Nell'ottobre 1971 il quotidiano Lotta Continua, legato alle posizioni dell'omonima formazione extraparlamentare di estrema sinistra, pubblica un'autodenuncia (sottoscritta da numerosi noti intellettuali) indirizzata al procuratore della Repubblica di Torino che aveva inquisito alcuni suoi militanti ed ex-direttori per istigazione a delinquere. In un suo significativo passaggio il documento così recitava:

Presupposti L'anarchico Giuseppe Pinelli, indagato per la strage di piazza Fontana, era morto in circostanze mai del tutto chiarite il 15 dicembre 1969 mentre era trattenuto in questura per essere interrogato. La questura di Milano, che stava allora indagando principalmente negli ambienti anarchici e della sinistra, affermò in un primo tempo che Pinelli, già interrogato anche in occasione di alcuni attentati avvenuti nella primavera (poi col tempo rivelatisi di probabile matrice nera), si era suicidato perché era stato dimostrato il suo coinvolgimento nella strage e caduti i suoi alibi. Questa versione venne smentita dalle stesse autorità dopo pochi giorni, quando l'alibi dell'anarchico risultò essere in realtà autentico.Colpo di scena: un fermato si uccide in questura, articolo del "Corriere della Sera" del 16 dicembre 1969, riportato da isole.ecn.orgDossier a cura del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, contenente gli articoli Colpo di scena: un fermato si uccide in questura del "Corriere della Sera", Clamoroso colpo di scena nelle indagini sui terroristi e Gesto rivelatore da "La Notte" del 16 dicembre 1969 e l'articolo Improvviso dramma in questura: l'anarchico Pinelli si uccide del settimanale "Epoca"

Successivamente alla morte di Pinelli, Lotta Continua ritenne il commissario Luigi Calabresi il maggiore responsabile della morte di Pinelli (era il responsabile dell'interrogatorio) e proprio contro di lui venne condotta una campagna dai toni molto accesi. Ad es. si pubblicava:

In quel periodo diversi giornalisti, non necessariamente legati a Lotta Continua, prestavano il loro nome firmando il giornale come direttore responsabile per consentirne la pubblicazione (Marco Pannella, Aloisio Rendi, Marcello Baraghini ed altri). A causa dei contenuti dei loro articoli, furono tutti inquisiti, insieme ad altri militanti, dai magistrati di Torino per "reati a mezzo stampa" come vilipendio all'esercito, istigazione alla diserzione ed a delinquere ed altri reati d'opinione.

Firmatari Elio Aloisio Giulio Carlo Argan, critico Marino Berengo Tinto Brass, regista Giampaolo Bultrini Michele Canonica Bruno Caruso Alessandro Casillin Giuseppe Catalano Mario Ceroli, scultore Lucio Colletti, filosofo Tullio De Mauro, linguista Umberto Eco, semiologo Elvio Fachinelli, psicoanalista Manuele Fontana Lucio Gambi Emilio Garroni, filosofo Natalia Ginzburg, scrittrice Carlo Gregoretti Luciano Guardigli Renato Izozzi Franco Lefevre Francesco Leonetti, scrittore e poeta Giulio Alfredo Maccacaro Giancarlo Maiorino Paolo Mieli, giornalista Franco Mogni Franco Mulas, pittore Valentino Orsini Enzo Paci Giorgio Pecorini Paolo Pernici Paolo Portoghesi, architetto Domenico Porzio Giovanni Raboni, poeta Nelo Risi Serena Rossetti Giuseppe Samonà Salvatore Samperi Sergio Saviane Vladimiro Scatturin Mario Scialoja Pasquale Squitieri, regista Manfredo Tafuri Saverio Tutino Francesco Valentini Cesare Zavattini, regista Alfredo Zennaro Giovan Battista Zorzoli, ingegnere

Fonti Mauro Suttora, PANNELLA - i segreti di un istrione, Casa editrice Liber Internazionale - Milano, 1993, ISBN 8880040138, (testo on line)

Note

Voci correlate Lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli Luigi Calabresi Giuseppe Pinelli Omicidio Calabresi

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