Esordi Carriera militare Nato a MontpellierJ. Tulard, Histoire et dictionnaire de la Révolution française (o a Villeneuve-de-BergLarousse universel du XIX siècle, o a Antraigues-sur-VolaneDictionnaire des Parlementaires, a seconda delle fonti), da una nobile famiglia del Vivarese, il giovane d'Antraigues entrò nell'esercito a 14 anni, prima come sottotenente della Guardia del corpo reale a Versailles, poi come capitano nel Reggimento del Reale-Piemonte Cavalleira grazie alla protezione dello zio, Guignard de Saint-Priest, ambasciatore di Luigi XV a Lisbona e poi di Luigi XV e Luigi XVI a Costantinopoli.

Frequentazioni letterarie Nel 1770 Louis Alexandre conobbe Rousseau, con il quale mantenne una corrispondenza, durata sino alla morte di quest'ultimo, nel 1778. Nel 1776, trascorse diversi mesi a Ferney, presso Ginevra, in compagnia di Voltaire (che vi risiedeva dal 1759). Queste frequentazioni delle grandi figure del Secolo dei lumi, lo fecero disamorare dalla carriera militare, tanto che, nel 1778, prese congedo. Poco dopo accompagnò lo zio Guignard de Saint-Priest che tornava al suo ufficio a Costantinopoli; ciò gli consentì, lo stesso anno, di proseguire sino in Egitto e, nel corso del viaggio di ritorno del 1779, di visitare Varsavia (allora ancora capitale di un regno indipendente), Cracovia e Vienna.

Mecenate a Parigi Di ritorno a Parigi, tornò a frequentazioni fra filosofi e artisti, mettendo a profitto la figura gradevole, le maniere eleganti, la cultura che gli valsero un grande successo. Si fece, parimenti, mecenate di letterati e artisti; ciò gli consentì di divenire amante di Madame Saint-Huberty (prima cantante della Opera Nazionale), di tentare, si disse, di sedurre la giovane regina Maria Antonietta, di legarsi in amicizia con alcuni fra i futuri protagonisti della Grande Rivoluzione, quali Chamfort, Mirabeau, Laharpe e di completare un'educazione decisamente 'moderna', immersa, come si dice, nelle idee del suo secolo.

La Grande Rivoluzione Un celebre pamphlet ‘democratico’ L'evento che mutò il corso della vita del d'Antraigues, e della Francia, intercorse l'8 agosto 1788, allorché Luigi XVI annunciò la convocazione a Versailles degli Stati Generali, per il 5 maggio 1789. Queste speciali circostanze gli suggerirono la pubblicazione, già nel 1788, di un primo pamphlet, intitolato Memoria sugli Stati Generali, i loro diritti e la maniera di convocarliMémoire sur les États généraux, leurs droits et la manière de les convoquer: qui espresse, fra i primi, l'idea, decisamente 'rivoluzionaria', della identificazione del Terzo Stato con la nazione. Un celebre passaggio recitava: il Terzo Stato è il popolo ed il popolo è il fondamento dello Stato; esso è, in effetti, lo Stato stesso... è nel popolo che risiede tutto il potere di una nazione ed è per il popolo che esistono tutti gli stati, per poi, più oltre, rinnegare la propria classe aristocratica: la nobiltà ereditaria è il più grande flagello che Dio, nella sua collera, abbia sparso sugli esseri umani.

Deputato della nobiltà agli Stati Generali Ciò nonostante, egli accettò di essere nominato rappresentante del Secondo Stato (i nobili) agli Stati Generali, per il baliato di Villeneuve-de-Berg, ove possedeva terre.

Riuniti che furono i delegati, gli Stati Generali vennero aperti il 5 maggio. Subito il terzo Stato prese a pretendere il voto per testa291 delegati del clero, 270 della nobiltà, 578 del terzo stato, in seguito ad una decisione del Consiglio di Stato, caldeggiata dal Conte di Provenza, che, il 27 dicembre 1788, aveva stabilito di raddoppiare i delegati del terzo, nell'errata presunzione che questi sarebbero rimasti fedeli al regime costituzionale vigente, mentre il "regime costituzionale" vigente prevedeva quello per ordine. Gli avvenimenti precipitarono a partire dal 20 giugno, con il Giuramento della Pallacorda: il 9 luglio il Terzo Stato si riunì come Assemblea Nazionale Costituente, il 14 luglio, venne presa la Bastiglia. Nel movimentato contesto d'Antraigues si fece notare fra i nobili 'illuminati': intervenne per incitare il proprio stato a rinunciare ai propri privilegi in materia di imposte, per poi prendere parte alla Giuramento della Pallacorda. Allorché, il 9 luglio, su istruzione reale del 27 giugno, gli Stati Generali si trasformarono in Costituente, egli accettò di sedervi, pur mantenendosi formalmente ostile alla trasformazione. Coerentemente, si pronunciò a favore della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, nel corso del dibattito del 20-26 agosto.

La svolta a destra dopo la insurrezione del 5 ottobre Tale decreto non venne ratificato da Luigi XVI se non il 5 ottobre, allorché la Reggia di Versailles venne raggiunta da una gran folla partita da Parigi. All'alba del 6, il palazzo, pur sotto la protezione della guardia nazionale agli ordini del La Fayette, venne investito dalla folla che puntò agli appartamenti della regina per linciarla; si salvò quasi per caso, ma la corte vennero costretta a trasferirsi a Parigi, alle Tuileries, seguita dall'Assemblea e dai deputati, molti dei quali avevano incoraggiato l'insurrezione.

Tali eventi fecero grande sensazione, inducendo alla fuga i primi Émigré, a seguire il primigenio esempio del Principe di Condé e del conte d'Artois (secondo fratello cadetto del re). D'Antraigues reagì abbandonando le proprie posizioni riformatrici: prese ad opporsi alla gestione del ministro Necker e a rivendicare le prerogative della nobiltà, di concerto con altri deputati, quali il marchese de Bouthillier-Chavigny e de Cazalès.

La cospirazione del Favras e la fuga Le cose erano a questo punto, quando scoppiò il caso dell'abortita congiura del marchese di Favras, mirante liberare Luigi XVI dalle Tuileries e trasferirlo a Metz, lasciando mano libera all'esercito nella capitale, che avrebbe dovuto essere assediata e costretta alla capitolazione per fame; il Conte di Provenza, fratello minore del sovrano, sarebbe stato nominato reggente. Si parlò anche di un progetto di assassinio dei tre maggiori leader moderati (realisti ma decisamente allineati alla Costituente): Gilbert du Motier de La Fayette capo della guardia nazionale, Bailly, sindaco di Parigi e Jacques Necker, popolare ministro delle finanze.

Favras era sicuramente un loro avversario ma, se cospirazione vi fu, essa fu maldestra e, il 24 dicembre 1789, La Fayette non ebbe difficoltà a procedere all'arresto suo e della moglie; nell'accusa fu coinvolto anche il d'Antraigues, che venne denunciato, cosa che lo indusse a lasciare la Francia a seguito della decapitazione del Favras, il 19 febbraio 1790. Il Conte di Provenza fu costretto a disapprovare pubblicamente l'operato del Favras in un discorso di fronte alla Comune di Parigi e in una lettera alla Costituente.

Agente realista in esilio La fuga in Svizzera e in Lombardia Si rifugiò a Losanna, in Svizzera, ove venne dopo breve raggiunto dalla sua amante, la Saint-Huberty e dove furono ospiti presso il Conte Turconi, a Mendrisio, ove, il 29 dicembre 1790 contrassero matrimonio segreto, dopo sette anni di relazione amorosa. Si trasferirono poi in Italia, allora ben lontana dall'essere investita dalle armate rivoluzionarie. Presso Milano nacque, il 26 giugno 1792, il figlio.

Al 1791 risale un secondo pamphlet, intitolato Point d'accommodement: venne pubblicato a Parigi ed ebbe, almeno, cinque edizioni.

Attaché all'ambasciata spagnola a Venezia In virtù della propria posizione ed educazione, d'Antraigues poté trovare impiego come attaché della ambasciata a Venezia del Regno di Spagna di Carlo IV.

Nel frattempo in Francia, la situazione politica stava rapidamente precipitando: il 20 aprile 1792 la Francia aveva dichiarato guerra all'Austria del giovane Francesco II, il 10 agosto 1792 la folla aveva assalito le Tuileries, inducendo agli arresti la famiglia reale, il 20 settembre l'esercito rivoluzionario aveva ottenuto l'insperato successo di Valmy e il 21 gennaio 1793 Luigi XVI era stato ghigliottinato.

Dopo il regicidio, i monarchici avevano trovato un nuovo leader nel di lui fratello cadetto, il conte di Provenza: questi si era proclamato reggente, per il nipote, che proclamò re con il titolo di Luigi XVII. Quest'ultimo, il disgraziato e innocente figlio primogenito di Luigi XVI, di appena sette anni, imprigionato dal 12 agosto 1792 e separato dalla madre, era allora affidato ad un calzolaio, tale Simon, fedelissimo di RobespierreFedelissimo di Robespierre e come tale ghigliottinato il giorno dopo del suo capo. Tale custodia durò dal 3 luglio 1793 al 5 gennaio 1794. Da allora il Delfino rimase imprigionato nella prigione del Tempio, ove morì l'8 giugno 1795 (almeno questa è la data dei resoconti della Convenzione), di fame aggravata, forse, dalla tubercolosi. Alla notizia lo zio si proclamò re con il titolo di Luigi XVIII, il 24 giugno..

Al servizio del Conte di Provenza in esilio Nel rinnovato contesto di quel 1793, d'Antraigues passò al servizio del Conte di Provenza, che conosceva sin dai tempi, per lui, dorati della Parigi di prima della rivoluzione e con il quale doveva aver avuto a che fare ai tempi della congiura del Thomas de Mahy de Favras. Nel 1794, venne raggiunto dal sovrano in esilio, che, volendosi allontanare dalla precedente sede di Coblenza, minacciata dalle truppe rivoluzionarie, stabilì la propria corte in esilio proprio a Verona, allora soggetta alla Repubblica di Venezia. La parte del d'Antraigues non dovette essere trascurabile, se è vero che questi lo nominò ministro di polizia del governo in esilio.

La prima riorganizzazione dei realisti in Francia Le cronache riportano che il suo primo incarico fosse di agente segreto, ma è più probabile che tale attribuzione risalga a ricostruzioni legate, per suggestione, alle vicende successive e che il suo vero ruolo fosse di coordinare le moltissime organizzazioni (politiche o militari) realiste, diffuse sul territorio francese e vogliose di attivarsi la restaurazione del tronoSi conservano, ad esempio, tre lettere autografe del de Bésiade al d'Antraigues, relative a preparativi realisti, ricevute in Verona nel periodo 1º settembre-28 novembre 1794, Parigi, Ministère des Affaires Etrangères.

Occorre ricordare come, in quegli anni, il Conte di Provenza (che cominciò a farsi chiamare Conte di Lilla), fosse decisamente favorevole ad una prova di forzaCon un approccio assai diverso da quello che gli permetterà, a partire dal 1814, di concedere un'avanzata Carta ‘costituzionale’ e di morire da re di Francia in carica.. Tale politica appariva forse l'unica possibile nel contesto del Regime del Terrore. Ma le cose cambiarono profondamente con la caduta, a Parigi, del Robespierre, il 9 termidoro (27 luglio 1794). I realisti di Francia, sempre molto popolari e rappresentati alla Convenzione, poterono riorganizzasi, dando vita ad organizzazioni di punta, quali il Club di Clichy e una vasta rete di corrispondenti nelle province.

In quei mesi il principale pericolo alla stabilità politica (e alla stessa esistenza in vita dei deputati moderati) era rappresentato dall'eventuale reazione montagnarda e giacobinail club dei Giacobini venne disciolto nel novembre 1794, che si concretizzò nelle due grandi insurrezioni del 12 germinale e 1º pratile (1º aprile e 20 maggio 1795) alla cui repressione diedero un contributo decisivo proprio i realisti e le loro sezioni armate di Parigi. Dopodiché l'alleanza fra repubblicani e realisti si distese nel resto della Francia, con la repressione impropriamente ricordata come il Terrore bianco.

La "Dichiarazione di Verona" Si apriva, quindi, la concreta possibilità di un ritorno "costituzionale" della monarchia in Francia: o nel senso di una vittoria elettorale, ovvero nel senso di un accordo con la maggioranza moderata della Convenzione nazionaleDetta termidoriana, dal mese della caduta di Robespierre, il 9 termidoro (27 luglio 1794)..