Fu un artista di fama internazionale e il suo stile, incentrato su una resa analitica della realtà, ebbe un larghissimo influsso. Fu anche il perfezionatore della tecnica della pittura ad olioSpesso citato come l'inventore della pittura a olio, ad esempio da Giorgio Vasari nelle Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, tale tecnica tuttavia era già nota precedentemente, anche se più rudimentale. Ad esempio nel Diversarum artium Schedula di Teofilo (monaco) viene riportata una ricetta per la pittura con legante oleoso., che gradualmente sostituì in Europa l'uso del colore a tempera.

I documenti sopravvissuti indicano che nacque intorno al 1390 perché il pittore inizia ad essere menzionato in fonti certe a partire dal 1422 e viene già definito maestro ed ha almeno un aiutante al proprio servizio. Questa informazione lascia dedurre che il suo apprendistato fosse già concluso e che l'artista avesse almeno 25-30 anni, ovvero l'età minima per poter tenere una propria bottega e firmare le opere. Per il luogo di nascita i documenti rimangono incerti e si ipotizzano la città di Maastricht o la città di Maaseik, oggi rispettivamente nei Paesi Bassi e in Belgio ed entrambe situate nella regione storica del Limburgo. Infatti, per il Ritratto del cardinale Niccolò Albergati eseguito in punta d'argento, Van Eyck descrisse in 16 righe delle annotazioni sui colori che avrebbe utilizzato nell'opera completata; la descrizione è stata eseguita nel dialetto del Limburgo belga-olandese.

Le prime fonti certe risalgono a quando lavorò ad Aja intorno al 1422, quando era già un maestro pittore con assistenti di bottega, e fu impiegato come pittore e cameriere di camera di Giovanni III lo Spietato, sovrano delle contee dell'Olanda e di Hainaut. Dopo la morte di Giovanni nel 1425, fu nominato pittore di corte di Filippo il Buono, duca di Borgogna, e lavorò a Lilla prima di trasferirsi a Bruges, nel 1429, dove visse fino alla sua morte. Era molto apprezzato da Filippo e intraprese numerose visite diplomatiche all'estero, inclusa quella a Lisbona nel 1428 per esplorare la possibilità d'un contratto matrimoniale tra il duca e Isabella del Portogallo.

Gli vengono attribuiti con certezza circa 20 dipinti sopravvissuti, come il Polittico di Gand (1424-1432 circa) e le miniature delle Ore di Torino (1417-1422 circa) la cui datazione è stata documentata dal fatto che Jan van Eyck prima di lavorare per Giovanni III di Baviera, detto lo spietato, ha lavorato per il fratello, Guglielmo IV. Fra i due non correva buon sangue, quindi conoscendo la data di morte di Guglielmo IV nel 1417 possiamo dedurre che è impossibile che le miniature siano state eseguite dopo il 1422.

Van Eyck dipinse argomenti sia secolari sia religiosi, comprese pale d'altare, figure religiose a pannello singolo e ritratti su commissione. Il suo lavoro comprende pannelli singoli, dittici, trittici e polittici. Fu ben pagato da Filippo di Borgogna che lo volle finanziariamente sicuro tanto da poter dipingere «quando voleva.». Il lavoro di van Eyck deriva dallo stile gotico internazionale ma presto lo eclissò, in parte attraverso una maggiore enfasi sul naturalismo e sul realismo. Ha raggiunto un nuovo livello di virtuosismo attraverso i suoi sviluppi nell'uso della pittura ad olio.. Fu molto influente e le sue tecniche e il suo stile furono adottati e perfezionati dai primi pittori olandesi.

Biografia

Nonostante sia considerato il capostipite della pittura fiammingo-olandese nel Quattrocento e il maggior pittore nord europeo del suo tempo, le notizie certe riguardanti la sua vita sono ancora molto scarse e controverse, inclusi il luogo e la data di nascita esatti. Jan van Eyck nacque attorno al 1390 ma il luogo è incerto; alcuni dicono che sia nato a Maastricht e altri a Maaseik, che all'epoca faceva parte dei possedimenti del ducato di Borgogna. A introdurlo nel mondo della pittura dovrebbe essere stato il fratello maggiore, Hubert van Eyck.

Non si sa niente sulla formazione dell'artista, nemmeno se essa si svolse in Francia o nella terra di origine. Probabilmente il suo apprendistato avvenne nel campo della miniatura, dalla quale imparò l'amore per i dettagli minuti e per la tecnica raffinata, che si riflesse anche nelle opere pittoriche. Le prime informazioni che si hanno sul conto di Van Eyck risalgono quindi al periodo che va dall'ottobre 1422 al settembre 1424, quando il pittore si trovava a L'Aia alla corte di Giovanni di Baviera, conte d'Olanda: il nostro era già noto come maestro pittore (disponiamo di lettere di pagamento a Meyster Jan den malre) con tanti d'assistenti di bottega (inizialmente uno e poi due). Tutta la sua carriera restò legata ai poteri ufficiali delle Fiandre. L'anno successivo infatti divenne pittore di corte del duca di Borgogna Filippo il Buono, ruolo che ricoprì fino alla morte.

Per conto di Filippo compì anche numerose missioni diplomatiche: si recò infatti a Lisbona (nel 1428) per concordare le nozze del duca con Isabella di Portogallo, alla quale fece successivamente un ritratto. Tra il 1426 e il 1432 lavorò al suo capolavoro, il Polittico di Gand. Dopo aver abitato per qualche tempo nella città francese di Lilla, nel 1432 si trasferì definitivamente a Bruges, dove trascorse il resto della sua vita e morì ancora in giovane età nel giugno 1441, come testimoniano gli incartamenti relativi al suo funerale custoditi nell'archivio della cattedrale di San Salvatore.

La sua arte ebbe una portata rivoluzionaria al pari di quella di Masaccio in Italia, la cui opera fu cronologicamente parallela e con alcuni punti di contatto esteriori. Sia per van Eyck che per Masaccio la pittura doveva superare le convenzioni del tardogotico in nome di una concezione "naturalistica" ricondotta alla rappresentazione più verosimile legata alla percezione visiva e all'indagine scientifica della realtà.

La tecnica e lo stile Tra le caratteristiche più evidenti dello stile di Jan van Eyck ci sono l'altissima qualità pittorica (egli reintrodusse la pittura ad olio, quando nel Quattrocento si utilizzava prevalentemente la tempera), sicuramente la più alta tra i pittori fiamminghi del secolo XV, la verosimiglianza, la perfezione formale, l'attenzione al dettaglio minuto e alla resa delle superfici, lo studio della luce, lo spazio dove si collocano con sicurezza le figure, lo ieratismo e l'immobilità dei personaggi, i raffinati giochi intellettuali dati dai vari livelli di lettura delle opere. Con van Eyck si aprì una nuova era anche dal punto di vista della tecnica pittorica. Egli utilizzò i colori ad olio (già conosciuti e utilizzati sin dall'antichità), accanto a tradizionali tempere e a colori di colla animale. Caratteristica fondamentale della sua tecnica, tuttora non interamente conosciuta, è il ricorso a una serie di strati sottili di colore - velature - stesi uno sopra l'altro su una base chiara e luminosa al fine di raggiungere progressivamente il risultato d'assieme finale (tecnica sottrattiva); le innovazioni da lui introdotte potrebbero riferirsi all'utilizzo di oli cotti misti a resine nonché di oli schiariti e pre-polimerizzati. Jan van Eyck fu ritenuto a lungo, ed erroneamente, lo scopritore della pittura ad olio.

Gli esordi I suoi primi passi si mossero nel mondo della miniatura, all'epoca dominata dalla tradizione tardogotica francese, nel solco della quale van Eyck impostò i suoi primi passi. Tra le opere della giovinezza spiccano le miniature delle cosiddette Ore di Torino (1417-1422), eseguite all'Aia, prima di entrare al servizio di Filippo III di Borgogna nel 1425. Nei migliori fogli del libro miniato le figure sono già pienamente integrate in uno spazio realistico, con una luce che unifica la rappresentazione e delinea con grande precisione i dettagli minuti della stanza e delle occupazioni dei personaggi. È chiaro che van Eyck si poneva, come Masaccio, il problema della realtà: ma se l'italiano operava una sintesi che coglieva la sola essenza delle cose, preoccupandosi di collocarle in uno spazio prospetticamente unitario e razionale, il fiammingo procedeva invece analizzando con lucidità e attenzione i singoli oggetti come si presentano ai nostri sensi.

Le opere della maturità Le sue opere più famose risalgono quasi tutte al periodo in cui viveva a Bruges, mentre più scarse sono le testimonianze relative al suo soggiorno olandese.

Crocifissione e Giudizio finale

Tra le prime opere conosciute del pittore vi sono le due tavole raffiguranti la Crocifissione e Giudizio finale, eseguite intorno al 1430 e forse facenti parte di un polittico smembrato oppure unite insieme a formare un dittico. Lo spazio della Crocifissione è organizzato secondo un punto di vista rialzato che aumenta il senso di profondità; ai piedi delle croci è riunita una gran folla di personaggi in cui si vedono soldati e dignitari di corte ritratti con impassibile distacco, contrapposto alla disperazione della Vergine inginocchiata in primo piano e avvolta in un largo abito celeste che lascia scoperto soltanto il volto. Il senso di drammaticità è accentuato dalla posizione del ladro sulla destra, raffigurato con il corpo piegato sulla croce, come nel tentativo estremo di liberarsi dalle corde, mentre il cielo plumbeo annuncia l'imminente morte del Cristo; la città che si vede sullo sfondo, con i suoi numerosi edifici che ricordano le costruzioni fiamminghe del tempo, rappresenta la Gerusalemme celeste.

La tavola con il Giudizio finale è invece costruita secondo un modello di derivazione medievale, con una disposizione su tre piani e con le figure di grandezza diversa a seconda del loro grado d'importanza; in alto si trova il Cristo circondato da angeli che reggono gli strumenti della Passione, dalla Madonna e san Giovanni Battista e sotto i 12 apostoli affiancati da santi e beati. Nella parte inferiore del dipinto si vedono i morti che emergono dalla terra e dal mare in attesa del giudizio, con l'arcangelo Michele che sovrasta lo scheletro della Morte, raffigurata con ali da pipistrello usate per delimitare lo spazio degli inferi, dove i dannati vengono scaraventati in preda a terribili mostri, che ne straziano i corpi. La tavola contiene anche delle iscrizioni destinate alla corretta interpretazione delle immagini, conferendo una funzione di erudizione all'opera, che forse era destinata a una persona istruita, in grado perciò di leggere e di comprenderne il significato.

Polittico di Gand

Il monumentale Polittico di Gand fu realizzato per la Cattedrale di San Bavone. Si pensa che l'opera sia stato iniziata dal fratello Hubert poi morto, come indicherebbe l'iscrizione presente sulla cornice esterna del dipinto. In ogni caso si stima che il polittico sia stato iniziato tra il 1424 e il 1425, mentre al 1432 viene datato il suo completamento. Esso è costituito da 12 pannelli, disposti su due registri, uno superiore e uno inferiore; al centro del registro superiore si trova il Dio Padre, con ai lati la Vergine e San Giovanni Battista, mentre a sinistra si trovano gli Angeli cantori e Adamo a destra gli Angeli musici ed Eva. Nel registro inferiore si può ammirare la grande tavola centrale con l'Adorazione dell'agnello mistico, affiancata da due scomparti laterali con i Cavalieri di Cristo e i Giudici integri (a sinistra), gli Eremiti e i Pellegrini (a destra).