Il quadrato del Sator è una ricorrente iscrizione in lingua latina, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell'ordine indicato o in ordine inverso, dà luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra e viceversa. Nelle iscrizioni latine la frase inizia con la parola ROTAS, ma dal V secolo è stata utilizzata prevalentemente la versione che inizia con SATOR. Quando la frase è scritta in forma di quadrato magico la frase palindroma gode di ulteriori simmetrie e può essere letta anche in direzione verticale sia dall'alto verso il basso che viceversa. L'iscrizione è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate.
La struttura Disponendo le parole su una matrice quadrata (vedasi figura), si ottiene una struttura che ricorda quella dei quadrati magici di tipo numerico. Le cinque parole si ripetono se vengono lette da sinistra a destra e dall'alto al basso oppure da destra a sinistra e dal basso in alto. Al centro del quadrato, la parola palindromica TENET forma una croce.
Storia del misterioso quadrato
Il curioso quadrato magico è visibile su un numero sorprendentemente vasto di reperti archeologici, sparsi un po' ovunque in Europa. Gli esemplari più antichi e più celebri sono quello incompleto rinvenuto nel 1925 durante gli scavi di Pompei, inciso su una colonna della casa di Paquio Proculo. e quello trovato nel novembre del 1936 su una colonna della Palestra Grande, sempre a Pompei.. Quest'ultimo ha avuto grande importanza negli studi storici relativi alla frase palindroma poiché esso è completo e arricchito da altri segni interessanti che non si sono trovati altrove. e fu certamente inciso prima dell'eruzione del 79 d.C. A partire da questi ritrovamenti, il quadrato del Sator viene anche detto "latercolo pompeiano".
Ne sono stati rinvenuti esempi a Roma, nei sotterranei della basilica di Santa Maria Maggiore, nelle rovine romane di Cirencester (l'antica Corinium) in Inghilterra, nel castello di Rochemaure (Rodano-Alpi), a Oppède in Vaucluse, a Le Puy-en-Velay, nella corte della Cappella di Saint-Clair, sulla parete del Duomo cittadino di fronte al Palazzo Arcivescovile a Siena, in Abruzzo sulla facciata della Chiesa di Santa Lucia a Magliano de' Marsi e su quella dell'Abbazia di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, nella Certosa di Trisulti a Collepardo, sul muro della rocca di Brusaporto in provincia di Bergamo, a Santiago di Compostela in Spagna, nelle rovine della fortezza romana di Aquincum in Ungheria, a Riva San Vitale in Svizzera, solo per citarne alcune.
A volte le cinque parole si trovano disposte in forma radiale, come nell'abbazia di Valvisciolo a Sermoneta, oppure in forma circolare come nella Collegiata di Sant'Orso di Aosta. Nel centro di quest'ultimo mosaico è raffigurato Sansone che uccide il leone, un'allusione all'esistenza di un significato nascosto nella frase del "Sator" che cinge il tondo centrale. Infatti secondo la Bibbia, Sansone, dopo aver ucciso la belva, durante una festa pose ai filistei un indovinello: «Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce», che i convitati non riuscirono a risolvere.
Altre chiese medioevali ancora, nelle quali si registra, in Italia, la presenza della frase palindroma (in forma di quadrato magico oppure in forma radiale o circolare) sono: la Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima, la Concattedrale di Ascoli Satriano, l'abbazia di San Pietro ad Oratorium a CapestranoSi tratta di una chiesa il cui altare cristiano fu edificato su una ara pagana, pare dedicata a Venere; secondo alcuni studiosi a San Pietro ad Oratorium transitarono cavalieri templari di ritorno dalla Terra santa., le chiese di Santa Maria Maddalena in Campo Marzo a Verona e di San Michele di Pescantina, la chiesa di Santa Maria Ester ad Acquaviva Collecroce, Nelle Marche nella chiesa di San Lorenzo a Paggese di Acquasanta Terme e nella pieve di Santa Maria Plebis flexiae, Fabriano, le abbazie di Casamari a Veroli e di Montecassino a Cassino, ecc. Il quadrato è diffuso in molte altre chiese francesi come la chiesa di Maignelay-Montigny e la cattedrale di Digione.
Si osservi che moltissimi esemplari sono stati rinvenuti in edifici religiosi cristiani e che non se ne conoscono di antecedenti l'era cristiana (la diffusione del cristianesimo a Pompei prima dell'eruzione sembrerebbe documentata archeologicamente).
Parole enigmatiche
Sator La parola sator significa seminatore, coltivatore e in senso figurato padre, creatore. Nei contesti cristiani allude ad alcune parabole evangeliche, in cui rappresenta Dio Padre. Nell'Apocalisse, però, è il Cristo che regge una falce affilata e miete (v. ). La metafora venne approfondita dai padri della chiesa e in particolare da Ireneo di Lione (130-202), per il quale il Verbo aveva seminato l'umanità con Adamo, l'aveva sarchiata con l'aratro costituito dalla croce di Cristo e sarebbe intervenuto a mietere con la falce messoria alla fine dei tempi. La metafora, però, di un coltivatore celeste per rappresentare la divinità creatrice e conservatrice del mondo è presente anche nelle opere di alcuni scrittori latini dall'inizio del periodo augusteo in poi. Un'origine pagana del Sator, antecedente di poco il cristianesimo, spiegherebbe in modo più probabile la presenza di ben tre quadrati del Sator a Pompei pochi decenni dopo la morte di Gesù.
Verso il 44-45 a.C. Marco Tullio Cicerone, traducendo liberamente un brano de Le Trachinie di Sofocle, riporta che Ercole invoca Zeus con l'epiteto caelestum sator (padre degli dei)Tusculanae disputationes, II,21.. Poco dopo, nel De natura deorum, viene detto sator il mondo naturale, che rende fecondi, genera, educa e alimenta i viventiOmnium autem rerum quae natura administrantur seminator et sator et parens, ut ita dicam, atque educator et altor est mundus, Libro II, 86., nel quale, in accordo col pensiero stoico, opera una divinità immanente e provvidenziale (in greco: prònoia): il Logos spermatikòs (Logos seminale), detto anche "pneuma" (anima del mondo) e assimilato al fuoco, uno dei 4 elementi costitutivi dell'universo. Il Logos stoico venne identificato con la "Parola di Dio" biblica dal filosofo ebreo Filone di Alessandria, ponendo un'ulteriore premessa per l'identificazione del Sator con il dio dei cristiani nei secoli successivi.
Nella cultura romana del tempo di Cicerone, invece, questa divinità nascosta avrebbe potuto essere rappresentata simbolicamente con Saturno, il dio romano dell'agricoltura, il cui stesso nome è legato alla semina e alle messi (in latino: sata).Questa etimologia, vera o falsa che sia, è affermata proprio in quegli stessi anni dallo scrittore latino Marco Terenzio Varrone (De lingua Latina, 5,64). Nonostante alcuni errori ortografici proprio il nome di Saturno è scritto a Pompei sotto il più antico quadrato del sator conosciuto.
Nel secolo successivo l'epiteto sator è utilizzato in opere letterarie celebrative dell'impero romano per indicare come "padre degli dei e degli uomini" Giove, padre di Venere e perciò nonno di Enea, da cui secondo l'Eneide di Virgilio discendeva il popolo romano.cfr. "hominum sator atque deorum" nell'Eneide: I,254 e XI,725. Giove "sator" ricompare circa un secolo dopo al tempo degli imperatori flavi in un altro scritto celebrativo delle origini di Roma imperiale: Le Argonautiche di Valerio Flacco. In conclusione nella letteratura latina augustea e del I secolo dopo Cristo il sator era la divinità suprema, da intendersi come Saturno o come Giove.
Arepo La parola successiva arepo è la più misteriosa, anche perché non compare in nessun altro testo della lingua latina classica. Molti esperti, perciò, la considerarono solo un nome proprio, benché il nome non compaia in nessun altro testo come nome di persona, di divinità o di luogo. Altri studiosi cercarono argomenti per interpretarla come "carro" o "aratro", un vocabolo del mondo agricolo come sator e un oggetto ligneo che in contesti cristiani potrebbe alludere alla croce. Nella sua Storia naturale Plinio il Vecchio menziona l'utilizzo già allora di un aratro con ruote. Altri studiosi ancora hanno collegato arepo con vocaboli che indicavano un piccolo appezzamento (aripennis) o come un'abbreviazione di "areopago", sede del collegio delle supreme magistrature della città di Atene fin dal periodo monarchico. Tutte interpretazioni difficili da sostenere e perciò oggetto di discussione.
Nel glossario del latino medievale del Du Cange esiste la parola "aripus", da lui interpretata come gladius falcatus, cioè l'arma/attrezzo detta harpe (dal greco antico ἅρπη). In agricoltura lo stesso vocabolo indica anche l'attrezzo che oggi si chiama "roncola", simile al moderno falcetto (la "falce messoria"), ma molto più robusto e rozzo. La harpe/falce/roncola è un attributo iconografico di Saturno, protettore dell'agricoltura.Ovidio chiama Saturno "falcifer deus" (Fasti, I, 234). Cfr. anche Sesto Pompeo Festo, De Verborum Significatione, alla voce "Opima spolia" (Liber XIII): «quod ipse agrorum cultor habetur, nominatus a satu, tenensque falcem effingitur, quae est insigne agricolae». Il dio, poi, venne identificato col titano greco Crono, che secondo la Teogonia di Esiodo avrebbe utilizzato l'attrezzo anche per evirare il padre Urano. Secondo Silvana Zanella il misterioso arepo sarebbe proprio questo attrezzo.Silvana Maria Zanella e L. P. Bellozzi, Enigma. La preghiera al Padre fra retorica e cosmologia, Excelsior edizioni 2010. Sator arepo, il seminatore con la roncola, potrebbe quindi essere Saturno, il cui regno secondo Virgilio stava per tornare sulla Terra, come nuova età dell'oro. Saturno, infatti, avrebbe regnato sul Lazio e la sua sede sarebbe stata precisamente sul colle del Campidoglio. In quella remota e felice epoca il nome "Saturnia" avrebbe quindi indicato sia Roma sia l'intera Italia.«a patre dicta meo quondam Saturnia Roma est» Ovidio, Fasti, VI, 31; «Saturnia Italia et mons qui nunc est Capitolium, Saturnus appellabatur», Festo l.c.; «Salve, magna parens frugum, Saturnia tellus, magna virum», Virgilio, Georgiche II, 173. Nella sua ecloga IV Virgilio scrive: Iam redeunt saturnia regna e l'associa alla imminente nascita di un bimbo. I cristiani interpretarono questi versi come profezia della nascita di Cristo e attribuirono a Virgilio un ruolo propedeutico alla loro fede, come testimonia anche semplicemente il suo ruolo nella Divina Commedia.
Tenet, opera, rotas L'interpretazione delle ultime tre parole presenta difficoltà minori, tenet significa "tiene", "regge", "guida". Opera potrebbe significare "con cura", in quanto ablativo del vocabolo opera, oppure "le opere", come plurale del vocabolo opus. Infine rotas viene tradotto con "ruote": potrebbero essere quelle di un carro o metaforicamente le ruote celesti del destino (come le traiettorie percorse dalle stelle nella notte) per indicare genericamente le sorti della storia.
Significato Lettura lineare
Difficile stabilire il significato letterale della frase composta dalle cinque parole, dal momento che il termine AREPO è un hapax legomenon nella letteratura latina, e quindi non è possibile stabilirne il significato per confronto. Se il termine indica un nome proprio, la frase è traducibile come "Il seminatore Arepo maneggia con cura le ruote".