Lettera a un bambino mai nato è un libro scritto sotto forma di monologo da Oriana Fallaci, pubblicato nel 1975. Il libro tratta temi quali la gravidanza, l'aborto, la famiglia e l'amore.
Storia editoriale Il libro - dichiarò la Fallaci - prese spunto da una richiesta dell'allora direttore de L'Europeo Tommaso Giglio, il quale commissionò alla giornalista un'inchiesta sull'aborto. Le diede tempo quattro mesi dandole carta bianca sui contenuti. Anziché con l'inchiesta, dopo sei mesi la giornalista tornò con un fascio di fogli contenenti il libro. Nel 1993 la stessa Fallaci ha dichiarato che il direttore non le perdonò mai questa "disobbedienza" e che per quindici giorni non le rivolse la parola.
Nell'agosto 2015 il nipote, erede dell'autrice, ha rivelato di aver trovato in un cassetto del suo appartamento newyorchese il quaderno col manoscritto originale dell'opera, col titolo inglese Letter to Neverborn Child, risalente al 1967. Quindi, la genesi dello scritto chiaramente autobiografico - gli aborti spontanei occorsi alla Fallaci, che non riuscirà a diventare madre - va retrodatataLaura Montanari, «Edoardo Perazzi: "In quelle carte ho scoperto i segreti di mia zia, l'Oriana"», giovedì 6 agosto 2015, «La Repubblica». La bozza del 1967, che fa chiarezza sulla genesi del testo, contraddicendo la vulgata finora diffusa dall'autrice, viene finalmente pubblicata in occasione del 50º anniversario dell'uscita del libro, nel settembre 2025 dall'Editore Rizzoli.
Tema
Il libro è un monologo drammatico effettuato da una donna che vive la maternità non come un dovere ma come un atto responsabile. È una donna contemporanea e misteriosa, in quanto priva di nome, volto e notizie sulla sua età. Le domande fondamentali che la donna si pone sin dal concepimento riguardano la legittimità e l'accettazione della nascita da parte del bambino in un mondo ostile, violento e disonesto. Al bambino verrà concesso il diritto di scegliere se nascere o no e attraverso un processo istituito con la presenza di sette giurati eccellenti, tra i quali i genitori, due medici di sesso opposto, il datore di lavoro, si arriva alla sentenza che prevede la condanna della donna.
Critica Il critico Carlo Bo scrisse: «la Fallaci ha saputo cogliere con il suo fiuto straordinario un tema vitale, lo ha assunto come mezzo di trasmissione della sua anima ferita e alla fine l'ha cantato con dolore e fra le lacrime».
Edizioni
- Collana Best Bur, Milano, Rizzoli, 2014. [contiene la bozza manoscritta del 1967, ritrovata tra le carte della Fallaci]
Note
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Lettera a un bambino mai nato