L'Ara Pacis Augustae (Altare della pace di Augusto) è un antico altare fatto costruire a Roma nel 9 a.C. dal Senato, dedicato alla PaceRes Gestae Divi Augusti, 12. (in latino Pax, nell'accezione di divinità) inaugurato dall'imperatore Augusto.

Originariamente posto in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie, il luogo era emblematico perché situato a un miglio romano (1.472 m) dal pomerium, limite della città dove il console, di ritorno da una spedizione militare, perdeva i poteri ad essa relativi (imperium militiae) e rientrava in possesso dei propri poteri civili (imperium domi).

Questo monumento rappresenta una delle più significative testimonianze pervenuteci dell'arte augustea e intende simboleggiare la pace e la prosperità raggiunte come risultato della Pax Romana.

Storia

Le origini

Il 4 luglio del 13 a.C. il Senato decise di costruire un altare dedicato a tale raggiungimento in occasione del ritorno di Augusto da una spedizione pacificatrice di tre anni in Spagna e nella Gallia meridionale.

La dedica, cioè la cerimonia di consacrazione solenne, non ebbe però luogo fino al 30 gennaio del 9 a.C., data importante perché compleanno di Livia, moglie di Augusto.

Il monumento era collocato con un'entrata sull'antica via Flaminia e una verso il Campo Marzio.

Essendo stata edificata a poche centinaia di metri dal fiume Tevere (non dove sorge attualmente, ma dove si trova il successivo Palazzo Fiano-Peretti-Almagià), l'Ara Pacis fu fin da subito, già nel II secolo d.C., soggetta a danni causati dall'acqua e dall'umidità, tanto che ben presto molte sue parti risultarono rotte o separate dal corpo principale; il livello del terreno nella zona si alzò notevolmente a causa dell'apporto di materiale da parte del vicino fiume, e l'ara dovette essere circondata da un muro di mattoni per proteggerla dall'assalto del limo e della sabbia, poiché ormai già sporgeva dal terreno solo a partire dai fregi figurati.

Il ritrovamento e il restauro

Nel Medioevo l'Ara Pacis, come molti altri monumenti di epoca romana, fu usata come una sorta di "cava di marmo" da un marmorario, che ne utilizzava appunto i marmi per fabbricare altre costruzioni. Nel 1568 ci fu la prima riscoperta in tempi recenti dei resti dell'Ara Pacis (secondo altre fonti già nel 1536): sotto Palazzo Peretti in via in Lucina,Sito di un teatro, in seguito trasformato in un cinema. Inizialmente noto come Palazzo Peretti, nell'800 divenne di proprietà dei duchi Ottoboni di Fiano, prendendo così il nome di "Palazzo Fiano"; nel 1898 divenne proprietà del ricco commerciante Edoardo Almagià. a qualche centinaio di metri a sud est di dove il monumento fu in seguito ricostruito e restaurato, vennero rinvenuti alcuni frammenti di rilievi appartenenti all'altare. I reperti presero varie strade: per esempio la Saturnia tellus entrò nelle collezioni medicee e finì agli Uffizi, una parte fu venduta al Granduca di Toscana, un altro frammento finì al Museo del Louvre, un altro ancora ai Musei Vaticani. Altri scavi risalgono al 1859, quando furono recuperati il rilievo di Enea e la testa di Marte del rilievo del Lupercale, ma solo nel 1879 l'archeologo tedesco Federico von Duhn riconobbe i frammenti come provenienti dall'Ara di Augusto. Nel 1903 furono intrapresi scavi regolari per il recupero dei reperti, con l'interesse del proprietario del palazzo, Edoardo Almagià, e condotti dall'ingegner Mariano Cannizzaro e dall'archeologo Angiolo Pasqui; tali scavi si protrassero fino all’aprile del 1904 in maniera ufficiale, per poi proseguire fino al febbraio 1905 in maniera ufficiosa, finché furono nuovamente interrotti a causa di sopraggiunti problemi finanziariArchivio Stato di Roma, Direzione Generale Antichità e Belle Arti, II Divisione, b. 35, Relazione di Pellati del 28 giugno 1906 (i lavori dal 1903 al 1905 erano già costati circa 62.000 lire, equivalenti a oltre 250.000 euro del 2017). Nel 1909 fu varato il nuovo piano regolatore di Roma, che prevedeva tra l'altro l'abbattimento dei fabbricati intorno al Mausoleo di Augusto. Tra il 1918 e il 1921 si iniziò a prendere in considerazione la proposta fatta dal professor Oreste Mattirolo, presidente della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, di riunire i frammenti ritrovati fino ad allora e sparsi in varie parti d'Italia e del mondo. Alla vigilia del ventennio fascista e del dominio italiano del Duce, l'idea di ricostruire il monumento edificato dal primo "vero" duce Augusto eccitò l'opinione pubblica, e si arrivò anche a ipotizzare le iscrizioni da riportare sul monumento restaurato, come “ARA PACIS OLIM AUGUSTAE NUNC TOTIUS ITALIAE A.D. MCMXIX” oppure “GERMANIA VICTA AUSTRIA DELETA COSTANTINOPOLI ET HIEROSOLYMA LIBERATIS ARA PACIS AUGUSTAE RESTITUTA ANNO MCMXIX”.Archivio di Stato di Roma, Direzione Generale Antichità e Belle Arti, II Divisione, anni 1934-1940, b. 35, Pareri di Autorità e Istituti scientifici dello Stato intorno alla proposta di ricostruzione dell’Ara Pacis Augustae in Roma, approvata nell’adunanza del 22 dicembre 1918 Si dovette però attendere il 1937 perché riprendessero gli scavi. Nel 1932 iniziarono i lavori di demolizione degli edifici circostanti il Mausoleo di Augusto, nel contesto di un'enorme quantità di abbattimenti e demolizioni che caratterizzarono Roma negli anni '20-'30 del '900. Molte delle demolizioni furono presenziate dallo stesso Mussolini che le promuoveva, come testimoniano foto e filmati dell'Istituto Luce che lo mostrano, armato di piccone, in posa sui tetti delle case da distruggere, circondato dagli operai. La risistemazione del monumento suscitò all'epoca aspre polemiche, avendo assunto una connotazione politica: Mussolini, infatti, in seguito alla fondazione del Partito Fascista nel 1921 e all'assunzione della carica di Presidente del Consiglio, si era anche autodichiarato "Duce",v. anche "Duce - Storia romana" ossia successore degli antichi dittatori romani, e intendeva associare il restauro del monumento alla celebrazione del bimillenario della nascita di Augusto, primo imperatore romano, ricorrenza che cadeva il 23 settembre 1938. L'opera di risistemazione e riqualificazione dell'area fu affidata all'architetto Vittorio Ballio Morpurgo, già noto per aver progettato il Museo delle navi romane di Nemi, ma il progetto iniziale del 1935 non poté mai essere portato a termine per intero, sia per motivi economici (i fondi stanziati dal Governatorato di Roma scarseggiavano) che a causa dell'inizio della Seconda guerra mondiale; il risultato fu che invece di materiali pregiati come marmo, travertino e porfido, vennero usati cemento e surrogati e il risultato finale fu così lontano da quanto programmato che, infine, tutti ne presero le distanze. Le polemiche continuarono anche dopo la Guerra. 1937: Marzo: Riprendono gli scavi sotto palazzo Fiano, prolungandosi fino a dicembre. I lavori di estrazione dei frammenti dalle fondamenta del palazzo si avvalsero di metodi piuttosto all'avanguardia per l'epoca, come il congelamento del terreno per preservarne la solidità. Inizia il lavoro di assemblaggio dei vari reperti, difficilissimo a causa della scarsità dei frammenti e delle pochissime informazioni disponibili relative alla forma originaria del monumento, informazioni consistenti per lo più in due antiche monete romane, una di età neroniana, l’altra domizianea, raffiguranti l'ara vista da due lati opposti. 23 settembre: Apertura ufficiale del Bimillenario Augusteo. Mussolini annuncia la sua decisione di far collocare l'altare nello spazio che era venuto a liberarsi tra il fiume e il mausoleo a seguito della rimozione degli edifici circostanti il mausoleo stesso.

Nel 1938 si conclusero gli scavi e furono ricomposte tutte le partiNon senza alcune inesattezze, come l'orientamento dell'altare ritrovate fino ad allora, ma il lavoro di restauro si prospettava così lungo e difficile,"[...] E a proposito del trasporto ho invitato la Ditta Gondrand, Taburet, Silvestrini a presentarmi le loro offerte. Esse prevedono un periodo non inferiore a cinquanta giorni per il trasporto. Ma non c’è da illudersi che nel collocare tutte le parti e soprattutto nel montare il secondo sul primo piano (sono stati necessariamente con ogni cura, ricomposti l’uno separato dall’altro) non sorgano, per asimmetrie e irregolarità già esistenti in antico, degli imprevisti e si debba provvedere sul luogo piccoli ma necessari aggiustamenti delle parti rifatte, i quali esigono precisione e tempo. [...] (Archivio di Stato di Roma, Direzione Generale Antichità e Belle Arti, Commissione II, Anni 1934-1940, b. 36, Lettera di Giuseppe Moretti alla Regia Soprintendenza Alle Antichità di Roma, 13 luglio 1938) http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=386 e il tempo a disposizione era così breve (l'inaugurazione doveva avvenire entro il 23 settembre del 1938, ultimo giorno del Bimillenario Augusteo, quindi il tempo era limitato a 8-9 mesi), che si decise di affidare il restauro all'artista Odoardo Ferretti, professore di disegno e ornato, già impegnato accanto agli archeologi dal 1929 al 1932 nei lavori di Via dell’Impero, in modo da poter supplire alle mancanze documentali con la "fantasia", seppur guidata dall'esperienza; la ricomposizione dei frammenti avvenne nel Museo delle Terme di Roma. Per facilitare il recupero dei frammenti dispersi tra musei e collezioni private, nel febbraio del 1938 Vittorio Emanuele III re d’Italia promulgò apposito decretoRegio decreto – Legge 10 febbraio 1937- XV. Attribuzione al Ministro per l’educazione nazionale di speciali poteri, in relazione all’art. 3, n. 2 della legge del 31 gennaio 1926, IV n. 100 e alla legge 20 giugno 1909 n. 364 per attribuire la speciale facoltà al Ministro Segretario di Stato per l’Educazione Nazionale, di concentrare a Roma i frammenti dell’Ara esistenti in altre città del Regno, e di trattare il recupero di quelli appartenenti agli Stati stranieri, anche mediante scambi di beni artistici di proprietà demaniale incluse quelli che erano andate disperse in altri siti: furono così recuperati i frammenti fiorentini e quelli dei Musei Vaticani, e per quelli del Louvre e di Villa Medici, che non fu possibile riavere indietro, vennero usati dei calchi; l'altare fu quindi ricostruito di sana pianta.Nel 1937 si decise di ricostruire l’altare, per gli stessi motivi politico-propagandistici che ne avevano motivato la prima erezione. Era impossibile farlo sul luogo originario (si sarebbe dovuto distruggere un palazzo antico). Allora si propose di farlo in qualche museo o sulla via dell’Impero. Ma Mussolini stesso scelse i pressi del Mausoleo di Augusto, “sotto un porticato” tra via di Ripetta e il Lungotevere. 23 settembre 1938: inaugurazione dell'Ara Pacis e della teca del Morpurgo, con tetto e struttura portante in simil-porfido rosso e basamento in travertino bianco. 7 novembre 1938: inizia il dibattito sull'opportunità di collocare altrove l'Ara e la Teca, dibattito che continuerà fino agli anni 2000; una prima proposta, da parte di Oriolo Frezzotti, fu si spostarla nel Piazzale Romolo e Remo. 1938-1940 Proposta di spostare l'Ara all'interno del Mausoleo di Augusto da parte di Adalberto Libera.