Il socialismo con caratteristiche cinesi () è un insieme di teorie e politiche del Partito Comunista Cinese (PCC) che rappresentano l'applicazione del marxismo-leninismo in base alle condizioni della Cina... È il termine con cui Deng Xiaoping definì l'insieme di riforme economiche che dal 1978 portarono la Repubblica Popolare Cinese a privatizzare una consistente parte delle industrie di proprietà dello Stato, all'adozione di elementi dell'economia di mercato come mezzo per favorire la crescita e all'utilizzo di investimenti stranieri. La sua denominazione proviene da un discorso pronunciato da Deng durante il XII congresso nazionale del PCC, nel 1982, in cui esortò il PCC a "seguire il proprio percorso e costruire un socialismo con caratteristiche cinesi".. Questo tipo di socialismo si basa su un'economia di mercato mista fra settori privati e statali, con la predominanza di questi ultimi, che tuttavia non sono sempre considerabili pubblici (ad esempio la sanità statale non è pubblica e va pagata).
Gli elementi fondamentali del socialismo con caratteristiche cinesi sono la teoria di Deng Xiaoping, la teoria delle tre rappresentanze di Jiang Zemin, la prospettiva scientifica dello sviluppo di Hu Jintao e il pensiero di Xi Jinping, facenti tutte parte dell'ideologia ufficiale del Partito Comunista Cinese.
La teoria stabilisce che la Cina sia nella fase primaria del socialismo a causa del suo livello relativamente basso di ricchezza materiale e necessiti di impegnarsi nella crescita economica prima di perseguire una forma più egualitaria di socialismo come descritto da Marx, che a sua volta avrebbe portato a una società comunista descritta nel marxismo ortodosso.. Caratteristica essenziale del socialismo con caratteristiche cinesi è la leadership del PCC.
Secondo Deng Xiaoping la coesistenza di industrie statali e private era il modello di sviluppo economico che la Cina avrebbe dovuto seguire per aprirsi con successo al mercato estero e anche per sanare la disastrosa situazione delle aziende statali, mantenendone il controllo da parte del partito. Deng sosteneva che creando concorrenza alle aziende pubbliche le si sarebbe rese più solide e che tutto ciò era fattibile senza compromettere il potere del PCC.
I dirigenti cinesi sostengono che questo socialismo sia l'adattamento del socialismo e del marxismo alla realtà sociale ed economica cinese, e in quanto tale, nel suo aspetto teorico sia un processo dinamico in continua evoluzione, il risultato di trent'anni di riforme e implementazioni..
D'altra parte, diversi pensatori marxisti come Slavoj Zizek hanno criticato aspramente la Cina, accusandola di pseudosocialismo. Critiche in generale alla concezioni autoritarie di socialismo precedenti al socialismo cinese sono state mosse da Rosa Luxemburg e Leon Trotsky.
Nel 2017, al XIX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping ha annunciato l'ingresso del socialismo con caratteristiche cinesi in una "nuova era".
Storia Durante la conferenza di Zunyi del gennaio 1935, il segretario generale del PCC Bo Gu e l'emissario del Comintern Otto Braun si scontrarono con la fazione vicina a Mao Zedong contraria all'imposizione del modello della rivoluzione d'ottobre in Cina. Dopo le sconfitte militari e la ritirata del Soviet dello Jiangxi-Fujian, la leadership del Partito venne sostituita per voto popolare dalla fazione maoista. Mao iniziò quindi ad attuare un approccio rivoluzionario basato sulle specifiche condizioni della Cina, spingendo il PCC a "sinizzare" il marxismo, imbeverlo con le caratteristiche cinesi e a usarlo secondo le peculiarità cinesi.
All'inizio degli anni cinquanta, gli economisti Yu Guangyuan, Xue Muqiao e Sun Yefang sollevarono la questione della trasformazione socialista della Cina con un'economia a bassa forza produttiva, affermando che il Paese si trovava in un periodo di transizione. Tale posizione fu brevemente appoggiata anche dal presidente del Comitato centrale del PCC Mao Zedong fino al 1957. Quando si discuteva della necessità delle relazioni di merce alla prima conferenza di Zhengzhou (2-10 novembre 1958), Mao disse che la Cina era nella "fase iniziale del socialismo".. Tuttavia, Mao non elaborò mai l'idea, lasciando il compito ai suoi successori.
Deng Xiaoping
Nel 1976, con la morte di Mao Zedong e la fine della rivoluzione culturale, Deng Xiaoping tornò sulla scena politica cinese. Per portare avanti la loro politica di riforme ed eliminare gli avversari politici, Deng e i suoi alleati iniziarono a delineare un piano per ideare un nuovo tipo di Socialismo cinese che sostenesse i loro progetti.. Per fare questo bisognava però screditare ciò che era stato fatto durante gli anni della rivoluzione culturale, e quindi criticare Mao Zedong. Questo non era affatto un compito facile: Mao godeva di enorme prestigio, era uno dei fondatori della Repubblica Popolare e la figura più importante nella storia del PCC, e una critica troppo feroce nei suoi confronti avrebbe portato dubbi non solo sulla legittimità del governo del partito, ma anche sulla validità morale della Rivoluzione stessa.. Per risolvere questo problema Deng dichiarò la necessità di una "valutazione oggettiva" della figura del "grande timoniere", che tenesse conto sia dei suoi meriti che dei suoi errori. Nelle parole dello stesso Deng:
La valutazione formale dell'esperienza maoista da parte del PCC arrivò nel 1981 nella Risoluzione su alcune questioni che riguardano la storia del nostro partito dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. La risoluzione da una parte dava un parere molto positivo della figura di Mao come rivoluzionario e modernizzatore, e riconfermava la centralità del suo pensiero come una delle colonne portanti del Partito; dall'altra, criticava aspramente gli eccessi di Mao dopo il 1957, in particolare il grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, che vennero definiti "radicali" e "utopici".. Deng era così riuscito nel doppio compito di ripudiare l'eredità della rivoluzione culturale (cosa che gli permise di giustificare la sua purga degli esponenti della 'ultrasinistra'), senza screditare completamente la figura di Mao. Poteva quindi dedicarsi a costruire la fondazione ideologica del suo percorso di riforma.
Nel 1978, infatti, il terzo plenum dell'XI congresso del PCC aveva dato ufficialmente il via alla politica detta "Riforma e apertura". Deng Xiaoping cominciò, dal 1982 in poi, ad utilizzare sempre più frequentemente il termine "socialismo con caratteristiche cinesi" per descrivere un nuovo socialismo che si adattasse alla realtà cinese, e che potesse giustificare ideologicamente la svolta capitalista delle riforme economiche. Nel discorso d'apertura per il XII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese del 1982, Deng Xiaoping citò per la prima volta in maniera ufficiale il concetto di socialismo con caratteristiche cinesi:.
Il segretario generale Hu Yaobang dichiarò inoltre nel suo rapporto al XII Congresso nazionale del 1982 che la Cina era nella fase primaria del socialismo. Fu solo con la "Risoluzione sui principi guida nella costruzione della civiltà spirituale socialista" al VI Plenum del XII Comitato Centrale che il termine fu usato in difesa delle riforme economiche che si stavano introducendo.
Nel 1984 Deng affermò che il socialismo era la prima fase del comunismo e che il suo obiettivo primario era sviluppare le forze produttive.
Aggiunse inoltre che l'unico modo per mantenere un'equa distribuzione della ricchezza e portare benefici a tutto il paese era di sviluppare le forze produttive continuando ad aderire ai principi del socialismo, senza cioè abbracciare completamente il capitalismo..
Lo storico Ezra Vogel definisce il socialismo con caratteristiche cinesi come un'espressione meravigliosa ma estremamente vaga che si adattava perfettamente al metodo di Deng, ovvero 'allungare' la struttura ideologica accettabile per permettere al paese di perseguire politiche economiche efficaci..
Deng Xiaoping riassumeva l'idea del socialismo con caratteristiche cinesi nel famoso detto "Non importa se il gatto sia nero o bianco, se acchiappa i topi", a significare che quel che contava erano i risultati, anche se i mezzi utilizzati per conseguirli fossero stati "devianti" rispetto all'ortodossia comunista. Tale ideologia contrastava quella di Mao Zedong che invece prevedeva una Cina strettamente arroccata su forme economiche tradizionali (Mao usava dire "Essere rosso è più importante che essere esperto").
Al XIII Congresso nazionale del 1987, il segretario generale Zhao Ziyang, per conto del XII Comitato centrale, presentò il rapporto Avanzare lungo la via del socialismo con caratteristiche cinesi: il Paese aveva una società socialista, ma il socialismo era nella sua fase primaria, una peculiarità cinese dovuta allo stato non sviluppato delle forze produttive del Paese.. Durante questa fase di sviluppo, Zhao raccomandava l'introduzione di un'economia pianificata delle materie prime sulla base della proprietà pubblica, affiancandola ad un'economia di mercato, e il potenziamento dei mezzi di produzione per poi giungere alla modernizzazione socialista vera e propria. Secondo Zhao, il principale fallimento della destra comunista era il non riconoscere il fatto che la Cina potrebbe raggiungere il socialismo scavalcando il capitalismo, mentre la sinistra comunista aveva mantenuto la "posizione utopica" pensando che la Cina potesse aggirare la fase primaria del socialismo in cui le forze produttive dovevano essere modernizzate..
Il 5 ottobre 1987, Yu Guangyuan, uno dei principali autori del concetto della fase primaria del socialismo, pubblicò un articolo intitolato "L'economia nella fase iniziale del socialismo" e ipotizzò che questa fase storica sarebbe durata per due decenni e forse molto più a lungo. Ciò rappresenta, afferma Ian Wilson, "un grave danno alle aspettative sollevate durante i primi anni settanta, quando la vecchia scala salariale di otto gradi è stata compressa a soli tre livelli e si presumeva che un sistema distributivo più uniforme fosse un importante obiettivo nazionale" . Il 25 ottobre, Zhao espose ulteriormente il concetto della fase primaria del socialismo e affermò che la linea del partito doveva seguire "un centro e due punti fondamentali": lo Stato cinese avrebbe dovuto porre come obiettivo centrale lo sviluppo economico, ma avrebbe dovuto mantenere contemporaneamente il controllo politico centralizzato e sostenere la politica di riforma e apertura..
Jiang Zemin Nel 1992, in occasione del XIV congresso del PCC, l'allora segretario generale del PCC Jiang Zemin (che l'anno dopo sarebbe diventato presidente) fece nel discorso di apertura un lungo tributo a Deng Xiaoping e al successo della politica di riforma e apertura: non solo, elevò la visione politica di Deng a teoria, la "teoria di Deng Xiaoping" (邓小平理论)., e introdusse il fondamentale concetto di "economia socialista di mercato" (社会主义市场经济), che rappresenta, insieme alla fase iniziale del socialismo, uno dei pilastri teorici del socialismo con caratteristiche cinesi.