Sorico (Sörich in dialetto comascoPer il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale Famiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria., AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia, dell'euroregione Regio Insubrica e della Comunità montana Valli del Lario e del Ceresio.
Geografia fisica
Situato nel punto più a nord del lago di Como ( a nord di Como), rappresenta l'ultimo paese fluviale del bacino del fiume Mera e costituisce il punto di raccordo fra Alto Lario, Valtellina e Valchiavenna. Il comune con i suoi è il quarto per estensione territoriale della provincia di Como. Sorico si raggiunge in automobile percorrendo la SS340 (da Como-Lugano), la SS38 (da Sondrio) o la SS36 (da Milano, Lecco, Chiavenna), in treno, stazione di Colico a , linea 36 Milano-Lecco-Sondrio-Tirano, in autobus linea C10 Como-Colico. In battello, scalo di Domaso (a ) o di Colico (a ).
Nel territorio suricense sono presenti sette nuclei abitati: Sorico centro in prossimità della foce del fiume Mera, Albonico e Bugiallo a mezza costa della montagna, Dascio tra il bacino nord e sud del Lago di Mezzola, l'abitato in località Poncetta nel Pian di Spagna, l'insediamento La Punta alla foce del fiume Mera e località Nigolo al confine con Dubino. La varia conformazione morfologica del comune comprende gran parte del Pian di Spagna, il fronte sud del monte Berlinghera sino a metri s.l.m. e la zona collinare al di sotto dei 600 metri, la direttrice fluviale del fiume Mera e la sponda ovest del Lago di Mezzola. Il comune di Sorico ha quindi di costa lacustre e di costa fluviale. L'affacciarsi del territorio comunale sul lago di Mezzola fa di Sorico assieme a Verceia l'imboccatura naturale per la Valchiavenna. Le aree montane e lacustri di Sorico, quale alto esempio di ecosistemi del paesaggio prealpino caratterizzato da un elevatissimo grado di naturalità, vengono segnalate da più riviste specializzate nella promozione turistica. Le aree pianeggianti e lacustro-fluviali sono definite come Zone umide italiane della lista di Ramsar.
La fascia collinare La fascia collinare è una porzione di territorio compresa tra i 200 e i 600 metri sul livello del mare estesa per circa (da Albonico sino a Sorico centro) resa fertile sino a pochi decenni fa da un susseguirsi continuo di terrazzamenti costituiti da muri a secco. Il lavoro costante ed intelligente dell'uomo ha da secoli addomesticato la montagna per i suoi fini di sostentamento. L'avvento del benessere tipico del novecento e il migrare degli interessi contadini dalla montagna alla pianura, ha comportato lentamente l'abbandono della prima porzione di mezza costa appena sopra le sponde del fiume Mera. Le coltivazioni attuate in collina prediligevano la vite e diverse cultivar da frutto; scarsa era la presenza di castagneti in questa fascia altimetrica terrazzata. Una curiosità è la presenza ancora oggi di piccoli raggruppamenti sparsi di piante di olivo che fanno di Sorico il settore più a nord in Europa di propagazione della specie. Di quello che doveva essere un esempio di tradizione e ingegno non rimane più traccia per chi osserva la collina dal basso. Il lussureggiante bosco che ricopre la costa costituito prevalentemente da robinia ha preso il posto dei ricchi pianori ed ha avvolto le costruzioni più antiche dei tipici nuclei rurali (Corzone, Cà Crusca, Gaggiolo, Gusbano, La pizza, Locofontana, Montagnola, Piazzo, Quessero, Selve, Sirana, Prati Meriggi, Vallate) trasformandoli in romantiche rovine. Prima della realizzazione della strade carrozzabili (opere del Novecento) tutte le piccole frazioni erano collegate da mulattiere diramanti dalla principale Antica Via Regina.
Origini del nome Il termine “Sorico” si può ricondurre a diversi termini latini ma quello che risulta più descrittivo del paese è ex auricus, dal verbo exauricare, disperdersi dell'aria, rinfrescarsi, corrispondente al dialettale sorà: perché il luogo, afoso e caldo, è arieggiato dalla Breva.
Storia
Periodo Pre Romano e Romano Nel territorio di Sorico, della bassa Valchiavenna e della bassa Valtellina in epoca pre romana era presente la tribù celto-retica degli Aneuniates.. Sotto la dominazione Romana il loro Vicus era Aneumium (tradotto: Olonio) nella provincia della Gallia cisalpina.
Vicende amministrative dal Medioevo all'età contemporanea
GIà attestata come entità amministrativa comunale autonoma nel IX secolo, Sorico costituì insieme a Gravedona e Dongo la Repubblica delle Tre Pievi del Lario. Nel 1335 gli annessi agli Statuti di Como riportano il comune de Surico come la comunità incaricato della manutenzione del tratto di via Regina compreso tra una specifica fontana e il "terminum qui est supra tramittem qui venit a turre de Olonio versum Suricum et dicitur ad Veniollam". Come membro delle "Tre Pievi", Sorico ebbe insieme ad esse il controllo del primo tratto del lago di Como dal XII al XVI secolo. La Pieve di Sorico deriva dal 1432 con la definitiva rovina della primitiva Pieve di Olonio, già attestata nell'XI secolo all'interno di Olonio, l'antico borgo di epoca tardoromana detto Aneunia che sorgeva nel Pian di Spagna ma che era continuamente devastato dalle piene del fiume Adda. Il comune divenne sede della nuova pieve il 9 novembre 1456. I parroci di Sorico come sancito dalla Bolla Papale di Callisto III del 30 ottobre 1455 mantengono ancora oggi il titolo di Arciprete quale prestigio formale della parrocchia derivante dalla sua antichità e dal suo passato di Chiesa Madre. Nel periodo di massima espansione della Pieve di Sorico quale centro della circoscrizione ecclesiastica ad essa erano assoggettate le comunità di Dubino, Trezzone, Montemezzo, Piantedo, Colico, Cosio Valtellino, Regoledo, Rasura, Sacco, Pedesina, Gerola e Rasura. Gradualmente in circa tre secoli (XV-XVIII sec.) tutte queste località ottennero sempre più autonomia sino a staccarsi definitivamente da Sorico per creare comunità separate.
Nel 1497 il territorio delle Tre Pievi fu concesso in feudo da Ludovico Maria Sforza a Lucrezia Crivelli, mentre nel 1545 fu infeudato al Medeghino. Nel 1580 per concessione di Filippo II di Spagna il territorio delle Tre Pievi ormai retaggio di un passato medievale venne convertita in Contado della Contea di Como. Nello stesso anno, Sorico e il feudo delle Tre Pievi passarono nelle mani della famiglia Gallio, la quale esercitò i propri diritti feudali sul territorio sin'oltre la metà del XVIII secolo. Negli stessi anni, il paese viene indicato, come Sirico, nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano.
A dispetto dell'importanza istituzionale a livello sovracomunale, nel 1751 il centro di Sorico risultava costituire una comunità estremamente piccola, (solo 40 abitanti) ma aveva competenza su un territorio comprensivo di numerosi cassinaggi: “San Miro”, Corsone, Gagiolo, Vallate, Dolo, Ronchi, Scagnello, Fontana, Moscone, “Motti de Pedroni”, Meriggie, Quesser, “Quesser de Gossi”, Canina e Ciaffaboja.
Un decreto di riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì l'annessione di Sorico al comune Gera, decisione cancellata dalla Restaurazione.
Sorico come confine di Stato del Ducato di Milano Per secoli, quale territorio di confine tra Milano e i Grigioni (dal 1512 al 1797), Sorico fu crocevia di scambi terrestri e lacuali da e per il nord Europa nonché strategico avamposto militare. La posizione strategica quale terra di frontiera permise vantaggi economici in quanto passaggio veloce per i trasporti lacustri delle merci dalle zone più industrializzate d'Europa (dalla Toscana alle Fiandre, dalla Pianura Padana), come i porti di Genova e Venezia. Sfortunatamente succedono anche sventure da parte di eserciti e mercenari di passaggio.
Nel 1431 Sorico è ricordato nella cronaca della Battaglia di Delebio già come confine dei domini Milanesi e nel 1515 Sorico fu terreno di scontro tra i francesi scesi dalle Alpi per la Battaglia di Marignano e i Grigioni dai quali fu saccheggiata ed incendiata.
Un'altra devastazione si registrò nel 1516, per mano dei soldati del governatore francese di stanza a Como. Questi ultimi stavano inseguendo Francesco Morone e i suoi uomini, che stavano riparando in Valtellina dopo aver razziato la Val Menaggio..
Nefasto fu il passaggio dei Lanzichenecchi dalla Valtellina nel 1630 per andare a combattere nella Guerra di successione di Mantova e del Monferrato in quanto come ricorda anche Alessandro Manzoni ne I promessi sposi portò la peste. Le truppe del duca Enrico II di Rohan saccheggiano nel 1636 il territorio Suricense e delle Tre Pievi quale rappresaglia contro le razzie Spagnole nei domini del Ducato di Parma.M. Longatti, L'incursione in Alto Lario del duca di Rohan…, in P.S.S.C, 53, Como 1989, pp. 202-206. Sempre nel Seicento la corona spagnola domina il ducato milanese e Sorico essendo confine di Stato in questo secolo conobbe la militarizzazione iberica (1535-1706). L'imponente presidio militare a difesa del confine nord del Ducato di Milano ma anche baluardo della fede cattolica Spagnola verso il dilagare delle dottrine protestanti d'oltralpe aveva come quartier generale il forte di Fuentes vicino a Colico. Al tempo la vicina Chiavenna durante il governo della Repubblica delle Tre Leghe era diventata un importante centro di diffusione del Protestantesimo, trovandovi molti riformatori e dissidenti religiosi italiani la sospirata libertà di culto, negata loro in Italia, dopo le persecuzioni dell'Inquisizione. Fra essi si ricordano: Agostino Mainardi, Pier Paolo Vergerio, Scipione Lentolo, Camillo Renato, Girolamo Zanchi. Il clima politico e culturale era sicuramente molto teso e non stupisce una presenza militare costante senza precedenti nel Nord Italia. La Valtellina e di conseguenza l'alto Lago di Como costituivano infatti un importante crocevia per le comunicazioni e gli approvvigionamenti tra domini asburgici di Spagna e d'Austria, rappresentando un corridoio che consentiva il collegamento tra la Lombardia spagnola e i domini austriaci, nonché l'ingresso delle truppe spagnole direttamente sul territorio tedesco (nei progetti spagnoli avrebbe consentito di stringere in una tenaglia le Province Unite). In particolare nel contesto della Guerra dei trent'anni in cui il ramo degli Asburgo di Spagna era alleato di quello collaterale tedesco, impegnato sul fronte della lotta contro i principi protestanti. Durante il periodo più critico della guerra dei trent'anni, otto compagnie di fanteria, duemila guastatori e venti pezzi di artiglieria erano dislocati nel raggio di tre chilometri dal Forte di Fuentes sino ai piccoli fortilizi tutt'attorno come la torre di Sorico, la torre di Fontanedo, il forte d'Adda, la torre di Curcio, la torre del Passo, il Torrino di Borgofrancone. L'aggravarsi degli eventi ebbe il culmine con il Sacro Macello: una strage condotta da un gruppo di cattolici ai danni della popolazione riformata, avvenuta in Valtellina nel luglio 1620, nel contesto di una rivolta filospagnola contro la Repubblica delle Tre Leghe che allora controllava il territorio valtellinese.Giorgio Spini, Storia dell'Età Moderna, vol. 2, Torino, Giulio Einaudi Editore (Piccola Biblioteca Einaudi), 1965, V edizione, pag. 546 Della passata presenza Spagnola si ha traccia oggi in diversi toponimi, nei cognomi locali e in molti termini del dialetto stretto parlato a Bugiallo ed in Albonico che nella fonetica e nei sostantivi usati ricorda la Lingua catalana.
L'importante confine Lombardo-Grigione