I Visigoti furono un popolo germanico di origine scandinava, appartenente alla tribù dei Goti. Furono tra quei popoli barbari che, con le loro migrazioni, contribuirono alla crisi e alla caduta dell'Impero romano d'Occidente. Dopo la fine dell'impero i Visigoti giocarono un ruolo molto importante nello scacchiere europeo per altri due secoli e mezzo.

Il nome Visigoti vuol dire "Goti nobili" (Wi si in gotico vuol dire "degni" o "nobili"); furono comunque anche citati come Goti dell'Ovest (dal tedesco Westgoten), mentre i Goti che si erano stanziati lungo il bacino del Dnepr furono detti Ostrogoti (Goti dell'Est, dal tedesco Ostgoten).

Storia dei Visigoti La storia dei Visigoti ha inizio, come storia del popolo autonomo e non più come parte della famiglia gotica indifferenziata, dopo la metà del III secolo sul confine nordorientale dell'Impero romano, sulla sponda sinistra del Danubio, in quella regione che era stata parte dell'impero ed era conosciuta come Dacia. Nel 332 i Visigoti, che erano stanziati tra la Moldavia e la Valacchia, sfondarono il Limes, ma furono sconfitti dall'imperatore Costantino. Tuttavia, invece di rientrare nelle loro basi secondo la modalità consueta delle invasioni barbariche del III secolo, furono accolti dall'imperatore all'interno dell'Impero romano, in seguito a un accordo che li impegnava, in cambio del territorio ottenuto, a difenderne i confini. Da allora rimasero in pace fino a quando nel 367, condotti da Atanarico, entrarono in contatto con l'Impero romano, appoggiarono l'usurpazione di Procopio contro l'imperatore Valente e pianificarono una rivolta.

Nel 369 l'imperatore romano Valente, attraversato il Danubio, li sconfisse, ma Atanarico riuscì a negoziare una pace favorevole per i Goti, grazie al fatto che si era ritirato sui Carpazi. Fu allora siglata una tregua che sospendeva i precedenti rapporti di collaborazione basati sui sussidi (o tributi) offerti dai Romani in cambio di contingenti mercenari, stabilità nella regione e scambi commerciali. La maggior parte dei Visigoti era pagana della tradizione mitologica scandinava, e aveva come capo Atanarico, mentre una parte si era convertita al Cristianesimo, per la precisione al credo ariano, promosso da Ulfila, e faceva capo a Fritigerno, per cui i Visigoti fecero capo ai due condottieri. Lo stesso vescovo Ulfila aveva intrapreso la traduzione della Bibbia, che divenne così il primo testo in lingua gotica e la più estesa testimonianza delle lingue germaniche antiche.

Accolti nell'Impero romano Nel 375, incalzati dagli Unni che, giunti nel frattempo in Europa, avevano sconfitto gli Alani e sottomesso i Goti dell'Est o Greutungi, li avevano scacciati dalla loro regione d'insediamento tra il Danubio e il Mar Nero. I Tervingi, parte dei quali si era ritirata in Transilvania con Atanarico, dopo avere perso gran parte delle loro ricchezze, decisero di passare con Fritigerno e chiedere asilo a Valente, accalcandosi in duecentomila tra le foci del Danubio, la Mesia e la Tracia (376). Secondo gli accordi i Goti sarebbero stati coscritti nell'esercito romano e a loro sarebbe stata concessa piena cittadinanza, ma in realtà non accadde niente di tutto questo. Anche i Greutungi, senza essere invitati, erano entrati nei confini dell'Impero. La presenza di troppe persone in un'area ristretta, come la provincia della Mesia, che era stata loro assegnata portò a una penuria di cibo, che causò l'inizio delle ostilità tra Romani e Goti.

L'accoglienza fu concessa, ma malamente gestita: i Goti furono spogliati delle armi e privati dei bambini, consegnati come ostaggi, ma non venne adeguatamente assicurato l'approvvigionamento alimentare. La fame e gli stenti spinsero i Tervingi, guidati da Fritigerno alla rivolta: si unirono agli Greutungi che avevano a loro volta passato il Danubio e insieme sconfissero un esercito romano a Marcianopoli. Mosse allora contro i Germani lo stesso imperatore che, nella battaglia di Adrianopoli (378), subì una disastrosa sconfitta, tanto da cadere egli stesso sul campo. La battaglia di Adrianopoli fu il momento culminante di una serie di scontri che si combatterono pressoché ininterrottamente, nelle province romane di area balcanica, fino al 382, noti come Guerra gotica. I Goti invasero la Tracia e saccheggiarono i Balcani, arrivando sino in Grecia, ma alla fine ottennero soltanto un successo parziale. Atanarico riuscì a negoziare una pace, nel 381, con il nuovo imperatore Teodosio I, e ottenne che i Visigoti divenissero alleati ufficiali di Roma, che concesse loro una autonomia che prima mai era stata concessa alle nazioni sottomesse dai romani e la possibilitàdi stabilirsi nella regione dei Balcani. La pace fu ratificata solo l'anno dopo, nel 382, dai nuovi capi dei Visigoti, tra cui Fravita, e il trattato valse fino alla morte di Teodosio nel 395. Ai Visigoti, cui fu riconosciuto lo status di foederati, venne assegnata la Tracia settentrionale (province di Scythia e di Moesia Minor), ma una parte di essi fu insediata in Macedonia. Secondo la concezione del diritto germanico, i capi goti si ritenevano vincolati ai patti solo in forma individuale, e non già "statale".

Nel 390 un giovane principe della dinastia dei Balti, il ventenne Alarico, guidò i Visigoti, gli Unni e altre tribù provenienti dalla sponda sinistra del Danubio nell'invasione della Tracia, saccheggiandola; l'imperatore romano, Teodosio I, nel 391, intervenne personalmente, ma cadde in un'imboscata sul fiume Maritsa, dove rischiò la vita. Nel 392 i Visigoti di Alarico vennero circondati sulla Maritsa in Tracia dal generale Stilicone, ma Teodosio li perdonò e li lasciò tornare nella loro provincia rinnovandogli il trattato del 382. Le truppe visigote, alla battaglia del Frigido (tributario del fiume Isonzo), il 5 settembre 394, costituirono l'avanguardia, che subì gravissime perdite, dell'esercito di Teodosio I, ma, alla morte dell'imperatore, il 17 gennaio 395, Stilicone inviò i Visigoti nella loro provincia e non fu più pagato il tributo annuale che Roma versava loro. Questi fatti, secondo almeno Giordane, contribuirono a compromettere la pace che era stata raggiunta tra Goti e Romani e a fare ricominciare le ostilità.

Inizio della migrazione I Visigoti, nel 395, proclamato re Alarico, invasero la Tracia, la Macedonia, la Tessaglia, la Beozia e l'Attica; furono fermati dal generale Stilicone, reggente dell'Impero romano d'Occidente, per conto dell'imperatore Onorio, ancora bambino. Ma l'imperatore d'oriente, Arcadio, intimò a Stilicone di rientrare in Occidente, e all'esercito romano-orientale di rientrare a Costantinopoli, lasciando un contingente alle Termopili per difendere la Grecia.

I Visigoti, forse per merito del tradimento, si impossessarono del famoso passo, attraversarono la Beozia e l'Attica, occuparono Il Pireo, e costrinsero Atene alla resa, senza saccheggiarla. Poi si diressero a Eleusi, dove distrussero il tempio di Demetra, determinando la definitiva interruzione delle celebrazioni dei Misteri Eleusini. Nel corso del 396 tutto il Peloponneso fu occupato; Corinto, Argo, Sparta e molti altri siti subirono la violenza e le devastazioni dei Visigoti.

Nel 397 Stilicone sbarcò a Corinto con un esercito e cacciò i Visigoti dall'Arcadia e li accerchiò a Elice. Ma, ancora una volta, richiamato per una rivolta in Africa, fece con loro un'alleanza contro l'impero d'oriente, permettendogli di ritirarsi sulle montagne verso il nord dell'Epiro, dove Arcadio, nel 399, offrì loro del denaro e nominò il loro re, Alarico, magister militum dell'Illirico romano, in pratica governatore militare dell'Epiro già occupato, concludendo così la pace. Alarico approfittò della collaborazione con l'impero d'oriente per rafforzarsi, soprattutto riarmò i Visigoti negli arsenali romani.

I Visigoti, passando da Aemona, nel 401 arrivarono in Italia, e da Aquileia si diressero su Milano, dove si trovava l'imperatore Onorio, ma furono fermati a Pollenzo (402), da Stilicone, che nominò Alarico magister militum, purché lasciasse l'Italia. Dopo essere usciti dall'Italia, i Visigoti non si allontanarono dai confini e, nel 403, rientrarono, assediando Verona, dove vennero sconfitti da Stilicone che li costrinse a rinnovare il patto di alleanza contro l'impero d'oriente e dovettero rientrare in Epiro. Stilicone, dopo averli sconfitti, gli concesse la possibilità di stabilirsi nell'area danubiana e favorì la loro integrazione nell'esercito romano. Ma presto abbandonarono l'Illiria per stabilirsi tra il Norico e la Pannonia, dove rimasero sino alla morte di Stilicone (23 agosto 408).

Invasione dell'Italia e sacco di Roma

Tra il 400 e il 410 i Visigoti entrarono in Italia e per ottenere una sovvenzione e una provincia in cui stabilirsi, tentarono a più riprese un accordo con l'imperatore Onorio, che era trincerato a Ravenna, finché, spazientiti, ritornarono a Roma (per la terza volta) e, il 24 agosto 410, poco tempo dopo la morte di Stilicone (408), grazie al fatto che la porta Salaria era stata aperta a tradimento, entrarono e la saccheggiarono (Sacco di Roma), per tre giorni.

I Visigoti lasciarono Roma carichi di bottino e tentarono di passare in Sicilia, per poi impadronirsi dell'Africa, il granaio dell'Impero. Ma una tempesta disperse e affondò le navi quando erano già in parte cariche e pronte a partire. Allora ripresero la via del nord; ma in Calabria, nei pressi di Cosenza, Alarico si ammalò improvvisamente e morì.

Arrivo in Gallia

Il nuovo re, suo fratello Ataulfo, li guidò a ritroso lungo la penisola, fino alla Gallia dove giunsero nel 412. Nella primavera del 412, passando per la via militare che da Torino portava al fiume Rodano attraversarono il Colle del Monginevro. Si stabilirono tra la Provenza e l'Aquitania, e Ataulfo, in un primo tempo, appoggiò l'usurpatore Giovino, poi strinse un patto con Onorio: in cambio di rifornimenti, terre e oro, gli avrebbe consegnato l'usurpatore e avrebbe liberato Galla Placidia, sorella di Onorio fatta prigioniera durante il Sacco di Roma del 410.

Il re visigoto mantenne la parola, ma Onorio non la mantenne, a causa dei problemi dovuti alla rivolta in Nordafrica di Eracliano. Il re visigoto, in risposta, non liberò Galla Placidia e anzi attaccò prima Marsiglia (che gli resistette) e poi occupò Narbona, Tolosa e Bordeaux.

Nel gennaio del 414 Ataulfo sposò Galla Placidia, e grazie all'influenza della moglie, progettò una politica di fusione fra Goti e Romani, affinché la forza dei primi rinforzasse la cultura e il nome dei secondi. Ma il generale Flavio Costanzo bloccò i porti gallici e costrinse i Visigoti ad arretrare prima a Narbona e poi, valicati i Pirenei, a ritirarsi verso la Tarraconense, occupando Barcellona.

Nel 415 i Visigoti tentarono nuovamente di impossessarsi del granaio romano dell'Africa. Ma la flotta visigota fu distrutta da una tempesta durante la traversata da Gibilterra; l'imperatore inoltre aveva inviato un distaccamento militare alle colonne d'Ercole che dissuase i goti.

Regno visigoto

Allora il nuovo re Walia siglò un trattato di pace con il generale Flavio Costanzo; in cambio di misure di grano e del territorio della regione d'Aquitania, dai Pirenei alla Garonna, i Visigoti, in qualità di foederati dell'Impero, si impegnavano a combattere in nome dei Romani i Vandali, gli Alani e i Suebi, che nel 406 avevano attraversato il fiume Reno e si erano dislocati nella provincia d'Hispania; le eventuali province recuperate le avrebbero restituite all'Impero. I Visigoti inoltre restituirono Galla Placidia all'imperatore.