Leccidio dell'ospedale psichiatrico di Vercelli fu l'esecuzione sommaria — ad opera di alcuni partigiani della 182ª Brigata Garibaldi "Pietro Camana" — di un gruppo della Repubblica Sociale Italiana (RSI) prelevati dallo stadio di Novara, allora adibito a campo di concentramento.. Secondo le diverse fonti, furono uccisi tra i cinquantuno e sessantacinque fascisti. L'eccidio ebbe luogo in parte nel comune di Vercelli e in parte nel comune di Greggio tra il 12 ed il 13 maggio 1945. La memoria dell'evento fu per decenni tramandata quasi unicamente dai reduci della RSI: solo in anni più recenti alcuni storici hanno ripreso il tema, oggi ricostruito in modo sufficientemente esauriente nelle sue linee generali, pur differendo in alcuni particolari a seconda delle fonti.

Le fonti La prima trattazione storiografica dell'eccidio di Vercelli fu quella di Domenico Roccia – partigiano e rappresentante del Partito d'Azione presso la commissione per l'epurazione istituita dal CLN locale – che nella sua opera Il Giellismo Vercellese del 1949 pubblicò i nomi delle vittime, oltre a stralci del diario di un tenente della Brigata Nera "Bruno Ponzecchi" detenuto allo stadio di Novara..

In seguito, per anni, l'argomento non fu trattato dagli storici. Le notizie sui fatti rimasero quindi riportate nelle fonti di polizia, giudiziarie e parlamentari, oltre che in articoli giornalistici: alcuni di essi risalenti ancora alla fine degli anni quaranta,, cita un articolo de Il Tempo del 22 novembre 1949. altri invece scritti in occasione delle varie richieste di autorizzazione a procedere nei confronti degli ex comandanti partigiani accusati dell'eccidio, nel frattempo divenuti deputati.A titolo d'esempio si vedano: ; Inoltre, ne fecero menzione il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa nel suo La Resistenza in Piemonte: guida bibliografica 1943-1963 pubblicato nel 1965,Pansa nella sua guida bibliografica cataloga un discreto numero di fonti giornalistiche tra cui alcuni articoli de Il Popolo Nuovo di Torino e de La Verità di Vercelli. Nel capitolo intitolato La liberazione di Vercelli cita un articolo di Tino Morbelli dal titolo Svelato il mistero dell'Ospedale Psichiatrico, (La Verità, Vercelli, 8 giugno 1946, pp. 1-2), aggiungendo che in esso vi fossero «i nomi dei 64 fascisti repubblicani fucilati all'ospedale di Vercelli dopo la liberazione e l'elenco degli scampati.» Vedi . ed il giornalista storico Giorgio Pisanò, reduce della RSI, in Storia della guerra civile in Italia del 1972.Giorgio Pisanò, Storia della guerra civile in Italia, Milano, FPE, 1972, p. 1640: [...] nessun processo venne mai intentato a Moranino e Ortona responsabili, tra l'altro, anche dello spaventoso massacro dell'ospedale psichiatrico di Vercelli, dove, settanta fascisti vennero massacrati con inaudita ferocia sotto le ruote di camion in movimento nel cortile dell'edificio". Il numero di settanta morti è ritenuto non documentato – così come tutti i dati relativi ai fascisti uccisi in provincia di Vercelli forniti da Pisanò – da Piero Ambrosio, L'insurrezione in provincia di Vercelli. Brevi cenni , op. cit., nota 42 .

Nel 1991 lo storico ed ex-partigiano Claudio Pavone ne scrisse nel suo Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza. Nel 1996, l'Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea di Vercelli "Cino Moscatelli"Successivamente alla creazione della provincia di Biella, l'Istituto ha modificato la propria denominazione aggiungendo anche il nome di Biella. mandò alle stampe il terzo volume di un'opera di Cesare Bermani sulla storia delle Brigate Garibaldi in Valsesia, all'interno del quale venne ricostruita quella che viene chiamata "la vicenda di Vercelli"..

Giampaolo Pansa nel 2003 riportò l'episodio in alcune pagine del suo Il sangue dei vinti, citando espressamente come sue fonti il già menzionato Bermani e Pierangelo Pavesi, un giornalista vicino alle associazioni reducistiche della RSI che nel 2002 aveva pubblicato la prima edizione de La Colonna Morsero. L'anno successivo, il giornalista e scrittore Raffaello Uboldi scrisse dell'eccidio di Vercelli nel saggio 25 aprile 1945. I giorni dell'odio e della libertà, chiamando l'episodio "strage dell'ospedale psichiatrico di Vercelli"..

Contesto storico La guerra di liberazione nella provincia di Vercelli

Nella provincia di Vercelli,Oggi il territorio è suddiviso fra le province di Biella e Vercelli.Il paragrafo è un sunto di Piero Ambrosio, La Resistenza in provincia di Vercelli. Brevi cenni , dal sito dell'Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli. la prima azione partigiana nell'ambito della guerra di liberazione fu l'attacco sferrato il 2 dicembre 1943 contro un presidio di camicie nere a Varallo, in seguito al quale i fascisti riportarono il loro primo caduto nella zona.Piero Ambrosio, La provincia di Vercelli durante la Rsi. Cenni storici , dal sito dell'Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli: "Il 2 dicembre un reparto di camicie nere inviato a Varallo, per presidiare una zona che stava diventando "nevralgica", era stato attaccato poco dopo il suo arrivo ed i fascisti avevano avuto in quell'occasione il loro primo soldato caduto in provincia, il caposquadra della Milizia Leandro Guida". Il 10 dicembre fu ucciso un secondo fascista, impegnato col suo reparto a reprimere uno sciopero a Tollegno. Il giorno successivo fu invece ucciso dai partigiani il commissario del Partito Fascista Repubblicano di Ponzone di Trivero, Bruno Ponzecchi.Piero Ambrosio, La provincia di Vercelli durante la Rsi. Cenni storici , op. cit.: "La sera dell'11, a Ponzone, era stato ucciso dai partigiani il locale commissario del fascio, Bruno Ponzecchi, il primo fascista della zona caduto". Tali azioni partigiane furono la premessa e si accompagnarono agli scioperi generali delle maestranze del Biellese e della Valsesia.Piero Ambrosio, La Resistenza in provincia di Vercelli. Brevi cenni , op. cit.: "La prima vera azione di guerra ebbe luogo a Varallo dove, il 2 dicembre, i garibaldini del distaccamento "Gramsci", comandato da Cino Moscatelli, attaccarono un contingente di camicie nere accasermato nel Municipio: i fascisti ebbero un morto, i partigiani alcuni feriti. Pochi giorni dopo, il 10 dicembre, i garibaldini biellesi attaccarono i fascisti che stavano deportando alcuni operai colpevoli di avere organizzato uno sciopero alla Filatura di Tollegno. Queste azioni furono la premessa di un deciso intervento dei partigiani in appoggio agli scioperi che cominciarono a svilupparsi in Valsessera a partire dal 15 dicembre, e che sfociarono nello sciopero generale delle maestranze del Biellese e della Valsesia".

Il 19 dicembre fu fatta affluire a Vercelli la Legione Tagliamento, che tramite l'affissione di bandi minacciò la fucilazione di dieci ostaggi per ogni milite della RSI o soldato tedesco ucciso. La minaccia fu attuata la prima volta a Borgosesia il 22 dicembre, a seguito dell'uccisione il giorno precedente di due militi del 63º Battaglione "M".Piero Ambrosio, La provincia di Vercelli durante la Rsi. Cenni storici , op. cit.: "Infine la minaccia contenuta nel bando: "l'uccisione di un militare della Guardia Nazionale Repubblicana o di ogni altro agente della forza pubblica o di un militare germanico costerà la vita a 10 individui del luogo" fu attuata in seguito all'uccisione avvenuta a Borgosesia il 21 dicembre di (non uno ma) due militi del 63º battaglione". Del reparto faceva parte anche lo scrittore Carlo Mazzantini (padre della scrittrice Margaret), che rievocherà l'intera vicenda nel suo A cercar la bella morte, Venezia, Marsilio 1995, pp. 74 ss. La Tagliamento si rese inoltre colpevole di massacri, incendi e saccheggi fin dai primi giorni di attività nella provincia.Piero Ambrosio, La Resistenza in provincia di Vercelli. Brevi cenni , op. cit.: "Le azioni partigiane e gli scioperi richiamarono l'attenzione delle "autorità" della Repubblica di Salò su quanto stava avvenendo in queste zone. [...] venne inviato a Vercelli, e successivamente in Valsesia e nel Biellese, il 63º battaglione "Tagliamento" che si rese responsabile di efferati massacri, incendi, saccheggi fin dai primi giorni della sua attività nella nostra provincia".

La guerra partigiana nel Vercellese fu caratterizzata dalla presenza in zona di molteplici unità partigiane, che s'impegnarono non solo nelle classiche azioni di guerriglia locale, ma anche in operazioni di scontri in montagna e in pianura in campo aperto, con alcuni successi locali, alternati a sconfitte.A titolo d'esempio fra le sconfitte si pensi alla cosiddetta "Caporetto di Alagna" (luglio 1944), quando le forze partigiane liberarono la Valsesia e la Valsassera per un breve periodo, per poi essere battute ad Alagna, si piedi del Monte Rosa. In merito Piero Ambrosio, La Resistenza in provincia di Vercelli. Brevi cenni , op. cit. Oltre a ciò, le forze partigiane tentarono di liberare alcune zone della provincia, venendo a costituire delle vere e proprie enclave all'interno del territorio controllato dai fascisti repubblicani e dai tedeschi: è il caso per esempio della Repubblica della Valsesia e della Valsessera, libere fra giugno e luglio del 1944 e poi – la seconda – da marzo del 1945. L'ultima rappresaglia perpetrata dai fascisti nella provincia ebbe luogo il 9 marzo 1945 a Salussola con la fucilazione di venti o ventuno partigiani, in risposta un'imboscata partigiana condotta il 6 marzo nella stessa località e che causò la morte di quattro fascisti.Piero Ambrosio, La Resistenza in provincia di Vercelli. Brevi cenni , op. cit.: «Il 9 marzo, a Salussola, avvenne l'ultimo eccidio perpetrato dai fascisti: dopo orrende torture, ventun partigiani furono fucilati. In risposta il Cln di Biella ordinò lo sciopero generale di protesta [...] che si effettuò imponente in tutte le fabbriche». Altre fonti affermano invece che i partigiani uccisi furono venti; si veda per esempio L'eccidio di Salussola: 8 e 9 marzo 1945, dal sito/portale del paese di Salussola.Piero Ambrosio (a cura di), Verso la vittoria. I bollettini militari delle formazioni partigiane della provincia di Vercelli (gennaio-aprile 1945) da "L'impegno", a. V, n. 1, marzo 1985, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli, Cit. (da bollettino partigiano): «Il sei marzo una colonna nemica in movimento tra Zimone e Salussola è attaccata da una pattuglia della brigata Gl… 4 morti e 2 gravi, 3 prigionieri, 2 autocarri, un fucile mitragliatore, 7 moschetti, pistole e bombe a mano. In seguito a questo brillante attacco il nemico sfogò la sua ira con le feroci fucilazioni di Salussola.» Le frequenti azioni partigiane nei dintorni di Salussola, principalmente della 75ª brigata Garibaldi "Maffei" e della brigata GL locale, dall'inizio del 1945 inflissero importanti e frequenti perdite tra i reparti fascisti.

L'ultimo mese di guerra nel Vercellese