Biografia Una bambina prodigio Figlia di Fulvio Pellegrino Morato – e tuttavia chiamata comunemente Morata – e di Lucrezia Gozzi, fu educata dal padre, umanista e insegnante di grammatica, già maestro nella corte ferrarese dei giovani d'Este. A seguito di dissensi con il duca Alfonso, nel 1532 Fulvio Morato si trasferì con la famiglia a Vicenza dove insegnò pubblicamente umanità, tra gli altri, ai giovani nobili Alessandro Trissino e Giulio Thiene, frequentò gli umanisti Celio Secondo Curione e Celio Calcagnini e fondò probabilmente una cellula calvinista.Achille Olivieri, Riforma ed eresia a Vicenza nel Cinquecento, Roma, Herder 1992. Con l'avvento al ducato di Ercole II d'Este, tornò a Ferrara nel 1539 per essere precettore di Alfonso e Alfonsino, figli naturali del defunto duca Alfonso I,Giuseppe Campori, Fulvio Pellegrino Morato, in «Atti e Memorie delle R. R. Deputazioni di Storia patria per le Province modenesi e parmensi», VIII, 1876. mentre Olimpia fu accolta dalla moglie del duca, Renata di Francia, perché continuasse gli studi insieme con Anna, la figlia della duchessa, sotto la guida del padre e degli eruditi tedeschi Kilian Senf, detto Sinapius,In tedesco, Senf significa senape. e Johannes Senf, medico di Renata e fratello di Kilian.Su Johannes Senf, cfr. John L. Flood, David J. Shaw, Johannes Sinapius (1505-1560). Hellenist and Physician in Germany and Italy, Genève, Droz 1997.
La liberalità culturale della duchessa Renata garantiva non soltanto ai propri figli, ma anche ai giovani della corte maestri e libri, dalla Bibbia del Brucioli agli Omero in greco e in latino, dal Salterio del Butzer a Erodoto, Aristotele, Cicerone e Ovidio.Grazia Franceschini, La corte di Renata di Francia (1528-1560), in «Storia di Ferrara», VI, 2000, pp. 198-201, dà un resoconto degli acquisti di libri di Renata. Olimpia fu considerata una bambina prodigio, lodata per la sua precoce conoscenza del greco antico e del latino, e per il suo amore per la cultura classica. Le sue simpatie per la Riforma protestante, influenzate già dal padre, trovarono alimento nella corte del ducato, essendo comuni con le tendenze calviniste della duchessa Renata.
Johannes Senf era in rapporto con Erasmo e gli erasmiani del circolo bolognese, Fileno Lunardi e Giovanni Angelo Odoni, con Martin Butzer e con Giovanni Calvino, che nel 1536 era venuto in incognito nella corte di Ferrara, al quale il Senf chiederà di ottenere per sé la mano di Françoise de Boussiron, dama di Renata e amica del Riformatore.Sarà l'umanista Simon Grynaeus a intercedere presso la Boussiron per il Senf: cfr. J. L. Flood, D. J. Shaw, cit., p. 181. Ma l'intellettuale con il quale Olimpia fu soprattutto in relazione è senz'altro il Curione, che già aveva introdotto suo padre allo studio delle Scritture e, dopo la fuga da Ferrara nell'agosto del 1542, gli aveva fatto pervenire, nel 1544, la sua ultima fatica, il Pasquillus extaticus,Pasquillus extaticus, una cum aliis etiam aliquot sanctis pariter et lepidis Dialogis, quibus praecipue religionis nostrae capita elegantissime explicantur, senza indicazione di luogo e di data (ma 1544). una satira dei culti della religione cattolica.
Anche la diciottenne Olimpia lesse e utilizzò questo scritto del Curione, come dimostra, nella sua libera traduzione in latino di due novelle del Boccaccio - Abraham giudeo e Ser Ciappelletto - il commento da lei stessa aggiunto alla novella di Ciappelletto, un ipocrita che gli uomini ritengono un santo: «secondo un erudito [ ... ] in questo mondo si ritengono degni di venerazione molti corpi, le cui anime patiscono all'inferno», dove quell'erudito è il Curione che tale considerazione aveva enunciato nel Pasquillus.«Eruditum quendam [...] multa corpora veneratione digna habentur in terris, quorum animi apud inferos excruciantur», in Olimpia Morata, Opera omnia cit., p. 19; l'identificazione con il passo del Curione in Pasquillus extaticus cit., p. 97, riferito a uomini venerati sugli altari «quorum animae cruciantur in gehenna», si deve a Susanna Peyronel Rambaldi, Olimpia Morata e Celio Secondo Curione, in AA. VV., «La formazione storica dell'alterità», I, 2001, pp. 101-102.
Olimpia dovette interrompere i suoi studi nel 1548 per assistere il padre il quale, gravemente malato, morì quell'anno stesso. Non ottenne di tornare a frequentare la corte ferrarese: come scrisse all'amico Celio Secondo Curione, sembra che Renata di Francia «per colpa di alcune calunnie, si è allontanata non solo da me, ma anche da tutta la mia famiglia. Puoi immaginare il mio dolore! [...] se fossi rimasta a corte, avrei messo a repentaglio la mia salvezza: non mi era più possibile leggere né l'Antico né il Nuovo Testamento; così ho cominciato a desiderare di partire per quella casa celeste in cui è più rallegrante abitare un solo giorno che mille anni in queste corti di principi, e così me ne tornai agli studi di teologia».Lettera a C. S. Curione, 9 ottobre 1550.
Non sono chiare né l'origine né la natura delle accuse rivolte contro la Morata: è possibile che una parte importante sia stata svolta da Jérôme Bolsec, un ex-carmelitano che aveva trovato ospitalità nella corte di Renata. Cacciato da Ferrara, si rifugiò a Ginevra da Calvino, con il quale tuttavia entrò in una durissima polemica sul problema teologico della predestinazione, che gli costò l'espulsione dalla città svizzera e che proseguì degenerando in attacchi personali.S. Peyronel Rambaldi, cit., pp. 103-104.
Malgrado la rottura con Olimpia, la duchessa le fornì la dote e le spese nuzialiG. Franceschini, cit., p. 212, cita la somma di 500 lire «tam pour la dote que habillement nuptiaux de l'Olympie Morel espouse de Andre Grolyer». per il suo matrimonio con il medico tedesco Andreas Grundler, che Olimpia sposò ai primi del 1550. La loro decisione di lasciare l'Italia era già stata presa, e intanto il marito partì da solo per la Germania per assicurarsi un lavoro nella sua città natale. Olimpia gli scriveva da Ferrara in aprile: «La tua assenza mi addolora. L'amore è pieno di paure e di ansie. Volesse il cielo, mio caro, che io ti fossi vicino. Allora capiresti meglio quanto sia grande il mio amore per te. Questo ritardo nel vederti mi è intollerabile perché il vero amore non ammette ritardi. Potrei sopportare qualunque altra cosa per te meglio di questa lontananza».Lettera, aprile 1550, in Roland H. Bainton, Donne della Riforma, I, 1992, p. 313.
Erano i mesi in cui Fanino Fanini, già condannato a morte nel settembre precedente, attendeva nella Rocca estense di Lugo di RomagnaCosì Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell'Italia del Cinquecento, 1997, p. 283. Secondo Lucia Felici, ad vocem, Dizionario biografico degli Italiani, 1994, nel Castello estense di Ferrara. l'esecuzione della sentenza e per la salvezza del quale si stavano adoperando invano presso il duca la moglie Renata, la stessa Morato, l'amica Lavinia della Rovere e il suocero di costei, il famoso capitano di ventura Camillo Orsini. Ercole II, stretto tra la necessità di mantenere, da una parte, le proprie prerogative giurisdizionali che gli consentivano di graziare il condannato e, dall'altra, di non presentarsi come un pubblico protettore degli eretici, finì con il lasciar giustiziare il Fanini.Fanino Fanini fu impiccato nel Castello di Ferrara il 22 agosto 1550.
Così, quando Andreas ritornò a Ferrara, per la Morata e il suo compagno aumentavano i motivi per lasciare l'Italia: come scrisse il Curione, era ormai tempo di «uscir di una sì fatta servitù e tirannia, ed irsene in loco dove liberamente e sicuramente servir gli possano Dio ed honorarlo. Né debono ponto dubitare che il buon padre celeste non sia per esaudirgli come ha promesso».Celio Secondo Curione a tutti quelli che amano Gesù Christo e l'Evangelio suo, in C. S. Curione, Quattro lettere christiane, 1552, p. 49.
In Germania
In giugno, Andreas Grundler e Olimpia, insieme con Emilio Morato, il fratello di otto anni, partivano da Ferrara per la Franconia, dove furono accolti per alcuni mesi a Kaufbeuren da Georg Hörmann, amico di umanisti e consigliere del re di Boemia-Ungheria Ferdinando, dove Olimpia riprese i suoi studi, indirizzati tanto alle lettere classiche quanto alle Scritture: «totum diem me cum Musis delecto [...] saepissime refero me ad divina studia»,Opera omnia, cit., p. 93. scrisse in quei giorni a Lilio Gregorio Giraldi. Qui, come a Würzburg, ospiti del Sinapius, la Morata suscitò un'ammirata curiosità, poiché se già in Italia erano ben poche le donne di elevata cultura, in Germania erano pressoché inesistenti.
Würzburg era città cattolica e perciò, scriveva Olimpia all'amica Cherubina Orsini, «qui è un gran dispregio della parola di Dio et pochissimi se ne curano. Habbiamo anchora qui la idolatria e la parola di Dio insieme, come in Samaria».Opera omnia, cit., p. 216. Presero con sé anche la piccola figlia del Sinapius, che era rimasto vedovo, e si stabilirono a Schweinfurt, città protestante e luogo natale di Andreas, dove questi aveva ottenuto l'impiego di medico municipale. Andreas rifiutò una vantaggiosa offerta del cattolico Ferdinando d'Austria di insegnare medicina a Linz: fu la stessa Olimpia a rispondere a Hörmann, il latore della proposta, che «noi militiamo sotto la bandiera di Cristo e non possiamo tradire, pena la dannazione eterna. Per favore, fateci sapere se l'Anticristo infuria a Linz, come abbiamo sentito dire. Ho seguito mio marito oltralpe e sarei felice di viaggiare per terra e per mare fino al selvaggio Caucaso o ai confini dell'Occidente, perché ogni terra è patria a chi è forte, purché non ci vengano imposti i riti romani».Opera omnia, cit., p. 117. La lettera, in latino, contiene una citazione da Ovidio: «Omne solum forti patria est», Fasti, I, 493.
All'amico Curione, che si era stabilito a Basilea, scrisse di sperare di aver la possibilità di risiedere nella città svizzera ma di non aver intenzione di tornare in Italia: «Tu sai certamente quanto sia difficile essere cristiani laggiù in mezzo all'Anticristo. Credo che tu abbia sentito di Fanini [...] È stato impiccato, il suo corpo è stato bruciato sul rogo e le sue ceneri sono state gettate nel Po [...] Se dovessimo partire, non c'è nulla che mi farebbe più piacere di rivederti; sarebbe bello se mio marito potesse trovare un posto a Basilea che gli permettesse di guadagnarsi da vivere come medico e dando lezioni. Sarei più vicina all'Italia, potrei mettermi più spesso in contatto con mia madre e le mie sorelle che sono ogni giorno nei miei pensieri. Quanto alle mie sorelle, Lavinia ne ha portata una con sé a Roma [...]».Lettera in R. H. Bainton, cit., p. 316.
Dalla corrispondenza di Olimpia appare la sua passione, ormai prevalente, per la teologia; mandò libri di Lutero a Lavinia della Rovere, chiese all'umanista Flaccio Illirico di tradurre in italiano qualche libro del riformatore tedesco, al Vergerio chiese la traduzione del Grande catechismo di Lutero e discusse della dissimulazione delle convinzioni religiose: all'amica Cherubina Orsini, che in Italia, come il padre Camillo, praticava il nicodemismo e si sentiva per questo motivo «inferma» e dubbiosa della legittimità del proprio comportamento, come aveva dimostrato il caso, allora dibattutissimo, di Francesco Spiera, Olimpia ricordava che anche Pietro aveva rinnegato Gesù, ma «fu fatto robusto, che poi si rallegrava di patire per Christo». Occorreva pregare e studiare le Scritture, «accioché vinciate Satana, il mondo e la carne vostra et habiate la corona, la quale solo si darà a colui che haverà vinto».Opera omnia, cit., pp. 218-220.