Le università nel Medioevo iniziarono a costituirsi dai primi decenni del XII secolo per tutto il XIII secolo. Le loro radici storiche vanno ricercate soprattutto nelle pre-esistenti scuole delle chiese cattedrali e dei monasteri. Da queste, in un periodo di più ampi cambiamenti sociali e culturali noto come il Rinascimento del XII secolo, si evolse un nuovo modello educativo ed istituzionale.
Constatando che le scuole formate presso le sedi monastiche o vescovili stavano ricevendo una crescente domanda di istruzione, in alcune città studenti e professori si associarono e crearono delle scuole, chiamate da loro università per la presenza di discenti provenienti anche da altre nazioni. La prima università è solitamente considerata quella di Bologna; apparsa come un unico corpo organizzato fin dal 1088 (il riconoscimento ufficiale lo ebbe nel 1158), essa nacque inizialmente come centro di studi giuridici. Alla metà del XII secolo, sul modello bolognese, emerse l'Università di Parigi, che avrebbe ricevuto la sanzione ufficiale nel 1200 da re Filippo II e da papa Innocenzo III nel 1215. Da qui in avanti gli istituti iniziarono a diffondersi per gran parte d'Europa, tanto che nel 1300 vi erano già almeno venti università in attività e più di settanta due secoli dopo.
L'organizzazione delle università seguì il modello delle corporazioni delle arti e mestieri tipico dell'età medievale, che gli conferiva una certa autonomia. Le cariche di governo erano elettive e dovevano rispondere a un'assemblea di rappresentanti delle facultas e delle nationes, al cui vertice vi era un Rettore e il cui incarico durava solitamente un anno. Le materie di studio erano diritto, medicina, arti liberali e teologia, con quest'ultima che fu esclusiva di Parigi per molto tempo. La durata degli studi era variabile, malgrado solitamente si trascinasse per molti anni, e al termine del percorso, previo il superamento di un esame, lo studente poteva ottenere la licentia ubique docendi, che gli avrebbe permesso di insegnare in tutto il mondo cristiano occidentale. Il metodo scolastico fu alla base degli insegnamenti. I libri manoscritti si rivelarono lo strumento essenziale per studenti e professori, con il risultato che la necessità di disporne in sempre maggiore quantità contribuì a escogitare sistemi per renderli più economici e più velocemente copiabili. Contestualmente iniziò a muovere i primi passi quella che successivamente sarà l'attività editoriale.
La nascita delle università fu anche fonte di scontri. Innanzitutto, la presenza in città di studenti stranieri, talvolta poveri, garantiti da alcune immunità in quanto chierici (erano sottoposti a tonsura) e spesso avvezzi alla goliardia se non proprio alla commissione di veri reati, portò rimostranze da parte degli altri cittadini che appartenevano certamente "ad un altro mondo". Non di rado queste situazioni sfociarono nel sangue. Degna di nota si dimostrò la polemica tra i professori e gli appartenenti agli ordini mendicanti, poiché quest'ultimi vennero accusati di fare concorrenza sleale ai primi. Ne seguì una disputa, anche teologica, in cui presero posizione filosofi, papi e perfino il re Luigi IX di Francia.
Alla fine del medioevo l'istituzione universitaria aveva ormai perso il suo slancio di originalità e innovazione, ma riuscì comunque a sopravvivere alla crisi della filosofia scolastica e, guardando al nuovo movimento umanista che andava ad affermarsi, poté continuare ad esistere come istituzione oramai consolidata per tutta l'età moderna.
Definizione Nel Medioevo il termine universitas (università) indicava una qualsiasi corporazione o associazione; per universitas magistrorum et scolarium (università dei maestri e degli studenti) si intendeva dunque quell'insieme di persone che in una città svolgevano le attività di insegnamento o apprendimento o funzioni a queste strettamente connesse. Pertanto, differentemente dalla definizione contemporanea, non ci si riferiva all'istituzione in sé, che a volte non era nemmeno ben definita e organizzata, ma a coloro che facevano funzionare lo studium (l'insegnamento superiore), garantendone autonomia e protezione in un modello del tutto simile a quello delle corporazioni delle arti e mestieri, tipico dell'epoca. Nell'età contemporanea la locuzione "università" è rimasta in uso per indicare esclusivamente quella che fu proprio luniversitas magistrorum et scolarium...
L'università medievale era anche definita come "studium generale", in quanto il titolo da essa rilasciato al termine degli studi vantava un valore universale; inoltre, a differenza di altre forme di insegnamento superiore, le università erano aperte a tutti.
Le origini: il contesto europeo tra XI e XII secolo Scuole cattedrali
Fino al XII secolo, in Europa l'insegnamento era quasi totalmente monopolizzato dalle scuole cattedrali, che, gestite esclusivamente da monaci e religiosi, devono il proprio nome al fatto di essere state istituite all'interno di abbazie, monasteri e cattedrali. Il funzionamento delle scuole cattedrali era strettamente sottoposto al controllo della Chiesa cattolica. La penisola italiana, nel suo variegato panorama politico, rappresentava l'eccezione, in quanto erano presenti alcune scuole laiche private: a Roma, Ravenna e Pavia si tenevano lezioni di arti liberali, a Salerno aveva sede la prima scuola medica occidentale (nata tuttavia grazie all'influenza del mondo arabo), mentre a Bologna erano presenti scuole di notariato e di diritto pratico..
Le scuole cattedrali avevano come scopo principale la formazione dei giovani chierici in previsione del loro ingresso nel monastero; raramente venivano ammessi allievi esterni appartenenti a ricche famiglie, ma sempre mantenendo una netta distinzione tra i due gruppi. La scuola era posta sotto la direzione di uno scolasticus che rispondeva direttamente al vescovo o all'abate e che, nella sua funzione di insegnante, poteva avvalersi di alcuni assistenti. La qualità dell'insegnamento non era la priorità, in quanto si riteneva sufficiente preparare l'allievo alle sue future funzioni liturgiche, con qualche eccezione dovuta alla presenza di un maestro di particolare capacità..
La riforma della Chiesa dell'XI secolo non aiutò a migliorare la situazione, nonostante fosse ben noto il problema relativo alla mediocrità del sistema didattico, come testimoniano le critiche mosse dal celebre teologo riformista Pier Damiani.. Agli inizi del XII secolo, gli insegnamenti seguivano ancora i principi e i programmi di epoca carolingia come erano stati elaborati da Alcuino di York su richiesta di Carlo Magno. Il percorso di studio degli allievi era basato sulle arti liberali, raggruppate in materie del Trivium (grammatica, retorica, dialettica) e materie del Quadrivium (aritmetica, geometria, musica, astronomia).. I libri a disposizione per chi avesse voluto studiare erano pochi, sia per l'elevato costo, sia perché molti classici antichi erano andati persi. Inoltre, in Occidente si era oramai completamente dimenticato il greco antico, rendendo pressoché inutili i testi scritti in tale lingua. Principalmente, si utilizzavano le opere di Elio Donato e Prisciano di Cesarea per la grammatica, quelle di Cicerone per la retorica, la Bibbia con i commenti dei Padri della Chiesa (Gregorio Magno su tutti) per la teologia..
Le notizie sui programmi di insegnamento in uso all'epoca ci vengono perlopiù dall'opera Didascalicon de studio legendi di Ugo di San Vittore, teologo attivo nella prima metà del XII secolo..
Rinascimento culturale del XII secolo
In Europa il XII secolo fu caratterizzato da un profondo rinnovamento del mondo della cultura, stimolato da un contesto di crescita demografica ed economica che, inevitabilmente, influenzò molto anche le istituzioni preposte all'insegnamento. Innanzitutto, il contesto culturale poté beneficiare del lavoro di traduttori che permisero di riscoprire gli antichi classici latini e greci in gran parte dimenticati in Occidente, dove il greco antico non era più capito, ma che erano ancora ben conosciuti nel mondo arabo o nell'Impero bizantino. Questi traduttori iniziarono a comparire nelle città che detenevano forti legami con Costantinopoli, come Venezia, o dove vi erano contatti con le popolazioni islamiche, come nella cosmopolita Sicilia o nella Spagna musulmana. Grazie a loro, gli intellettuali europei poterono disporre, solo per fare alcuni esempi, dell'opera completa di Aristotele, dei lavori di Euclide, di Archimede e Claudio Tolomeo, e accedere alle opere degli intellettuali arabi, quali Rhazes, Al-Khwarizmi e Avicenna; la letteratura medica poté essere arricchita dalle opere di Ippocrate e di Galeno. Tra i tanti traduttori che permisero questa riscoperta si possono ricordare gli italiani Giacomo da Venezia, Burgundio Pisano e Gherardo da Cremona, gli inglesi Adelardo di Bath e Roberto di Chester, gli spagnoli Pietro Alfonsi, Ugo di Santalla e Giovanni da Siviglia..
La lotta per le investiture aveva contrapposto duramente papato e impero nel secolo precedente e aveva dato un forte impulso agli studi giuridici, in quanto le due parti in lotta avevano ricercato giustificazioni giuridiche a sostegno delle rispettive pretese di superiorità sul contendente. Questi stimoli contribuirono dapprima alla nascita della cosiddetta "scuola bolognese dei glossatori" e, successivamente, alla compilazione da parte del monaco Graziano del Decretum, la prima raccolta di diritto canonico su base logica..
Nel XII secolo si assistette anche a un forte aumento della popolazione delle città, dove si potevano incontrare persone di origine e culture diverse. La vita cittadina era caratterizzata dalla presenza di corporazioni, chiamate universitas, in cui gli abitanti che svolgevano la medesima professione si riunivano per assicurarsi una mutua protezione. Di norma le corporazioni erano dotate di autonomia interna, la loro personalità giuridica era riconosciuta dalle autorità pubbliche e la loro organizzazione era retta da uno statuto. Al loro interno vigeva una struttura gerarchica (solitamente formata da apprendisti, dipendenti e maestri), ma, per chiunque, era possibile scalarla secondo regole predeterminate. Sarà questo il modello su cui si baseranno le comunità fatte di professori e allievi che daranno vita alle università del medioevo..
Formazione del modello dell'università medievale
In un tale contesto, le scuole cittadine si moltiplicarono a discapito di quelle dei monasteri rurali, che erano invece in forte diminuzione. La Chiesa rispose a tale mutamento con il Concilio Lateranense III del 1179, durante il quale venne deciso che ogni capitolo di cattedrale doveva avere una propria scuola, che gli insegnamenti dovevano essere impartiti gratuitamente, essendo i maestri stipendiati dalla Chiesa, e che dovesse essere concessa la licentia docendi a chiunque la richiedesse e che possedesse sufficienti requisiti culturali. Con quest'ultimo punto, la Chiesa riconosceva la necessità di creare ulteriori scuole private oltre a quelle cattedrali, ma, allo stesso tempo, rivendicava la sua prerogativa sul controllo dell'insegnamento.. Un'altra pietra miliare verso lo sviluppo del modello dell'università fu la richiesta, da parte delle scuole private, che venissero loro riconosciuti, da parte del potere secolare, alcuni privilegi. Il primo esempio di questo genere avvenne nel 1158, quando l'imperatore Federico I Barbarossa emise la costituzione imperiale Authentica Habita, con cui concesse i primi privilegi agli studenti bolognesi..