La belladonna (Atropa belladonna L.) è una pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Solanacee.
Etimologia Il nome del genere deriva dai suoi potenziali effetti letali. Atropo era infatti il nome (in greco: , cioè in nessun modo, l'immutabile, l'inevitabile) di una delle tre Moire che, nella mitologia greca, taglia il filo della vita, ciò a ricordare che l'ingestione delle bacche di questa pianta causa la morteAlessandro Giraudo, Storie straordinarie delle materie prime, 2019, pag.202 La belladonna: un fiore per abbellire gli occhi delle cortigiane che crea molte vedove..., trad. Sara Principe, add editore, Torino , ISBN 978 88 6783 236 1.
L'epiteto specifico belladonna fa riferimento a una pratica che risale al Rinascimento: le dame la usavano come collirio per fare sembrare gli occhi più grandi e luminosi grazie all'effetto di dilatazione della pupilla Gli occhi con pupille dilatate sarebbero anche un segno di eccitazione sessuale e, secondo Desmond Morris, risultano perciò attraenti per i potenziali partner, come tutti gli altri segnali analoghi. L'effetto detto midriasi è dovuto all'atropina, che agisce direttamente sul sistema nervoso parasimpatico come inibitore (antagonista competitivo) dei recettori muscarinici dell'acetilcolina mAChR.
Descrizione
Pianta erbacea e perenne, dotata di un grosso rizoma dal quale si sviluppa un fusto robusto, eretto e ramificato, di altezza compresa tra i 70–150 cm. Le foglie sono semplici, picciolate, di forma ovale-lanceolata, alternate nella zona superiore a foglie più piccole; come il fusto, sono ricoperte di peli ghiandolari responsabili dello sgradevole odore emanato dalla pianta.
I fiori sono ermafroditi, ascellari e penduli; presentano un calice a 5 sepali ed una corolla a 5 petali di forma campanulata-tubulosa e di colore violaceo cupo; l'androceo è composto da 5 stami con antere molto sviluppate, il gineceo da un ovario biloculare con stilo unico e stigma bifido. La belladonna fiorisce nel periodo estivo e l'impollinazione è entomogama (tramite insetti). I frutti sono lucide bacche nere, di piccole dimensioni, contornate dal calice che, durante la maturazione, si accresce aprendosi a stella.
Nonostante l'aspetto invitante e il sapore gradevole, le bacche sono velenose per l'uomo e l'ingestione può provocare una diminuzione della sensibilità, forme di delirio, sete, vomito, seguiti, nei casi più gravi, da convulsioni e morte.
Distribuzione e habitat Allo stato selvatico è presente in Europa, Nord Africa (Marocco e Algeria) e Medio Oriente, fino al Iran. In Italia è comune in tutta la penisola e nelle isole maggiori.
La belladonna cresce sporadica nelle zone montane e submontane fino ad una altitudine di 1400 metri. Predilige i suoli calcarei e i margini di boschi freschi e ombrosi, come le faggete.
Usi
Medicina accademica In medicina dotta, l'atropina isolata viene ancora usata come dilatatore di pupille e come miorilassante p. e. prima di interventi chirurgici.
Farmacognosia Le foglie della belladonna contengono alcaloidi come atropina, scopolamina, L-josciamina, con un contenuto complessivo di min. 0,3%. Nelle radici raggiunge min. 0,5%.L'effetto complessivo è parasimpatolitico / anticolinergico per via di un'inibizione competitiva del recettore del trasmettitore neuromuscolare acetilcolina. Questo antagonismo incide prevalentemente sull'effetto muscarinico (meno sul nicotinico, sui gangli e sul terminale neuromuscolare). L'effetto è quindi indirizzato al neurovegetativo parasimpatico periferico di muscolatura liscia e al sistema nervoso centrale: tratto gastrointestinale e biliare: cedimento di organi di muscolatura liscia e spasmolitico cuore: positivamente dromotropo e cronotropo bronchi: dilatazione, spasmolisi nervoso centrale: parasimapatico stimolante: effetti su tremore e rigidità muscolare (malattia di Parkinson)Le erbe delle streghe nel Medioevo di Rosella Omicciolo Valentini - Edizioni Penne & Papiri
Indicazioni
Secondo la Guida all'uso dei farmaci del Ministero Italiano della Salute la belladonna è indicata sotto le voci di: Antiemorroidari lenitivi Antimuscarinici Secondo la Commissione E del Ministero della salute tedesco, l'uso di Atropa belladonna è indicato contro: spasmi e coliche del tratto gastrointestinale e biliare Secondo le esperienze fitoterapiche popolari è utile anche per alleviare le seguenti patologie: asma, dismenorrea,"Medicinale omeopatico amenorroico", impiegato solitamente dalle donne che soffrono di ectasie per interrompere in un determinato arco di tempo il ciclo mestruale, per prevenire malesseri quali la lipotimia tremore.
Controindicazioni
Effetti collaterali bocca secca e diminuzione del sudore (in sovradosaggio): disturbi di accomodazione, secchezza e rubor dermico, tachicardia, disturbi di minzione, allucinazioni e stati spastici.
Lesioni anatomiche Non sono né caratteristiche né costanti; consistono generalmente in una congestione intensa dei polmoni, e dei visceri addominali, della retina, delle meningi e del cervello, associata ad emorragie: in un caso osservato da Rosenberg, il cervello, il cervelletto ed il midollo allungato presentavano numerosi focolai d'emorragia capillare.
Interazioni Amplificazione degli effetti anticolinergici di antidepressivi triciclici, amantadina e chinidina.
Avvelenamento di atropina (solanacee) Le dosi tossiche sono individualmente molto variabili. I bambini sono di solito più sensibili degli adulti.
I sintomi di un avvelenamento sono: mucose secche, difficoltà di lingua e deglutizione pupille midriatiche (aperte, senza riflesso) con paralisi di accomodazione e ipersensibilità del soggetto alla luce pelle secca e arrossata febbre, tachicardia atonia intestinale eccitazione centralnervosa (irrequietudine, confusione, ev. allucinazioni e spasmi) più tardi sonnolenza, coma e arresto cardio-respiratorio
Sintomi dell'avvelenamento Insorgono per lo più molto rapidamente e sono caratterizzati da un senso di aridità, di secchezza e di stringimento nella bocca e nelle fauci, nausea e raramente vomito, midriasi con insensibilità delle pupille alla luce, ambliopia e poi amaurosi; andatura barcollante (gli ammalati sembrano ebbri e non possono tenersi in piedi); vertigini seguite da deliqui; occhi sporgenti, iniettati di sangue, sguardo fisso, stupido o truce; polso frequente, piccolo o pieno e duro; dispnea; emissione involontaria di feci e di orina (paralisi degli sfinteri). La pelle è calda, sede di prurito intenso, coperta d'un esantema scarlattiniforme. Nei bambini si notano ordinariamente trisma e convulsioni; negli adulti delirio gaio o furioso, con allucinazioni, seguito da coma, convulsioni, talvolta tendenza a mordere, morte per paralisi generale in 24-36 ore. Nei casi non letali si osserva un lento e graduale miglioramento dei sintomi; talvolta insorge la febbre con profusi sudori, e la guarigione avviene dopo 4-8 giorni. L'avvelenamento per atropina non si differenzia da quello per belladonna che per una maggiore rapidità di decorso.
Trattamento di avvelenamenti
Diagnosi differenziale da bambini: malattie infettive Primo soccorso: svuotamento gastrico, fisostigmina. Cura come sindrome anticolinergico centrale
Cura Emetici, purganti, pompa gastrica. Gli antagonisti dell'atropina sono principalmente la pilocarpina, la morfina e l'idrato di cloralio. La morfina è solo indicata nello stadio dell'eccitamento, e non in quello del collasso terminale: in questo periodo può usarsi l'idrato di cloralio, avvertendo però che il cuore viene maggiormente indebolito dal cloralio che dalla morfina. Non si dovranno pertanto dimenticare gli eccitanti (caffè, alcool, etere; ecc.) ed i rivulsivi cutanei (affusioni fredde sul capo, senapismi sul petto e sui polpacci ecc.).
Medicina alternativa e complementare In fitoterapia la belladonna è usata da tempo immemorabile dai medici per le sue doti spasmolitiche.
Il principio attivo della pianta è l'atropina o DL-giusciamina. Si trova in tutte le Solanacee: in dosi terapeuticamente rilevanti in Datura stramonium, Hyoscyamus niger, Solanum nigrum; in dosi più basse in piante coltivate come patate e pomodori.
Note
Bibliografia Fintelman V. Weiss R.: Lehrbuch der Phytotherapie; Hippokrates 2002; ISBN 3-8304-5243-8 Pschyrembel: Klinisches Wörterbuch; De Gruyter 2004; ISBN 3-11-018171-1 Jean De Maleissye, Storia dei veleni. Da Socrate ai giorni nostri, Bologna, Odoya, 2008 ISBN 978-88-6288-019-0. Paolo Mazzarello, L'erba della Regina, Storia di un decotto miracoloso, Bollati Boringhieri, Torino, 2013.
Voci correlate Piante officinali spontanee Omeopatia Rimedi fitoterapici Atropina
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