Le unità navali della classe Audace sono state dei cacciatorpediniere lanciamissili della Marina Militare Italiana. La classe era costituita da due unità, Audace e Ardito realizzate dai Cantieri Navali Riuniti e dalla Italcantieri rispettivamente negli stabilimenti di Riva Trigoso e Castellammare di Stabia, entrate in linea all'inizio degli anni settanta e rimaste in servizio fino a metà del primo decennio del nuovo millennio.

Nel programma erano previste quattro unità: Ardito, Audace, Animoso ed Ardimentoso, ma la costruzione delle altre due unità, per motivi di bilancio, fu rinviata. L'urgenza della costruzione delle prime due, effettuata con bilancio ordinario, fu determinata dalla necessità di sostituire entro la fine degli anni settanta i due cacciatorpediniere della classe Impetuoso, che non erano stati sottoposti ad alcun lavoro di aggiornamento sia per quanto riguardava l'elettronica sia per quanto riguardava l'armamento. Le due unità la cui costruzione era stata a lungo rimandata sono entrate poi in servizio all'inizio degli anni novanta con notevoli miglioramenti costituendo la classe Durand de la Penne o Super Audace.

Caratteristiche Le due unità sono un miglioramento dei precedenti classe Impavido con aumento delle dimensioni e del dislocamento e con il potenziamento dell'armamento, in particolare quello antisommergibile e la presenza della componente elicotteristica.

Lo scafo a ponte continuo con accentuata insellatura prodiera si raccordava gradatamente fino ad estrema poppa ed era ripartito in 16 compartimenti stagni; la prora molto slanciata ed elegante era dotata di bulbo di dimensioni moderate. La poppa, larga, simile a quella dei “Doria” accoglieva il ponte di volo con la sottostante poppetta riservata alle operazioni d'ormeggio. La sovrastruttura era divisa in due blocchi ognuno dei quali con un fumaiolo in configurazione mackContrazione dell'inglese mast+stack, ossia albero+fumaiolo. con integrati gli alberi delle elettroniche. Immediatamente a poppavia del secondo blocco, con un'altezza leggermente superiore, c'era l'ampio hangar, che poteva ospitare due elicotteri medi tipo AB-212 oppure un elicottero medio-pesante tipo SH-3D Sea King in versione antisommergibile.

La propulsione era a vapore con due caldaie Foster Wheeler e due turbine, la cui potenza di 73000 CV permetteva una velocità 33 nodi, con un'autonomia di 4000 miglia a 25 nodi. Le turbine erano CNR/Westinghouse sull'Audace e Ansaldo/General Electric sull'Ardito. La mancata adozione di un apparato di propulsione articolato su Turbine a Gas, del tipo CODAG o CODOG fu dovuta al timore di incorrere in tempi lunghi per il suo collaudo. La diversità dei gruppi turboriduttori è dovuta al fatto che le navi vennero realizzate in cantieri navali differenti. I Cantieri Navali Riuniti erano un gruppo integrato, responsabile in toto ed in proprio della piattaforma, in quanto non solo costruiva lo scafo, ma aveva un importante stabilimento meccanico, a Riva Trigoso, che produceva tutti i componenti dell'apparato motore, turbine, riduttori, caldaie ed ausiliari, mentre l'Italcantieri, da cui dipendeva il Cantiere di Castellamare comprava da terzi l'apparato motore, nel caso specifico l'Ansaldo Meccanico Nucleare, nato dallo scorporamento di attività del Gruppo Ansaldo, facente capo a Finmeccanica. I riduttori, del tipo a doppia riduzione, avevano certe similitudini di progetto ma profonde differenze per le modalità di montaggio e messa a punto, anche in relazione alle linee d'assi, mentre le turbine principali erano di tipo diverso, ed avevano sistemi totalmente diversi di adduzione del vapore. Anche le caldaie, pur essendo ambedue sviluppate su licenza Foster Wheeler erano simili ma non identiche tra le due navi, anche se le differenze erano meno marcate, mentre gli ausiliari erano comuni alle due navi, e, per quanto riguarda le turbomacchine, tutte di fornitura CNR.

Il progetto di queste unità scaturì dall'esigenza di migliorare qualitativamente la linea dei cacciatorpediniere dopo che le unità classe Indomito, entrate in servizio nel 1957 e 1958, dotate di armamento antiaereo costituito da quattro cannoni da 127/38 mm e 16 mitragliere da 40/56 mm, dopo appena pochi anni di attività, si erano rivelate inadeguate nel contrasto aereo contro i moderni caccia a reazione ed altrettanto inefficaci nella lotta contro i sottomarini a propulsione nucleare. D'altro canto le unità della classe Impavido, entrate in servizio nel 1963 e nel 1964, pur essendo dotate di moderno armamento antiaereo a media gittata, con l'adozione di una rampa di lancio per missili Tartar, rimanevano carenti nella lotta antisommergibili, per l'impossibilità progettuale di poter imbarcare elicotteri. Il tentativo di equipaggiare le due unità con l'Agusta A 106, costruito appositamente in due soli esemplari per i due cacciatorpediniere che avevano a poppa una piccola piattaforma di appontaggio, era risultato vano. La necessità di armonizzare in maniera più equilibrata le capacità antiaeree, antinave e antisommergibile, aveva reso necessario un aumento delle dimensioni e del dislocamento rispetto agli Impavido, anche in previsione di un futuro miglioramento delle capacità operative. Le due unità della Classe Audace tuttavia, all'entrata in servizio, presentavano alcune carenze, quali la mancanza di una C.O.C., l'inadeguatezza del radar di scoperta aerea, la mancanza di sistema missilistico superficie-superficie, ancora in fase di realizzazione, in quanto all'entrata in servizio delle due unità era ancora in fase di sperimentazione il sistema Teseo, che venne imbarcato sull'aliscafo Sparviero nel 1974 ed adottato dalle fregate della classe “Lupo” a partire dal 1977 ed infine la mancata adozione di un apparato di propulsione articolato su Turbine a Gas, del tipo CODAG o CODOG, dovuta al timore di incorrere in tempi lunghi per il suo collaudo. Tali carenze vennero tutte superate nel corso degli anni ad eccezione per quel che riguarda l'apparato motore.

Tra il 1987 e il 1990 i due cacciatorpediniere furono ampiamente rimodernati con notevole potenziamento dell'armamento, permettendo di incrementarne le proprie capacità antinave ed antiaerea con l'imbarco dei sistemi missilistici Albatros e Teseo, e dell'elettronica, superando definitivamente alcune carenze che le due unità avevano all'epoca della loro entrata in servizio, attribuendo il giusto merito alla bontà del progetto.

I lavori di ammodernamento vennero eseguiti presso nell'Arsenale La Spezia: l'Ardito nel periodo 1987-1988 e l'Audace nel 1988-1990.

Armamento Le due unità all'origine erano armate con due cannoni prodieri da 127/54 mm e quattro cannoni da 76/62 mm Compatto lungo le fiancate. La rampa dei missili Tartar, che avevano anche secondaria capacità antinave, era collocata sopra l'hangar in cui trovavano ricovero due elicotteri AB 212 in versione antisommergibile. Completavano l'armamento due lanciasiluri tripli Mk 32 per siluri leggeri Mk 46/Mk 44, collocati sulle fiancate lateralmente al blocco posteriore della sovrastruttura a poppavia del mack poppiero e due lanciasiluri da 533mm per siluri tipo A-184, utilizzabili anche in funzione antinave, collocati all'interno della poppetta sottostante l'hangar con i fori di uscita sullo specchio di poppa, che dopo i lavori di ammodernamento delle due unità furono giudicati inutili e quindi rimossi.

I lavori eseguiti sulle due unità videro la sostituzione di uno dei due cannoni prodieri da 127/54mm con un lanciatore ottuplo del sistema Albatros per missili Aspide per la difesa antiaerea a medio raggio, la sostituzione dei quattro cannoni da 76/62mm Compatto con quattro 76/62 mm Super Rapido. Le torri prodiere da 127/54 sbarcate dalle due unità vennero destinate ai cacciatorpediniere della classe “Animoso”, in fase di costruzione. La difesa di punto contro eventuali aerei e missili che fossero sfuggiti al sistema Albatros era affidata all'unica torre da 127/54 mm e dai quattro cannoni da 76/62 mm Compatto a tiro rapido.

La difesa aerea e antimissile a lungo raggio vide l'adattamento del lanciatore Mk 13 per la sostituzione dei missili Tartar con i missili Standard SM-1MR, che raggiungevano oltre 45 chilometri di portata.

il contrasto contro unità di superficie veniva esteso fino ad una portata di circa 150 km con l'installazione di quattro lanciatori a celle singole OTOMAT per i missili di superficie antinave Teseo. collocati a centro nave nello spazio fra i due blocchi della sovrastruttura. Le celle erano sistemate, per coppia, in maniera asimmetrica, con l'imboccatura di lancio rivolta verso i bordi esterni delle due fiancate. In caso di non visibilità del bersaglio da parte dei sensori radar, la guida del missile veniva assicurata, fino al limite dell'attivazione automatica dell'autoguida, dall'elicottero di bordo.

Elettronica

L'elettronica delle due unità ha subito nel corso degli anni notevoli miglioramenti. Le due unità furono le prime ad essere equipaggiate all'origine di Sistema Automatico di Direzione delle Operazioni di Combattimento SADOC-1. La maggior parte delle elettroniche erano collocate nei due mack. Il mack prodiero sosteneva le antenne dei radar di scoperta aeronavale R.C.A. AN/SPS-12 e il radar di navigazione e scoperta di superficie SMA MM/SPQ-2 che era collocato su una mensola dell'alberetto del mack.. Il radar di scoperta aerea R.C.A. AN/SPS-12, che inizialmente equipaggiava le due unità si era manifestato inadeguato e venne sostituito a metà degli anni settanta dal nuovo radar bidimensionale di scoperta aerea lontana Selenia MM/SPS-768 (RAN 3L) di costruzione nazionale, collocato sul mack prodiero, con secondario IFF Mk XII, una potenza di picco di 135 kW e una portata di 220 chilometri, operante in banda D, secondo la designazione NATO, o L secondo la designazione IEEE. Il radar MM/SPS-768 (RAN-3L) venne sviluppato dalla Selenia a partire dall'intenzione manifestata nel maggio 1966, da parte della Marina Militare Italiana, di sostituire il radar R.C.A. AN/SPS-12/40, adottato da tutte le unità costruite negli anni sessanta e dalla determinazione con cui la Marina Militare proseguiva il cammino verso l'indipendenza dal mercato americano, soprattutto quello relativo alle sempre più sofisticate apparecchiature elettroniche. Il contratto per lo sviluppo della nuova apparecchiatura venne firmato nel 1968. Nell'attesa dello sviluppo del nuovo radar, per le esigenze dell'incrociatore Vittorio Veneto e per le due unità della classe Audace, vennero acquistati tre radar Lockheed Electronics AN/SPS-40, ma si preferì sostituire i vecchi AN/SPS-12 del Doria e del Duilio e imbarcare provvisoriamente sulle due unità della classe Audace le due apparecchiature sbarcate dai due incrociatori, in attesa del nuovo radar della Selenia MM/SPS-768, che fu in produzione a partire da novembre 1975 e avrebbe equipaggiato tutte le unità di altura della squadra navale a partire dalla seconda metà degli anni settanta. Il radar Selenia MM/SPS-768 (RAN 3L) con secondario IFF Mk XII, è stato successivamente aggiornato nel corso dei lavori di ammodernamento effettuati alla fine degli anni ottanta. Le due unità della classe Audace e i due Doria sono state le prime unità della Marina Militare ad essere equipaggiate con questo radar.