Il sindaco del rione Sanità è una commedia in tre atti scritta e interpretata da Eduardo De Filippo, facente parte della raccolta Cantata dei giorni dispari.

Storia Come racconta lo stesso Eduardo il personaggio centrale del dramma è stato ripreso dalla vita reale: Poco dopo il debutto dell'opera, una major statunitense propose a De Filippo di realizzarne un adattamento sia teatrale che cinematografico con protagonista l'attore Anthony Quinn: l'autore tuttavia declinò l'offerta perché nelle intenzioni dei produttori, la struttura drammaturgica del testo sarebbe stata alterata al fine di rendere il tema della criminalità organizzata il perno centrale dell'opera mentre, per l'autore, esso era solo un pretesto per descrivere il protagonista; soltanto nel 1996 tale adattamento con Quinn come protagonista verrà alla fine realizzato.

Nel 1964 e nel 1979 ne furono realizzate due trasposizioni televisive, entrambe curate dallo stesso Eduardo, rispettivamente per il sedicesimo e diciassettesimo ciclo de Il Teatro di Eduardo in onda sulla Rai.

Trama Atto I Dimora nelle campagne vesuviane.

Durante una notte di settembre, presso la dimora di don Antonio Barracano si presentano due piccoli delinquenti napoletani, 'o Nait e Palummiello: quest'ultimo è stato gravemente ferito a una gamba durante una sparatoria con l'altro, che lo ha poi soccorso e portato lì. Assistito dalla servitù, il dottor Fabio Della Ragione allestisce una sala operatoria improvvisata e opera Palummiello, ammonendolo di non urlare perché così potrebbe svegliare il padrone di casa. Questi, conosciuto in tutta Napoli come il sindaco del rione Sanità, è una sorta di capoclan camorrista temuto e rispettato, con cui i due criminali vorrebbero parlare per risolvere il contenzioso che li ha portati allo scontro. Nel frattempo Armida, moglie di Barracano, è stata morsa da uno dei cani da guardia della proprietà, ed è stata portata al pronto soccorso.

Entra in scena don Antonio. Il dottore lo informa dell'accaduto e dell'incidente occorso alla moglie, addossando la colpa al cane; gli riferisce inoltre la propria intenzione di lasciarlo ed emigrare negli Stati Uniti da suo fratello interrompendo la loro ultratrentennale collaborazione: il medico adduce come causa il fallimento del loro progetto di offrire aiuto e protezione ai delinquenti del rione Sanità, come dimostrato dalla vicenda di Palummiello e 'o Nait. Don Antonio ascolta tutte le notizie senza alcun turbamento, mostrandosi contrariato solo di fronte alle intenzioni del dottore: non gli accorda il permesso di partire e lo minaccia di spiacevoli conseguenze se insistesse nel suo proposito. Il dottore, furioso, si ritira in camera sua.

Don Antonio inizia l'udienza quotidiana dei disperati che si rivolgono a lui in cerca di giustizia e protezione. Liquida 'O Nait e Palummiello, dando torto a entrambi per essersi sparati senza il suo consenso; risolve poi una questione tra l'usuraio Pasquale 'o Nasone e il suo debitore Vincenzo Cuozzo, pronunciandosi a favore di quest'ultimo. Riceve infine il giovanissimo Rafiluccio insieme a Rituccia, sua compagna in avanzato stato di gravidanza; i due vivono in totale indigenza, al punto che la ragazza sviene per la fame. Dopo averla soccorsa, don Antonio è costretto a rimandare la loro udienza a causa del ritorno della moglie Armida: la donna, visibilmente scossa, incolpa il mastino di averla azzannata senza motivo, come aveva fatto il dottore. Don Antonio dimostra però il proprio personale senso della giustizia: rimprovera la moglie per essere entrata furtivamente nel pollaio in piena notte; il cane dunque avrebbe soltanto adempiuto al proprio dovere.

Don Antonio, esausto, chiede a Rafiluccio di rimandare il loro incontro al giorno dopo, ma ritorna sulla propria decisione quando sente il proposito del giovane: l'indomani, egli ucciderà suo padre.

Atto II Stessa scena del primo atto

Don Antonio ascolta Rafiluccio. Il giovane gli racconta di essere figlio di Arturo Santaniello, ricco panettiere che, rimasto vedovo, lo ha diseredato e cacciato di casa per vivere con la nuova compagna. Don Antonio, scosso dalla vicenda, convoca il padre per sentire le sue ragioni.

Santaniello, pur rispettoso nei confronti di don Antonio, gli si dimostra fermo e responsabile; gli conferma di aver diseredato il figlio non approvando la sua condotta e la sua relazione con Rituccia. Colpito dalla dignità dell'uomo, don Antonio si lascia andare a una confidenza e gli racconta la propria storia: di umili origini, egli in gioventù aveva fatto il capraio; un giorno si era addormentato e le capre avevano sconfinato nella tenuta sorvegliata dal guardiano Giacchino, che lo aveva massacrato di botte. Da quel momento Barracano aveva provato l'irresistibile, viscerale impulso di vendicarsi, cosa che era riuscito a fare anni dopo, uccidendo a coltellate Giacchino. Scappato in America, fece fortuna al servizio di un mafioso locale, per poi tornare a Napoli e, servendosi di un famoso avvocato e corrompendo vari testimoni, farsi assolvere per legittima difesa. Barracano invita quindi Santaniello a riconciliarsi con il figlio, ma il panettiere rifiuta, invitandolo a farsi gli affari suoi. Offeso, don Antonio gli si lancia contro e lo ucciderebbe se non fosse per l'intervento dei suoi congiunti e per il fatto che il panettiere sia disarmato.

Ricompostosi, Barracano riferisce l'esito del colloquio a Rafiluccio; obbedendo al proprio senso di giustizia, cerca di convincerlo a non uccidere il padre. Il giovane afferma tuttavia di non essere più in grado di fermarsi, e corre via per preparare il parricidio. Don Antonio si accorge allora che, a causa del degnerare del colloquio, non è riuscito ad avvertire Santaniello del proposito omicida del figlio: accompagnato dal dottore, si reca personalmente a Napoli per allertare il panettiere.

Atto III Residenza invernale dei Barracano, nel Rione Sanità

Barracano, visibilmente pallido e sofferente, giace in poltrona: Santaniello, temendo che il Sindaco fosse tornato per ammazzarlo, lo ha accoltellato all'addome prima che lui potesse spiegarsi. Il dottore gli dice che la ferita è potenzialmente mortale e che, in mancanza di strumenti adatti ad operarlo, dovrebbe correre in ospedale; don Antonio, tuttavia, rifiuta: questo significherebbe denunciare Santaniello, cosa che scatenerebbe un'irrefrenabile catena di morti e vendette; gli chiede quindi di redigere un atto di morte per cause naturali, concedendogli infine l'agognata libertà.

Con le sue ultime forze, don Antonio organizza una cena a casa propria, col pretesto di festeggiare l'imminente partenza del dottore in America. Vengono convocati tutti i sodali del Sindaco, assieme a Santaniello e Rafiluccio; mentre don Antonio risolve definitivamente le loro questioni, ciascuno dimostra il proprio animo debole: 'o Cuozzo, che si era detto pronto a morire per il suo salvatore, ha infatti assistito all'accoltellamento, ma lo rinnega rifiutando di testimoniare in suo favore; Barracano lo rimprovera aspramente, ma al tempo stesso lo spinge a perseguire nella menzogna. Don Antonio dirime quindi la faida dei Santaniello, versando a Rafiluccio una forte somma di denaro e dicendogli che è da parte del padre; il giovane gli rivela tuttavia di aver trovato lavoro e di non intendere più ammazzarlo. Il panettiere, tuttavia, risarcisce l'intera somma a Barracano, nel timore di ritorsioni. Tutti si siedono allegramente a tavola, ma mentre banchettano don Antonio muore.

Il dottore, ripugnato dalle ingiustizie cui ha appena assistito e considerato che nessuno potrà mai eguagliare la magnanimità di don Antonio, decide di redigere il referto medico denunciando la vera causa del decesso, ristabilendo il corso naturale della giustizia.

Analisi Alcuni critici, nell'analisi della commedia, espressero la loro perplessità e quella degli spettatori per la contraddizione, che emergeva dalla trama, tra la soluzione escogitata dal sindaco per ristabilire la giustizia per Rafiluccio e quella del dottore che rivelava apertamente l'inganno illegale orchestrato dal suo amico ormai morto.

Luciano Codignola, considerando la commedia nell'ambito più generale del pessimismo di fondo di Eduardo, vedeva nel personaggio di Barracano semplicemente un capocamorrista legato alla sua "famiglia" criminale e non credeva nel gesto finale del dottore, cioè che «una coscienza nuova fosse nata in lui», «come può darsi lo stesso Eduardo pensi»Luciano Codignola, Il teatro della guerra fredda, Università di Urbino, Urbino, 1969, pp. 78-80..

Giorgio Prosperi rilevava semplicemente l'aspetto napoletano rispecchiato dalla commedia. Napoli ha «un cuore con una sistola paternalistica e una diastola radicale». La commedia rappresentava quindi la crisi del paternalismo "alla Antonio Barracano" da cui nasceva il gesto radicale del dottore, che esprimeva l'«accettazione della responsabilità individuale di fronte alla morale del gruppo, cioè all'omertà» tipicamente criminale a cui anche il sindaco apparteneva col «suo errato concetto della giustizia»Giorgio Prosperi, Il Sindaco del Rione Sanità, Il Tempo, 8 febbraio 1973..

Prosperi non sembra però cogliere che Antonio Barracano ha invece ben chiaro il senso della giustizia, egli non è nemico della legge poiché, come dice: «La legge è fatta bene, sono gli uomini che si mangiano fra di loro»De Filippo, Cantata dei giorni dispari, cit., p. 176..

Renzo Tian sembra invece aver colto il significato profondo della commedia rilevando nella sua analisi che: «Don Antonio è qualcosa di assai diverso di quel capocamorra che all'inizio sembrerebbe che fosse: egli è un visionario che cerca di ristabilire nel mondo un ordine andato fuori sesto»Renzo Tian, Il Sindaco del Rione Sanità, Il Messaggero, 8 febbraio 1973..

Lo stesso Eduardo, in occasione della trasmissione televisiva del 1979 dell'opera, volle esprimere, rispondendo alle critiche, qual era stato il significato che egli aveva voluto attribuire alla storia narrata. A Napoli, racconta Eduardo, videro erroneamente nel Sindaco un capocamorra, tant'è vero che «il pubblico si identificava con lui, lo scambiava per un “mammasantissima” e non lo voleva morto». Don Antonio Barracano, chiariva Eduardo, non è un "padrino" ma un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l'ingiustizia e che, per amore della giustizia e sfiducia negli uomini, se la fa da sé con i mezzi a propria disposizione.

La commedia esprimeva, secondo l'autore, la crisi della giustizia della società italiana di quegli anni, per cui chiedeva: «Non è forse per la mancanza di giustizia che ci troviamo in questa condizione?».

Il vero, unico personaggio positivo della commedia era il dottore, il quale esprimeva la giusta soluzione per ogni atto derivato da un malinteso senso di giustizia «Noi possiamo rivalutare le nostre azioni ma solo dicendo la verità»Michele Prisco, Auguri dal mio sindaco, Oggi, 20 aprile 1979.. Non si può costruire la giustizia se non con il rispetto della legge.

Il dottore, diceva Eduardo, è il vero erede di don Antonio Barracano, di cui vuole continuare l'impresa ma seguendo una via del tutto diversa: in nome della verità e della legalità, che sola assicura nel tempo i giusti risultati, sperando che si realizzi alla fine un mondo che sia «meno rotondo e un poco più quadrato».

Curiosità

La commedia nacque con un titolo diverso. Eduardo afferma in un'intervista rilasciata a Lello Bersani sul set del film Fantasmi a Roma, che dovrà debuttare di lì a poco con la sua compagnia in una sua nuova commedia dal titolo: Il sindaco del rione Vasto Vicarìa.

Note

Bibliografia Eduardo De Filippo, Teatro (Volume terzo) - Cantata dei giorni dispari (Tomo secondo) - Mondadori, Milano 2007, pagg. 791-950 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi).

Collegamenti esterni

Sindaco del rione Sanità, Il Categoria:Opere teatrali del 1960