Carriera Van Zandt era un capitano di fanteria dell'Athletic Department dell'esercito statunitense. Originario dell'Arkansas, si era diplomato in educazione fisica a ChicagoDal Boom alla prima metà degli anni '80 . MuseoDelBasket.com..

Van Zandt è stato commissario tecnico della nazionale italiana maschile dal 1947 al 1952, chiamato dall'allora presidente della Federazione Italiana Pallacanestro Aldo Mairano, affinché portasse i giocatori italiani ad un livello di gioco più elevato.Un viaggio all'interno di questi Ottanta anni. FIP.it. Alla guida della nazionale disputò gli Europei 1947, in coppia con Mino Pasquini, e da solo al comando, disputò le olimpiadi di Londra 1948, classificandosi al diciassettesimo posto, e gli Europei 1951, dove la squadra azzurra giunse al quinto posto. Nelle 45 partite dirette dal 1948, la squadra di Van Zandt vinse 33 gare e ne perse solo 12Commissari tecnici dal dopoguerra ad oggi . FIP.it..

Nel periodo 1955-1958, è stato capo allenatore della squadra di baseball CUS Milano, vincendo con tale compagine il Campionato italiano di baseball del 1958 della FIPaB (Federazione Italiana Palla Base), appartenente al CONI e denominata poi a partire dal 1970 FIBS (Federazione Italiana Baseball Softball).

A fine 1958 è entrato a far parte dello staff dirigenziale, in qualità di preparatore atletico, dell'Associazione Calcio Milan, con cui ha vinto uno scudettoAlberto Figliolia. Un coach sempre in... Gamba. TellusFolio.it, 30 gennaio 2006..

Morì nell'ottobre 1959 all'età di 44 anni per una grave malattia. Il decesso avvenne sul volo che avrebbe dovuto riportarlo a Chicago per effettuare un trapianto di reneIl coach che predicava i fondamentali. basketcatanese.it.. Qualche anno dopo la sua morte, la FIP istituì il «Premio Van Zandt», da assegnare all'allenatore italiano che si fosse distinto nell'opera di istruzione e di educazione tecnica e morale. Aide Fava di Pesaro, nella stagione 1965-66, fu il primo a essere insignito da tale riconoscimento, seguito da Fabio Fabiano (Petrarca), Mario Meroli (Reyer Venezia) e Angelo Clerici (Robur et Fides) nel 1968-69 nelle tre edizioni successive. Valerio Bianchini l'ha definito «il primo vero coach approdato in Italia».

Note

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