De facto esercitò la reggenza della parte occidentale dell'impero romano dalla morte di Teodosio I, sotto l'impero del giovane figlio di Teodosio I, Onorio, senza riuscire a imporre la sua autorità anche all'Impero romano d'Oriente.

Condusse numerose campagne militari contro i Barbari e combatté contro l'usurpatore Gildone in Africa. Respinse i Visigoti di Alarico e sconfisse gli Ostrogoti di Radagaiso. Tuttavia, per proteggere l'Italia lasciò le frontiere del Reno sguarnite, tanto da non riuscire ad arrestare l'invasione delle armate vandale e alane. Infine, non riuscì a reprimere l'usurpazione di Costantino III in Gallia e in Britannia.

Durante la sua reggenza, Stilicone condusse una politica in continuità con quella di Teodosio I: integrazione dei Barbari nell'esercito e nella società e, nel campo religioso, promozione del cristianesimo niceno e opposizione al paganesimo e alle eresie ariane e donatiste, attirandosi così l'ostilità delle élite romane.

Biografia Origini e inizio della vita Stilicone nacque nell'odierna Germania da padre vandaloOrosio, VII,38., ausiliario romano ufficiale di cavalleria sotto l'Imperatore Valente,Claudiano, De cons. Stil., 35 9. e da madre cittadina romanaGirolamo, epistola 123.. Era originariamente di confessione religiosa ariana, considerata eretica dal resto del Cristianesimo. Parlava correttamente il latino, lingua ufficiale dell'Impero romano di Occidente e di Oriente, il greco, principale lingua d'uso dell'Impero Romano d'Oriente, e almeno un idioma del gruppo germanico.

Entrò presto nell'esercito romano dove fece carriera al tempo di Teodosio I, che regnò sulla parte orientale dell'impero e che, dopo la battaglia del Frigido (394), cui Stilicone partecipò in qualità di capo della cavalleria dopo la morte prima dei combattimenti del predecessore Recimero, fu l'ultimo imperatore a reggere un impero ancora unificato. Nel 384, Teodosio lo inviò presso lo Scià persiano sasanide Sapore III in quanto tribuno della guardia imperiale in una missione diplomatica per negoziare la pace e la spartizione dell'ArmeniaClaudiano, de cons. Stil., I,51-68.. La missione ebbe successo e, tornato a Costantinopoli, fu promosso al rango di magister equitum e comes domesticorum.

Nel 384 sposò Serena, nipote dell'Imperatore Teodosio. Dalla loro unione nasceranno Eucherio e due figlie: Maria e Termanzia che andarono in spose, in momenti successivi, all'imperatore OnorioMaria sposò Onorio nel 395 (Zosimo, V,4) mentre Termanzia lo sposò dopo la morte della sorella nel 408 anche se divorziò dopo l'assassinio del padre (Zosimo, V,28, 35 e 37). Serena era una bella e giovane donna ambiziosa che godeva di grande considerazione presso lo zio: si adopererà sempre per supportare la carriera del marito.

Nel 388 seguì Teodosio nella guerra contro l'usurpatore Magno Massimo che tentava di prendere il controllo dell'Occidente sotto Valentiniano, cognato di Teodosio.

Divenuto magister peditum praesentalis e magister utriusque militiae ristabilì l'esercito che poi, sotto la guida di Teodosio, il 5 settembre 394 vincerà la battaglia del Frigido contro le truppe dell'usurpatore Flavio Eugenio e del suo generale Arbogaste, responsabili della morte di Valentiniano II. In questa battaglia Stilicone ebbe anche un ruolo di comandoZosimo, IV,57., avendo alle sue dipendenze il visigoto Alarico che in seguito sarebbe divenuto suo nemico, alla guida di un consistente numero di foederati gotiZosimo, V,5; Giordane, Getica, 145.. Stilicone si distinse particolarmente al Frigido, tanto da guadagnarsi in seguito il controllo assoluto dell'esercito e diventare, insieme con il prefetto del pretorio Flavio Rufino, il personaggio principale dell'Impero. Per questo Teodosio I poco prima di morire il 17 gennaio 395 vide in lui l'uomo a cui poter affidare la reggenza dell'ImperoZosimo, V,4; Claudiano, Ruf., II, 4-6. a nome di almeno uno dei due figli ancora giovani, l'undicenne Onorio.

Guerra contro Alarico e contrasti con l'Oriente

Onorio salì così sul trono d'Occidente, mentre al fratello Arcadio andò la parte orientale. Stilicone divenne il comandante in capo delle truppe dell'esercito d'Occidente nonché reggente di Onorio. Stilicone rivendicò in realtà che le ultime volontà di Teodosio fossero che Stilicone fosse il reggente di entrambi i suoi figli, l'undicenne Onorio e il diciottenne Arcadio, a cui lasciò rispettivamente l'Occidente e l'Oriente, al fine di mantenere la coesione delle due parti dell'Impero. Tuttavia, il prefetto del pretorio d'Oriente Rufino, che di fatto era il reggente di Arcadio (associato al trono dal padre fin dal 383) mentre Teodosio era in Italia, rifiutò di cedere a Stilicone il potere detenuto fino a quel momento, accusando il generalissimo d'Occidente di menzogna. Il conflitto tra Stilicone e Rufino per la reggenza di Arcadio ingenerò un forte deterioramento dei rapporti tra le due partes dell'Impero. I due fratelli, infatti, invece di dirigere l'Impero in maniera collegiale, si disputarono il controllo delle terre confinanti, specialmente dell'Illirico.

Nel 395 i Visigoti di Alarico della Mesia, foederati di Roma, ruppero l'alleanza con Roma e saccheggiarono la Tracia. La ragione era che Alarico era infuriato per non aver ottenuto un ruolo di comando nell'esercito romano,Zosimo, V,5. anche se vi furono sospetti di collusione con il prefetto del pretorio d'Oriente Rufino, che avrebbe spinto Alarico a rivoltarsiClaudiano, In Rufinum, I, 308sgg.; Zosimo, V,5..

Stilicone mise insieme un esercito e marciò contro di loro, ma Arcadio, spinto dal prefetto del pretorio Flavio Rufino, nemico di Stilicone, ordinò alle truppe orientali, che formavano una parte dell'armata di Stilicone, di far ritorno a Costantinopoli per proteggere la capitaleClaudiano, In Ruf., II,101 sgg.. In Oriente infatti si aveva ancora timore che in realtà Stilicone mirasse a conquistare il dominio anche di Costantinopoli prendendo il posto di Rufino come reggente di Arcadio. Lo stesso Alarico, a capo di un popolo che non era più stato sconfitto dai Romani dopo la disastrosa Adrianopoli del 378, si trovò a giocare abilmente in mezzo alle rivalità esistenti tra le due parti dell'Impero. Stilicone obbedì e rimandò indietro le truppe che di fatto non avevano fatto ritorno in Oriente dopo la battaglia del Frigido, indebolendo così il suo esercito. Intanto, giunte a Costantinopoli, le truppe, al comando del goto Gainas, uccisero Rufino: i sospetti che fossero state sobillate dallo stesso Stilicone furono alti.Claudiano, in Ruf, II, 202 sgg.; Zosimo, V,7; Giovanni Antiocheno, frammento 190; Filostorgio, XI,3. Nel frattempo, all'inizio del 396, Stilicone tornò a Milano,Paolino, V. Amb. 34 da cui partì per visitare la frontiera del RenoClaudiano, de Cons. Stil., I,189-231.. Stilicone ne approfittò per reclutare dalle tribù al di là del Reno numerosi ausiliari germanici, con cui nel 397 affrontò Alarico nel Peloponneso, che il re visigoto aveva invaso, riuscendo ad accerchiarlo su un colle; tuttavia, Alarico riuscì in qualche modo a sfuggirgli, e a devastare l'Epiro. Il modo in cui Alarico riuscì a sfuggire all'accerchiamento romano non è chiaro: secondo Claudiano la colpa sarebbe di Arcadio che, questa volta consigliato da Eutropio, avrebbe ordinato a Stilicone di ritirarsi, e il comandante romano obbedì; secondo invece Zosimo, la colpa sarebbe stata di Stilicone stesso, reo di non essere riuscito a mantenere la disciplina nel suo esercito, che si sarebbe sparpagliato nelle campagne predando quel poco che gli stessi Goti non avevano ancora saccheggiato invece di dare il colpo decisivo ai Visigoti di Alarico.Claudiano, de IV cons. Hon 459 sgg.; Claudiano, De bello Get., 513-517; Zosimo, V,7. Probabilmente a causa di questa intromissione di Stilicone negli affari orientali, Eutropio fece dichiarare dal senato di Costantinopoli Stilicone hostis publicus dell'Impero d'OrienteZosimo, V,11.. Nel frattempo Alarico, giunto a un accordo con Arcadio, ottenne nuove terre di insediamento in Macedonia e venne nominato magister militum per Illyricum, e ciò gli permise di riequipaggiare il suo esercito di nuove armi romaneClaudiano, In Eutrop., II, 214-218..

In quello stesso anno il comes Africae Gildone alleandosi con Arcadio, trasferì la propria obbedienza all'Impero d'Oriente, rivoltandosi e interrompendo il rifornimento del grano dall'Africa a RomaOrosio, VII,36.. Stilicone reagì immediatamente requisendo il grano della Gallia e dell'Hispania e inviando Mascezel, fratello di Gildone stesso, contro il ribelle; la rivolta venne immediatamente sedata e l'Africa ritornò a rifornire Roma e l'Italia di grano, anche se Mascezel perì in circostanze sospette, forse assassinato per ordine dello stesso StiliconeClaudiano, De bello Gildonico; Zosimo, V,11; Orosio, VII,36. che si assunse tutto il merito della vittoria.

Lo stesso anno concede in moglie all'imperatore Onorio la figlia Maria e nel 400 ottiene la carica di console.

Le invasioni barbariche di Alarico e di Radagaiso

Nel novembre del 401 Alarico invase l'Italia, varcando le Alpi GiulieClaudiano, De Bello Get., 151-153., devastò le province di Venezia, Liguria ed EtruriaRutilio Namaziano, I,39-42., espugnando Aquileia e diverse altre città senza incontrare alcuna seria resistenzaClaudiano, De Bello Getico, 213-217.; Alarico giunse persino ad assediare Mediolanum, capitale dell'Impero romano d'OccidenteClaudiano, De Bello Getico, 561., e, a un certo punto, si diffuse il timore che il re goto sarebbe riuscito ad avanzare fino a RomaClaudiano, De Bello Getico, 61, 79-82, 533, 547.. Stilicone, inizialmente, non poté reagire, in quanto dovette respingere un'incursione di Vandali in Rezia prima di marciare contro Alarico. Una volta vinti gli invasori della Rezia in battaglia, ne approfittò per rinforzare la sua armata spingendo una parte dei Barbari vinti ad arruolarsi come ausiliari nel suo esercito. Mandò inoltre ordini alle legioni poste alla difesa della frontiera del Reno e della Britannia di raggiungerlo in Italia per affrontare i Visigoti di Alarico. Tornato in Italia, Stilicone riuscì ad attraversare l'Adda, nonostante i ponti fossero caduti in mano nemica, e a costringere Alarico a levare l'assedio della capitale. Alarico fu costretto a ripiegare verso le Alpi Marittime ma fu affrontato da Stilicone nella battaglia di Pollenzo, che ebbe luogo il 6 aprile 402 durante le celebrazioni pasquali e fu vinta dai Romani: Stilicone, in seguito alla vittoria di misura in questa battaglia, recuperò il bottino dei Goti ma soprattutto fece prigionieri la moglie e i figli di AlaricoClaudiano, De Bello Getico, 84-87, 604sgg. e 623-625.Giordane, Getica, 154-155, e Cassiodoro, Chronicon, anno 402, storici favorevoli ai Goti, sostengono che avrebbero vinto i Goti; tuttavia testimonianze più contemporanee (Claudiano, Prudenzio e Prospero) confermano la vittoria romana.. Alarico, tuttavia, pur avendo subito delle perdite, costituiva ancora una seria minaccia, avendo ancora la cavalleria intattaClaudiano, De Bello Getico, 88-89; De VI cons. Hon. 129 (per le perdite) e 284-286 e 291sgg. (per la cavalleria).. Stilicone riuscì tuttavia a convincerlo a ritirarsi dalla Penisola e a fare ritorno nell'Illirico promettendogli in cambio la liberazione dei suoi famigliari catturati in seguito alla battaglia di Pollenzo. Durante la ritirata dei Goti, tuttavia, Alarico violò almeno in parte i patti, costringendo Stilicone ad affrontarlo di nuovo presso Verona nel 403,Claudiano, De VI cons. On., 178-179 e 201-218. battaglia che si concluse con un'ulteriore sconfitta dei Goti. Pertanto i Goti furono costretti ad abbandonare l'Italia varcando di nuovo le Alpi GiulieOrosio, VII,3. e a fare ritorno in Illiria.