La seconda guerra mondiale colpì duramente tutta l'Europa, inclusa l'Italia, e nelle nazioni occupate dalle armate naziste queste si affrontarono crudamente con le forze alleate. Anche i Castelli Romani patirono le sofferenze del conflitto.

Una parte della vicenda narrata nel romanzo di Elsa Morante La Storia è ambientata o si riferisce ad accadimenti avvenuti in questa zona del Lazio.

L'antifascismo nei Castelli Romani Ai Castelli Romani il fascismo era comparso nel 1921,. ed aveva attecchito con difficoltà avvalendosi, nel primo periodo, di personaggi "riciclati" da altri partiti.. La resistenza antifascista fu forte in molti comuni: a Genzano di Roma, Ariccia e Rocca di Papa si costituirono nuclei di "Arditi del Popolo",. mentre a Nemi, Rocca Priora e Rocca di Papa i fascisti dovettero faticare non poco per affermarsi anche dopo la marcia su Roma (a Nemi si arrivò addirittura all'arresto del parroco e di alcuni popolari antifascisti, mentre a Rocca di Papa ancora alle elezioni politiche ed amministrative del 1924 le forze antifasciste ottenevano la maggioranza schiacciante dei voti).. In generale, il fascismo dovette ricorrere allo squadrismo in quasi tutti i comuni castellani per ottenere la rimozione delle precedenti amministrazioni (solo in alcuni comuni come Ariccia, Marino e Castel Gandolfo le amministrazioni rispettivamente repubblicane e popolare aderirono in massa al fascio). In particolare il fascismo assunse toni violenti a Genzano e ad Albano, dove erano forti il Partito Comunista Italiano ed il Partito Socialista Italiano.

Eventi precedenti lo sbarco di Anzio La guerra italiana fuori dell'Italia: 1940-1943 L'Italia fascista era entrata ufficialmente in guerra contro Francia e Regno Unito il 10 giugno 1940,. schierandosi al fianco della Germania nazista di Adolf Hitler che stava ottenendo un repentino successo nella campagna di Francia (Parigi cadde il 14 giugno): tuttavia l'ingresso italiano in guerra, contraddistinto da una notevole impreparazione tecnica e morale, non fu certamente brillante. La battaglia delle Alpi Occidentali infatti, seppur terminando con la vittoria italiana, si concluse con la dimostrazione della pochezza militare italiana: 32 divisioni italiane non riuscirono a smuovere di molto le 6 decimate divisioni dellArmeé des Alpes. Inoltre, l'attacco italiano risultò insufficiente agli occhi di Hitler, imbarazzante per Mussolini ed un "colpo di pugnale ad un uomo in terra" agli occhi dei francesi..

Mussolini dopo la Francia pensò bene di impegnarsi su altri fronti, mentre il suolo italiano veniva già colpito dai primi bombardamenti navali anglo-francesi il 14 giugno a Genova. Si iniziò con la fallimentare campagna italiana di Grecia, partita il 28 ottobre 1940 con l'intento di "spezzare le reni" all'innocua Grecia, alleata del Regno Unito ma guidata da Ioannis Metaxas, ideologicamente vicino al nazional-socialismo, e terminata con la stentata vittoria italiana grazie all'elemosinato intervento tedesco con l'Operazione Marita. Atene cadde in mano ai tedeschi il 27 aprile, dopo che il 23 aprile era stata firmata la resa di fronte a tedeschi e italiani.. Nel frattempo l'Italia prese anche parte, pur senza avere grandi meriti militari, alla spartizione non solo della Grecia ma anche della Jugoslavia, occupata dai tedeschi tra il 30 marzo ed il 17 aprile (Belgrado era caduta il 13 aprile).

Benito Mussolini, umiliato dal ruolo di second'ordine a lui riservato rispetto ad Hitler, non solo dovette accettare che il feldmaresciallo Erwin Rommel giungesse a dar manforte agli italiani in Libia con gli Afrika Korps contro i britannici (e sotto la guida della "volpe del deserto" gli italo-tedeschi arrivarono fino a minacciare Alessandria d'Egitto ed il canale di Suez),. ma dovette per contraccambio anche inviare l'ARMIR contro l'Unione Sovietica al seguito dell'imponente Operazione Barbarossa. Fu un'altra sconfitta, al di là delle prime trionfali vittorie tedesche: durante la battaglia di Stalingrado i reparti italiani schierati sul fiume Don si resero protagonisti di alcune eroiche quanto disperate azioni di contenimento della controffensiva sovietica (fra cui la carica di Isbuscenskij), prima della disastrosa ritirata avvenuta nel pieno dell'inverno tra il dicembre 1942 ed il gennaio 1943. Nel frattempo anche in Africa gli italo-tedeschi subirono la cocente sconfitta della seconda battaglia di El Alamein, terminata il 3 novembre 1942 con la vittoria britannica. e l'inizio della ritirata italo-tedesca che portò all'abbandono del Nordafrica da parte delle potenze dell'Asse, terminato con la resa generale del 13 maggio 1943 in Tunisia.

La guerra in Italia e particolarmente nel Lazio: 1943-1944

Gli sbarchi nell'Italia meridionale

La caduta del Nordafrica di fronte all'avanzata delle forze anglo-americane consentì la preparazione degli sbarchi in Francia meridionale, Italia ("ventre molle dell'Asse" per Winston Churchill) e Grecia: il 10 giugno 1943 l'operazione Corkscrew ("cavatappi") portò alla conquista anglo-americana dell'isola di Pantelleria, mentre nella notte tra 9 e 10 luglio partì l'sbarco in Sicilia per la conquista della Sicilia. L'isola cadde interamente in 38 giorni (Messina fu occupata il 17 agosto): nel frattempo il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo aveva firmato l'ordine del giorno Grandi che metteva in minoranza Mussolini, rapidamente destituito e confinato a Campo Imperatore per ordine di Vittorio Emanuele III di Savoia..

Se era finito il fascismo, non era finita invece la guerra: benché il 3 settembre il presidente del Consiglio dei ministri Pietro Badoglio avesse firmato l'armistizio di Cassibile (reso noto solo con il celebre proclama Badoglio dell'8 settembre 1943), gli anglo-americani non erano arrivati a controllare l'intero territorio italiano ed i tedeschi poterono occupare rapidamente la penisola creando una linea difensiva che tagliava l'Italia centrale e settentrionale dall'Italia meridionale rimasta sotto il controllo anglo-americano, la linea Gustav..

Gli anglo-americani avanzarono rapidamente dalle teste di ponte di Salerno (sbarco a Salerno), Reggio Calabria (operazione Baytown) e Taranto (operazione Slapstick): Napoli, che già aveva respinto i tedeschi con le quattro giornate di Napoli, fu occupata dagli Alleati il 1º ottobre 1943. Roma era stata abbandonata dal re e dal governo che erano irresponsabilmente fuggiti a Brindisi per sottrarsi alla vendetta tedesca, lasciando il Paese e l'esercito privo di una guida. Così si spiega la mancata difesa di Roma (benché il rapporto di forze fosse di 2 divisioni tedesche contro 6 italiane e gli Alleati stessero preparando uno sbarco di paracadutisti sull'Urbe) e l'occupazione tedesca della Capitale.

Le prime operazioni militari ai Castelli Romani

Il primo bombardamento sull'aeroporto di Roma-Ciampino e su Ciampino, all'epoca frazione del comune di Marino e già allora importante snodo ferroviario, si verificò il 19 luglio 1943: causò diciotto morti e la distruzione della chiesa del Sacro Cuore e dell'adiacente convento delle suore missionarie claretiane,. oltre che di gran parte della "città giardino" come era stata progettata originariamente. Nuove incursioni anglo-americane su Ciampino si verificarono il 17 ed il 18 settembre ed il 28 dicembre.

Ai Castelli Romani era stata schierata la divisione di fanteria "Piacenza", dislocata a partire dal luglio 1943 nell'Agro Romano tra le vie Ostiense ed Appia Nuova. La divisione all'inizio di agosto fu chiamata a coprire una vasta area, e perciò fu ripartita in sei distaccamenti collocati rispettivamente a Genzano di Roma (1º, comando di divisione), Malafede-Monte Migliore (2º, "Mazzotti"), Lanuvio-Cecchina (3º, "Tundo"), Velletri (4º, "Bovi"), Albano Laziale (5º, riserva mobile), Anagni (6º, riserva mobile).. La divisione in totale assommava ad 8500 uomini dotati di 32 pezzi di artiglieria controcarri e contraerei, 36 pezzi di artiglieria divisionale e 26 di rinforzo.. Il raggruppamento "Mazzotti" controllava 5 capisaldi, il "Tundo" 4 (Paglian Casale al chilometro 20 della via Ardeatina, la stazione di Pavona e la stazione di Cecchina sulla ferrovia Roma-Velletri e Monte Cagnoletto tra Genzano e Lanuvio), il "Bovi" altri 4. Altre postazioni erano schierate ad Albano presso il parco pubblico di villa Doria (comando di raggruppamento, artiglieria divisionale controcarri 47/32 e contraerei 20 mm) e ad Ariccia in località Monte Gentile (obici 149/13).

Dopo il proclama Badoglio dell'8 settembre, recante la notizia dell'armistizio di Cassibile, il comando della "Piacenza" verso le ore 20:00 ordinò "di rispondere con la forza a qualsiasi atto di forza", di vietare il transito di reparti o autocolonne di qualsiasi provenienza e di lasciar passare le autovetture o i militari singoli.. Tra le 21:00 e le 22:30 il colonnello Giorgio Tundo, comandante del distaccamento "Tundo", visitò i capisaldi da lui dipendenti: solo verso le 23:00 iniziarono a farsi vivi i tedeschi, prima chiedendo educatamente la consegna dei capisaldi (come avvenuto a Paglian Casale) e poi, al rifiuto degli italiani, intervenendo militarmente. Verso le 23:45 il caposaldo di Paglian Casale venne circondato dai tedeschi, mentre veniva diffusa la notizia che l'aeroporto di Pratica di Mare a Pomezia era stato occupato dai tedeschi: perciò il colonnello Tundo inviò una compagnia di stanza presso la stazione di Pavona per circondare a loro volta i tedeschi a Paglian Casale, e fece rafforzare il caposaldo di Pavona con un'altra compagnia. Solo all'1:00 del 9 settembre fu messa sotto controllo la compagnia tedesca già stanziata a Villa Doria ad Albano, e verso le 03:30 furono fermati due sotto-ufficiali della stessa compagnia, circostanza che sollevò le proteste del comandante della compagnia. Alle 06:05 Villa Doria fu attaccata dalla divisione di paracadutisti "Fliegerkorp" guidata dal maggiore Harald-Otto Mors (che in seguito guidò la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore): gli scontri durarono fino alle ore 08:00, terminando con la resa degli italiani. La "Piacenza" pagò lo scontro con 26 morti e 32 feriti gravi. I militari sopravvissuti furono tenuti prigionieri dai tedeschi fino al 20 settembre, quando furono forniti di foglio di legittimazione e messi in libertà. Il colonnello Tundo poté rientrare a Bolzano, suo luogo di origine, e si rifiutò di entrare al servizio della Repubblica Sociale Italiana.

Mentre ad Albano si verificavano questi eventi luttuosi, e la via Appia Nuova era occupata dalle artiglierie tedesche, gli anglo-americani inviarono circa 130 Boeing B-17 Flying Fortress (il cui carico di bombe oscillava tra i 2000 ed i 7800 chilogrammi) su Frascati, sede già dal novembre 1941. dell'"Oberbefehlshaber Süd", l'alto comando della Wehrmacht per le operazioni militari in Italia ed in Nordafrica, comandato dal feldmaresciallo Albert Kesselring. La città fu devastata dal bombardamento: furono distrutti la basilica cattedrale di San Pietro, Villa Torlonia e la stazione di Frascati, capolinea della ferrovia Roma-Frascati; le vittime furono calcolate approssimativamente in un migliaio di persone.. Nell'incursione fu colpita anche la località Squarciarelli in comune di Grottaferrata, con la conseguenza che venne disattivata la tratta Frascati-Grottaferrata-Marino delle tranvie dei Castelli Romani e vennero colpiti gli impianti di sollevamento dell'acquedotto comunale che serviva anche Marino..

Lo sbarco e la battaglia di Anzio

Alle ore 02:45 della notte del 22 gennaio 1944 sbarcò nel porto di Anzio l'avanguardia del VI Corpo d'Armata alleato. A sud e a nord della cittadina la 3ª Divisione statunitense e la 1ª Divisione britannica. L'aviazione alleata effettuò 465 missioni di appoggio aereo sulle teste di ponte appena conquistate, cui i tedeschi opposero sei raid di caccia-bombardieri. In nottata erano stati sbarcati circa 36.000 uomini e 3.000 automezzi.