Di lui si hanno pochissime o nulle notizie, eccetto quanto si può dedurre dalle sue opere, redatte tra il 1249 e il 1277 (esiste anche un poema del 1285, il quale però è d'incerta attribuzione).

Non esiste alcun'altra testimonianza relativa a tale persona; né atti o documenti d'archivio, né citazioni o riferimenti in altri scrittori.

Il nome

Rutebeuf si nomina spesso nelle sue opere: uno dei suoi tratti caratteristici, nei poemi che si pretendono autobiografici, è proprio quello di giocare con il proprio nome, commentandolo o inventandone l'etimologia. Egli si nomina dunque in diciassette opere: Rutebuez, Rutebués, Rutebuef, Rutebuéz o anche Rustebués, adattato in Rutebeuf, che egli commenta così: «Rutebuez qui rudement huevre» («Rutebeuf che rudemente scrive»)Il matrimonio di Rutebeuf, v. 45, e in modo leggermente diverso anche in La via d'Umiltà, v. 18., oppure: «Qui est dit de rude et de buef» («che deriva da "rude" e da "bue"»)La lezione sull'Ipocrisia e sull'Umiltà, v. 45, e La vita di santa Maria Egiziaca, v. 1301..

Le altre opere a lui attribuite con sicurezza lo sono per ragioni di stile e tono, o perché si trovano trascritte insieme nei manoscritti: in ogni modo il nome di questo poeta, unico elemento certo in una vita altrimenti del tutto incerta, è anche base sicura per dare unità alla sua opera e da lì ricostruirne la biografia e la poetica.

Biografia La Champagne Che Rutebeuf fosse originario della Champagne è un'ipotesi ormai accreditata: essa è data dai tratti regionali presenti nelle sue opere, che s'integrano con gli usi dell'Île-de-France: dopo la Champagne, è probabile che abbia passato gran parte della sua vita a Parigi. Alcuni critici hanno obiettato che i tratti regionali sarebbero dovuti non tanto all'autore, quanto ai copisti: infatti, due dei tre principali codici che ce ne tramandano le opere sono stati trascritti, l'uno nella Champagne stessa, l'altro al confine con la Lorena: a questo, Zink risponde che questa coincidenza potrebbe anzi essere interpretata come ulteriore prova dell'ipotesi, come indice dell'interesse che le opere del poeta avrebbero suscitato nella sua regione nataleRutebeuf, Œuvres complètes, ed. a cura di Michel Zink, Paris, Garnier, 2001, p. 8.. Non è probabilmente casuale poi che alcuni dei committenti o dei soggetti compianti nei poemi siano appunto di quella zona; a questo si aggiunga che il primo poema di Rutebeuf (Il detto dei Francescani) descrive gli avvenimenti della città di Troyes, nel 1249, prima che il poeta si spostasse a Parigi.

La querelle dell'Università di Parigi Rutebeuf prese parte in prima persona alla querelle della Sorbona. È quindi probabile che ci si fosse trasferito nei primi anni dell'agitazione, verosimilmente tra il 1252 e il 1255, anno della composizione de La discordia dei Domenicani e dell'Università. Sarà quindi anche stato studente nell'università stessa, e in relazione con i capi dei docenti secolari, alcuni dei quali gli hanno commissionato dei poemi.

La querelle oppose, nel decennio 1250-1259, i docenti secolari dell'Università, allora composta da quattro facoltà (delle Arti liberali, del Diritto, della Medicina e della Teologia), ai docenti appartenenti agli ordini mendicanti, cioè ai Domenicani e ai Francescani. I secolari pretendevano che ciascuno dei due ordini occupasse una sola cattedra di teologia e prestasse giuramento sullo statuto dell'Università: ma i Domenicani, in quel tempo, vi detenevano due cattedre, e rifiutarono di rinunciare a unaNominarono per la seconda cattedra, riservata a docenti stranieri, il futuro santo Tommaso d'Aquino.. Dopo alterne vicende, che coinvolsero il re Luigi IX di Francia, le autorità ecclesiastiche di Parigi e i papi Innocenzo IV e Alessandro IV, questi diede ragione ai Mendicanti e ordinò l'esilio di Guglielmo di Saint-Amour, capo della rivolta.

In questo periodo Rutebeuf scrisse parecchie opere, molte delle quali anche accanite, contro i Mendicanti e per denunciare la decadenza dei loro costumi e della loro vita non più austera. È possibile che queste opere gli abbiano causato l'ostilità dei potenti, dando inizio a un periodo di povertà caratterizzato dai cosiddetti "poemi della disgrazia".

La "disgrazia" I "poemi della disgrazia" sono i più famosi componimenti di Rutebeuf (insieme al Miracolo di Teofilo, celebre per altre ragioni), perché il loro tono miserevole, le confidenze del poeta sulle sue sventure e sulla sua intimità, insomma il loro carattere peculiarmente "personale", lo hanno fatto percepire come il primo dei poeti moderni. Tuttavia l'ultima edizione delle sue opere, curata da Michel Zink, incita a non farsi ingannare da queste "confidenze": non che quello non fosse verosimilmente un periodo "di magra" per il poeta, ma credere ciecamente a tutto ciò che dice pare eccessivo allo studioso; molti elementi infatti ricordano alcuni topoi medievali del poeta povero e inascoltato, mentre è probabile che Rutebeuf, non avendo più da scrivere lamenti per gli altri (come i compianti funebri che in passato gli erano stati commissionati), scrivesse il lamento di sé per guadagnarci sopra e per incitare i potenti a richiedergli di nuovo delle poesie.

Se invece si dovessero interpretare alla lettera quei componimenti, se ne potrebbe dedurre che, dopo la conclusione degli studi, il poeta senza più occupazione si sia dedicato al gioco e alla taverna, precipitando nella povertà; che nel 1260 o all'inizio dell'anno successivo si sia sposato con una donna altrettanto povera (e vecchia e brutta); che abbia avuto almeno un figlio, oltre ad essere vittima di una malattia che gli avrebbe fatto perdere un occhio e ad altre sventure (il suo cavallo si sarebbe azzoppato, gli amici lo avrebbero abbandonato ecc.).

Parallelamente il poeta continua a scrivere fabliaux comico-satirici, poemi di denuncia della corruzione degli Ordini mendicanti, oltre che una pièce satirica contro il re Luigi IX (Il detto del voltafaccia di Renart), che favoriva tali ordini e invece tagliava sulle spese per i divertimenti, contribuendo così alle condizioni disagevoli di Rutebeuf e degli altri menestrelli come lui.

La "conversione" e le crociate Il pentimento di Rutebeuf inaugura un nuovo periodo nella vita dell'autore (non a caso alcuni manoscritti lo intitolano La morte di Rutebeuf, a sottolineare il cambiamento radicale che interviene nella sua poetica): quello della "conversione"Da intendersi in senso medievale, più largo del senso moderno, come decisione di dedicarsi a Dio in uno slancio di fervore e fede.; d'ora in poi la sua produzione sarà nettamente dominata da componimenti a carattere religioso-devozionale, e il poeta sarà di nuovo richiesto, sia per narrazioni agiografiche, sia per i poemi di incitamento alla crociata. Tra i primi citiamo il famoso Miracolo di Teofilo, forse il primo esempio di opera teatrale della letteratura francese, che, come La vita di santa Maria Egiziaca, racconta la storia di un peccatore ravvedutosi e salvato dalla Vergine, vicenda affine forse a quella dello stesso poeta. Altro poema agiografico è quello dedicato a santa Elisabetta d'Ungheria. Interamente dedicato alla Vergine è poi un trittico di tre poemi devozionali, risalenti alla metà degli anni sessanta.

Inizia in questo periodo anche la serie delle canzoni di crociata che Rutebeuf scrisse, probabilmente su commissione, per incitare i suoi contemporanei ad andare a combattere in Terra santa (o nel Regno di Sicilia, per liberarla da Manfredi in favore di Carlo I d'Angiò, fratello del re); ad esse si aggiungono alcuni compianti funebri per potenti morti nella spedizione di Tunisi.

La fine Di ben altro tono è invece tutta una serie di componimenti comici o satirici di argomento molto vario, come alcuni fabliaux e un mimo (Il detto del mercato delle erbe). In alcuni di essi sembra spunti di nuovo lo spettro della povertà: il poemetto Charlot l'Ebreo che cagò nella pelle di lepre racconta di come questo menestrello si vendichi di un signore che non lo paga adeguatamente; a questo tema si ricollegano alcuni componimenti in cui il poeta ricomincia a lamentarsi dei potenti che non mantengono le promesse (Su Brichemer, La pace di Rutebeuf) o dispensa consigli di generosità al nuovo re Filippo III l'Ardito, richiamandosi ad Aristotele (Il detto di Aristotele).

L'ultimo componimento sicuramente attribuibile a Rutebeuf è Il nuovo compianto d'oltremare del 1277. Alcuni manoscritti presentano tuttavia, insieme alle sue opere, altri due poemi dei quali l'attribuzione non è verificabile: Il detto delle proprietà della Madonna e Il compianto della Santa Chiesa, il quale, sicuramente databile al 1285, farebbe pensare che il poeta visse almeno fino a quella data – ma la sua attribuzione è fortemente contestata.

Opere

I componimenti di Rutebeuf sono a tema molto vario: detti, agiografia, poemi d'ispirazione religiosa, un mistero, alcuni fabliau, poesia satirica, polemica, o lirica – l'unico argomento che non si nota, in effetti, è il tema amoroso. La sua opera è in gran parte frutto di committenze; questo non significa necessariamente che i temi in essa professati siano poco sentiti dal poeta o vengano esposti solo per compiacere chi lo paga: come dice Zink, «...è ben probabile che i committenti si siano rivolti a uno convinto»Rutebeuf, Œuvres complètes, ed. a cura di Michel Zink, Paris, Garnier, 2001, p. 19., cioè che abbiano scelto il poeta più atto a comporre attorno ai fatti che desideravano tra coloro che ne erano coinvolti in prima persona.

Elenchiamo le opere secondo l'ordine verosimilmente cronologico ricostruito da Michel ZinkRutebeuf, Œuvres complètes, op. cit.: Le Dit des Cordeliers (Il detto dei Francescani), 1249 Le Dit du pet au vilain (Il detto della scureggia del villano), datazione incerta Des Plaies du monde (Sulle piaghe del mondo), ca. 1252 De l'État du Monde (Sullo stato del mondo), ca. 1252 De Monseigneur Ancel de l'Isle (Su monsignor Ancel de l'Isle), tra 1252 e 1255 Le Testament de l'âne (Il testamento dell'asino), 1253 o 1254 La Discorde des Jacobins et de l'Université (La discordia dei Domenicani e dell'Università), inverno 1254-'55 La Complainte de Monseigneur Geoffroy de Sergines (Il compianto di monsignor Goffredo di Sergines), fine 1255 o 1256 D'Hypocrisie (Sull'Ipocrisia), inizio 1257 Le Dit sur l'exil de maître Guillaume de Saint-Amour (Il detto dell'esilio di mastro Guglielmo di Saint-Amour), fine 1257 La Complainte de maître Guillaume de Saint-Amour (Il compianto di mastro Guglielmo di Saint-Amour), 1258 Le Dit des Règles (Il detto delle Regole), primavera 1259 De Sainte Église (Sulla Santa Chiesa), autunno 1259 Le Dit de la grièche d'hiver (Il detto della miseria d'inverno), ca. 1260 La Grièche d'été (La miseria d'estate), ca. 1260 Le Dit des ribauds de Grève (Il detto dei pezzenti della Grève), ca. 1260 Le Dit du mensonge (Il detto della menzogna, anche detto Battaglia dei vizi e delle virtù), 1260 Le Dit des Jacobins (Il detto dei Domenicani), 1260 Les Ordres de Paris (Gli ordini di Parigi), fine 1260 o 1261 Le Dit des Béguines (Il detto delle Beguine), 1260 o 1261 Le Mariage Rutebeuf (Il matrimonio di Rutebeuf), inizio 1261 Le Diz de Renart le Bestourné (Il detto del voltafaccia di Renart), primavera 1261 La Leçon d'Hypocrisie et d'Humilité (La lezione sull'Ipocrisia e sull'Umiltà), autunno 1261 La Complainte Rutebeuf sur son œil (Il compianto di Rutebeuf), inverno 1261-'62 La Repentance Rutebeuf (Il pentimento di Rutebeuf), inverno 1261-'62 La Voie d'Humilité (La via d'Umiltà, anche detto Via del Paradiso), inverno 1262 La Complainte de Constantinople (Il compianto di Costantinopoli), fine 1262 Le Dit de frère Denise le Cordelier (Il detto di frate Dionigi il Francescano), fine 1262 La Chanson des Ordres (La canzone degli Ordini), primavera-estate 1263 La Vie de sainte Marie l'Égyptienne (La vita di santa Maria Egiziaca), ca. 1263 Le Miracle de Théophile (Il miracolo di Teofilo), settembre 1263 o 1264