La Pallacanestro Trieste 2004 è la principale società di pallacanestro maschile di Trieste, erede della storica Pallacanestro Trieste fallita nel 2004. Milita in Serie A1.

Gioca le sue partite interne al PalaTrieste.

Storia Gli inizi La prima società di basket con il nome di Pallacanestro Trieste viene fondata nel 1975 in una città dall'alta cultura sportiva e storica per il basket italiano. Negli anni '30-'40 la Società Ginnastica Triestina (SGT) ha infatti conquistato 5 titoli nazionali, e Trieste è tuttora la città che ha dato il maggior numero di giocatori alla nazionale azzurra.

La parabola della SGT ai massimi livelli si conclude definitivamente nella stagione 1974-75, quando, sponsorizzata Lloyd Adriatico, disputa il primissimo campionato di A2 con in campo nove dilettanti e un unico professionista, l'americano Steve Brooks. A quel punto lo sponsor abbandona e la Ginnastica si prepara a fare altrettanto. Di fronte al rischio di scomparire dal basket di vertice, diversi cittadini decidono di creare una nuova società, che eredita i diritti all'A2.

Il primo campionato è travagliato, di fatto è cambiato poco rispetto all'anno precedente, ora l'americano si chiama Butch Taylor ma per il resto sono ancora tempi pionieristici. La squadra, dopo un inizio promettente, infila una serie negativa che la porta a giocarsi la salvezza in un drammatico spareggio contro la Pinti Inox Brescia di Charlie Yelverton. Una retrocessione, dopo un solo anno di esistenza e con una struttura societaria ancora fragile, potrebbe avere conseguenze gravissime, ma Trieste vince 60-57 e rimane in serie A.

L'era Hurlingham

Nel 1976-77 si registrano due importanti novità: l'ingaggio in panchina di Gianfranco Lombardi, detto "Dado", in passato grande giocatore e miglior marcatore della serie A, e l'arrivo di un solido sponsor, la linea di profumeria Hurlingham. Il roster è rinforzato con l'acquisto del playmaker Angelo Baiguera e del centro americano Ron De Vries. La squadra chiude la prima fase (regular season) all'ottavo posto, con 10 vittorie e 12 sconfitte. Nel successivo girone di classificazione (una specie di playout ante litteram, ma con possibile retrocessione in serie B), vince 5 gare e ne perde 9.

L'anno successivo, dopo la partenza di Lombardi, la squadra viene affidata al giovane Alberto Petazzi, mentre al confermato De Vries si affianca l'oriundo Bill Paterno. Dopo una regular season dignitosa, una serie negativa culminata nella sconfitta di Genova nel girone di classificazione costa la panchina a Petazzi. La società richiama Lombardi, ma il regolamento della Lega vieta al coach livornese, che poco prima era stato esonerato da Forlì, di sedere in panchina durante le partite. La salvezza arriva a fatica solo all'ultima giornata, a spese della Gis Napoli.

Nell'autunno 1978 approda in casa Hurlingham un giocatore destinato a fare epoca e a restare nel cuore dei tifosi: Rich Laurel. Agile mancino dal tiro micidiale, rimarrà a Trieste per tre stagioni viaggiando a medie di realizzazione altissime. Con al suo fianco il solido centro Larry Boston, Laurel trascina la squadra, che disputa un buon campionato concluso all'ottavo posto con 26 punti e il bilancio vinte/perse in pareggio. A un certo punto si fa anche un pensierino a puntare alla promozione, ma il quarto posto rimane un miraggio. All'ultima giornata del campionato 1978-79, contro la Juve Caserta, l'Hurlingham segna 117 punti, tuttora record assoluto della Pall. Trieste in un campionato di serie A.

La promozione nella massima divisione arriva l'anno successivo, a conclusione di un'ottima stagione. Lasciato libero Boston, che aveva manifestato qualche problema di comportamento, la società mette a segno un colpo di mercato ingaggiando Jim McDaniels, pivot di classe già protagonista alcune stagioni prima in maglia Snaidero Udine. Però nel precampionato il giocatore è vittima di un grave infortunio che di fatto ne conclude la carriera, e l'Hurlingham è costretta a correre ai ripari. In breve tempo viene reperito un sostituto, che si rivelerà un jolly vincente: James Bradley. Il campionato 1979-80 si conclude con l'Hurlingham al primo posto, a pari punti con Pagnossin Gorizia, Mercury Bologna e Banco Roma. Solo la differenza canestri priva i neroverdi triestini della possibilità di giocare i play-off scudetto.

Conquistata la serie A1, la dirigenza cerca di rinforzare la rosa, ma incappa in una campagna acquisti destinata a rivelarsi fallimentare. Dopo aver ingaggiato l'italo-american-messicano Carlos Mina, che farà un campionato deludente, si cerca in particolare un centro di grido per sostituire Bradley, ritenuto inadeguato a tenere il campo contro i pivot del massimo campionato. Dopo aver invano inseguito Abdul Jeelani, l'Hurlingham rischia tutto puntando su Marvin Barnes, giocatore dal passato burrascoso. Dotato di grandissimo talento e di mezzi fisici impressionanti, Barnes ha fatto grandi cose nella American Basketball Association (ABA) per poi sprofondare nell'inferno della droga e del crimine. Nella NBA non ne vogliono più sapere, Trieste decide di dargli una chance ma perde la scommessa. Appesantito e svogliato, Barnes fa vedere pochi sprazzi del gioco stratosferico di cui è stato capace in passato, e si fa notare soprattutto per le sue "imprese" lontano dai parquet. Dopo sole 7 partite arriva il taglio, inevitabile, e la sostituzione con il giovane Dave Lawrence. La squadra accusa il colpo, paga anche una certa inesperienza perdendo molte partite per pochissimi punti, e a fine stagione retrocede in A2. A parziale consolazione, riesce a piazzare Laurel al secondo posto della classifica dei marcatori, con 24 punti di media, alle spalle del solo Bob Morse. Ma la parentesi triestina del tiratore di Philadelphia è giunta al termine: coinvolto assieme ad alcuni compagni in un giro di festini hard e droga, che causa alla società un grave danno di immagine, deve lasciare l'Hurlingham e la città. Ancora oggi viene ricordato dalla tifoseria.

Di nuovo in A1

Dopo tanti problemi, abbandonata anche dallo sponsor storico, la dirigenza si trova a dover ricostruire la squadra per puntare a un pronto ritorno in A1. Persa la stella Laurel, la società vede partire anche Baiguera, che lascia il basket. Su quanto rimane del nucleo storico (Roberto Ritossa, Gino Meneghel, Claudio Scolini e il giovane Alberto Tonut) innesta allora due ottimi rinforzi provenienti da Bologna: il playmaker Piero Valenti e l'ala Gianni Bertolotti. Dal Real Madrid arriva l'americano Jim Abromaitis, mentre la solita difficile ricerca di un centro di peso porta all'ingaggio del massiccio John Campbell, gregario degli Harlem Globetrotters. Nelle prime fasi della stagione la squadra (ora sponsorizzata Oece) ha un rendimento altalenante: trova in Bertolotti un nuovo trascinatore ma risente delle performance a corrente alternata dei due americani. È soprattutto Campbell a mostrare tutti i suoi limiti tecnici, pur riuscendo a realizzare 30 punti (frutto di innumerevoli schiacciate) nella partita contro la Sacramora Rimini. Per il resto è un fiasco, e a novembre lascia il posto al ben più efficace Wayne Robinson, ala-pivot proveniente dai Detroit Pistons. La squadra si riprende ma chiude la regular season con 26 punti, a metà classifica, ben lontana dalle prime posizioni. Resta però da giocare la "fase a orologio", escogitata per rendere un po' più lungo un campionato a 14 squadre, e l'Oece ha la fortuna di arrivarci in un ottimo stato di forma e con la mentalità giusta. Così, dopo una stagione di alti e bassi, riesce a vincere tutte e sei le gare della seconda fase agguantando il quinto posto che dà diritto allo spareggio con la terz'ultima di A1, la Recoaro Forlì. I triestini passano di misura fuori casa e una settimana dopo suggellano un finale di stagione straordinario battendo la Recoaro per 74-68 e conquistando la promozione.

Ritrovata la massima serie, la Pallacanestro Trieste opera un'altra mezza rivoluzione. Il primo ad andarsene è coach Lombardi, artefice di due promozioni e per molti versi anima della società. È davvero la fine di un ciclo. Cambia ancora lo sponsor: all'Oece si sostituisce la Bic, multinazionale francese. Sul fronte della squadra si rinuncia a capitan Meneghel, si cede Ritossa a Udine in cambio di Carlo Fabbricatore e si saluta il pur valido Abromaitis. Al suo posto si cerca, ancora una volta, un centro di buon livello, con l'idea di ottenere di più dal confermato Robinson spostandolo all'ala forte. In estate arriva allora Coby Dietrick, veterano con alle spalle 13 stagioni da professionista. In panchina, per la prima volta, un tecnico straniero, Rudy D'Amico, che con un roster ridotto all'osso riuscirà a far vedere un bel basket. Già dalle prime giornate si capisce però che qualcosa non va. Dietrick è un buon giocatore, esperto e dotato di ottima tecnica, ma non è un "crack". In una squadra con più talento riuscirebbe probabilmente a rendersi utile, come fa John Gianelli a Milano, ma Trieste ha bisogno di una stella, non di un uomo-squadra. Così, per la terza stagione consecutiva, cambia in corsa uno dei due stranieri, tagliando Dietrick per il più giovane, atletico e spettacolare Mike Harper. L'avvicendamento dà i frutti sperati, e a fine campionato la squadra conquista la salvezza.

Nel 1984 la società venne acquistata dal magnate del tessile Giuseppe "Bepi" Stefanel. Al momento dell'acquisto la società militava nella seconda serie nazionale (A2) ma il presidente intendeva farne una squadra da scudetto. Le prime mosse furono l'acquisto di un nuovo capo allenatore il bosniaco Bogdan Tanjević. Il primo anno delle gestione Stefanel, tuttavia, terminò con la retrocessione in serie B1.

La doppia promozione

Tanjević, dopo aver accettato di rimanere ancora alla guida della squadra impose alla società la linea dei giovani. In quell'estate arrivarono a Trieste tutti i migliori giovani italiani e jugoslavi disponibili sulla piazza della pallacanestro europea. Ci stiamo riferendo a giocatori del calibro di Dejan Bodiroga, Gregor Fučka, Alessandro De Pol, Davide Cantarello, Claudio Pilutti.

Con questo gruppo storico la squadra egregiamente guidata da Tanjević fu ottenere due promozioni di fila e tornare in Serie A1 nel 90/91. Quell'anno la società si riadattò facilmente al clima competitivo della serie A1 senza difficoltà nonostante i pochi acquisti. Trieste poteva contare su un gruppo storico fortissimo e giovanissimo, per fare un esempio Bodiroga aveva solamente 19 anni quando esordì in A1. Con l'arrivo di Dino Meneghin e Sylvester Gray la società puntò decisamente al titolo.

La Serie A1 La stagione migliore per Trieste fu la 1993-94. Al gruppo già citato si aggiunsero Ferdinando Gentile e Lemone Lampley. In quella stagione la Stefanel Trieste collezionò un secondo posto in coppa Korać e fu in grado di raggiungere la semifinale scudetto contro la Scavolini Pesaro.

Quella serie di semifinale (si giocava al meglio delle 3 gare) è tuttora ricordata come una delle più equilibrate. Si affrontavano due quadre completissime, da una parte Walter Magnifico e Carlton Myers dall'altra la Stefanel Trieste che presentava questo quintetto iniziale: playmaker Gentile (5), guardia tiratrice Bodiroga (4), ala piccola e capitano Pilutti (6), ala grande Fučka (7), centro Lampley (13).