emersero alcuni atleti che sarebbero stati protagonisti dei futuri successi dei giallo-neri, tra questi va citato Luigi Zaffanella, che diventerà il primo capitano storico della palla ovale viadanese e a cui è stato intitolato l'omonimo stadio di Viadana. Dalla stagione 1977-78 la direzione della squadra cambiò e venne affidata a Paolo Pavesi.
Gli anni ottanta
Con Pavesi il Viadana conquistò nella stagione 1980-81 la prima promozione in serie B. Presidente della società era Fiorenzo Coppi, sponsor la Mondialpan. In quell'anno, alla gioia per il successo ottenuto si oppose la scomparsa prematura del capitano Zaffanella, che perì in un incidente stradale il 25 aprile. Quello fu anche l'anno in cui nel Rugby Viadana giocò per la prima volta uno straniero: il neozelandese Bruce Webb, che lasciò il posto, la stagione seguente, al gallese Leighton May. Il Viadana riuscì a conservare un posto in serie B in una stagione che segnò l'addio ai colori giallo-neri del tecnico Pavesi. Al suo posto arrivò Franco Bernini che incominciò la propria collaborazione con il Viadana in serie B e9 che subì la retrocessione in serie C del campionato 1983-84. Fu un episodio, dato che i giallo-neri, con il nuovo sponsor Svad e un nuovo assetto societario, campeggiato dal nuovo presidente Paolo Benazzi, riuscirono a riconquistare la serie B in un'annata segnata da 14 vittorie e una sola sconfitta. Seguirono anni di vittorie e sconfitte in serie B e il movimento in crescita dovette fare i conti con i costi sempre più elevati di un campionato di livello nazionale. Senza sponsor per quattro stagioni, il Viadana riuscì a mantenersi competitivo con sacrifici societari e oculate campagne acquisti, che consentirono di valorizzare il vivaio e integrarlo con atleti stranieri di spessore, come Mark Finlay, primo All Blacks a vestire la maglia giallo-nera. Si arrivò così alla stagione 1986-87, l'anno della prima promozione in A2, conquistata dopo la vittoria all'ultima giornata di campionato contro il , battuto di misura al vecchio stadio Bottari per 15 a 13. Capitano dei giallo-neri era Fabrizio Nolli, mentre Bernini era capo allenatore.
Sull'onda dell'entusiasmo arrivò uno sponsor di spessore, la Cassa di Risparmio di Reggio Emilia, necessario per affrontare un'avventura che collocava il Rugby Viadana fra le prime ventiquattro squadre a livello nazionale. Ad affiancare Finlay come secondo straniero approdò in riva al Po il tongano Emosi Koloto, che assieme al neozelandese formò ⁷⁷una delle coppie più forti del campionato. La prima stagione in A2 si concluse con un sesto posto e con la doppia sfida play-off con il Fracasso San Donà, compagine di A1.
Il rugby a Viadana era ormai diventato lo sport più popolare e amato e la sua fama aveva oltrepassato i confini della provincia.
Il secondo anno di A2 fu quello della retrocessione: a nulla valsero gli apporti dei nuovi stranieri Mark Benton e Brett Harvey dalla Nuova Zelanda: Viadana restava pur sempre un club di provincia. Ad allenare la squadra nel campionato di B, nella stagione 1989-90 venne richiamato Paolo Pavesi, che rimase sulla panchina solo un anno, dando la possibilità al nuovo assetto societario, presieduto da Fabrizio Nolli, di attivarsi per un progetto a breve termine che riportasse i giallo-neri di nuovo in serie A.
Gli anni novanta e la promozione in serie A1 Venne chiamato ad allenare la squadra il gallese Leighton May, già giocatore del club in serie B. Il Rugby Viadana vide l'ingresso del Gruppo Arix di Silvano Melegari come main sponsor che, da quel momento, non abbandonerà più il proprio legame col club.
In tre anni l'Arix Viadana fu in grado di riconquistare la serie A2 e di battersi con alterne vicende sia nei play-off sia nei play-out, acquisendo carattere e dimensione di squadra matura. Dopo Leighton, arrivò ad allenare la squadra una bandiera del rugby viadanese: Gabriele Oselini, tecnico a livello giovanile. Il suo campionato non fu fortunato, nonostante la presenza in campo di atleti stranieri come Inoke Afeaki e Tana Umaga, forse un po’ giovani, ma destinati alla ribalta mondiale con e . Il Rugby Viadana aveva comunque consolidato la propria posizione in A2, senza però riuscire a raggiungere il professionismo. Venne ingaggiato per questo ruolo il colonnello Theodor Rădulescu, già allenatore della Nazionale rumena ai Mondiali in Sudafrica, “guru” della palla ovale nel proprio paese e con riconoscimenti a livello europeo. Rădulescu portò lo spirito di disciplina e di abnegazione necessari per formare una vera squadra e, nei tre anni in cui operò a Viadana (dal 1995 al 1998), sfiorò la promozione in A1, ma soprattutto forgiò un gruppo di atleti capace pochi anni dopo di fare il grande salto.
Nella stagione 1998-99 tornò ad allenare il Viadana Franco Bernini, allenatore di successo, e, puntualmente, l'Arix conquistò la prima storica promozione in A1, alla fine di un campionato colmo di successi che la videro chiudere il girone alla pari con il . Vale la pena ricordare che alla sua prima stagione in A1 l'Arix strabiliò il rugby nazionale, ponendosi come compagine rivelazione del torneo, tanto da conquistare addirittura la Coppa Italia ed arrivare alla semifinale scudetto contro l’Rds Roma, poi campione d'Italia. Durante questa stagione il Rugby Viadana si permise il lusso di battere tutte le grandi del rugby italiano, da a , da a Roma, ma soprattutto riuscendo a creare, assieme a Parma e Piacenza, un nuovo polo, un autorevole punto di riferimento per il rugby nazionale.
Gli anni 2000, lo scudetto e la parentesi Aironi Rugby
La stagione 2000-01 confermò quanto aveva mostrato nell'anno precedente. Sempre sotto la guida di Franco Bernini, con un organico rinforzato (tra gli altri va citato il samoano Ali Koko) i giallo-neri si cimentarono per la prima volta con il rugby europeo in Shield Cup contro due squadre francesi: il e il . Lo stadio Zaffanella vide la squadra viadanese giocare alla pari con i più quotati avversari. Ma ci fu anche il campionato a regalare ulteriori soddisfazioni: dopo la fine della stagione regolare con l'Arix al terzo posto, la semifinale scudetto venne giocata in gara doppia contro la . Non ci fu storia per un Viadana solido ma ancora inesperto e i veneti ebbero via libera per il loro nono scudetto. A Viadana però nessuno poteva immaginare che cosa sarebbe successo l'anno seguente con la riforma del campionato e la nascita del Super 10, élite del rugby italiano. Ad affiancare Bernini venne chiamato come assistant coach il neozelandese Mac McCallion che si portò appresso il preparatore atletico degli Auckland Blues Jeff Firehurst. Lo staff completato dall'altro preparatore atletico mantovano Massimo Zaghini, approntò una compagine rinforzata da nuovi arrivi come l'apertura Raymond McDonald, la seconda linea Richard Denhardt e i centri Ryan Pickering e Feau'nati, nonché l'estremo sudafricano Casper Steyn. Con questi innesti, Viadana fu capace di conquistare due vittorie casalinghe in Shield Cup contro e ma soprattutto di concludere al primo posto in classifica la stagione regolare di Super 10. Poi nei play-off Viadana, alleggerito da qualsiasi pressione, riuscì a eliminare la Benetton Treviso in semifinale, memorabile la gara di ritorno a Viadana giocata davanti a 2 000 spettatori in cui i giallo-neri riuscirono a segnare le quattro mete necessarie per passare il turno. Poi la finalissima al Battaglini di Rovigo gremito da 7 000 spettatori e colorato di giallo-nero contro il . La gara alla fine vide prevalere proprio il Viadana di Bernini, capace di segnare due mete con Denhardt e Dolcetto e portare a casa il primo scudetto della storia del Viadana, il primo scudetto del Super 10, il primo scudetto vinto nella storia del rugby italiano da una cittadina non capoluogo di provincia.