Giungla d'asfalto (The Asphalt Jungle) è un film del 1950 diretto da John Huston e interpretato da Sterling Hayden, Louis Calhern e Sam Jaffe, primo dei quattro adattamenti dell'omonimo romanzo scritto da W. R. Burnett nel 1949.Gli altri sono il western Gli uomini della terra selvaggia di Delmer Daves (1958), Rapina al Cairo di Wolf Rilla (1963) e il blaxploitation I diamanti sono pericolosi di Barry Pollack (1972). Nel 1961 la ABC ha trasmesso una serie televisiva ispirata al romanzo intitolata The Asphalt Jungle, con Jack Warden, Arch Johnson e William Smith come interpreti principali. È ricordato anche per essere stato il film che ha lanciato la carriera di Marilyn Monroe, presente in un piccolo ruolo attraverso il quale riuscì a catturare l'attenzione della stampa e del pubblico..
Oltre ad essere considerato uno dei film migliori di Huston, è riconosciuto come un film fondamentale nel genere noir e uno dei thriller più influenti dal punto di vista delle convenzioni narrative e della caratterizzazione dei personaggi, che avrebbero tracciato la strada per caper movie successivi come Rififi di Jules Dassin (1955), Rapina a mano armata di Stanley Kubrick (1956) e Strategia di una rapina di Robert Wise (1959)....
Nel 2001 è stato uno dei 400 titoli selezionati dall'American Film Institute per essere inclusi tra i cento film più coinvolgenti e avvincenti del cinema statunitense, non riuscendo però a entrare nella classifica finale. Nel 2008 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, in quanto giudicato "di rilevante significato estetico, culturale e storico".
Trama Il film si svolge in una città del Midwest dove abbondano bische clandestine, colpi malavitosi e giro d'affari poco onesti con una polizia spesso accondiscendente e in parte anche collusa.
In questa città, appena rilasciato dal carcere, il ladro professionista Erwin Riedenschneider (detto il "dottore") entra in contatto prima col biscazziere Cobby e poi con Hugo Emmerich, un avvocato corrotto con numerosi legami nell'ambiente criminale. Riedenschneider ha studiato un piano per rubare una grossa partita di gioielli e propone il colpo a Emmerich, che accetta e gli procura i soldi necessari prendendoli da Cobby. Il "dottore" mette quindi insieme una banda composta da uno scassinatore (Luigi), un autista (Giulio) e un buon tiratore (Dick), mentre Cobby si unisce al gruppo in qualità di cassiere. Il piano è quello di rivendere la refurtiva a un ricettatore ma in realtà Emmerich ha altre intenzioni: rimasto quasi al verde a causa del suo stile di vita, l'avvocato ha infatti intenzione di tenere i gioielli per sé e fuggire in un altro Paese.
La rapina viene condotta secondo un piano molto dettagliato, ma proprio quando sembra andata a buon fine, un allarme scatta, forse a causa dello scoppio per forzare la cassaforte; il gruppo decide di portare comunque a conclusione il colpo, perdendo però molto tempo. Ne nasce una colluttazione con un guardiano notturno per cui Luigi rimane gravemente ferito. Dick e Riedenschneider si recano con i gioielli dall'avvocato cercando di fare in fretta in quanto la polizia è ormai allarmata. L'avvocato, che nel frattempo ha cercato invano di raccogliere un po' di soldi mandando il detective Brannom da alcuni suoi debitori, cerca di prendere tempo come nei suoi piani e di farsi lasciare la refurtiva. Dick e Riedeschneider sospettano già da tempo delle sue reali intenzioni e cercano di metterlo alle strette, ma Brannom estrae la pistola per chiudere la faccenda e viene ucciso da Dick, che rimane ferito nella sparatoria. Emmerich si sbarazza del cadavere del detective, mentre nel frattempo la polizia inizia una caccia all'uomo che porta all'arresto di Cobby e Giulio, mentre Luigi non sopravvive alla ferita riportata durante la rapina.
Il ritrovamento di Brannom e i suoi legami con Emmerich portano il commissario Hardy a sospettare dell'avvocato, che cerca di scagionarsi affermando di aver passato la notte del colpo con la sua amante, la giovane e affascinante Angela. Nonostante fosse stata istruita su che cosa dire alla polizia, la ragazza non regge al peso dell'interrogatorio e nega l'alibi di Emmerich, che si uccide con un colpo di pistola prima di essere arrestato. Dick e Riedenschneider, gli ultimi ancora liberi, si separano dopo essersi spartiti la refurtiva ma non trovano una sorte migliore dei loro complici. Il "dottore" tenta la fuga in taxi ma commette l'errore di fermarsi per una sosta in un locale, dove viene arrestato mentre ammira una giovane ragazza che balla alla musica di un jukebox. Dick, sempre più debole per la ferita, cerca di raggiungere la fattoria una volta appartenuta alla sua famiglia nel Kentucky, morendo una volta arrivato senza poter realizzare il suo sogno di riacquistarla.
Analisi Giungla d'asfalto fu un film piuttosto insolito per la Metro-Goldwyn-Mayer, all'epoca associata alle grandi produzioni in Technicolor più che a pellicole incentrate sulla tentazione, il fallimento e le vite emarginate. Nel suo saggio del 1985 Red Hollywood il regista e critico cinematografico Thom Andersen lo ha definito un tipico esempio di film gris,. termine coniato per identificare un ciclo di noir realizzati tra il 1947 e il 1951 da registi di sinistra come John Huston, Jules Dassin, Joseph Losey e Nicholas Ray, caratterizzati da una fotografia più naturale rispetto al marcato chiaroscuro della maggior parte dei noir, un'enfasi sulle disuguaglianze sociali create dal capitalismo e un confine più sfocato tra legge e criminalità. Il film cambiò la formula fino ad allora utilizzata in heist movie come I gangsters (1946) e Doppio gioco (1949) di Robert Siodmak o La sanguinaria di Joseph H. Lewis (1950), introducendo innanzitutto una struttura narrativa in tre parti: l'assemblaggio della squadra, l'esecuzione dettagliata della rapina e le sanguinose conseguenze causate dalla combinazione del destino e della debolezza umana.
Giungla d'asfalto e il maccartismo Parte dell'aura minacciosa che caratterizza le immagini sullo schermo, con la corruzione rappresentata in ogni livello della vita americana, fu dovuta anche al fatto che sulla lavorazione di Giungla d'asfalto incombeva l'ombra della lista nera di Hollywood e il sospetto che molti artisti appartenessero o simpatizzassero per il Partito Comunista degli Stati Uniti. Come sostiene James Naremore, autore di More Than Night: Film Noir in Its Contexts, «dopo il 1947 molti cineasti di sinistra furono trattati come fuorilegge e non sorprende che abbiano realizzato alcuni dei loro migliori film usando il punto di vista dei criminali».. La "caccia alle streghe" scatenata dal senatore Joseph McCarthy avrebbe coinvolto Sam Jaffe, Dorothy Tree, Sterling Hayden e Marc Lawrence. Anche Ben Maddow avrebbe lavorato per alcuni anni senza credito su un gran numero di sceneggiature, tra cui quelle di Johnny Guitar (1954) e Uomini in guerra (1957), mentre John Huston, che era stato uno dei fondatori del Comitato per il Primo Emendamento, preferì trasferirsi in Irlanda dove nel 1952 stabilì la sua cittadinanza.
Pur essendo stato girato quasi interamente in studio, Giungla d'asfalto mostrò come il realismo della strada poteva creare una narrazione noir con un pervasivo senso di minaccia e ispirò altri cineasti ad ambientare le loro storie fuori dallo spazio controllato del set. I creatori di film come Il bacio dell'assassino (Stanley Kubrick, 1955) e La città del vizio (Phil Karlson, 1955) optarono per le riprese sul posto, anche perché più economiche di quelle in studio, e la realtà del luogo conferì un'immediatezza alla storia raccontata.
Il regista francese Jean-Pierre Melville dichiarò che, secondo i suoi calcoli, c'erano esattamente diciannove possibili varianti drammatiche dei rapporti tra poliziotti e criminali e che tutte e diciannove erano presenti in quello che definì "il capolavoro di John Huston". A partire da Bob il giocatore (1956), il lavoro di Melville rese spesso omaggio a Giungla d'asfalto e la scena della rapina di undici minuti creò un modello seguito in modo sempre più elaborato da film come Colpo grosso di Lewis Milestone (1960), I sette ladri di Henry Hathaway (1960) e molti altri.
Huston creò una figura di gangster diversa dal Tom Powers di Nemico pubblico (1931) o il Tony Camonte di Scarface - Lo sfregiato (1932) e anche dagli spietati assassini di L'isola di corallo che lui stesso aveva diretto due anni prima, conferendo all'elemento criminale dimensioni umane. Qui i componenti della banda hanno una storia personale e il sogno di una vita lontana dal crimine e finiscono per essere traditi da un avvocato disonesto e catturati da una polizia corrotta.. Il regista non solo cercò di suscitare simpatia per la banda ma mostrò rispetto per il modo in cui svolgeva il suo lavoro e infuse di debolezze e fragilità i suoi membri, padri di famiglia, orgogliosi professionisti, essenzialmente uomini buoni a cui capitava di rubare.
Nel romanzo il capo della polizia è una figura centrale ma nel film il personaggio interpretato da John McIntire sembra quasi trascurato. L'intero apparato della legge diventa qualcosa di simile a un vincolo esterno che i fuorilegge devono aggirare per svolgere i propri affari. Il modo in cui viene stabilito questo universo parallelo, l'assenza di toni melodrammatici e di spiegazione sociologica distinse il film dalla maggior parte dei suoi predecessori. Solo alla fine, quasi a bilanciare il tono generale di immoralità, il film si sofferma sulle dichiarazioni moralizzanti del commissario Hardy, che si rivolge alla stampa parlando della "giungla" della vita cittadina e della necessità delle forze dell'ordine.
Produzione Nel 1949 John Huston aveva da poco lasciato la Warner Bros. ed era reduce dal fallimento commerciale di Stanotte sorgerà il sole. Grazie al suo agente Paul Kohner ottenne un contratto con la Metro-Goldwyn-Mayer per due film, il primo dei quali era una nuova versione di Quo vadis? con Elizabeth Taylor e Gregory Peck previsti come interpreti principali.. Huston intendeva catturare "la malvagità di Nerone" piuttosto che concentrarsi sull'aspetto religioso della storia mentre Louis B. Mayer pensava ad un film alla Cecil B. DeMille, qualcosa in linea col glamour a cui lo studio era abituato. L'inizio delle riprese era previsto a Roma nel luglio del 1949, ma quando Gregory Peck sviluppò un'infezione agli occhi e il film fu rinviato, il regista abbandonò il progetto insieme al produttore Arthur Hornblow Jr.. Quo vadis venne diretto da Mervyn LeRoy mentre Huston fu destinato all'"unità B" per girare Giungla d'asfalto, romanzo di W. R. Burnett di cui il responsabile della produzione Dore Schary aveva acquistato i diritti.
Sceneggiatura
John Huston sviluppò la sceneggiatura con Ben Maddow, fino ad allora autore soprattutto di documentari e con il quale dieci anni dopo avrebbe scritto un episodio della serie tv ispirata al romanzo. «Maddow prendeva una scena e io un'altra», ha poi ricordato il regista, «scrivevamo contemporaneamente e poi leggevamo le scene a vicenda e ne discutevamo».. Se entrambi fossero stati soddisfatti le scene sarebbero rimaste, in caso contrario le avrebbero scambiate e riscritte. Huston si consultò spesso anche con Burnett, del quale aveva già adattato Una pallottola per Roy nel 1941, cercando di seguire fedelmente il romanzo ma spostando l'attenzione da un commissario di polizia determinato a sradicare la corruzione in una città del Midwest ai criminali e il loro ambiente, quello che nella tagline venne definito "la città sotto la città" e che divenne il vero protagonista del film.