La Grande marcia nel ghiaccio siberiano fu la ritirata invernale delle truppe dell'Armata Bianca di Vladimir Kappel' nel corso della Guerra civile russa, tra il gennaio e il febbraio del 1920.
Storia Dopo che l'esercito Bianco, comandato dall'ammiraglio Aleksandr Vasil'evič Kolčak, abbandonò Tomsk e Omsk e fuggì verso est lungo la ferrovia Transiberiana, si stanziò sulle rive del Lago Bajkal, nei pressi di Irkutsk. Con l'Armata Rossa che l'incalzava, i Bianchi furono costretti a fuggire verso la Cina, attraversando il lago ghiacciato con temperature sottozero. All'incirca 30.000 soldati dell'Armata Bianca (metà dei quali malati o feriti), le loro famiglie e tutto quello che possedevano, insieme all'oro dello zar che custodivano, si diressero allora sulla superficie ghiacciata verso la Transbajkalia.
Poiché i venti artici soffiavano ininterrottamente sopra il lago, molti dei soldati e delle loro famiglie morirono congelati. I loro corpi rimasero in tale stato per tutto l'inverno finché, con l'avvento della primavera, scomparvero nelle profondità del Baikal.
La marcia non terminò sul Bajkal e lo stesso generale Kappel' condusse i sopravvissuti verso Irkutsk. Nel vano tentativo di salvare dalla fucilazione l'ammiraglio Kolčak, imprigionato a Irkutsk il 14 gennaio 1920, Kappel' tentò la rischiosa attraversata del fiume Kan, il cui ghiaccio è molto sottile in inverno a causa delle sorgenti d'acqua calda. In quell'occasione, il cavallo di Kappel' cadde nelle acque ghiacciate, trascinando il generale con lui. Riscosso dai suoi, Kappel' ebbe entrambe le gambe irrimediabilmente gelate e gli vengono amputati il piede sinistro e le dita della mano destra con un coltello. A seguito, contrasse la polmonite e morì il 26 gennaio, dopo aver continuato la marcia alla testa delle sue truppe, legato al proprio cavallo per non cadere.
Note
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