La Serie A 1997-1998 è stata la 96ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio (la 66ª a girone unico), disputata tra il 31 agosto 1997 e il 16 maggio 1998 e conclusa con la vittoria della , al suo venticinquesimo titolo, il secondo consecutivo.
Capocannoniere del torneo è stato Oliver Bierhoff () con 27 reti.
Stagione Calciomercato Sessione estiva
Protagonista del mercato estivo fu l' di Massimo Moratti che, al termine di una trattativa protrattasi per mesi. e per la cifra di 50 miliardi di lire – all'epoca un record per il calciomercato –, acquistò dal l'attaccante brasiliano Ronaldo, considerato tra i maggiori fuoriclasse dell'epoca; la società nerazzurra, pur a fronte della cessione del nazionale inglese Ince, mise in mano al nuovo allenatore Luigi Simoni un organico comunque ampliato dal difensore West,. dai centrocampisti Cauet, Moriero e Simeone, e dal giovane fantasista Recoba pescato in Uruguay.
I detentori della inserirono Birindelli nella propria retroguardia. mentre in attacco, rispedito Bokšić alla Lazio e, soprattutto, ceduto a peso d'oro all' l'emergente Vieri, rivoluzionarono il reparto puntando sulla voglia di riscatto di Fonseca, da tempo in crisi con l'ambiente romanista, e sul capocannoniere uscente Filippo Inzaghi, il quale andò a formare con Del Piero il nuovo tandem offensivo dei piemontesi – smentendo presto a suon di gol una certa critica estiva sull'«eccessiva leggerezza fisica» della coppia.
Il , che richiamò da Madrid Fabio Capello con l'obiettivo di cancellare le delusioni della precedente e tribolata annata, optò per rinforzi quali il portiere Taibi e il terzino Ziege in difesa, e Ba e Leonardo in mezzo al campo, mentre in avanti sostituì l'impalpabile Dugarry con l'olandese Kluivert; tornò inoltre a Milano, dopo una stagione oltreoceano, la bandiera Donadoni. Il di Ancelotti, pronto a lanciare l'ennesimo assalto dell'era Tanzi allo scudetto, riaccolse in pianta stabile tra le sue file il jolly di centrocampo Fiore, mentre la , che destò curiosità soprattutto per l'ingaggio di Alberto Malesani, tecnico esordiente in massima serie, offrì una chance al trequartista Morfeo.
La allenata dall'ex biancoceleste Zdeněk Zeman si potenziò in ogni reparto, con Cafu e Candela in difesa, Di Francesco a centrocampo e Paulo Sérgio in avanti. I concittadini della , affidatisi a loro volta all'ex giallorosso Sven-Göran Eriksson, si rinnovarono in mediana con gli innesti di Almeyda e Jugović, mentre in attacco, oltre al già citato Bokšić si segnalò l'approdo di Mancini, bandiera doriana che lasciò Genova dopo un quindicennio.
Tra le piazze con ambizioni di secondo piano, la accolse in mezzo al campo Boghossian e sopperì alla partenza del succitato Mancini affiancando a Montella una vecchia conoscenza del calcio italiano come Klinsmann. Novità in attacco anche per un ormai sempre più lontano dai fasti dell'epoca maradoniana, che chiamò sotto al Vesuvio Bellucci e Protti, e per un di contro deciso a rinverdire il suo blasone con l'altisonante ingaggio di Roberto Baggio, in cerca di rilancio in chiave azzurra dopo due stagioni in chiaroscuro in maglia milanista.
In provincia la rampante , ormai sempre più solidà realtà nella Serie A di fine decennio, si rinforzò sottotraccia in mezzo al campo, con elementi forse non di richiamo ma tecnicamente dotati quali Bachini, Jørgensen e Walem.. Il , rivelazione della precedente stagione, affidò il reparto avanzato alla coppia Di Napoli-Luiso, e ridisegnò il centrocampo con Schenardi e Zauli, oltreché col promettente azzurrino Ambrosini. Mentre il «degli italiani» si appigliò a veterani del campionato quali Stroppa e Vierchowod, l' sostituì il partente Inzaghi con Cristiano Lucarelli.
Tra le neopromosse, il inserì in squadra il giovane esterno offensivo Zambrotta e l'attaccante Masinga. Il investì definitivamente nel suo astro nascente Pirlo e diede fiducia a Hübner, prolifico attaccante delle serie minori e nell'occasione al suo debutto nel grande calcio. L', di nuovo in Serie A dopo un decennio e allenato dall'emergente Luciano Spalletti, accolse Bisoli e Tonetto. Infine al arrivarono Conticchio, Cozza e l'esperto Sakić.
Sessione autunnale
Tra le formazioni di vertice, il mercato di riparazione venne sfruttato maggiormente dalla Juventus che, onde riequilibrare un centrocampo in cui si erano rivelati nulli gli innesti estivi di semplici mestieranti quali Ametrano e Pecchia, prelevò l'olandese Davids ormai ai margini nel Milan, per farne con successo il nuovo «collante» della mediana bianconera; a rimpolpare l'attacco, arrivò a Torino anche il giovane ariete Zalayeta.
L'Inter lasciò andare la bandiera Berti, il quale dopo un decennio a Milano emigrò verso il , e sfoltì l'attacco con la cessione delle punte Branca e Ganz, quest'ultimo ai rivali milanisti; arrivarono invece in nerazzurro i difensori Colonnese e Milanese, mentre a centrocampo ci fu l'inserimento del portoghese Paulo Sousa prelevato dai campioni d'Europa in carica del .
La Lazio chiuse a sorpresa il rapporto col suo leader delle precedenti stagioni, Signori, ormai entrato in rotta col nuovo tecnico Eriksson; l'ex bomber biancoceleste si accasò alla Sampdoria, che contestualmente cedette Klinsmann agli Spurs, e sacrificò anche il centrocampista francese Karembeu finito nel frattempo nelle mire del blasonato . I concittadini della Roma, invece, puntellarono la difesa con il brasiliano Zago. Un Milan già in crisi cercò di rinforzare il reparto avanzato, oltreché col succitato Ganz, con l'ex parmense Maniero; tra i partenti, oltre a Davids, ci fu il deludente difensore olandese Bogarde il quale prese la via di Barcellona.
Nella parte bassa della classifica, il Piacenza mise sotto contratto la mezzapunta Buso, mentre il Lecce prelevò da un già disastrato Napoli il trequartista Giannini avviato verso l'epilogo della sua carriera.
Avvenimenti Girone di andata
Il torneo antecedente al mondiale francese cominciò il 31 agosto 1997. L'Inter partì con quattro vittorie nelle prime quattro gare, prendendo subito la testa della classifica grazie anche al roboante esordio del giovane Recoba, rivelatosi fin dalla prima giornata con una decisiva doppietta al .
In questa fase la squadra di Simoni, pur non entusiasmando particolarmente sul piano del gioco. e anzi aggrappandosi sovente alle invenzioni dei suoi solisti, su tutti Djorkaeff e un Ronaldo in crescendo, seppe comunque rimanere stabilmente in vetta per tutto l'autunno, controllando il gruppo delle inseguitrici da cui via via emersero quali più accreditati rivali i campioni uscenti della Juventus. Nel turno precedente la sosta natalizia maturò la prima sconfitta dei meneghini, al Friuli contro l'Udinese, proponendo nell'occasione lundici di Alberto Zaccheroni, votato a un calcio offensivo ma al tempo stesso estremamente concreto, e sorretto dall'affiatato trio d'attacco Amoroso-Bierhoff-Poggi, quale possibile outsider nella lotta allo scudetto.
Sul finire dell'anno solare la Juventus si avvicinò sempre più, complice un Del Piero fin lì mai tanto prolifico sottorete, nonché l'apporto a campionato iniziato dell'olandese Davids, apparso completamente rigenerato dall'ambiente bianconero rispetto alla scialba esperienza milanista; tuttavia il 4 gennaio 1998 l'Inter parve rimarcare le distanze, facendo cinicamente suo il derby d'Italia al Meazza grazie a un lampo di Djorkaeff (1-0).
I nerazzurri non seppero però gestire il vantaggio accumulato: verso la fine del mese due passi falsi contro due neopromosse, dapprima una sconfitta interna contro il Bari e poi un pari sul campo dell'Empoli, frenarono la corsa meneghina e rilanciarono le ambizioni dei torinesi che il 25 gennaio, battendo l' al Delle Alpi, guadagnarono il primo posto laureandosi sul filo di lana campioni d'inverno.
Girone di ritorno La tornata conclusiva non iniziò nel migliore dei modi per la Juventus, che nella trasferta di Lecce del 1º febbraio perse il perno difensivo Ferrara per il resto della stagione, causa una grave frattura di tibia e perone. Ciò nonostante tra febbraio e marzo i bianconeri riuscirono ad allungare ancora sull'Inter, colpevole di battute d'arresto sui campi di Lazio e Parma, e a sorpresa a San Siro contro il Bologna; in questa fase i nerazzurri dovettero guardarsi anche dal ritorno dei biancocelesti di Eriksson che, da par loro, con la succitata vittoria nello scontro diretto del 22 febbraio appaiarono i milanesi al secondo posto, a quattro punti dalla vetta. I capitolini cullarono speranze tricolori fino al 5 aprile, allorché una Juventus corsara all'Olimpico li superò con un guizzo di Inzaghi, mentre nel frattempo si rifecero sotto i nerazzurri che, traendo vantaggio da una serie di pareggi raccolti dalla capolista, si presentarono al big match di Torino del 26 aprile, quart'ultima di campionato, con una sola lunghezza di ritardo sui bianconeri.
La gara fu decisa da un contropiede di Del Piero (1-0), ma venne segnata soprattutto da un body check (un contrasto col busto) nell'area juventina di Iuliano su Ronaldo: l'arbitro Piero Ceccarini non ravvisò gli estremi per la concessione di un calcio di rigore ai milanesi, mentre pochi istanti dopo, sul capovolgimento di fronte, accordò a favore dei torinesi un penalty per un'entrata scomposta di West su Del Piero (quest'ultimo fallirà la chance del 2-0 facendosi parare la conclusione da Pagliuca).. La condotta arbitrale fece montare il malcontento dei nerazzurri, provocando di riflesso le stizzite repliche dei bianconeri: nei giorni seguenti, le accese discussioni che scaturirono in merito sui media italiani e finanche in Parlamento fecero sfiorare una crisi istituzionale ai vertici della Federcalcio.
Fatto sta che il verdetto del campo, per la squadra di Lippi, si rivelò lo scatto decisivo verso il titolo: neanche il successivo e inatteso pari di Vicenza ebbe ripercussioni, poiché l'Inter non seppe approfittarne impattando a sua volta in casa col Piacenza. Alla penultima giornata, il 10 maggio, come all'andata gli uomini di Simoni caddero contro la bestia nera Bari; contemporaneamente al Delle Alpi, grazie a una tripletta di Inzaghi, la Juventus superò il Bologna per 3-2 andando a conquistare il venticinquesimo scudetto della sua storia. Con l'Inter seconda e qualificata in Champions League, il terzo posto fu appannaggio dell'Udinese che colse il suo migliore piazzamento in Serie A da quarantatré anni a quella parte; a suggellare la positiva annata dei friulani, Bierhoff fece suo il titolo di capocannoniere con 27 gol..
Delusione della stagione, il Milan replicò il pessimo andamento del campionato precedente totalizzando appena un punto in più, classificandosi decimo e rimanendo fuori dall'Europa per la seconda volta consecutiva, pur a fronte delle continue riforme volute dall'UEFA che qualificarono, in quest'annata, un record di ben nove società italiane alle coppe confederali – e nonostante i rossoneri avessero tentato, invano, la strada di una wild card. Oltre alle romane, alla Fiorentina e a un Parma che pur disattese le premesse estive, a negare l'Europa al Milan furono anche il Bologna trascinato da un Baggio rivitalizzato dall'ambiente rossoblù, e che emergendo quale migliore marcatore italiano della stagione ottenne in extremis una maglia azzurra per i successivi mondiali, e la Sampdoria che, pur tra alti e bassi, vide la conferma sottoporta di un Montella ormai definitivamente affermatosi.