Con arte longobarda si intende l'intera produzione artistica cui si diede corso in Italia durante il periodo e nel territorio della dominazione longobarda (VI-VIII secolo), con residuale permanenza nell'Italia meridionale fino al X-XI secolo (Langobardia Minor), indipendentemente dall'origine etnica dei vari artefici, tra l'altro spesso impossibile da definire.
Al loro ingresso in Italia, il popolo germanico dei Longobardi portò con sé la propria tradizione artistica di matrice germanica, anche se già influenzata da elementi bizantini durante il lungo soggiorno del popolo in Pannonia (VI secolo); tale matrice rimase a lungo visibile nell'arte longobarda soprattutto nei suoi aspetti formali e ornamentali (simbolismo, horror vacui, decori fitomorfi o zoomorfi). In seguito al radicarsi dello stanziamento in Italia, ebbe inizio un vasto processo di fusione tra l'elemento germanico e quello romanico (latino-bizantino), che diede vita a una società sempre più indistinta (quella che, da lì a breve, sarebbe emersa come sic et simpliciter "italiana").
Un insieme di sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, compreso nel sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere, è stato inscritto alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011.
Oreficeria
Già prima della loro discesa in Italia la principale espressione artistica dei Longobardi era legata all'oreficeria, che fondeva le tradizioni germaniche con le influenze tardo-romane recepite durante lo stanziamento in Pannonia (fine V-inizio VI secolo). Risalgono a questo periodo iniziale armi, gioielli e ornamenti rinvenuti nelle necropoli longobarde; particolarmente diffuse erano le fibule e le crocette in lamina d'oro lavorata a sbalzo, che presero il posto delle monete bratteate di ascendenza germanica già ampiamente utilizzate come amuleti. Le crocette, secondo una tipologia di origine bizantina, erano usate come applicazioni sull'abbigliamento. Gli esemplari più antichi presentano figure di animali stilizzati ma riconoscibili, mentre in seguito furono decorate con intricati elementi vegetali, all'interno dei quali comparivano talvolta figurine zoomorfe.
Rientrano in una produzione strettamente legata alla corte le croci gemmate, come la Croce di Agilulfo conservata al Museo e tesoro del duomo di Monza (inizio del VII secolo), con pietre dure di varie dimensioni incastonate a freddo in maniera simmetrica lungo i bracci. Un simile esempio di produzione aulica è la copertura dellEvangeliario di Teodolinda, dove sulle placche d'oro sono sbalzate due croci decorate con gemme e pietre colorate (603, secondo la tradizione). Era in uso anche una tecnica di incastonatura a caldo, per la quale si usavano pietre e paste vitree fuse e versate in una fitta rete di alveoli. Altri capolavori, di datazione più discussa, sono la Chioccia con i pulcini e la Corona ferrea.
Armi La produzione e la decorazione di armi utilizzavano le tecniche e gli stili dell'oreficeria sviluppando al contempo caratteri propri. I corredi funebri hanno restituito grandi scudi da parata in legno ricoperto di cuoio, sui quali potevano venir applicate sagome in bronzo: per esempio nello Scudo di Stabio (Berna, Historisches Museum) erano inchiodate figurine di animali e figure equestri senza precedenti, di immediato e raffinato dinamismo.
Un tentativo di recupero degli schemi paleocristiani, tipico della produzione aulica a partire dall'età teodolindea, è presente nella lastra frontale di elmo della Val di Nievole, detta lamina di re Agilulfo, risalente agli inizi del VII secolo e oggi conservata a Firenze (Museo del Bargello), dove il re in trono è affiancato dai suoi portalancia, da due vittorie alate quasi caricaturali e da dignitari che offrono corone, a comporre una parata regale simbolicamente espressiva del potere sovrano che testimonia lo sforzo di riusare modelli antichi secondo il sintetico sentire longobardo.
Architettura
L'attività architettonica sviluppata in Langobardia Maior è andata in gran parte perduta, per lo più a causa di successive ricostruzioni degli edifici sacri e profani eretti tra VII e VIII secolo. A parte il Tempietto longobardo di Cividale del Friuli, rimasto in gran parte integro, altre costruzioni a Pavia, a Monza o in altre località sono state ampiamente rimaneggiate nei secoli seguenti. Gran parte dell'edilizia longobarda era costituita essa stessa dal rifacimento o ristrutturazione di edifici preesistenti e veniva condotta riutilizzando materiali di spoglio tardoantichi. In ambito chiesastico essa intrecciava modelli culturali diversi, come è tipico delle società prive di tradizioni architettoniche proprie; tale pluralismo culturale diede origine a novità che sarebbero state oggetto di rielaborazione in età carolingia e preromanica.
A Pavia, capitale del Regno longobardo, lo slanciato corpo centrale della distrutta chiesa di Santa Maria alle Pertiche (fondata nel 677) fu il riferimento per architetture successive, come la chiesa di Santa Sofia a Benevento, o più tardi la Cappella Palatina di Aquisgrana; un esempio longobardo della stessa tipologia sopravvissuto fino a oggi è il battistero di San Giovanni ad Fontes, nella vicina Lomello, mentre della chiesa di Sant'Eusebio, della chiesa di Santa Maria delle Cacce e del monastero di San Felice rimane solo la cripta. La basilica Autarena di Fara Gera d'Adda fu in origine uno dei primi edifici longobardi triabsidati in cui si applicò uno schema di origine orientale, conosciuto attraverso canali adriatici, in seguito molto diffuso ma relativamente circoscritto alla Langobardia Maior. All'esterno della basilica Autarena si riconoscono le arcate cieche di derivazione bizantino-ravennate, riprese successivamente nel motivo degli archetti pensili romanici. Altri esempi di tale iconografia, accomunati dalle dimensioni contenute pur nelle varianti di impianto, sono l'oratorio di San Michele alla Pusterla nel monastero di Santa Maria Teodote a Pavia, della fine del VII secolo, e la basilica di San Giovanni Evangelista in cui è possibile distinguere almeno tre fasi costruttive, dal V secolo all'età carolingia. L'area archeologica di Castelseprio (Varese) è la principale testimonianza architettonica longobarda della Neustria al di fuori di Pavia, della quale restano integri il Torrione di Torba e la chiesa di Santa Maria foris portas, risalente all'ultimo scorcio dell'età longobarda e ospitante uno dei più raffinati cicli pittorici dell'Alto Medioevo.
A Monza rimane una torre longobarda forse facente parte dello scomparso Palazzo Reale di Teodolinda e oggi inclusa nell'abside del Duomo. Altre tracce di architettura longobarda in area lombarda sono la chiesa di Santo Stefano Protomartire di Rogno, in provincia di Bergamo e, a Brescia, la chiesa di San Salvatore, costruita su un primo impianto triabsidato con pianta a T, databile alla seconda metà del VII secolo. In tutti questi edifici le vestigia longobarde costituiscono il residuo di quanto esisteva prima dei pesanti rimaneggiamenti avvenuti nei secoli successivi.
Il monumento longobardo più famoso e meglio conservato si trova a Cividale del Friuli ed è il cosiddetto Tempietto longobardo, edificato verso la metà dell'VIII secolo probabilmente come cappella palatina. È composto da un'aula a base quadrata con presbiterio costituito da un loggiato a tre campate coperto da volte a botte parallele. Della decorazione fa parte il "fregio" in controfacciata, costituito da sei figure di sante a rilievo in stucco eccezionalmente ben conservate.
Testimonianze maggiormente fedeli alla loro forma originale si ritrovano, invece, nella Langobardia Minor, a Benevento, dove si conservano la chiesa di Santa Sofia, un ampio tratto delle Mura e la Rocca dei Rettori, unici esempi superstiti di architettura militare longobarda. A Spoleto, sede dell'altro grande ducato della Langobardia Minor, l'ispirazione monumentale dei duchi longobardi si manifestò nell'VIII secolo con il rifacimento della chiesa di San Salvatore, già basilica paleocristiana del IV-V secolo, e nel Tempietto del Clitunno.
Scultura
Gli studi sulla scultura longobarda soffrono della decontestualizzazione dei reperti che giunge in alcuni casi alla perdita delle notizie circa la loro funzione e destinazione originaria; sono pochi i casi di corredi decorativi giunti a noi ancora in situ, come quelli di San Salvatore a Brescia e del Tempietto longobardo a Cividale. Come tutti i popoli germanici i longobardi non possedevano un'arte monumentale e una delle conseguenze più evidenti della dominazione longobarda sul territorio italiano fu dunque l'abbandono della scultura a tutto tondo in favore di una produzione che si limitava alla decorazione architettonica e all'arredo liturgico. La figura umana in forme monumentali riapparve nell'VIII secolo a Cividale nella decorazione a stucco del Tempietto longobardo dove la processione delle sante in controfacciata reinventa il tema processionale di ascendenza bizantina senza annullare il rilievo plastico delle figure.
Il repertorio formale dei longobardi era costituito dall'accostamento di elementi zoomorfi fortemente stilizzati e di elementi geometrici; le botteghe artigiane autoctone, già attive per una committenza ostrogota, trasposero questi stilemi, tipici dell'oreficeria alveolata, in ambito scultoreo dando luogo a una produzione che doveva essere originariamente completata da stucchi colorati e da inserti in diversi materiali policromi. Accanto a queste, tra il 600 e il 650, vennero prodotte opere legate alla cultura teodolindea, in cui si riprendevano motivi della tradizione iconografica paleocristiana, seppur espressi attraverso una diversa linearità astrattizzante, e in cui l'ornamentazione ritornava a essere impiegata con la consapevolezza del limite tra questa e il campo.