Biografia Nato in India, ma formato negli Stati Uniti, è considerato uno dei massimi esponenti degli studi postcoloniali. I suoi lavori, incentrati prevalentemente sulle riconfigurazioni culturali tipiche della modernità causate dai processi di globalizzazione e dall'avvento dei nuovi media, sono per certi versi assimilabili alla corrente detta Cultural studies. Egli parla della indigenizzazione, un processo per cui un oggetto o un comportamento proveniente dall'esterno viene tradotto nella cultura indigena e quindi viene introdotto nella situazione locale. Le sue riflessioni partono da studi di casi particolari, ad esempio ricerche etnografiche in villaggi Tamil nell'India meridionale postcoloniale o studi sugli ingegneri informatici di origine indiana della Silicon Valley, per giungere a considerazioni sui concetti di modernità e globalizzazione. La propria provenienza dalla moderna borghesia indiana e la migrazione come studente e poi come professore negli Stati Uniti sono altre esperienze utilizzate come spunto di riflessione.
Teoria dei flussi culturali globali
Le logiche sociali e le dinamiche culturali della mondializzazione si dispiegano attraverso diverse articolazioni spazio-temporali con differenti modalità di interazione e mediazione, per ridisegnare gruppi, singoli e i loro reciproci rapporti. Si è sentita quindi l'esigenza di reinventare un vocabolario antropologico partendo dal superamento dell'approccio caratterizzato da criteri della discontinuità e stabilità culturali. È emerso il progetto di una antropologia multi-situata che, abbandonando l'identificazione con il terreno come spazio delimitato e stabile, si dedicasse allo studio delle connessioni e delle ramificazioni. Questa antropologia multi-situata – come vera e propria strategia metodologica adeguata alla studio della globalizzazione – contribuisce a restituire un quadro di esperienze inedite di relazione, evidenziano interdipendenze e gerarchie in cui entrano in gioco una molteplicità di aspetti, oggi fondati sull'ineguale distribuzione di capitali culturali.
Questa caratterizzazione immateriale del modo di produzione prevalente del capitalismo avanzato – definito come cognitivo-finanziario – si nutre della disponibilità di un flusso comunicativo e mediatico rispetto a cui si manifestano diverse modalità di appropriazione indubbiamente creative. La pervasività dei media (insieme alle migrazioni di massa - individuali e collettive - o alla produzione globale dei linguaggi e delle tecnologie) costituiscono tutti fattori che determinano esperienze inedite dell'identità e della cultura, in primo luogo nella produzione di nuovi ambiti dell'immaginazione.
Arjun Appadurai, nel 1996, ha tentato di definire questi aspetti analizzando il “relativo disancoramento della produzione di valori, simboli e identità dal legame con i territori e con i confini delle diverse realtà nazionali”, individuando come aspetto saliente dei flussi culturali nell'economia del sistema-mondo globale – di derivazione marxista ma di orizzonte ben più ampio – la configurazione di almeno cinque nuovi scenari (letteralmente, landscapes, ovvero panorami): etnorami (ethnoscapes): migrazioni e "diaspore" umane; mediorami (mediascapes): flusso dei simboli; tecnorami (technoscapes): movimento delle tecnologie; finanziorami (finanscapes) : movimento del denaro; ideorami (ideoscapes): flussi di idee. In quest'ottica, ad esempio, i film di Bollywood possono essere considerati come mediascapes consumati dai soggetti dellethnoscapes indiana. Questi differenti scenari, comunque, sono declinati dalle contingenze storiche tramite diverse mediazioni (stato, politica, gruppi sociali, movimenti) e si propongono all'attore sociale come elementi primi di combinazioni in rapporto a cui egli struttura attivamente la sua esperienza del mondo e il suo immaginario che, secondo Appadurai, è assolutamente centrale nel flusso dinamico della globalizzazione.
Questa teoria dei flussi culturali globali disegna un modello complesso, non riducibile a una metafora meccanica e anzi aperto tanto alle dimensioni locali quanto alla caoticità. Le relazioni tra flussi che si creano e disarticolano dipendono dal contesto concreto, che in qualche modo seleziona e determina relazioni di causa-effetto su scala locale: i fenomeni del lavoro o dei movimenti finanziari o flussi mediatici certamente interagiscono, ma lo fanno non in nome di uno schema prefissato, quanto piuttosto secondo circostanze locali.Giulio Angioni, Fare, dire, sentire: l'identico e il diverso nelle culture, Il Maestrale, 2011, 215-220
Per Appadurai alcuni fenomeni che possono essere considerati come fenomeni della globalizzazione si rivelano, in un certo qual senso, come fenomeni di indigenizzazione. Soggetti de-territorializzati come i migranti si costruiscono identità contingenti, generando paradossali condizioni di etnicità:
Nonostante ciò, quello che si evince dagli studi di Appadurai sulla globalizzazione è che l'antropologia del contemporaneo non ha dunque bisogno di un nuovo macrosistema globale, quanto piuttosto dell'elaborazione di concetti che consentano di analizzare queste dimensioni; da qui proprio l'obiettivo del lavoro dell'antropologo indiano: mettere a disposizione un «vocabolario tecnico ragionevolmente economico» come base di partenza per un'analisi del globale ancora tutta da fare.
Opere Modernità in polvere, Raffaello Cortina Editore, 2012, ISBN 978-88-6030-448-3 (cerca su Google Books); prima ed. italiana fuori commercio, Meltemi Editore, 2001, ISBN 978-88-8353-060-9 (cerca su Google Books) Sicuri da morire, Meltemi Editore, 2005, ISBN 88-8353-233-3 (cerca su Google Books) Il Futuro come fatto culturale (ed. italiana a cura di Ugo Fabietti), Raffaello Cortina Editore, 2014, ISBN 978-88-6030-643-2 (cerca su Google Books)
Note
Altri progetti
Collegamenti esterni Transidiomen - Un'introduzione alla teoria della modernità diffusa di Arjun Appadurai di Marco Jacquemet. Consultato il 2-1-2008 Contemporaneità ed identità di Pietro Clemente e Alberto M. Sobrero. Consultato il 2-1-2008