Ani (; ; ; in greco: Ἄνιον) è una città medievale in rovina situata nella provincia turca di Kars, vicino al confine con l'Armenia. Tra il 961 e il 1045 fu la capitale dell'Armenia bagratide, che comprendeva la maggior parte dell'attuale Armenia e della Turchia orientale.
La città è collocata tra le gole del fiume Akhurian a est e la valle Tzaghkotzadzor a ovest. L'Akhurian è un affluente del fiume Aras e forma parte del confine tra la Turchia e l'Armenia.
Chiamata la "Città delle 1001 chiese", anche se il numero era significativamente inferiore (a oggi, 50 chiese, 33 cappelle rupestri e 20 cappelle sono state scavate da archeologi e storici) era al crocevia di diverse strade commerciali e i suoi edifici religiosi, palazzi e fortificazioni, erano tra i più avanzati del mondo, sia a livello tecnico che artistico, il che la distingueva dagli altri centri urbani contemporanei del regno armeno. Tra i suoi edifici più notevoli c'era la cattedrale di Ani, associata ai primi esempi di architettura gotica, tanto che gli studiosi sostengono abbia influenzato le grandi cattedrali d'Europa negli stili gotico e romanico; la sua volta a crociera non sarebbe stata vista nelle cattedrali europee per almeno altri due secoli.
Nel suo periodo di massimo sviluppo, all'interno delle sue mura vivevano tra i ed i abitanti, anche se, data l'area limitata, gli storici hanno messo in dubbio questa stima. La città, nota in tutta la regione per lo splendore e la ricchezza, fu rivale di Costantinopoli, Il Cairo e Baghdad; in seguito, però, finì dimenticata per secoli. Nel 1236 fu saccheggiata dai mongoli, nel XVI secolo fu assorbita dall'Impero Ottomano, ma non si riprese mai dagli effetti di un devastante terremoto del 1319 e, più significativamente, dallo spostamento delle rotte commerciali regionali, tanto che fu abbandonata nel XVII secolo. La sua riscoperta avvenne nei primi anni dell'Ottocento, quando viaggiatori europei cominciarono a visitare il sito archeologico, considerato un simbolo culturale e religioso. Secondo Razmik Panossian, Ani è uno dei simboli più visibili e "tangibili" della passata grandezza armena e quindi una fonte di orgoglio.
Nel 2016 il sito archeologico è stato inserito nella lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Dopo due decenni di continui sforzi internazionali, si è trasformato da luogo di conflitto e instabilità geopolitica in un centro di turismo culturale. Ani è anche uno dei nomi femminili più popolari in Armenia.
Storia
Gli storici armeni menzionano Ani per la prima volta nel V secolo, descrivendola come una fortezza posta sulla cima di una collina e appartenente alla dinastia armena dei Kamsarakan.
All'inizio del IX secolo i territori dell'Arsharunik e dello Shirak (inclusa Ani) appartenenti ai Kamsarakan furono incorporati nei possedimenti della dinastia armena dei Bagratuni, il cui capo, Ashot Msaker (detto il "Mangiacarne", 806-827), nell'804 era stato insignito dal Califfato del titolo di ishkhan (principe) di Armenia.Garsoian, Nina. "The Arab Invasions and the Rise of the Bagratuni (649–684)" in The Armenian People from Ancient to Modern Times, Volume I, The Dynastic Periods: From Antiquity to the Fourteenth Century, ed. Richard G. Hovannisian. New York: St Martin's Press, 1997, p. 146.
La prima capitale dei Bagratidi fu Bagaran, 40 km a sud di Ani, poi la capitale fu trasferita a Shirakavan, 25 km a nord-est di Ani, e quindi, nel 929, a Kars. Nel 961, il re Ashot III (953-977) trasferì la capitale ad Ani. La città si espanse rapidamente durante il regno di Smbat II (977-989).
Nel 992 vi fu trasferito il Catolicosato armeno. All'inizio dell'XI secolo la popolazione oltrepassava i abitantiRedgate, Anne Elizabeth. The Armenians. Oxford: Blackwell Publishers, 1998, p. 210. e la sua fama era tale da essere conosciuta come "la città dalle quaranta porte" e "la città dalle centouno chiese". L'aumento di potere e di ricchezza ne fecero un importante snodo commerciale, in particolare con l'Impero bizantino, l'Impero persiano, gli arabi, ma anche altre nazioni più piccole nella Russia meridionale e in Asia centrale.
Raggiunse il massimo splendore durante il lungo regno di Gagik I (989-1020), dopo la morte del quale il regno fu diviso tra i due figli: il fratello maggiore, Hovhannes-Smbat (1020-1041), prese possesso di Ani, mentre il fratello minore, Ashot (1020-1040), dominava sulla restante parte del regno Bagratide. Hovhannes Smbat, temendo che l'impero bizantino potesse attaccare il regno ora indebolito, designò suo erede l'imperatore Basilio II.Whittow. Making of Byzantium, p. 383. Alla morte di Hovhannes, nel 1041, Michele IV reclamò la sovranità su Ani. Il nuovo re di Ani, Gagik II (1042-1045) vi si oppose e l'imperatore bizantino mandò il suo esercito a prendere possesso della città. Vi riuscì nel 1045, dopo la cattura di Ashot, e nella città fu insediato un governatore greco.
Nel 1064 l'esercito turco, guidato dal sultano Alp Arslan, attaccò la città e se ne impossessò dopo un assedio durato 25 giorni, trucidando i suoi abitanti. Un resoconto del sacco e del massacro di Ani ci è dato dallo storico turco Sibt ibn al-Jawzi, il quale cita un testimone oculare, dicendo:Nel 1072 la città fu venduta ai Shaddadidi, una dinastia curdo-musulmana, che perseguì una politica di riconciliazione tra la popolazione armena e cristiana. Molti Shaddadidi sposarono appartenenti alla nobiltà Bagratide. Quando il governo dei Shaddadidi divenne troppo intollerante, la popolazione chiamò in aiuto il regno cristiano della Georgia. I georgiani presero possesso di Ani nel 1124, nel 1161 e nel 1174,Georgian National Academy of Sciences, Kartlis Tskhovreba (History of Georgia), Artanuji pub. Tbilisi 2014 ma ogni volta la città ritornò ai Shaddadidi.
Nel 1199 l'esercito della regina Tamara di Georgia prese possesso della città. Il governatorato fu dato a Zakare e Ivane Mkhargrdzeli, due generali del suo esercito, da cui discese la dinastia dei Zakaridi, che si consideravano gli eredi dei Bagratidi. Presto la prosperità ritornò in città: furono rafforzati i sistemi difensivi e costruite molte nuove chiese. Il successore di Zakare fu il figlio Shahanshah.
I Mongoli strinsero d'assedio Ani nel 1226. Nel 1236, mentre Shahanshah era assente, saccheggiarono la città uccidendo gran parte della popolazione. Al suo ritorno gli Zakaridi continuarono a governare la città come vassalli dei Mongoli invece che dei georgiani.
Durante la dominazione mongola, Ani conobbe un periodo di graduale ma irrefrenabile declino. Fino al XIV secolo la città fu dominata da una successione di dinastie turche, come i Jalayridi e i Kara Koyunlu, che ne fecero la loro capitale. Tamerlano prese possesso della città intorno al 1380, ma alla sua morte i Kara Koyunlu ne ripresero il controllo e trasferirono la capitale a Erevan. Nel 1441 il Catolicosato fece lo stesso. I Persiani Safavidi governarono Ani finché essa diventò parte dell'impero Turco-Ottomano nel 1579.
Fino alla metà del XVII secolo Ani fu una piccola città cinta da mura; poi fu abbandonata del tutto verso la metà del XVIII secolo. Allo spopolamento della città seguì quello delle circostanti aree rurali dovuto alla crescente presenza delle tribù nomadi curde.
Epoca moderna Nella prima metà del XIX secolo, i viaggiatori europei scoprirono Ani e pubblicarono descrizioni della città nei giornali accademici e nei racconti di viaggio. Nel 1878 la regione di Kars, inclusa Ani, fu incorporata nel territorio dell'Impero russo. Nel 1892 iniziarono i primi scavi archeologici sponsorizzati dall'Accademia delle Scienze di San Pietroburgo e supervisionati dall'archeologo e orientalista Nikolaj Jakovlevič Marr (1864-1934). Gli scavi di Marr ripresero nel 1904 e continuarono fino al 1917. Ampi settori della città furono scoperti, portando alla luce edifici, e i ritrovamenti furono studiati e pubblicati sui giornali accademici. Furono scritte guide turistiche sui monumenti e sui musei, e l'intero sito fu per la prima volta ispezionato.Kalantar, Ashkharbek, The Mediaeval Inscriptions of Vanstan, Armenia, Civilisations du Proche-Orient: Series 2 – Philologie – CDPOP 2, Vol. 2, Recherches et Publications, Neuchâtel, Paris, 1999; Gli edifici più a rischio di crollo furono sottoposti a restauri di emergenza. Per raccogliere le decine di migliaia di reperti trovati durante gli scavi, Fu fondato un museo ospitato in due edifici: nella moschea Minuchihr e in un altro edificio in pietra appositamente costruito a tale scopo. Anche la popolazione armena residente nei villaggi vicini iniziò a visitare regolarmente il sito archeologico.Manuk-Khaloyan, Armen. "The God-Borne Days of Ani: A Revealing Look at the Former Medieval Armenian Capital of Armenia at the Turn of the 20th Century." Armenian Weekly. novembre 29, 2011. Retrieved marzo 30, 2012.
Nel 1918, durante gli ultimi episodi della prima guerra mondiale, l'esercito dell'Impero ottomano si fece strada attraverso il territorio dell'appena dichiarata Prima Repubblica di Armenia conquistando Kars nel mese di aprile. Ad Ani furono compiuti tentativi di evacuare i reperti contenuti nel museo mentre i soldati turchi si avvicinavano. Circa oggetti, tra i più trasportabili, furono rimossi dall'archeologo Ashkharbek Kalantar, uno dei partecipanti agli scavi condotti da Nicolaj Marr. Su richiesta ufficiale di Joseph Orbeli, i reperti salvati vennero riuniti in un'unica collezione museale; oggi fanno parte della collezione del Museo di Storia dell'Armenia di Erevan.
Tutto ciò che non poté essere salvato andò perso o distrutto.Marr, Nikolai Y. "Ani, La Ville Arménniene en Ruines", Revue des Études Arméniennes 1 (1921). La resa e la dissoluzione dell'Impero ottomano alla fine della prima guerra mondiale condussero al ritorno di Ani sotto il controllo armeno, ma una nuova offensiva contro la Repubblica Armena nel 1920 fece sì che la Turchia rientrasse in possesso della città.Hovannisian, Richard G. "The Contest for Kars, 1914-1921," in Hovannisian, (ed.), Armenian Kars and Ani, pp. 315-16.
Nel maggio del 1921 il ministro turco Rıza Nur ordinò al comandante del Fronte Orientale, Kâzım Karabekir, di «spazzare via i monumenti di Ani dalla faccia della terra». Karabekir scrive nelle sue memorie di avere ignorato tale ordine, ma il fatto che ogni traccia degli scavi eseguiti da Marr e dei restauri degli edifici sia stata cancellata suggerisce che l'ordine fu almeno in parte eseguito. Nell'ottobre dello stesso anno, la firma del Trattato di Kars formalizzò l'incorporazione del territorio contenente Ani all'interno della Repubblica turca. Con l'ingresso della Turchia nella NATO del 1952, il sito divenne parte del fronte della Guerra fredda in quanto posto al confine con la RSS Armena. Vi furono anche delle negoziazioni per il trasferimento di Ani all'Armenia in cambio di alcuni villaggi azeri nella zona del Monte Akbaba, ma non andarono a buon fine. Fino al 2004 era necessario un permesso del ministero della cultura turco per visitare il sito.
Dal lato armeno del confine, nei pressi di Haykajor, è stato istituito un posto di osservazione per vedere la città antica, anche data la chiusura del confine tra Armenia e Turchia, tuttavia con scarsa visibilità.
Il sito è stato identificato come a rischio danneggiamento per gestione inadeguata e saccheggi, anche in quanto ha subito diversi danni negli anni a causa dei terremoti.
Monumenti Tutte le strutture di Ani sono costruite utilizzando il basalto vulcanico locale, una sorta di pietra tufacea. È facile da intagliare ed è disponibile in una varietà di colori vivaci, dal giallo crema al rosso rosa, fino al nero corvino. È importante notare che durante gli attacchi e i disastri naturali che Ani ha dovuto affrontare nel corso degli anni, tutti gli edifici hanno subito danni strutturali significativi, o sono stati completamente distrutti. I monumenti più importanti sopravvissuti sono i seguenti:
La Cattedrale