L'arte astigiana è caratterizzata, principalmente sotto l'aspetto architettonico, da due periodi storico-artistici: il gotico nel periodo in cui Asti fu libero comune, ed il barocco nel periodo in cui fu sindaco ed architetto della città Benedetto Alfieri.
Per quanto riguarda la pittura, i più importanti artisti furono Gandolfino da Roreto, Gian Carlo Aliberti e successivamente Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.
Nella scultura e cesellatura si distinsero l'orafo Giovanni Tommaso Groppa e lo scultore ed ebanista Giuseppe Maria Bonzanigo
Dai Liguri ai Paleocristiani
Secondo Federico Sacco l'uomo si era affacciato alla Pianura Padana già durante l'epoca pleistocenica. Il primo insediamento umano della città fu sicuramente la collinetta, ancora oggi definita rocca ligure, nella zona nord della città.N.Gabrieli, Arte e cultura ad Asti attraverso i secoli, Istituto Bancario San Paolo Torino 1976.
Molte sono le teorie sull'origine del nome: per Strabone (Geografia, lib.3-10) Asta significherebbe roccia che si alza dal piano; nella radice indoeuropea Ast- significa roccia e ultimamente, si è fatta largo la teoria che il toponimo Ast derivi dall'indoeuropeo owi-s (pecora), luogo dove si praticava la pastorizia.S.Taricco, Piccola storia dell'arte astigiana, Quaderni del Platano, Asti 1994.
È certo che in epoca romana Asti è un "Municipium" rispondente al nome di Hasta.V.Comoli Mandracci, Studi di Storia dell'urbanistica in Piemonte : Asti, in Studi Piemontesi I, 1972
I primi reperti artistici sono di questo periodo, ritrovati principalmente nelle necropoli astesi e nei terreni circostanti: lapidi mortuarie, vasi, suppellettili in cotto o in vetro, bronzi e marmi. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, mette l'accento proprio su questa peculiarità di Asti come grande centro manifatturiero, specialmente per il vasellame e gli oggetti in vetro, molto richiesti sul mercato, tali da sviluppare una vera e propria industria artigianale.
Per quel che riguarda l'architettura romana del periodo repubblicano, gli unici esempi giunti fino a noi sono i resti dell'Anfiteatro romano, la Domus in via Varroni, la base a sedici lati della cosiddetta Torre Rossa ed i resti del foro romano nei pressi del complesso di San Anastasio.
La Domus romana, in via Varrone 30, (fine I secolo - inizio II secolo), è di particolare interesse perché presenta un sedime in calce e ghiaia (probabile pavimento del triclinio). Il pavimento (m 3 x 1,70) presenta una cornice a spina di pesce più interna ed un'altra, più esterna, con motivo a treccia. All'interno un mosaico a tessere bianche e nere decorato da figure geometriche in marmo colorato. Il mosaico presenta anche alcune figure zoomorfe: delfini, pesci stilizzati e una pianticella acquatica.
L'Anfiteatro, di cui una minima parte è stato portato alla luce recentemente, si trova nel Rione San Silvestro e si insinua per una buona parte al di sotto del sedime del rione, si calcola che le sue dimensioni fossero di circa 60x90 metri.
La Torre Rossa di Santa Caterina era uno dei probabili torrioni della porta occidentale della cinta muraria, molto simile alla Porta Palatina di Torino. Alla base della torre è presente una piramide a gradini del III secolo, i primi due piani risalgono all'XI secolo e presentano monofore a tutto sesto con strombature che riducono l'apertura interna ad una feritoia (tipico delle fortificazioni).
Nonostante i successivi interventi di spogliazione, rimangono ancora alcune tracce del foro di Hasta del periodo repubblicano in corso Alfieri, nei pressi della cripta di San Anastasio. I muri di fondazione e tracce della pavimentazione in grandi lastre rettangolari di pietra (databili tra il I secolo a.C. ed il I secolo), hanno fatto pensare ad un foro rettangolare che occupava il centro della città romana, attraversato dal decumano massimo ed attorniato dai principali edifici della città.AA.VV. Sant'Anastasio dalla cripta al Museo, tratto "Dal foro di Hasta alla chiesa romanica, indagini archeologiche 1996-1999" di A.Crosetto, Savigliano 2004 A rafforzare quest'ipotesi è la presenza di molti elementi architettonici di epoca romana riutilizzati in seguito nei vicini edifici di culto (cripta di San Anastasio, cripta di San Giovanni presso la Cattedrale e la Cattedrale stessa).
Del periodo longobardo tra il VI secolo e VII secolo risalgono le architetture delle cripte di San Giovanni, San Anastasio e San Secondo. Si tratta di tre costruzioni ad una navata con pilastrini in pietra e capitelli che si rifanno ai modelli classici, volte a crociera a intersezione di botti. Queste cripte, che sono le uniche testimonianze in Piemonte dell'architettura paleocristiana, risentono dell'influsso dell'architettura lombarda del periodo.AA.VV. "Arte in Piemonte e Valle d'Aosta, Electa, Venezia 1986
Il Romanico (secoli XI e XII)
Agli albori del romanico, la preesistente chiesa di Santa Maria fuori le mura prende la denominazione di chiesa del Santo Sepolcro. Viene ampliata con una complessa forma anulare, da cui il nome rotonda di San Pietro che risente ancora degli influssi carolingio-ottoniani. Di notevole pregio i rilievi sui portali raffiguranti immagini zoomorfe e cornucopie o elementi di decorazione vegetale.
Anche la chiesa di Santa Maria Nuova viene edificata in questo periodo. Dell'iniziale impianto romanico rimane ancora il campanile che costituisce un raro esempio in Asti di architettura romanico-lombarda.S.Robino, Rievocazioni e attualità di S.Maria Nuova in Asti, Asti 1935
Gli unici resti romanici della Cattedrale di Asti sono il campanile, ricostruito nel 1266 ancora in stile romanico-lombardo, due fonti battesimali in porfido (ora utilizzate come acquasantiere) e un mosaico che decora il presbiterio. Delle due acquasantiere, la prima (la più antica) ai quattro punti cardinali si staccano quattro teste di demoni, alternate a grandi rosoni e margherite. La seconda acquasantiera, più tarda, di forma esagonale ha raffigurati grifoni e leoni.
Il mosaico del presbiterio venne alla luce tra il 1984-1985, in occasione del restauro e ristrutturazione dell'area. Il mosaico, che probabilmente aveva un'estensione più vasta, si presenta diviso in dodici riquadri, figurati incorniciati da una fascia geometrica. Seguendo la combinazione di opus tesselatum e opus sectile, ogni riquadro riprende un personaggio o un episodio della Bibbia.
I quattro riquadri agli angoli della composizione raffigurano i quattro fiumi del Paradiso terrestre.
Il gotico (XIII - XV secolo) Architettura Insieme al barocco, il gotico è il periodo artistico maggiormente rappresentato in città. Merito anche in quel periodo di una crescita politico-economica della città. Il cronista Ogerio Alfieri, nella sua "Cronaca", puntualizza che Asti nel 1290 "...fu fatta quasi nuova, piena di ricchezze, chiusa da buone mura e nuove e piena quasi tutta di molti edifizi, torri, palazzi e case nuove ...Ferro, Arleri, Campassi, Antichi Cronisti Astesi, ed. dell'Orso 1990".
Le famiglie mercatali astesi (casane), dimostrano la loro potenza economica con la costruzione di torri, domus, palazzi, caseforti, arricchiti da cornici con tipiche mondanature in cotto, finestre ogivali, merlature, colonne e capitelli in arenaria.
Le torri presenti in Asti sono suddivise in "Torri del primo periodo" (XII- prima metà del XIII secolo) e "Torri del secondo periodo" (seconda metà del XIII secolo- XIV secolo).Bera G. Asti edifici e palazzi nel Medioevo. Gribaudo-Lorenzo Fornaca Editore Se Di Co 2004
Torri del primo periodo Si tratta di costruzioni elevate in altezza, ma di base d'appoggio contenuta (circa 5,5 metri di lato), con numerosi inserti in pietra alla base, che si innalzano a canna liscia e chiusa (quindi con poche aperture). Il mattone usato nella costruzione è circa 25 cm X 10 cm x 6 cm di altezza. L'ingresso alla torre è sempre rivolto sul lato interno della via a cui si affacciano e sono in genere isolate dai palazzi attigui. Scopo delle costruzioni era, oltre quello difensivo, anche quello di autocelebrazione del potere raggiunto dalla famiglia a cui la torre apparteneva. Gli esempi più importanti sono:
La Torre dei Natta La Torre Bertramenga-Scarampa, detta anche Torre Guttuari La Torre Comentina La Torre Troyana La torre orientale del Vescovado
Torri del secondo periodo Definite anche "giganti", furono costruite in osservanza al provvedimento comunale, emanato intorno al primo quarto del XIII secolo per dare un freno allo sviluppo verticale delle torri. Mentre in Toscana ed in altre parti d'Italia si assistette all'evoluzione della torre in "casa-forte", ad Asti si continuò ad edificare torri, ma con criteri architettonici completamente nuovi. In particolare, la torre astigiana del secondo periodo aumentò le dimensioni della propria base (7-8 metri di lato), utilizzando il maggior spazio ottenuto per ricavarvi strutture commerciali ed abitative; aumentò il numero delle aperture sulla canna, costruendo finestre più ampie con decorazioni prestigiose; presentò collegamenti con i palazzi signorili ad essa attigui, costituendone sempre l'elemento di raccordo e di distribuzione dei piani. Gli esempi più importanti sono:
La Torre Quartero La Torre Solaro La Torre Gazzelli o Ponte La Torre di Palazzo Catena La Torre dei Roero di Monteu La Torre dei Roero di Cortanze
Anche la Chiesa di Asti, nella volontà del suo vescovo Guido Valperga, a metà del XIII secolo, cominciò la ristrutturazione e l'ampliamento della possente fabbrica del Duomo, sotto la sovraintendenza dei capimastri Antonio Neucoto e Macario. L'opera di costruzione durò circa un secolo (1354), e vide succedersi i vescovi Arnaldo De Rosette e Baldracco Malabayla.
La fabbrica, considerata la più importante cattedrale gotica del Piemonte, presenta una facciata ancora risolta sul tema romanico a larghi salienti, con tre portali a strombo, di cui il centrale presenta alla sommità un arco trilobato, forse di lontana ispirazione veneto-lombardaAA.VV. "Arte in Piemonte e Valle d'Aosta, Electa, Venezia 1986 ma più probabilmente ispirato alle precoci realizzazioni dell'arte gotica nella Francia meridionale. Nel lato sud della cattedrale ci appare il magnifico protiro-portale laterale, in gotico fiorito, detto dei "Pelletta". In passato il suo stile raffinatissimo aveva convinto gli eruditi locali ad assegnarlo ad un'epoca molto tarda, e si indicava nel 1470 l'anno della sua costruzione. Gli studi moderni hanno dimostrato trattarsi di un'opera straordinariamente aggiornata del primo decennio del Trecento, in cui lavorarono abilissimi lapicidi e maestranze in stretto contatto con l'arte gotica d'Oltralpe. Secondo la tradizione locale, la costruzione fu finanziata dalle famiglie aristocratiche Pelletta (ghibellina) e Troja (guelfa), ricchissime per commerci ed attività bancaria, i cui stemmi figurano nell'antiporta, a sancire un accordo matrimoniale e forse economico tra le due parti.S:Taricco, Piccola storia dell'arte astigiana, Quaderni del Platano, Asti 1994.
In realtà i Pelletta finanziarono nella seconda metà del Quattrocento alcuni lavori di abbellimento: la costruzione della volta interna, l'apposizione dei bassorilievi con la Vergine Assunta, il sole e la luna nel frontone, e la pittura di due medaglioni ad affresco ai lati dell'arco.
Scultura
Risale alla metà del XIV secolo un "paliotto" marmoreo da altare, già presente nella chiesa di San Pietro in Consavia ed ora in esposizione al Museo Archeologico di Sant'Anastasio. Si tratta di un "retablo" raffigurante al centro un pregevole Cristo Benedicente entro una cornice quadriloba, accompagnato ai quattro angoli dai simboli degli evangelisti. Lateralmente sono rappresentate figure di santi e beati. Tutto il paliotto è incorniciato da tralci di vite alternati a figure di volatili.