Il Carabiniere è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina e successivamente della Marina Militare Italiana.
Propulsione L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons alimentate da tre caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, che scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una potenza di 49000 cavalli e consentiva alla nave di raggiungere la velocità molto elevata di quasi 39 nodi, ma non aveva per contro un'elevata autonomia.
Armamento L'armamento principale era costituito da cinque cannoni Ansaldo da 120/50 mm, in due torrette binate, che, a partire dagli anni trenta, ha equipaggiato tutte le classi di cacciatorpediniere costruiti per la Regia Marina ed un cannone singolo montato in sostituzione dell'obice illuminante da 120/15 mm sulla tuga centrale, che era presente in tutte le unità della Iª serie.
L'armamento antiaereo era costituito da otto mitragliere da 20/65 mm Mod. 1935, in quattro impianti binati.
L'armamento silurante era costituito da sei tubi lanciasiluri da 533 mm in due impianti tripli, quello antisommergibile da due lanciabombe laterali, bombe di profondità e mine.
Storia I primi anni e la seconda guerra mondiale Le prove in mare durarono dal dicembre 1938 al gennaio 1939.
Il 18 giugno 1939, unitamente agli altri caccia della classe, a Livorno, ricevette la Bandiera di combattimento avente come madrina la signora Felicita Contestabile, moglie del vice comandante generale dell'Arma, Carlo Contestabile.
Dopo un breve periodo di assegnazione alla XIII Squadriglia Cacciatorpediniere nel 1939, all'inizio della seconda guerra mondiale era della XII Squadriglia Cacciatorpediniere, che comprendeva i gemelli Lanciere, Ascari e Corazziere. Comandante della nave era il capitano di fregata Alberto Battaglia.
L'11 giugno fu inviato in perlustrazione nel Canale di Sicilia insieme al resto della XII Squadriglia, alla XI Squadriglia Cacciatorpediniere (Artigliere, Aviere, Geniere, Camicia Nera), alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Pola, Bolzano) ed alla VII (incrociatori leggeri Attendolo e Duca D'Aosta).
Il 7 luglio, alle 18.40, lasciò Augusta insieme alle unità sezionarie ed all'incrociatore pesante Pola, congiungendosi poi con il resto della II Squadra Navale (Divisioni incrociatori I, II, III e VII per un totale di 10 unità e squadriglie cacciatorpediniere IX, X, XI e XIII) che, dopo aver funto da forza di appoggio ad un'operazione di convogliamento per la Libia, si unì alla I Squadra e partecipò alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio: durante il ripiegamento della flotta italiana in tale scontro, la XII Squadriglia fu inviata, con le altre, al contrattacco silurante; il Carabiniere fu l'unica unità della sua squadriglia a non lanciare nemmeno un siluro..
Nella sera del 5 ottobre salpò da Taranto per scortare in Libia, insieme alle tre navi della XII Squadriglia, due trasporti (operazione «CV»), ma rientrò in porto in seguito all'avvistamento di navi da battaglia inglesi. Nel primo pomeriggio del 26 novembre salpò da Messina insieme a Lanciere ed Ascari ed alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Trieste e Bolzano), unendosi poi al resto della squadra italiana che prese parte all'inconclusiva battaglia di capo Teulada: durante tale scontro, tra le 12.35 e le 12.41 del 27 novembre, il Lanciere fu immobilizzato da tre proiettili da 152 mm dell'incrociatore britannico Southampton; il Carabiniere assistette l’Ascari che aveva preso a rimorchio la nave danneggiata, che fu trainata a lento moto a Cagliari con la scorta della III Divisione.La decisione di inviare in assistenza al Lanciere non solo Ascari e Carabiniere, ma l'intera III Divisione, è stata successivamente molto criticata da parte degli storici: in essa si vede infatti anche un anticipo della decisione, durante la battaglia di Capo Matapan, di inviare in soccorso all'incrociatore Pola l'intera I Divisione, che fu sorpresa e distrutta dalle corazzate inglesi..
Il 9 gennaio 1941 bombardò, insieme ai cacciatorpediniere Ascari, Folgore e Fulmine, le posizioni greche a Porto Palermo e Pinkerion.
Il 25 gennaio effettuò un altro bombardamento a Pinkerasi (Grecia) unitamente ad Ascari e Corazziere.
L'8 febbraio 1941 salpò da Messina insieme al Corazziere ed alla III Divisione incrociatori (Trento, Trieste, Bolzano, formazione che poi si congiunse alle corazzate Vittorio Veneto, Cesare e Doria ed alle Squadriglie Cacciatorpediniere X (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco) e XIII (Fuciliere, Granatiere, Bersagliere, Alpino) per intercettare la formazione britannica diretta a Genova per bombardare tale città, ma non riuscì né ad impedire il bombardamento, né ad individuare le navi inglesi.
Dal 12 al 13 marzo funse da scorta indiretta, unitamente a Corazziere, Aviere, alla torpediniera Dezza ed agli incrociatori Trento, Trieste e Bolzano, ad un convoglio (trasporti truppe Conte Rosso, Marco Polo e Victoria, cacciatorpediniere Folgore, Camicia Nera e Geniere) in rotta Napoli-Tripoli.
Alle 5.30 del 26 marzo 1941 salpò da Messina assieme a Corazziere ed Ascari ed alla III Divisione incrociatori (Trento, Trieste, Bolzano), che con varie altre unità – corazzata Vittorio Veneto, Divisioni incrociatori I (Zara, Pola, Fiume) e VIII (Garibaldi e Duca degli Abruzzi), Squadriglie cacciatorpediniere IX (Alfieri, Oriani, Gioberti, Carducci), XIII (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino), XVI (da Recco, Pessagno) – destinata a partecipare all'operazione «Gaudo», poi sfociata nella disastrosa battaglia di Capo Matapan, conclusasi con la perdita di tutta la I Divisione e dei cacciatorpediniere Alfieri e Carducci. Durante tale battaglia le navi della XII Squadriglia presero parte allo scontro di Gaudo e quindi scortarono gli incrociatori della III Divisione durante la ritirata italiana, difendendoli con il proprio fuoco contraereo.
Il 30 aprile 1941 appartenne alla scorta indiretta (con gli incrociatori pesanti Trieste e Bolzano, l'incrociatore leggero Eugenio di Savoia ed i cacciatorpediniere Gioberti ed Ascari) di un convoglio formato dai trasporti Birmania, Marburg, Reichenfels, Rialto e Kybfels in navigazione da Augusta e Messina per la Libia carichi di rifornimenti per l'Afrika Korps (la scorta diretta era costituita dai cacciatorpediniere Euro e Fulmine e dalle torpediniere Castore, Procione ed Orione); sebbene attaccato da aerei e sommergibili il 1º maggio, il convoglio non subì danni.
Il 25 giugno lasciò Messina e si aggregò alla scorta indiretta, formata dagli incrociatori Trieste e Gorizia e dai cacciatorpediniere Corazziere ed Ascari, ad un convoglio formato dai trasporti truppe Esperia, Marco Polo, Neptunia ed Oceania scortati dai cacciatorpediniere Aviere, Gioberti, Geniere e da Noli sulla rotta Napoli-Tripoli: dopo una sosta a Taranto il 27, le navi giunsero a destinazione il 29 giugno nonostante alcuni attacchi aerei (che procurarono lievi danni all’Esperia).
Dal 16 al 18 luglio fornì scorta indiretta, unitamente agli incrociatori Trieste e Bolzano ed ai cacciatorpediniere Ascari e Corazziere, ad un convoglio composto dai trasporti truppe Marco Polo, Neptunia ed Oceania in navigazione, con la scorta dei cacciatorpediniere Gioberti, Lanciere, Oriani, Geniere e della torpediniera Centauro, sulla rotta Taranto-Tripoli: tutte le navi giunsero a destinazione indenni, evitando anche un attacco del sommergibile HMS Unbeaten diretto contro l’Oceania.
Il 23 settembre posò un campo di mine a sudest di Malta insieme alle tre unità della XII Squadriglia, con la scorta di Aviere e Camicia Nera.
Il 24 settembre salpò da Palermo unitamente agli incrociatori leggeri Duca degli Abruzzi ed Attendolo, alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Trieste e Gorizia), al resto della XII Squadriglia ed alla X Squadriglia cacciatorpediniere (Maestrale, Grecale e Scirocco) per intercettare un convoglio britannico, senza riuscirci.
Il 21 ottobre fu speronato dal piroscafo Monte Maggiore nel porto di Messina riportando danni all'opera morta, che furono tuttavia riparati in breve tempo.
Alle 8.10 del 21 novembre 1941 lasciò Napoli insieme a Camicia Nera, Aviere, Corazziere e Geniere ed agli incrociatori Garibaldi e Duca degli Abruzzi per fungere da scorta indiretta a due convogli per la Libia. L'operazione fallì in seguito ad attacchi aerei e subacquei (che danneggiarono gravemente il Duca degli Abruzzi e l'incrociatore pesante Trieste); il Carabiniere scortò il Duca degli Abruzzi nella navigazione di rientro a Messina; il 22, raggiunto il convoglio siciliano, proseguì per Reggio insieme al Corazziere ed al cacciatorpediniere Turbine.
Il 13 dicembre salpò da Taranto insieme ai cacciatorpediniere Corazziere e Geniere per aggregarsi alla forza di copertura dell'operazione «M 41» (tre convogli per la Libia composti da 6 mercantili, 5 cacciatorpediniere ed una torpediniera), che però fu funestata dagli attacchi sottomarini, che affondarono due trasporti (il Fabio Filzi ed il Carlo del Greco) e danneggiarono seriamente la corazzata Vittorio Veneto; il Carabiniere fu distaccato per scortare la Vittorio Veneto in rientro a Taranto, insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Da Noli, Aviere, Geniere e Camicia Nera ed alle torpediniere Lince ed Aretusa.
Il 16-17 dicembre 1941 prese parte all'operazione di traffico per la Libia «M 42» come parte della scorta a distanza ed all'inconclusiva prima battaglia della Sirte.
In seguito allo scioglimento della XII Squadriglia Cacciatorpediniere, fu trasferito alla XIII.
Alle 18.50 del 3 gennaio 1942 salpò da Taranto unitamente ai cacciatorpediniere Ascari, Alpino, Aviere, Pigafetta, Geniere, da Noli e Camicia Nera, agli incrociatori pesanti Trento e Gorizia ed alle corazzate Littorio, Cesare e Doria per fornire scorta indiretta all'operazione «M 43» (tre convogli per la Libia con in mare complessivamente 6 mercantili, 6 cacciatorpediniere e 5 torpediniere): tutti i mercantili giunsero a destinazione il 5 gennaio ed alle 17 di quel giorno il gruppo «Littorio», Carabiniere compreso, rientrò a Taranto.
Il 22 gennaio fece parte – insieme agli incrociatori Attendolo, Duca degli Abruzzi e Montecuccoli ed ai cacciatorpediniere Bersagliere, Fuciliere ed Alpino – della forza per l'appoggio ravvicinato all'operazione «T. 18» (un convoglio formato dal trasporto truppe Victoria – partito da Taranto – e dai cargo Ravello, Monviso, Monginevro e Vettor Pisani – salpati da Messina –, con un carico di 15.000 tonnellate di materiali, 97 carri armati, 271 automezzi, 1467 uomini e la scorta dei cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, da Noli, Aviere, Geniere e Camicia Nera e delle torpediniere Orsa e Castore); il convoglio arrivò a Tripoli il 24, subendo però la perdita della Victoria, affondata da due attacchi di aerosiluranti..
A metà febbraio svolse una missione di ricerca nel bacino centrale del Mediterraneo, insieme alla III Divisione incrociatori ed al resto della XIII Squadriglia Cacciatorpediniere. Alle 13.45 del 16 febbraio, mentre tornava a Taranto da tale missione, fu avvistato dal sommergibile britannico P 36 che lo attaccò lanciando alcuni siluri: una delle armi centrò il Carabiniere sul lato di dritta asportandogli la prua. La nave riuscì tuttavia a restare a galla e, presa a rimorchio dapprima dalla vecchia torpediniera Dezza e poi dal rimorchiatore Instancabile, poté arrivare a Messina alle 8.30 del 17 febbraio..