Il Meschino da Durazzo, comunemente noto come Guerrin Meschino, Guerrino detto il Meschino o Guerino, è il titolo di un'opera letteraria suddivisa in otto libri, a metà strada fra la favola e il romanzo cavalleresco, scritta intorno al 1410 da Andrea da Barberino. La sua prima pubblicazione a stampa avvenne il 21 aprile 1473.

Contenuto del libro Trama Il romanzo è ambientato al tempo di Carlo Magno (VIII-IX secolo).

Il protagonista Guerrino è figlio di Milone, principe di Borgogna e cavaliere dell'Aspromonte, il quale conquista l'Albania strappandola al dominio turco dei fratelli Napar e Madar. Milone diviene quindi re di Durazzo e sposa Fenisia, principessa turca convertita al cristianesimo, dalla quale nasce appunto Guerrino.

Quando i fratelli turchi riusciranno in seguito a riconquistare la città di Durazzo facendo prigionieri Milone e Fenisia, il principe Guerrino, ancora neonato, sarà allontanato dal suo regno e dai genitori, e, date le sue origini sconosciute, sarà ribattezzato "il Meschino". Tutto il romanzo è incentrato sulla ricerca dei genitori, intrapresa dal Meschino per scoprire le proprie origini.

Argomento del Libro I Il Meschino alla corte di Costantinopoli Quando Guerrino ebbe compiuto i due mesi, i Turchi assediarono e conquistarono Durazzo, facendo prigionieri il re Milone e la moglie Fenisia. La balia Sefferra riuscì a fuggire ed imbarcarsi su una nave diretta a Costantinopoli, conducendo in salvo il fanciullo. La nave però venne assalita dai pirati, Sefferra fu uccisa e Guerrino venduto al mercato di Salonicco e acquistato come servo da Epidonio di Costantinopoli, che gli pose nome Meschino, a causa della sua condizione; tuttavia lo allevò e istruì come un figlio.

Dopo due anni Epidonio ebbe un figlio naturale, Enidonio. Questi usava frequentare i giochi e gli addestramenti militari presso la corte, insieme ad Alessandro figlio dell'imperatore, e recava con sé il Meschino come servo. Il principe Alessandro notò presto l'abilità bellica e cavalleresca del Meschino e volle prenderlo con sé, affrancandolo dalla condizione di servo e ospitandolo presso la corte imperiale, dove i due giovani divennero presto sinceri amici e dove il Meschino si innamorò della principessa Elisena, sorella di Alessandro.

Il torneo Un giorno l'imperatore decise di indire un torneo per maritare Elisena, a cui potevano partecipare soltanto nobili e cavalieri e dal quale il Meschino era escluso a causa delle sue ignote origini. Tuttavia, aiutato da Alessandro che gli prestò vesti e armi, riuscì a partecipare in incognito, e per tre giorni consecutivi vinse tutte le giostre. Ma ovviamente, non potendo pretendere il premio, né tanto meno la mano di Elisena, decise di non palesarsi. L'imperatore non poté conferire a nessuno l'onore della vittoria, in quanto questo spettava al misterioso cavaliere anonimo che aveva battuto tutti gli altri ma che era irrintracciabile. Al torneo avevano partecipato i principi turchi Torindo e Pinamonte, figli del re Astiladoro, i quali raccontarono, mentendo, che l'imperatore non aveva voluto conferire loro il premio per la vittoria del torneo. Con questo falso pretesto dell'offesa ricevuta, il re Astiladoro mosse guerra all'imperatore e strinse d'assedio Costantinopoli.

La guerra con i turchi Durante l'assedio, che stava stremando la città, la principessa Elisena notò che il Meschino non era per nulla preoccupato: egli infatti vedeva nella guerra la possibilità di mostrare il proprio onore e di riscattarsi. Ma la principessa si adirò per il suo atteggiamento a tal punto che lo accusò di fronte ad altre donne: a motivare il fatto che egli si rallegrava della guerra che volgeva in favore dei nemici, ella avanzò l'ipotesi che il Meschino fosse turco. Dopo questo episodio l'amore segreto del Meschino per la principessa si tramutò in odio, ed egli fu a maggior ragione spinto a partire per scoprire le origini dei suoi genitori.

Intanto la guerra si metteva male per i greci, e Costantinopoli stava per capitolare. Allora il principe Alessandro decise di sfidare a duello un campione turco per decidere l'esito della guerra: se Alessandro avesse battuto il principe Pinamonte, i saraceni avrebbero tolto l'assedio, altrimenti avrebbero acquistato il possesso delle terre dell'impero. Alessandro fu sconfitto e fatto prigioniero, e l'imperatore e la città furono gettati nello sgomento generale.

Il Meschino volle allora liberare l'amico e chiese una rivincita ai principi turchi. L'imperatore di Costantinopoli, vedendo che tutto era ormai perduto, approvò quest'ultimo disperato tentativo: concesse quindi l'investitura a cavaliere al Meschino e lo armò. Il Meschino uccise in duello Pinamonte, fece prigioniero il fratello Torindo, e nella rivincita chiesta a loro volta dagli altri fratelli dei principi turchi, ne uccise un altro e fece ancora due prigionieri. Avendo catturato tre principi figli del re Astiladoro, ottenne di scambiare i prigionieri e liberare così Alessandro.

Visto il valore del Meschino, l'imperatore acconsentì a nominarlo capitano dell'esercito greco, cosicché egli andò contro i turchi mandandoli definitivamente in rotta, liberando Costantinopoli e riconquistando tutte le terre sottomesse dal re Astiladoro.

Nei mesi seguenti all'armistizio il Meschino venne onorato e tenuto in grande considerazione presso la corte di Costantinopoli. L'imperatore volle addirittura che egli sposasse la principessa Elisena, la quale nel frattempo si era innamorata del Meschino, che però ora rifiutava il matrimonio a causa dell'odio che le portava per la precedente offesa.

La ricerca dei genitori Durante la firma dei trattati di pace era avvenuto che il principe turco Brunoro bestemmiasse contro il fato per aver permesso ad un villano di cui non si conosceva la stirpe di vincere sul sangue troiano. I pensieri del Meschino erano perciò tutti incentrati sul fatto che egli non sapeva chi fosse davvero, incertezza che gli procurava non poco dolore, nonostante fosse ora riscattato e tenuto in gran considerazione a corte. L'imperatore promise di aiutarlo a risalire ai suoi genitori, domandando prima a Epidonio e cercando di rintracciare nei porti della Grecia i corsari che lo avevano venduto al mercato. Ma le ricerche furono infruttuose, così si ricorse agli incantesimi di diversi negromanti e si giunse in Egitto, dove un indovino consigliò di recarsi nell'estremo oriente indiano per interrogare gli Alberi del Sole.

Il Meschino si risolse perciò di partire, non senza fatica ottenne la licenza di Alessandro e dell'imperatore, che non volevano lasciasse la corte, e si imbarcò su una galea diretta in oriente.

Argomento del Libro II

Attraverso la Colchide e l'Iberia, attuale regione del Caucaso, il Meschino giunse in Asia, dove si imbatté in svariate creature mitologiche: giganti, bestie selvatiche (grifoni, draghi e altri animali fantastici) e popolazioni mitiche (sciapodi e arimaspi), tipiche dell'immaginario collettivo medievale.

Appena giunto in Asia, strinse amicizia con Brandisio, un cavaliere guascone catturato dai giganti, che il Meschino riuscì a liberare. Passando per l'Armenia e la Tartaria, i due cavalieri furono fatti prigionieri dal Lalfamech, un nobile che voleva derubarli, ma riuscirono a fuggire e rifugiarsi nella città di Media (terra dell'antico popolo dei Medi), dove appresero dalla giovane regina Aminadan che il regno era in guerra con il Lalfamech, un traditore che voleva usurpare il trono. Il Meschino si offrì di combattere per la regina, venne eletto capitano dell'esercito e sconfisse il Lalfamech. Brandisio sposò la giovane regina di Media e il Meschino ripartì verso oriente.

Traversando l'Asia, incontrò diverse popolazioni e bestie selvatiche e giunse infine ai confini orientali dell'India, dove l'Albero del Sole gli rivelò che egli era di stirpe regale, che si chiamava Guerrino e che era di origine cristiana, battezzato due volte; l'Albero della Luna profetizzò che in occidente egli avrebbe scoperto le proprie origini.

Argomento del Libro III Le guerre in Persia Durante il ritorno dall'India verso occidente, Guerrino si trovò in Persia, nella città di Lamech e venne condotto al cospetto del Sultano. Qui fu costretto a nascondere la sua fede cristiana e si finse pagano e devoto al dio Apollo. L'Almansore e l'Argalifo lo condussero in visita all'Arca di Maometto, dove il Meschino voltò le spalle all'altare e venne accusato di sacrilegio. Ma adducendo la spiegazione di non essere degno di rivolgere lo sguardo verso il profeta, riuscì a salvarsi ed essere anche preso in grande considerazione.

Mentre Guerrino si trovava a corte, il Sultano ricevette la giovane Antinisca, principessa di Persepoli fuggita dalla città dopo che i Turchi di Galismarte, fratello di Astiladoro, l'avevano occupata e avevano ucciso il re e i suoi due figli maschi. Il Meschino si innamorò della fanciulla e convinse il Sultano a muovere guerra contro Galismarte e a liberare la Persia e la Siria dagli invasori turchi.

Grazie alla fama che il Meschino si era procurato raccontando dei suoi viaggi in India e alle ottime qualità cavalleresche dimostrate in un duello contro un barone locale di nome Tenaur, fu nominato capitano e intraprese la guerra a capo di un esercito. Già in seguito alle prime vittorie riportate si diffuse la voce che il Meschino fosse il figlio del dio Marte.Al termine di una delle battaglie vinte dai Persiani, Guerrino inseguì da solo il capitano turco Finistauro, figlio di Galismarte, che dopo la sconfitta del suo esercito fuggiva per salvarsi la vita. Raggiunto Finistauro sulle rive del fiume Ulion (forse Pulvar, affluente del fiume Kor), lo sfidò a duello e lo uccise a seguito di un duro e lungo combattimento. Dopodiché si recò da solo a Persepoli per spiare la situazione dei nemici, e tramite un oste presso cui alloggiò venne a conoscenza della mal disposizione della popolazione verso i turchi, e proprio insieme all'oste organizzò un'insurrezione da attuare in concomitanza all'assedio armato al quale avrebbe guidato l'esercito Persiano. Forte dell'appoggio della popolazione della città, tornò dal Sultano, riorganizzò l'esercito, mosse verso Persepoli e la riconquistò. Tuttavia nel frattempo apprese che i turchi stavano mettendo a ferro e fuoco Darida e altre città persiane, perciò si rimise alla testa dell'esercito e affrontò i turchi in un'ultima battaglia in cui il re Galismarte perse la vita.

Restaurata la regina Antinisca sul trono di Persepoli, Guerrino dovette ripartire alla ricerca dei genitori, ma promise alla principessa di tornare entro dieci anni e allora prenderla in sposa, facendole voto di fedeltà.

Partendo da Persepoli, proseguì la campagna militare contro i turchi e sottomise al Sultano di Persia tutte le terre di Mesopotamia, Babilonia, Siria e Gerusalemme, cacciando definitivamente i turchi.

Il regno del Prete Gianni Al termine della guerra, il Meschino ripensò alle virtù dei Tre Magi e alle profezie della Regina di Saba e si convinse che in Arabia avrebbe potuto rintracciare qualche sapiente capace di rivelargli il nome dei suoi genitori: si recò quindi verso l'Arabia felice e l'Etiopia, dove incontrò il Prete Gianni.

Passò poi per l'Egitto diretto verso i monti dell'Atlante.

Argomento del Libro IV La vicenda è ambientata nell'Africa settentrionale. Qui Guerrino venne prima fatto prigioniero dal re di Polismagna, il quale poi si convertì segretamente al cristianesimo e lo rimise in libertà per combattere contro gli invasori arabi e liberare l'Egitto.

Il Meschino salvò Dinoino, un cavaliere inglese che recandosi in Terra Santa era stato assalito, e i due divennero amici. I due incontrarono Artilafo che si convertì al cristianesimo.