Particolarmente conosciuto per la sua abilità nell'arte bellica, si mise in luce nel periodo della guerra dei cent'anni; era l'omonimo figlio del maresciallo di Francia Jean I Le Meingre, anch'egli detto Boucicaut, morto a Digione il 15 marzo 1367, e del padre fu chiamato a ricoprire la medesima carica. Sua madre era Fleurie de Linières, figlia di Godemart I de Linières, un'antica famiglia nobile di Berry.Taylor, C, "T he Life of Jean II Le Meingre, Dit Boucicaut (1366–1421)". Cambridge University Press, 11 settembre 2020.
Gran connestabile dell'Impero a Costantinopoli, presente nelle colonie genovesi d'oltremare, dal 1º novembre 1401 sino al 1409 ricoprì la carica di governatore della Repubblica di Genova. L'incarico gli venne assegnato per volontà dello stesso Carlo VI dopo che una lunga campagna militare aveva portato la Francia ad ottenere una sorta di protettorato sulla repubblica ligure.
Diplomatico di alterne fortune (la sua caduta fu dovuta ad una guerra contro la casa viscontea di Milano e favorita da una rivolta di popolo), è considerato dagli storici uno dei più valorosi cavalieri medioevali.
Biografia La giovinezza In riconoscimento dei servigi resi dal padre, Carlo V lo fece allevare, dall'età di nove anni, con il Delfino, futuro Carlo VI, di cui rimase amico per tutta la vita. Desideroso di intraprendere il mestiere delle armi, Jean convinse il precettore del Delfino, Luigi II di Borbone, a prenderlo con sé come paggio, e in tale veste assistette agli assedi di Beaumont, Gavray, Breteuil e Cherbourg.Vies des grands capitaines français du moyen-âge.
Venne addestrato alle armi sotto la guida del condottiero Bertrand du Guesclin, e partecipò nel 1380 in Guienna all'assedio di Montguyon con il maresciallo de Sancerre.Dictionnaire des Maréchaux de France, pag. 99.
Nello stesso anno moriva Carlo V, e il figlio Carlo VI gli succedeva sul trono: la campagna delle Fiandre vide Boucicaut combattere nella guardia personale del giovane sovrano. Nel 1382, poco prima della battaglia di Roosebeke, Luigi II di Borbone lo nominò cavaliere per meriti sul campo. Al termine della campagna, tornato a Parigi, Boucicaut godeva già della fama di valente cavaliere; desideroso di misurarsi con nuove imprese, combatté sul suolo prussiano a fianco dell'Ordine Teutonico fino al 1385, quando, tornato in Francia, fu chiamato in Poitou e Guienna da Luigi di Borbone in qualità di suo luogotenente, partecipando nei due anni successivi a numerosi fatti d'armi.
Le campagne d'Oriente Approfittando di un periodo di pace in patria, nella primavera del 1388 formò con Renaud de Roye una piccola compagnia di ventura e partì per Venezia: qui il doge Antonio Venier, che si era da poco alleato con Gian Galeazzo Visconti contro Francesco I da Carrara signore di Padova, cercò di assoldarli. Non desiderando combattere contro principi cristiani in pace con la Francia, i due partirono da Venezia per Costantinopoli. Inorridito dallo spettacolo che offriva a quel tempo la corte bizantina, si recò quindi a Bursa, per conoscere Murad I e studiare le tattiche di guerra ottomane; il sultano, impegnato in guerra contro il principe serbo Stefan Lazar Hrebeljanović, offrì ai capitani francesi di entrare al suo servizio, ma i due rifiutarono, non intendendo combattere contro altri cristiani. Murad non se ne ebbe a male, e li fece scortare, in segno di riguardo, sino in Siria.
Giunsero quindi a Gerusalemme, dove appresero che Filippo d'Artois (in seguito connestabile di Francia), di ritorno dalla Terra santa, era stato preso prigioniero e condotto a Damasco. Boucicaut lo raggiunse per trattare la liberazione, ma ogni sforzo fu vano: decise allora di condividerne la sorte per alleviargli i disagi della prigionia, mentre Renaud de Roye tornava in Francia per raccogliere il riscatto.
Rilasciati entrambi poterono compiere un lungo viaggio nel Sinai e in Palestina, prima di essere nuovamente imprigionati a Beirut. Ritornarono in Francia solo nel mese di novembre.
Le Meingre divenne uomo di fiducia di re Carlo VI e fu dopo il viaggio in Terra santa che divenne un sostenitore delle Crociate. Nel 1390 tuttavia il sovrano non gli concesse di accompagnare Luigi II di Borbone in una spedizione in favore della Repubblica di Genova contro il regno di Tunisia per la conquista di Mahdia. Alcuni mesi dopo però Boucicaut era nuovamente a fianco dell'Ordine Teutonico, a capo di un contingente di 300 cavalieri, contro la coalizione russo-polacco-lituana capitanata da Ladislao II di Polonia. Terminata la guerra nell'inverno 1390-91, Boucicaut ritornò in Francia richiamato da Carlo VI.
L'investitura a maresciallo di Francia avvenne nel giorno di Natale di quello stesso anno nella basilica di San Martino, nella natia Tours. La nomina lo mise finalmente in condizione di sposare Antoinette de Turenne, figlia del conte di Beaufort; la dote della sposa, comprendente le contee di Alès e Beaufort, lo rese uno degli uomini più ricchi di Francia.
Ebbe quindi modo di mettere in luce anche le proprie abilità diplomatiche: nel 1394 il Consiglio del Re lo inviò, col maresciallo de Sancerre e Renaud de Roye, ad Avignone, presso l'antipapa Benedetto XIII, allo scopo di far cessare lo Scisma d'Occidente. Benedetto XIII, al secolo Pedro Martínez de Luna y Pérez de Gotor, prima dell'elezione da parte dei cardinali fedeli al defunto antipapa Clemente VII, aveva dichiarato di fronte alla corte francese che una volta eletto avrebbe fatto cessare lo scisma a qualunque costo, e si sarebbe quindi dimesso, ma così non fece: Boucicaut e gli altri cavalieri avevano quindi il compito di indurlo, in nome del re di Francia, a tener fede alla promessa. L'ambasciata fu vana, e analogo insuccesso ebbe una delegazione ancora più autorevole formata dai duchi di Orléans (fratello del re), di Borbone e di Berry. La Chiesa francese a quel punto, fedele al sovrano, disconobbe l'obbedienza al pontefice avignonese; Benedetto decise allora di far arrestare i cardinali francesi riuniti ad Avignone, ma il tentativo fu sventato e Boucicaut, accorso con 1 000 armati, occupò la città e imprigionò l'antipapa nel suo palazzo.
Accompagnò nel 1396 il giovane principe Giovanni senza paura alla Crociata franco-ungherese contro l'Impero ottomano e venne preso prigioniero nella battaglia di Nicopoli: rimasto per diverso tempo nelle mani del Sultano, fu liberato grazie al riscatto anticipato dal governatore di Mitilene, Francesco II Gattilusio.La grande encyclopédie, pag. 570.
Rientrò quindi in Francia e si occupò di questioni interne al Paese: marciò sulla Guienna facendo prigioniero il ribelle conte Archambaud di Périgord, che si era dichiarato vassallo dell'Inghilterra.
Nel 1399, alla guida di 12 000 soldati, fu inviato da Filippo II di Borgogna assieme a Giovanni senza paura, in aiuto all'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, che si trovava a Costantinopoli assediato dalle truppe di Bayezid I. Organizzando la spedizione Filippo otteneva un duplice scopo: allontanare dalla Francia una parte delle milizie che da anni la percorrevano nel conflitto con l'Inghilterra (ed erano in gran parte favorevoli al suo rivale Luigi di Valois), e insieme esaudire la sete di conquista della nobiltà. Boucicaut partì da Aigues-Mortes alla fine di maggio 1399, su navi genovesi, alla guida di un contingente di 8 000 uomini di cui un terzo mercenari, un terzo reclutato dalla nobiltà, e un terzo costituito di volontari (tra cui Jean de Chateaumorand, che divenne suo luogotenente). Dopo uno scalo a Savona, dove furono imbarcati rifornimenti e 1 500 balestrieri genovesi, la flottiglia si diresse verso l'isola di Chio, dove era previsto l'incontro con la flotta veneziana e il resto delle truppe. Le navi veneziane erano invece state disperse dal maltempo, e Boucicaut dovette affrontare il forzamento dei Dardanelli con un terzo del naviglio previsto. Approdato a Tenedo vi trovò la flotta veneziana, oltre a navi genovesi e due fregate dell'Ordine dei Cavalieri di Rodi; preso il comando, nei giorni successivi Boucicaut respinse gli Ottomani dalla colonia genovese di Pera. Entrato da trionfatore a Costantinopoli, fu ricevuto dall'imperatore e nominato Gran connestabile dell'Impero.
Nell'arco di un paio di mesi il territorio circostante Costantinopoli fu liberato dagli Ottomani per una profondità di 15 leghe: i cristiani raccolsero successi in svariate località sulle coste del mar di Marmara e dell'Anatolia costringendo gli Ottomani a rimanere sulla difensiva. Ciononostante la lotta si rivelò impari e gli sforzi furono insufficienti a respingere definitivamente la minaccia. Boucicaut, considerata la stagione sfavorevole alle operazioni belliche, tornò allora in Francia, accompagnando Manuele II che intendeva chiedere ulteriore aiuto agli alleati; giunsero a Parigi nel dicembre 1400.
Il governatorato a Genova
Al rientro in Francia contava di essere assegnato a qualche nuova missione nell'Europa orientale, gli venne invece notificato che sarebbe diventato governatore della Repubblica di Genova, dal 1396 sotto protettorato francese e dilaniata da lotte intestine.
Partì da Parigi il 1º agosto 1401, sostando per qualche tempo a Tours, dove radunò 3 000 soldati di cui 1 500 a cavallo; si diresse quindi su Lione, arrivando a Milano il 15 settembre. Qui apprese dello stato di anarchia in cui si trovava la Repubblica di Genova, con Battista Boccanegra, figlio del doge Simone Boccanegra, che a capo del partito antifrancese si era impadronito del potere e, nominatosi capitano del re, spadroneggiava in città eliminando fisicamente gli oppositori.
Entrò a Genova il 31 ottobre 1401, e ne prese militarmente possesso posizionando soldati alle porte; si diresse poi al palazzo del governatore, dove fece istruire secondo le leggi genovesi un processo per tradimento contro i responsabili della rivolta Battista Boccanegra, Battista de Franchi-Luxardo e alcuni altri capi fazione; la sentenza emessa fu la condanna a morte. L'esecuzione fu fissata per il giorno successivo, ma Luxardo riuscì a fuggire e a lasciare la città.
Boucicaut proseguì nel proprio governo risoluto imponendo ai genovesi una severità inflessibile: istituì la pena di morte per le persone trovate in possesso di un pugnale, e fece disarmare completamente la popolazione (furono lasciati solo i coltelli da cucina)Il cronista Giorgio Stella riporta che le armi furono vendute e il ricavato suddiviso tra il governatore e i suoi uomini, cfr. Il governo genovese del Boucicaut nella lettera di Pileo De Marini...; organizzò un servizio di vigilanza capillare sulle strade e soprattutto sulle chiese, dove le risse erano all'ordine del giorno; fece abbattere le torri delle case patrizie, per privare i nobili di luoghi fortificati; abolì le cariche di console, connestabile dell'Impero e gonfaloniere; soppresse le confraternite, considerate possibili luoghi di riunione per cospiratori.
Intervenne anche sull'urbanistica e le fortificazioni cittadine, costruendo un forte alla Darsena e potenziando l'esistente forte di Castelletto, allo scopo di meglio assicurarsi il controllo della città.
Imponente fu anche lo sforzo di riordinare e unificare il corpus legislativo e i meccanismi economici della Repubblica: durante il suo mandato fu portata a compimento la raccolta di leggi nota come Liber Magnus e una nuova costituzione, e nel 1407 prese corpo l'istituzione del Banco di San GiorgioSecondo Oberto Foglietta, in Istorie di Genova, pag. 396, ne fu il fondatore, tuttavia pare accertato che il deciso governo di Boucicaut ebbe in ultima analisi il potere di mettere in pratica riforme già concepite in precedenza.
Boucicaut fu anche l'artefice del passaggio sotto il controllo di Firenze della città di Pisa, che venne venduta ai Fiorentini da Gabriele Maria Visconti.Le livre des faicts... Troisiesme partie