Esordi Nato da famiglia di antico casato, perse presto il padre, decapitato il 18 luglio 1793, nel corso della RivoluzioneDa notare come il Dizionario dei Parlamentari del 1889 descriva la cosa con l'anodina espressione: «son père meurt sur l'échafaud révolutionnaire», molto politically correct. Mancano notizie per il successivo ventennio, dal che si deduce che non ricoprì cariche pubbliche né si compromise con la rivoluzione o l'Impero. Le cronache più tarde, anzi, lo ricordano per «assai precoci segni di zelo realista».
La morte del padre, comunque, non lo costrinse all'esilio, né, apparentemente, ne compromise del tutto le fortune economiche (originariamente legate a proprietà terriere nella regione di Tolosa). Tanto che in quegli anni divenne amico di de Guiraud, poeta e scrittore (dal 1826 membro dell'Académie Française, seggio 37 al posto del marchese de Montmorency), allora in città per seguire studi di diritto. Non dovette mutare nemmeno la sua posizione sociale nella (ancorché sconvolta) cerchia della nobiltà tolosana: quando si sposò, il 4 aprile 1812, prese per moglie Agathe d'Aspe, figlia di un marchese, già Président à mortier del parlamento di Tolosaprésident à mortier au Parlement de Toulouse, ovvero l'alta corte di giustizia della regione. Dal matrimonio nacquero cinque figli, l'ultimo nel 1824.
I cento giorni Ma i lunghi anni dell'Impero non fecero mutare le sue posizioni politiche, tanto che, al ritorno di Imperatore dall'Elba, il 1º marzo 1815, troviamo Montbel arruolato nei Volontaires Royaux.
Si trattava di corpi di volontari, di varia consistenza, raggruppati dai realisti un po' in tutta la Francia e decisi a combattere "l'usurpatore". Come consistenza militare li si potrebbe assimilare a dei corpi franchi, o partigiani. La loro azione fu visibile in particolare durante la marcia di Napoleone su Parigi e dopo battaglia di Waterloo. Né poteva essere altrimenti, considerato il generale passaggio di campo dell'esercito. In ogni caso le fonti accennano ad un licenziamento dei Volontaires Royaux dopo il 20 marzo (data del ritorno trionfale di Napoleone a Parigi, da cui era fuggito Luigi XVIII) ed a diversi episodi di arresti e persecuzioni ad opera delle autorità imperiali nel corso dei Cento Giorni. Attenzioni che coinvolsero anche il Montbel, ma che non ebbero, in generale, effetti, a causa della rapida e definitiva disfatta di Waterloo, il 18 giugno, seguita, il 15 luglio, dalla resa di Napoleone, seguita dall'esilio a Sant'Elena.
Un notevole carriera al seguito del Villèle Forte della nobiltà della propria casata e dei freschi galloni di reduce, venne nominato consigliere municipale della sua città di Tolosa, in data imprecisata. A tale periodo risale il legame politico con un parente, il conte di Villèle (la madre del Montbel era una de Villèle, Jeanne), nominato sindaco della città dopo i cento giornidal 25 luglio 1815 all'11 febbraio 1818. Questi era un uomo molto ricco (delle piantagioni della moglie, nella colonia dell'Isola della Riunione), deputato sin dal 1815 e, presto, capo del partito ultra. Fece talmente tanta carriera da divenire, il 14 dicembre 1821, primo ministro, a Parigi.
Da quel posto favorì la carriera del suo protetto Montbel, rimasto in provincia: il 23 gennaio 1822 lo nominò fra i 24 Consiglieri Generali della Alta Garonna (seggio n. 2), un posto che tenne sino alla Rivoluzione di luglio; ne fu evidentemente, soddisfatto, tanto da farne il suo sesto successore come sindaco di Tolosa: assunse l'incarico l'11 gennaio 1826 e lo lasciò il 7 agosto 1829; il 17 novembre 1827 venne eletto deputato del secondo circondario ('arrondissement') della Alta Garonna.
Montbel venne eletto con 281 voti a favore su 330 votanti e 399 iscritti, contro 108 a tale Joseph Cassaing, un banchiere e presidente del locale tribunale di commercio. Questo Cassaing dovette essere uno dei capi del partito liberale a Tolosa, ed un avversario del Montbel, tanto da prenderne il seggio di Consigliere Generale, il 18 gennaio 1831, alcuni mesi dopo la grave sconfitta subita dagli ultra, a seguito della Rivoluzione di luglio.
Deputato a Parigi La caduta del governo de Villèle Il destino volle che quelle elezioni della Camera dei deputati coincidessero con una vittoria liberale, tanto che Carlo X, seguendo, per l'ultima volta, l'uso del fratello Luigi XVIII di accomodare i mutamenti elettorali con cambiamenti nella compagine del governo (che, in base alla vigente Carta del 1814 dipendeva esclusivamente dalla fiducia del sovrano). Dimise, quindi il conte di Villèle, sostituendolo il 4 gennaio 1828, con una compagine guidata dal visconte di Martignacbenché Carlo X avesse evitato di attribuire ad alcuno il titolo formale di primo ministro, il visconte di Martignac disponeva dell'essenziale portafoglio degli interni ed era, in effetti, il leader della compagine governativa.
Montbel debuttò, quindi, come deputato di opposizione, sostenitore del ministero precedente. Il Dizionario dei Parlamentari del 1889 lo descrive come «attivo, zelante, del tutto deferente alla causa monarchica, dotato di una certa facilità di parola, si fece difensore risoluto delle idee del Villéle in materia di politica e di finanze, moltiplicò le proposte e gli emendamenti senza lasciarsi scoraggiare dagli insuccessi, e combatté, senza sosta, il partito liberale». Il maggiore provvedimento del governo Martignac fu un progetto di legge sulla stampa periodica, approvata nel luglio 1828. Alla Camera dei deputati essa venne discussa, come previsto dagli art. 45-46 della Carta, da una delle due commissioni che si ripartivano le proposte presentate dal sovrano. Di essa faceva parte proprio il Montbel, che combatté con vigore la libertà di stampa, invocando, a sostegno delle proprie tesi, l'attentato di Lourel contro il duca di Berry, del quale attribuiva la responsabilità ai giornalisti dell'opposizione e reclamava la censura facoltativa ('censure facultative')Dizionario dei Parlamentari 1889..
La liberazione della Grecia Una delle principali eredità del governo Villèle era stato l'intervento, accanto a Gran Bretagna e Impero russo, nella guerra d'indipendenza greca, contro l'Impero ottomano. Le tre potenze avevano, infatti, sottoscritto, il 6 luglio 1827 una Convenzione che imponeva alla cosiddetta Sublime Porta il rispetto dell'autonomia della Grecia, pur nel quadro della sovranità turca. Questi, forte dei successi ottenuti dal fedele Ibrahim Pacha che aveva riconquistato e messo a ferro e fuoco l'intera Morea, rifiutò. Le tre potenze decisero, allora, di inviare una forte squadra navale la quale, il 20 ottobre 1827, condusse una dimostrazione di fronte alla flotta mussulmana nella baia di Navarino. L'inattesa reazione turca diede loro l'occasione per iniziare una grande battaglia, e distruggere l'intera armata nemica.
Il successo di Navarino, tuttavia, non bastò a salvare Villèle dalla sconfitta elettorale. Ma venne accolta con gioia da Carlo X, il quale considerava suo dovere di sovrano cristiano soccorrere i Greci ridotti in schiavitù. Tanto che Martignac non si oppose all'invio di un nutrito corpo di spedizione francese (salpato da Tolone proprio nel luglio-agosto 1828, quindi a cavallo dei due governi), che diede un decisivo contributo alla liberazione della Grecia.
Per dimostrare le proprie buone intenzioni, Martignac indusse Carlo X ad affidare la spedizione al Tiburzio Sebastiani, un corso, fratello di quell'Orazio avversario dei Borbone e fra i futuri artefici della Rivoluzione di luglio. Furono, forse, queste circostanze ad indurre Montbel a un'allora famosa dichiarazione, che definiva «rovinoso e romanzesco» («ruineuse et romanesque») l'intervento a favore dei Greci.
Il governo Polignac La situazione politica in Francia stava, tuttavia, mutando. L'8 agosto 1829, Martignac si vide respingere dalla Camera dei deputati una proposta di legge concernente la riorganizzazione degli enti locali e si dimise. Carlo X, stanco degli abusi dei liberali, decise di imporre le proprie scelte senza tener conto della maggioranza parlamentare. E nominò primo ministro il principe di Polignac, nuovo leader del partito ultra.
Ministro dell'educazione Montbel divenne ministro degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione (e grand maître de l'Université), al posto del M. de Vatimesnil. Tenne il portafoglio per tre mesi, segnalandosi per una misura importante: rifiutò di sottoscrivere la sospensione dai corsi di insegnamento di Cousin, Guizot e Villemarin. Creò, inoltre, alla Scuola Preparatoria Normale una conferenza di francese e una di grammatica comparata. Divise, inoltre, la cattedra di filosofia in filosofia propriamente detta e di storia, includente archeologia e geografia. Ma, in compenso, a settembre rovesciò una precedente ordinanza del marzo 1829, la quale aveva sostituito il francese al latino come lingua di insegnamento della filosofia.
Ministro degli Interni Il 18 novembre 1830 succedette al dimissionario de la Bourdonnaye come ministro degli interni (lasciando l'educazione al conte di Guernon-Ranville, un magistrato liberale). Montbel cominciò con l'affidare la direzione generale della polizia al Sirieys de Mayrinhac. Ebbe, poi, modo di esprimersi riguardo alla condizione carceraria dei minori. Ancora nel 1840 esistevano solo 300 posti in sezioni separate. Ma, in un rapporto alla Société royale des prisons del 29 gennaio 1830, Montbel sottolineava: «il regime delle carceri centrali non si adatta per nulla a dei ragazzi presso i quali il vizio e la corruzione non ha ancora gettato delle radici profonde e che sono rimessi al potere del governo … per ricevere un'educazione che li allontani dal vizio. È dunque della loro educazione che occorre, specialmente, occuparsi». Anche se tali considerazioni si accompagnavano al suggerimento di indirizzare unicamente all'educazione dei giovani gli sforzi dei filantropi che si occupavano dei carcerati dal momento che la condizione delle carceri gli sembrava soddisfacente.
Continuati contatti con il collegio di Tolosa Da deputato e ministro continuò ad essere vicino al suo collegio, come testimonia la donazione di un quadro al musée des Augustins di Tolosapaysage historique ; les habitants des montagnes du taygete celebrent une fete dans le temple de bacchus, opera del Jean Victor Bertin, commissionato dal Montbel nel 1830, da ministro dell'Interno. Esso giunse a destinazione solo il 14 maggio 1832, inviato dal Guizot, allora ministro del commercio e dei lavori pubblici, dopo diverse proteste della città di Tolosa.
La rivoluzione di luglio La crisi parlamentare del 1830 In quei mesi, Montbel intervenne più volte alla Camera, invano cercando di attenuare l'opposizione al ministero del quale faceva parte. Particolare importanza ebbe l'apertura della sessione parlamentare, il 2 marzo 1830, segnata da un discorso della corona di Carlo X il quale annunciò la spedizione di Algeri e minacciò, implicitamente, l'opposizione di governare per ordinanze in caso di blocco delle istituzioni. Nel corso della successiva discussione, il 5 marzo, Montbel denunciò “questo odio che allarma, che pone degli onesti cittadini sotto i colpi della diffamazione e della calunnia, e che impedisce ai magistrati (il governo) di fare tutto il bene che vorrebbero”.