Fu il cinquantottesimo vescovo di Arezzo, reggendo ininterrottamente la diocesi tra il 1248 e il 1289. Dal grande potere politico, fu anche per breve tempo signore di Arezzo tra il 1287 e il 1289.
Proveniente dalla potente famiglia nobiliare e ghibellina degli Ubertini, fu una delle principali figure della politica aretina e toscana della seconda metà del XIII secolo. Costantemente impegnato nelle guerre tra guelfi e ghibellini, fu uomo politico spregiudicato e cambiò più volte schieramento, scontrandosi anche col governo della sua stessa città, di cui fu brevemente signore prima di morire. Durante la sua vita comandò numerose campagne militari, e combatté anche alla battaglia di Montaperti del 1260. Più simile a un grande feudatario che a un ecclesiastico, esercitò comunque un saldo controllo della sua diocesi, centralizzandone il controllo e costruendo numerosi nuovi edifici religiosi, tra i quali il moderno Duomo di Arezzo. Non si fece scrupoli nemmeno ad usare i mezzi religiosi più estremi come la scomunica e l'interdetto, spesso impiegandoli contro i propri avversari politici del momento.
Nel 1275, dopo aver partecipato al secondo concilio di Lione, ospitò papa Gregorio X ad Arezzo e, quando il pontefice vi morì, gestì il conclave del gennaio 1276, ottenendo un generoso lascito che finanziò la costruzione del nuovo duomo. Dopo aver nuovamente combattuto col Comune di Arezzo negli anni 1280, riuscì ad esautorare i suoi oppositori e a diventare signore della città nel 1287. Nel 1289 invece, quando scoppiò la guerra tra Arezzo e Firenze, si mise alla testa dell'armata aretina assieme a Bonconte da Montefeltro, trovando la morte alla conseguente battaglia di Campaldino. Con la dipartita del vescovo Guglielmino, Arezzo perse una guida capace e, per molti anni, non riuscì più a imporsi nel panorama politico toscano.
I resti di Guglielmino, dati per dispersi dopo la battaglia, furono infine identificati nel 2008 e interrati nel Duomo di Arezzo da lui stesso voluto. La storiografia, particolarmente influenzata dai cronisti coevi a lui avversi come Dino Compagni e Giovanni Villani, ricorda Guglielmino principalmente in maniera negativa, anche se la sua figura è stata poi parzialmente rivalutata.
Biografia Origini e ascesa
Guglielmo degli Ubertini nacque all'incirca nel 1219 (quasi certamente tra il 1215 e il 1220,. anche se don Silvano Pieri si spinge a ipotizzare perfino il 1230). nella potente famiglia degli Ubertini, nobili della Toscana orientale con vasti possedimenti in Valdarno, Valdambra, Casentino e Romagna. Gli Ubertini erano radicati principalmente nelle città di Firenze e Arezzo, dove esercitavano grande influenza. Mentre della madre non si conosce l'identità, suo padre era il nobile Gualtieri degli Ubertini. Alcuni cronisti come Dino Compagni, Tolomeo da Lucca e Niccolò Alticozzi lo ritenevano membro della famiglia dei Pazzi, forse confondendolo col nipote Guglielmo Pazzi; sebbene fosse effettivamente imparentato coi Pazzi, la sua appartenenza agli Ubertini è in epoca contemporanea assodata.. Ebbe numerosi fratelli: Biordo, primogenito che continuò la dinastia, poi Ugo, arcidiacono della cattedrale di Arezzo, e Ranieri I, vescovo eletto di Volterra nel 1251.. La parentela di Boso di Gualtieri degli Ubertini, canonico ad Arezzo tra il 1270 e il 1284 e forse a sua volta fratello di Guglielmino, non è invece certa.
Guglielmo, detto fin da giovane "Guglielmino" per la bassa statura, in quanto figlio cadetto fu avviato alla vita ecclesiastica, divenendo arcidiacono della vecchia cattedrale di Arezzo (oggi non più esistente) attorno al 1240, posizione che di solito rappresentava l'anticamera alla carica vescovile. Ad Arezzo infatti le autorità ecclesiastiche conservavano grande influenza politica, e la sua famiglia era quindi molto interessata a mantenere collegamenti in seno alla Chiesa.. Guglielmino rimase arcidiacono fino al 1248, quando l'allora vescovo di Arezzo Marcellino Albergotti Beltrami, fiero guelfo e oppositore di Federico II di Svevia, fu da questi catturato e impiccato.. Gli Ubertini, di schieramento ghibellino, riuscirono allora a far eleggere nuovo vescovo di Arezzo proprio Guglielmo,. che lo sarebbe rimasto per i successivi quarant'anni. Federico II riconobbe la nomina di Guglielmino, ma almeno inizialmente l'incarico fu solo nominale, perché allora gli Ubertini, sostenitori dell'imperatore, erano in guerra col Comune di Arezzo, e per un certo periodo il nuovo vescovo rimase arroccato nei castelli di famiglia fuori dalla città, difendendosi dagli attacchi del Comune.. Nonostante la turbolenza di quegli anni, gli Ubertini detenevano un controllo saldo sulla Chiesa toscana: oltre allo stesso Guglielmino e ai già citati Ugo arcidiacono ad Arezzo e Ranieri I vescovo di Volterra, il loro nipote Ranieri II Ubertini divenne preposto di San Gimignano e poi a sua volta vescovo di Volterra nel 1273.
Fino al 1255 mantenne solo il titolo di vescovo eletto, amministrando comunque la diocesi per quanto i veloci rivolgimenti politici glielo permettevano. Nei primi anni 1250 entrò in aspro contrasto con la parrocchia di Cortona, da cui pretendeva la riscossione delle decime; fu portato in giudizio dai cortonesi anche davanti al pontefice, che però diede ragione al vescovo.. Cortona a quel punto si rifiutò di sottostare alla sua autorità, e Guglielmino gettò l'interdetto sulla città. Tale provvedimento causò grande costernazione, aumentata dalla morte del ministro generale dell'Ordine francescano Elia da Cortona, che non poté ricevere l'estrema unzione proprio per l'interdetto imposto da Guglielmino.
Vescovo di Arezzo Rientro in città e passaggio ai guelfi Dopo la morte di Federico II di Svevia, la situazione politica italiana cominciò a stabilizzarsi e per un certo periodo gli scontri tra guelfi e ghibellini diminuirono d'intensità. Anche Arezzo fu interessata da questa pacificazione, e il vescovo Guglielmino, con la mediazione di Firenze,. fu uno dei primi a riappacificarsi col Comune tra il 1254 e il 1255 (in un atto del 16 febbraio 1255 era già chiamato vescovo e non più vescovo eletto). Con un ambiente politico più tranquillo, Guglielmo poté infine essere ufficialmente consacrato vescovo di Arezzo durante un viaggio a Roma nel 1255. Ad Arezzo si instaurò quindi un governo popolare di moderato orientamento guelfo, e per alcuni anni Guglielmino poté effettivamente amministrare la sua diocesi.
Nello stesso 1255 comunque, su richiesta di papa Alessandro IV, si mise a capo di una spedizione contro re Manfredi di Svevia, attaccando brevemente la Puglia (testimoniando quindi la sua spregiudicatezza politica, che lo portò spesso a mutare alleanze). Una precedente spedizione nel 1254 era stata abortita per la morte di papa Innocenzo IV, che aveva mandato brevemente in confusione le forze guelfe. Per finanziare le spedizioni anti-imperiali il vescovo impose onerose decime alla diocesi aretina, infliggendo anche la scomunica a chi rifiutò di pagarle..
Cura della diocesi Nonostante la sua forte e spesso prevaricante attività politica, Guglielmino non trascurò la cura pastorale della città, convinto sostenitore com'era della libertas ecclesiae, ovvero l'indipendenza della Chiesa rispetto al potere politico. Tuttavia spesso il vescovo usò la libertas ecclesiae come scusa per raggiungere i propri scopi, tanto che considerava la diocesi alla stregua di un proprio dominio personale. Dalla volontà forte e autoritaria, per imporre la propria linea politica Guglielmino si scontrò sovente con molte delle autorità ecclesiastiche locali, segnatamente i canonici del Duomo Vecchio, l'abate di Santa Fiora, il pievano di Cortona e i monaci dell'eremo di Camaldoli.
Particolarmente forte fu la contrapposizione coi canonici del Duomo Vecchio, per i quali fece da mediatore con quelli della Pieve di Arezzo nella decennale contesa per ospitare i festeggiamenti in onore del patrono della città, san Donato d'Arezzo. Nel 1250 quindi Guglielmo promosse la cosiddetta "unione guglielmina", che risolse forzosamente la divisione unendo i due diversi capitoli della Pieve e della Cattedrale.. Gli scontri col capitolo della Cattedrale proseguirono nel 1256, quando Guglielmo tentò di far eleggere nuovo arcidiacono un suo seguace. Il vescovo operò anche investiture di tabellionato, ovvero la nomina di nuovi notai, facoltà di cui i vescovi di Arezzo godettero fino al 1500 per diritto imperiale..
Il vescovo dette inoltre un impulso decisivo allo sviluppo delle infrastrutture civili e religiose aretine. Nel 1257 concesse ai frati dell'ordine di Sant'Agostino la costruzione di un edificio religioso in città, che divenne appunto la chiesa di Sant'Agostino. Autorizzò poi la creazione dell'ospedale di Santa Maria Sopra i Ponti (ormai non più esistente, sito un tempo in fondo all'attuale corso Italia) e approvò nel 1262 l'istituzione della Fraternita di Santa Maria della Misericordia (più tardi Fraternita dei Laici, una delle più importanti associazioni storiche aretine). Costruì inoltre un nuovo palazzo vescovile a partire dal 1256 e, infine, il nuovo Duomo di Arezzo, dando quindi molto prestigio alla diocesi testimoniandone la ricchezza e prosperità. Dotato anche di gusto artistico, richiamò ad Arezzo rinomati artisti dell'epoca come Giovanni Pisano. e Margaritone. per abbellire gli edifici da lui commissionati, mentre a Niccolò Pisano, fratello di Giovanni, affidò il restauro della pieve di Cortona..
Riforme morali e visita pastorale del 1257-1258 Alleato dell'ordine dei francescani, ne protesse la presenza in città, vincendo la diffidenza del clero aretino nei loro confronti, e consacrò anche il nuovo santuario della Verna. Dal forte senso morale, nel 1257 il vescovo indisse un sinodo diocesano dove, per rafforzare l'immagine della Chiesa aretina, condannò il concubinaggio allora molto diffuso tra i sacerdoti locali (sebbene lui stesso avesse un'amante e un figlio illegittimo). Alla fine del sinodo fece raccogliere le deliberazioni in un testo, le Costituzioni, che ordinò di distribuire in tutta la diocesi..
Fu molto attivo anche a livello pastorale, effettuando anche una visita a tutta la diocesi tra il 1257 e il 1258, in un'epoca in cui era ancora raro che fossero compiute dai vescovi (lo stesso Guglielmino, ad esempio, è il primo episcopo aretino noto ad averla effettuata con certezza).. Durante la sua visita pastorale, Guglielmo distribuì capillarmente le Costituzioni e fece accuratamente raccogliere tutte le dichiarazioni dei fedeli e soprattutto la consistenza dei patrimoni delle chiese locali, fondando quindi la burocrazia ecclesiastica del Comune di Arezzo. La visita pastorale si trasformò in una vera e propria occupazione quando interessò l'eremo di Camaldoli, da tempo in pessimi rapporti col vescovo.
Le campagne militari Conquista di Cortona e ritorno al ghibellinismo