Il vetero-cattolicesimo è la dottrina cristiana professata dai cattolici che rifiutarono i dogmi imposti dalla Chiesa cattolica romana nel Concilio Vaticano I e precisamente si opposero alla proclamazione dei dogmi della giurisdizione universale del Papa e dell'infallibilità, promossi da papa Pio IX, e definiti dal Concilio Vaticano I con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.
L'espressione "vecchi cattolici" o "vetero-cattolici" fu usata per la prima volta nel 1853, in riferimento ad alcuni cattolici di Utrecht che si rifiutarono di riconoscere la legittimità del nuovo arcivescovo nominato dal papa. Queste comunità aderiscono all'Unione di Utrecht delle Chiese vetero-cattoliche. In particolare la Chiesa vetero-cattolica italiana si è allontanata dall'Unione delle Chiese di Utrecht dopo l'accordo dell'Unione con la Chiesa anglicana e l'ordinazione delle donne anche nelle Chiese Vecchiocattoliche.
Storia La Chiesa Vetero-Cattolica di Utrecht (1853)
La sede vescovile di Utrecht aveva goduto di particolare autonomia sin dalla fondazione. San Villibrordo (o Willibrord), consacrato arcivescovo dei Frisoni a Roma da papa Sergio I nel 696 con l'incarico di evangelizzare il nord dei Paesi Bassi, vi stabilì la sua sede. Il vescovo Eriberto nel 1145, grazie all'appoggio dell'imperatore Corrado II, aveva ottenuto da Papa Eugenio III il privilegio per i vescovi di Utrecht di nominare i successori; il privilegio era stato confermato dal Concilio Lateranense IV del 1215.
La Sede di Utrecht rimase comunque suffraganea della Sede metropolitana di Colonia fino all'elevazione di Utrecht a Sede metropolitana nel 1559 ad opera di papa Paolo IV e con la perdita del potere temporale, avvenuta sotto Carlo V (quando era stato ceduto all'Imperatore il vasto principato vescovile di Utrecht), e la nuova fisionomia di Utrecht ormai a capo di una nuova provincia ecclesiastica, la situazione medievale venne a cessare. Con l'affermazione del protestantesimo nei Paesi Bassi settentrionali non fu però più possibile dopo il 1592 avere arcivescovi e a capo della Chiesa fu posto poi il vicariato apostolico o Missione Olandese.
Nel 1691 papa Innocenzo XII, su proposta dei gesuiti, nominò una commissione cardinalizia per giudicare il vicario apostolico Petrus Codde, accusato di eresia per aver sostenuto i giansenisti. La commissione lo riconobbe colpevole e papa Clemente XI, nel 1701, lo dichiarò decaduto e nominò un sostituto.
Alcuni nederlandesi non riconobbero il nuovo vicario e continuarono a riconoscere l'autorità di Codde, che si dimise nel 1703 nominando e ordinando un successore che non fu riconosciuto dalla Santa Sede e dando vita ad uno scisma mentre il clero e i fedeli rimasti fedeli a Roma furono posti nel 1727 sotto la giurisdizione dei titolari della nunziatura apostolica nelle Fiandre (con sede a Bruxelles) che furono a capo della Missione Olandese fino al 1794.
Nel 1763 l'arcivescovo di Utrecht (non riconosciuto da Roma) Petrus Johannes Meindaerts cercò di raggiungere un accordo con la Santa Sede tramite il Sinodo di Utrecht che fu a un passo a risolvere lo scisma ma che alla fine non portò a niente.
Tra il 1808 e il 1814 non fu possibile avere un arcivescovo di Utrecht perché Luigi Bonaparte (fratello minore di Napoleone) proibì, come Re d'Olanda, di eleggere un nuovo titolare senza suo permesso, sembrò per poco che fosse possibile la riunione con la Santa Sede, ma subito dopo la caduta del regime napoleonico fu eletto un nuovo arcivescovo di Utrecht, sempre considerato scismatico perché eletto senza consenso della Santa Sede.
Solo nel 1853 papa Pio IX (con il breve Ex qua die) ripristinò per i Paesi Bassi in gran parte la provincia ecclesiastica di Utrecht, eretta nel 1559 da papa Paolo IV. Alcuni nederlandesi rimasero fedeli ai vecchi vescovi: si costituirono, quindi, in Chiesa vetero-cattolica o Chiesa dei vecchi cattolici, in opposizione a quei "cattolici nuovi" che avevano riconosciuto i nuovi vescovi di nomina papale.
Per il diritto canonico, la linea di successione apostolica della chiesa di Utrecht rimane valida ma non lecita, in quanto è previsto che per l'ordinazione di nuovi vescovi sia necessaria l'autorizzazione pontificia, che i vetero-cattolici non ottennero mai. La chiesa vetero-cattolica si pone quindi al di fuori della comunione della Chiesa Cattolica di Roma.
Le conseguenze del Concilio Vaticano I Nonostante le resistenze di alcuni autorevoli vescovi (Félix Dupanloup di Orléans, Josip Juraj Strossmayer di Đakovo), alcuni dei quali abbandonarono i lavori (quelli di Milano e Saint Louis-Missouri), il 18 luglio 1870 il Concilio Vaticano I definì il dogma dell'infallibilità papale per cui le decisioni solenni del pontefice in materia di fede e morale e proclamate ex cathedra sono da ritenersi infallibili. Venne inoltre ribadito il primato giurisdizionale del pontefice su ogni singola Chiesa diocesana e su ogni cristiano cattolico.
In alcuni Paesi germanofoni (Svizzera, Germania, Austria) le decisioni del Concilio Vaticano I trovarono oppositori che si definirono vecchi cattolici: il più illustre rappresentante di questo movimento di resistenza fu Johann Joseph Ignaz von Döllinger, sacerdote un tempo cattolico, che venne scomunicato nel 1871.
I vetero-cattolici organizzarono tra il 1871 e il 1873 tre incontri ecumenici internazionali (i congressi di Monaco di Baviera, Colonia e Costanza) per discutere sui provvedimenti da prendere: in questa fase furono gli arcivescovi vetero-cattolici di Utrecht a garantire l'assistenza spirituale a questo gruppo (ad esempio, nel 1872 l'arcivescovo di Utrecht cresimò i figli dei vetero-cattolici tedeschi a cui i vescovi cattolici avevano rifiutato questo sacramento). La rottura definitiva si ebbe nel 1873, quando i vetero-cattolici tedeschi (21 sacerdoti e 56 laici) elessero loro vescovo Joseph Hubert Reinkens, il quale ricevette l'ordinazione episcopale (Rotterdam, 11 agosto 1873) dal vescovo vetero-cattolico di Deventer Hermann Heykamp, della Chiesa di Utrecht: nacque così la Chiesa Vetero-Cattolica in Germania; a questa si aggiunse, nel 1876, la Chiesa Cattolica Cristiana, costituita dai vetero-cattolici svizzeri, il cui primo vescovo, Eduard Herzog, fu ordinato da Reinkens.
Il 24 settembre 1889 i cinque vescovi vetero-cattolici (Reinkens, Herzog e quelli di Utrecht, Deventer e Haarlem) si riunirono a Utrecht, si costituirono in conferenza episcopale e dichiararono la piena comunione tra le Chiese che rappresentavano e guidavano: formarono il primo nucleo dell'Unione di Utrecht, di cui oggi sono membri anche le Chiese vetero-cattoliche di Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Croazia, Francia, Italia, Svezia, Danimarca e Canada (limitatamente alla Cattedrale di San Giovanni Battista di Toronto).
Nel 1875 Pio IX pubblicò l'enciclica Graves ac diuturnae sulla difficile situazione della Chiesa Cattolica in Svizzera, funestata dalla presenza dei vetero-cattolici, che il Papa chiamò «Figli delle tenebre», in cui condannava la dottrina vetero-cattolica.
I vetero-cattolici oggi
È un'associazione di Chiese che si professano cattoliche, e che dal 1873 non dipendono giuridicamente dalla Chiesa cattolica romana né sono "in comunione con essa".È nata con lo scopo di ritornare alla fede della Chiesa indivisa del primo millennio, abbandonando le innovazioni introdotte in seguito, e ritiene validi solo i primi sette Concili ecumenici (quelli celebrati tra il 325 e il 787) in quanto i successivi sono stati celebrati separatamente dalla Chiesa ortodossa e da quella cattolica romana: per quanto riguarda il Credo, ritiene che lo Spirito Santo procede solo da Dio Padre (ovvero, come le Chiese ortodosse, non condivide il concetto del Filioque, cioè che lo Spirito Santo proceda dal Padre e dal Figlio, che non corrisponde al Simbolo di Costantinopoli del 381, ma s'impose nel rito romano nell'XI secolo); riconosce come fonti della rivelazione sia la "Tradizione" che la "Bibbia" (compresi i libri deuterocanonici); respinge l'idea di tesoro a cui la Chiesa può attingere per la concessione delle indulgenze (di conseguenza, rifiuta anche queste ultime); anche la dottrina dell'aldilà è semplice, affermando che tutte le anime si purificano per la grazia di Cristo, negando così la necessità di un Purgatorio; rifiuta i dogmi mariani dell'Immacolata concezione e dell'Assunzione, in quanto da essa ritenuti in contraddizione con la tradizione della Chiesa dei primi secoli.
È una Chiesa apostolica: riconosce la successione apostolica e il primato onorifico del papa (in quanto vescovo di Roma e successore di San Pietro, il principe degli apostoli) ed è "con lui in unione di preghiera e di amore"; tuttavia non riconosce il dogma dell'infallibilità papale e non attribuisce al pontefice la giurisdizione universale sui vescovi; i vescovi vengono eletti da un sinodo composto sia da chierici che da laici; al sinodo spetta anche il diritto di vigilare sull'operato del vescovo e di decretarne i canoni. Non riconosce l'obbligo al celibato per il clero ed ammette, dal 1996, all'ordine (diaconale, presbiterale ed episcopale) anche le donne: questo ha portato alla scissione della Chiesa nazionale polacca negli Stati Uniti d'America dallUnione e al suo riavvicinamento alla Sede apostolica romana.
Riconosce il numero e l'efficacia dei sacramenti: oltre alla confessione auricolare, permette il rito della confessione collettiva, durante la quale i fedeli, dopo aver confessato i peccati direttamente a Dio, ricevono l'assoluzione dal sacerdote; alla Eucaristia (che non spiega in termini di transustanziazione), celebrata sempre sotto le due specie, ammette tutti i battezzati delle varie Chiese cristiane; in base al permesso del vescovo, permette di celebrare un nuovo matrimonio in chiesa per i divorziati. Liturgia e paramenti sacri sono quasi identici a quelli della Chiesa cattolica romana.
È una Chiesa ecumenicamente aperta: è in piena comunione con la Chiesa filippina indipendente (dal 1948) e con la Comunione Anglicana (in virtù degli accordi di Bonn del 2 luglio 1931) ed è anche rappresentata alla Conferenza di Lambeth; nel 1975 ha anche avviato un proficuo dialogo con la Chiesa Ortodossa che ha portato alla pubblicazione, nel 1983, di dichiarazioni comuni in materia cristologica ed ecclesiologica.
L'Unione di Utrecht
Chiese autocefale Dell'Unione di Utrecht fanno attualmente parte: la Chiesa vetero-cattolica dei Paesi Bassi, il cui attuale arcivescovo è Bernd Wallet (Arcivescovo di Utrecht) che è anche di diritto presidente dell'Unione di Utrecht; questa Chiesa ha una seconda diocesi a Haarlem, retta dal Vescovo Dirk Schoon; un terzo incarico, puramente titolare, è quello di Vescovo di Deventer (l'ultimo a portare questo titolo è stato Antonius Jan Glazemaker, in seguito Arcivescovo di Utrecht). la Diocesi cattolica per i veterocattolici in Germania, il cui vescovo è Matthias Ring la Chiesa cattolica cristiana svizzera, il cui vescovo è Harald Rein la Chiesa vetero-cattolica d'Austria, il cui vescovo è Dr. Heinz Lederleitner la Chiesa vetero-cattolica della Repubblica ceca, il cui Vescovo è Pavel Benedikt Stránský la Chiesa polacco-cattolica, il cui vescovo presidente è Wiktor Wysoczański (Vescovo di Varsavia); a questa Chiesa fanno inoltre capo le diocesi di Cracovia-Częstochowa (attualmente vacante, amministrata da Antoni Norman in qualità di amministratore diocesano) e di Breslavia, il cui Vescovo emerito è Wiesław Skołucki e che attualmente è retta dal decano Stanisław Bosy.
Chiese sotto la supervisione della Conferenza episcopale internazionale Esistono poi alcune Chiese in formazione, che non hanno ancora un vescovo proprio e la cui amministrazione è affidata ad un vescovo di un'altra Chiesa. Queste sono: la Missione vetero-cattolica in Francia, dipendente dall'arcivescovo di Utrecht e affidata alla cura pastorale dell'arcivescovo emerito di Utrecht Joris Vercammen