Il Cadore (Ciadore in cadorino, Cjadovri in friulano) è una regione storico-geografica italiana, situata nell'alta provincia di Belluno, in Veneto e in minima parte in Friuli-Venezia Giulia. Interamente appartenente alla zona montuosa delle Dolomiti Orientali, confina con l'Austria a nord (Tirolo e CarinziaSanto Stefano di Cadore confina con il comune carinziano di Lesachtal, nel distretto di Hermagor. Il Santuario di Maria Luggau, nella frazione di Luggau, è meta annuale di pellegrinaggi.), il Trentino-Alto Adige ad ovest, la Carnia, la provincia di Udine e la provincia di Pordenone (Friuli-Venezia Giulia) ad est.

Origini del nome

Il toponimo, come afferma il glottologo Giovan Battista Pellegrini, è di origine celtica e deriverebbe da catu (battaglia) unito a brigum (roccaforte). Potrebbe essere stato il nome dell'attuale Monte Ricco, dove esisteva un antico castelliere. La prima menzione scritta del nome di CatubriniChe i romani abbiano assegnato loro un nome, testimonia del riconoscimento di una loro specifica identità. risale ad un'epigrafe sepolcrale del II secolo d.C. ritrovata a Belluno nel 1888, in cui un cives romanus, Marcus Carminius, appare loro 'patrono' nell'ambito della tribù ClaudiaIl Cadore viene invece nominato, per la prima volta, nel diploma di Berengario I, nel 923.. Santi protettori del Cadore, da epoca immemorabile, sono Ermagora e Fortunato giacché l'arcidiaconato del Cadore faceva anticamente parte del patriarcato di Aquileia.

Geografia

È compreso tra il 46° 17' 35" e 46° 41' di latitudine nord e tra 0° 18' ad ovest e 0° 28' ad est del meridiano di Roma. La sua superficie è di . Il numero di abitanti (Cadore + Ampezzo ) era di nel 2011. Come area o regione geografica, con connotazioni storico-culturali molto radicate, comprende tutto il bacino idrografico del fiume Piave, dalla sua sorgente sul Peralba alla località di Termine di Cadore. La sua linea di confine segue lo spartiacque del bacino come segue:

Nord: da Cima Sappada al Peralba fino al Col Quaternà e al Passo di Monte Croce di Comelico lungo le creste di confine (delle quali il celebre Monte Cavallino e il Monte Palombino fanno parte). La linea continua verso il Monte Popera, la Croda dei Toni, le Tre Cime di Lavaredo fino al Monte Cristallo e alla Croda Rossa; Ovest: il Cadore è diviso dalla Val Pusteria e della Val Badia dallo spartiacque composto da Croda del Becco, Fanes, Monte Cristallo fino a raggiungere il Passo di Falzarego e Tre Croci. Lo separa dalle zone dell'Agordino e dello Zoldano lo spartiacque delle valli dei fiumi Maè e Cordevole composto da maestosi gruppi montuosi quali Nuvolau, Pelmo, Bosconero. In più gli appartengono storicamente il comune di Zoppè di Cadore (val di Zoldo) e Selva di Cadore (val Fiorentina). Est: partendo da Termine i monti che dividono il Cadore dalla Carnia: il Duranno, la Cima dei Preti, gli Spalti di Toro, il Monte Cridola, la Terza Grande e il Peralba.

Il Cadore (che lo storico Antonio Ronzon definì "… Scrissi da una parte Pelmo, dall'altra Peralba e dissi: Usque huc et non amplius! (fin qui e non più ampio)": "Piccola Patria") viene generalmente suddiviso nei seguenti sub-territori:

il Comelico (o Alto Cadore, unito alla Val d'Ansièi dal Passo di Monte Zovo e dalla galleria Comelico), Sappada, nella parte più a nord della Valle del Piave. il Centro Cadore (Alta Val del Piave, da Pieve fino alla confluenza dell'Ansiei con il Piave, Val d'Ansièi e OltrepiaveOriginariamente, dal periodo longobardo in poi, il termine Oltrepiave ha definito la suddivisione territoriale (decania) costituita dai comuni cadorini situati alla sinistra idrografica del Piave e comprendeva i comuni di Vigo di Cadore, Laggio di Cadore, Pelós di Cadore, Pinié di Cadore e Lorenzago di Cadore. Infatti, durante il periodo longobardo, il Cadore formava con ogni probabilità una sculdascia ovvero un reparto militare che divenne poi una ripartizione territoriale e che era formata da un gruppo di cento o centoventi famiglie dello stesso ceppo «fare» (per questo motivo il territorio così suddiviso viene chiamato anche «Centenario»), che oltre alla custodia della cosa pubblica presiedeva anche all'applicazione delle leggi longobarde. Ogni sculdascia era suddivisa in dieci o dodici decanie per centurie. Le decanie del Cadore erano le seguenti: 1) Ampezzo / 2) San Vito (con Chiapuzza, Resìnego, Sèrdes, Borca, Taulèn, Marceana e Pescul) / 3) Venàs (con Cibiana, Vinigo, Peaio, Vodo, Zoppé e Cancìa) / 4) Valle (con Suppiane, Vallesina, Perarolo, Caralte, Ospitale, Davestra, Termine, Nebbiù, Tai e Damós) / 5) Pieve (con Pozzale, Calalzo, Sottocastello, Grea e Rizzios) / 6) Domegge (con Lozzo, e Vallesella) / 7) Oltrepiave (con Vigo, Laggio, Pelós, Pinié e Lorenzago) / 8) Auronzo / 9) Comelico superiore (con Candide, Casamazzagno, Pàdola, Dosoledo, Costa, San Nicolò, Gera e parte di Danta) / 10 Comelico inferiore (con Santo Stefano, Tràsaga, parte di Danta, Casàda, Ronco, Costalissòio, Campolongo, San Pietro, Stavello, Costalta, Valle e Presenaio).), la Val Bóite con l'Oltrechiusa e l'Oltremonti.

Il comune di Cortina d'Ampezzo, nei documenti antichi Ampitium Cadubri, che fa parte del Cadore geografico, fu staccato politicamente dal Cadore e dalla Repubblica di Venezia per conquista da parte di Massimiliano d'Asburgo nel 1511, ed è rimasto fino al Trattato di Saint Germain del 1919 sotto l'impero asburgico (Tirolo). Pur maturando una propria identità ampezzana, la lingua ladina locale e quella degli altri paesi cadorini, specie di quelli dell'Oltrechiusa, sono rimaste piuttosto simili. Gli stemmi peraltro presentano delle analogie: due torri incatenano un abete (stemma del Cadore); due abeti incatenano una torre (stemma d'Ampezzo).

Anche Sappada, alla testa della valle del Piave, conserva una propria peculiarità storica e linguistica rispetto al resto del Cadore: la sua parlata autoctona non è ladina, ma carinziana; e la sua aggregazione al resto della regione è avvenuta solo nel XIX secolo, anche se, al tempo dei da Camino faceva parte dei loro domini (A. Ronzon).

Orografia

Il Cadore è ricco di gruppi montuosi ed altre peculiarità ambientali e paesaggistiche. Il reticolo di paesi, non eccessivamente popolati, nonché il lungo perdurare di un sistema di proprietà collettiva, non hanno stravolto il paesaggio cadorino. Esso è, anzi, particolarmente conservato, e a tratti selvaggio in alta quota.

Venendo ai gruppi montuosi, il territorio del Cadore comprende:

per intero le omonime Dolomiti Cadorine, nonché parte del Gruppo del Sorapiss (classificato fra le Dolomiti Ampezzane); parte del Gruppo del Cristallo (classificato fra le Dolomiti Ampezzane); parte del Gruppo del Nuvolau (classificato fra le Dolomiti Ampezzane);Ancora oggi ai piedi della Gusela del Nuvolau è possibile ammirare la croce di confine nº 1 fra l'allora Repubblica di Venezia e l'Impero d'Austria. parte del Gruppo della Croda da Lago (classificato fra le Dolomiti Ampezzane); il Pelmo e parte del Gruppo del Bosconero (classificati fra le Dolomiti Settentrionali di Zoldo); la parte meridionale delle Dolomiti di Sesto, ovvero del gruppo che è parte nel bacino idrografico del Piave; la parte occidentale delle Dolomiti Friulane e d'Oltrepiave, ovvero del gruppo che è parte nel bacino idrografico del Piave; un tratto della Catena Carnica Principale, segna il confine settentrionale del Cadore con l'Austria e che comprende anche il massiccio del Peralba.

Per un elenco delle principali vette, vedi alla sezione Turismo.

Idrografia Il territorio del Cadore è attraversato dal fiume:

Piave (Piae/Piai)

e dai torrenti, suoi affluenti:

Boite (Guoite/Buoite) Ansiei (Ansian) Padola (Padla)

oltre che da numerosissimi altri corsi d'acqua di minore interesse. Anche il fiume Tagliamento ha le proprie sorgenti in territorio cadorino.

Inoltre un numero notevole di laghi arricchisce il patrimonio idrico della zona, zona che contribuisce ad un'importante produzione di energia idroelettrica (la producibilità teorica media annuale degli impianti idroelettrici Enel in provincia di Belluno è di ). Indichiamo i più importanti e caratteristici:

Lago di Misurina Lago di Sorapiss Lago d'Antorno (Auronzo di Cadore) Lago di Sant'Anna (Padola) Laghetto delle Tose (de la femenes) (Calalzo di Cadore) Lago di Centro Cadore (artificiale) Lago di Auronzo (artificiale) Lago del Comelico (artificiale) Lago di Valle di Cadore (artificiale) Lago di Vodo di Cadore (artificiale) Lago di Cestella (Danta di Cadore) Laghetto delle Baste (de la Bastes) (San Vito di Cadore) Laghi d'Olbe (Òlbe seaber) (Sappada) Lago di Cengia (Auronzo di Cadore) Lago di Popera (Comelico Superiore) Laghetti di Ceoliè (Vodo di Cadore)

Storia Antichità Il ritrovamento dell'Uomo di Mondeval (sepoltura mesolitica risalente a anni fa) nell'omonima località tra Selva e San Vito di Cadore, ne testimonia la presenza umana nel periodo preistorico. Alcuni studiosi ritengono che, già nell'età del bronzo, la più antica popolazione qui stanziata fosse composta da tribù protoceltiche, genti di origini indoeuropee diffuse nell'Europa centro-occidentale e caratterizzate dalla comune cultura di HallstattNel 2025 un insediamento del Tardo Bronzo è stato scoperto a Valle di Cadore durante i lavori per la costruzione di una galleria lungo la strada statale 51 di Alemagna, rivelando resti di un abitato stabile, il primo di tale epoca nella zona. I reperti includono ceramiche, strutture di capanne e materiali che indicano contatti con l'area alpina settentrionale.. Le ipotesi sono però controverse e negli ultimi anni sta diventando sempre più consistente quella secondo la quale i primi abitanti stabili fossero i Reti, ipotesi già sostenuta da Giuseppe Ciani e Antonio Ronzon (recentemente è stata rinvenuta anche una chiave di tipo alpino-retico a Cima Gogna).

Certamente si insediarono gli Euganei e successivamente i Paleoveneti (VI-V secolo a.C.), che vi portarono la civiltà del piombo e del ferro, la presenza dei quali è testimoniata dalla stipe votiva messa in luce a LagoleL'espansione paleoveneta fra le Dolomiti e le Alpi Carniche, fino alla Gailtal e al monte Pore in Val Fiorentina (dove è stata ritrovata una stele con iscrizioni in lingua venetica, non lontano dalle probabilmente già note allora miniere del Fursil), coincide sostanzialmente con l'estensione del Cadore storico. Secondo Vito Pallabazzer la toponomastica antica di Colle Santa Lucia è di origine cadorina, a testimoniare la sua probabile fondazione.. In seguito arrivarono i Catubrini, facies propria di stirpe celtica con numerosi contatti oltralpe e molte similitudini con i Carni del Friuli (probabilmente i Cadorini erano un loro ver sacrum). Il Cadore fu dunque un'area molto dinamica, che rivestì il ruolo di confine aperto e dove si fusero culture diverse.