La lingua ittita (o anche hittita, canesica, nesica, canesita o nesita) era una lingua indoeuropea del gruppo anatolico, parlata in Anatolia nel II millennio a.C. dal popolo degli Ittiti. È la lingua anatolica più ampiamente attestata e la sua decifrazione, all'inizio del XX secolo, ha inciso profondamente nella storia dell'indoeuropeistica. I testi ittiti, quasi tutti redatti in scrittura cuneiforme su tavolette d'argilla, provengono principalmente dall'Anatolia centrale, nucleo originario dell'Impero ittita, e in particolare dalla capitale Ḫattuša; si tratta principalmente di testi diplomatici e commerciali. Il Trattato di Qadeš del 1259 a.C. fu redatto, oltre che in egizio, anche in ittita.

Storia

L'ittita è detto nešili - con le varianti "nesico", "nesili", "nasili" - da nesiano, cioè "lingua di Neša" o "Kaneš", l'antica città anatolica, importante centro commerciale del XVIII secolo a.C., che fu capitale del regno ittita ai tempi dei primi re Pithana e Anitta (oggi identificata con la moderna città di Kültepe). Nei testi multilingue la parte scritta in ittita è preceduta del termine "nešili" («lingua che si parla a Neša»).

È detto anche "hittita" da "Hittiti", una variante di "Ittiti" che deriva da un'altra espressione ricorrente nelle iscrizioni, Hattili ("nella lingua di Hatti"), inizialmente interpretata come relativa al popolo estensore degli scritti, e solo in seguito identificata come propria del popolo non indoeuropeo degli Hatti, sottomesso proprio dagli Ittiti in AnatoliaFrancisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, pp. 343-349.Paola Cotticelli Kurras, Grammatica ittita, pp. 1-4.. L'Anatolia antica era comunque un'area geografica multietnica e questo spiega il gran numero di testi multilingue ritrovati.

La scoperta e la decifrazione dell'ittita La scoperta della lingua ittita risale alla prima metà del XIX secolo, quando Charles Félix Marie Texier individuò, presso la città turca di Bogazköi, le rovine di una grande città (1834). Il sito sarebbe stato in seguito identificato con Hattuša, capitale dell'Impero ittita noto da fonti egizie; gli scavi sistematici ebbero inizio però solo nel 1906 con Hugo Winckler, che rinvenne enormi archivi reali redatti su tavolette di argilla in caratteri cuneiformi e risalenti fino al XX secolo a.C. La lingua che contenevano fu chiamata ittita, sulla scorta dell'ipotesi, formulata intorno al 1880 da Archibald Henry Sayce, secondo la quale il popolo misterioso sarebbe stato quello degli "Hittim" citati dalla Bibbia. Il nome finì col prevalere sull'endoetnonimo "Nesi", appurato in seguito, anche quando fu chiaro che gli Ittiti non erano affatto da identificarsi con gli Hittim, adattamento ebraico di Hatti.

La lingua risultò di difficile decifrazione, nonostante la leggibilità dei caratteri cuneiformi. Gli schemi linguistici dell'epoca non ammettevano la presenza di lingue indoeuropee in Anatolia in epoche così antiche, salvo la lingua frigia penetrata nella regione non prima del XII secolo a.C. circa, in seguito a una migrazione dalla Penisola balcanica storicamente attestata. I tentativi di comprensione dell'ittita si concentrarono perciò sulla ricerca di affinità con lingue mesopotamiche non indoeuropee, quali l'accadico o il sumero, e furono condotti da orientalisti con poca dimestichezza con l'indoeuropeistica, disciplina tra l'altro solo di recente e provvisoria definizione. Soltanto nel 1915 un indoeuropeista ceco, Bedřich Hrozný, si accostò, in parte casualmente, all'ittita e, applicando il metodo comparativo dell'indoeuropeistica alla lingua sconosciuta, riuscì a penetrarne il senso, identificando chiari elementi indoeuropei, come per esempio un vadar con il significato di "acqua". I risultati dei suoi studi, pubblicati nel 1917, furono accolti inizialmente con scetticismo, ma finirono presto con l'imporsi, anche se i rapporti dell'ittita con il resto della famiglia linguistica indoeuropea furono ancora a lungo oggetto di dibattiti.

Storia della lingua Non è chiaro quando le lingue anatoliche si differenziarono tra di loro, anche se è quasi certo che tale processo sia avvenuto dopo l'insediamento degli Anatolici nella loro sede storica. Anche la data di tale insediamento è oggetto di dibattito, ed è collocato in un lunghissimo intervallo che va dalla seconda metà del IV millennio a.C., epoca delle prime penetrazioni di elementi indoeuropei in Anatolia secondo Marija Gimbutas, agli ultimi secoli del III millennio a.C. In ogni caso, i più antichi documenti ittiti, risalenti al XX secolo a.C., mostrano tratti linguistici già chiaramente delineati, e inoltre la presenza di notevoli influenze di elementi non indoeuropei di sostrato, soprattutto di origine hattica.

L'evoluzione storica della lingua ittita è strettamente legata alle vicende dell'Impero ittita, che raggiunse l'apogeo intorno al XIV-XIII secolo a.C. L'ittita era la lingua ufficiale dell'impero, e in ittita furono redatti la maggior parte degli scritti conservati presso gli archivi reali di Ḫattuša. Il termine autoctono per identificare la lingua, nešili, lascia tuttavia supporre che ad Ḫattuša la lingua sia stata introdotta a partire dalla regione di Nevşehir, l'antica Nissa. Dopo la caduta dell'impero, gli Ittiti tornarono a frammentarsi in città-Stato e la loro lingua si avviò verso il declino, che fu compiuto intorno al XII secolo a.C. circa. Numerosi elementi ittiti si rintracciano però nelle lingue anatoliche del I millennio a.C.: il lidio, il cario, il pisidico, il sidetico e soprattutto il luvio, già parlato in regioni confinanti e in certi periodi sottoposte al potere ittita.

Periodizzazione La storia della lingua ittita è articolata dagli studiosi in tre grandi periodi (le sporadiche testimonianze più arcaiche, dal XX al XVII secolo a.C., non rientrano in tale periodizzazione): antico ittita: 1600 a.C.-1450 a.C. circa (Antico Regno fino a Telipinu); medio ittita: 1450 a.C.-1320 a.C. circa (Medio Regno e inizio dell'età imperiale fino a Šuppiluliuma I); ittita recente: 1320 a.C.-1200 a.C. circa (da Muršili II alla caduta del Nuovo Regno), a sua volta articolato in due fasi: ittita classico: 1320 a.C.-1240 a.C. (testi di Muršili II e di Hattušili III); tardo ittita: 1240 a.C.-1190 a.C. (testi di Tuthaliya IV e di Šuppiluliuma II, con forti influenze luvie).

Classificazione La decifrazione dell'ittita, e più in generale delle lingue anatoliche, impose un vasto ripensamento dei paradigmi indoeuropeistici, e in particolare dell'impostazione neogrammaticale che considerava il greco e il sanscrito le forme più arcaiche di sviluppo della famiglia indoeuropea, e quindi più vicine alla lingua comune ricostruita. L'ittita irruppe come la lingua indoeuropea di più antica attestazione, e al tempo stesso si discostava sensibilmente dallo schema greco-sanscritista; per questo, inizialmente furono proposte ipotesi di classificazione che tentavano di isolare l'ittita e le altre lingue anatoliche dall'insieme delle lingue indoeuropee. Ci furono tentativi di considerare l'ittita non una lingua propriamente indoeuropea, ma un idioma di altra origine con forti influssi indoeuropei; oppure, in un secondo momento, una lingua sì indoeuropea, ma fortemente deteriorata a causa degli influssi di sostrato. Il progredire della linguistica anatolica, tuttavia, impose l'abbandono di tali formule di compromesso, e con esse del paradigma greco-sanscritista come modello per l'indoeuropeo, e la riformulazione fin dalle basi della lingua comune ricostruitaVillar, pp. 357-361..

Nel 1962 Edgar H. Sturtevant suggerì l'esistenza di un'unità "indo-ittita" antecedente allo stesso indoeuropeo, dalla quale sarebbero derivate parallelamente l'insieme anatolico e quello indeuropeo. Tale proposta, nella sua rigidità, fu rigettata dai linguisti; tuttavia, l'evoluzione dell'indoeuropeistica finì con il rivalutarla, sia pure indirettamente. A una prima ricostruzione della diaspora indoeuropea come sorta di "esplosione" contemporanea dei vari dialetti, i quali a loro volta avrebbero poi dato origine alle famiglie linguistiche storiche, si è infatti sostituita una visione dello "smembramento" dell'indoeuropeo come processo scaglionato nel tempo, di durata plurimillenaria. In questo quadro, storicamente più plausibile, l'insieme delle lingue anatoliche rappresenterebbe uno dei più antichi filoni a essersi staccato dal tronco indoeuropeo, probabilmente già a partire dalla migrazione di genti portatrici della cultura kurgan dalle steppe tra Caucaso e Mar Nero, patria originaria degli Indoeuropei, verso l'Asia Minore. Si tratta del processo collocato da Marija Gimbutas nella seconda metà del IV millennio, quindi almeno cinque secoli prima del secondo evento migratorio storicamente attestato, all'inizio del II millennio a.C.Villar, pp. 631-637..

Un'ipotesi radicalmente alternativa di ricostruzione dello sviluppo dell'indoeuropeo, la teoria della continuità sostenuta principalmente in ambito archeologico (tra i suoi principali propugnatori, Colin Renfrew), postula al contrario un'ubicazione della patria originaria indoeuropea in Anatolia, e quindi fa dell'ittita la più antica (ricollocandola nel VII millennio a.C., quindi almeno venti secoli prima del termine individuato dai linguisti) e contemporaneamente la meno alterata delle lingue indoeuropee. Tale ipotesi, che lega il processo di indoeuropeizzazione a quello della diffusione dell'agricoltura neolitica, trova tuttavia l'opposizione della gran parte degli indoeuropeisti, che rimarcano l'incompatibilità di una tale antichità dell'ittita con la vicinanza linguistica alle altre lingue indoeuropee, e al tempo stesso l'eccessivo divario dialettale che lo separa dalla lingua che, in base a tale teoria, dovrebbe essergli più prossima: il grecoVillar, pp. 70-75..

Distribuzione geografica

A partire dal nucleo originario, collocabile nell'Anatolia centrale (Cappadocia), la lingua ittita si espanse nell'intera penisola, e ancor più ampiamente in tutti i territori soggetti all'Impero ittita, come lingua "ufficiale" dello Stato - quindi anche in Siria e lungo le coste orientali del Mar Mediterraneo. Dopo la caduta dell'impero, dal XII secolo a.C., l'unità politica degli Ittiti si frantumò in varie città-Stato, molte di lingua luvia; l'ittita si evolse in nuove forme, generalmente intrecciandosi allo stesso luvio, verso quelle che sarebbero emerse come le lingue anatoliche del I millennio: cario, licio, lidio, pisidio e sidetico, tutte attestate nell'Anatolia centro-meridionale. La continuità con l'ittita, probabilmente diffuso dalla fuga in regioni più remote dell'impero per mettersi in salvo dall'invasione frigia, è attestata dal ricorrere di forme onomastiche molto simili a quelle ittiteVillar, p. 351..

Il corpus dei testi ittiti Il testo più antico conosciuto in ittita (e in una lingua indoeuropea) è il Proclama di Anitta, redatto ai tempi del regno Hattušili I. Quasi tutti i testi in ittita, redatti in scrittura cuneiforme su tavolette d'argilla, provengono dall'Anatolia centrale, nucleo originario dell'Impero ittita. Sono concentrati in alcune località: Ḫattuša, capitale e città sacra ittita (oggi Bogazköi, a circa 150 km a nord-est di Ankara): 30.000 testi, integrali o frammentari, che coprono l'intera storia della lingua ittita e vengono classificati nelle serie “Keilschrifturkunden aus Boghazköi” (KUB) e “Keilschrifttexte aus Boghazköi” (KBo).; Tapikka (oggi Masat, a circa 100 km a est di Ḫattuša): un centinaio di testi (lettere e inventari), prima metà del XIV secolo a.C.; Šapinuwa, residenza reale ittita (oggi Ortaköy, a circa 60 km a nord-est di Ḫattuša): oltre 1800 frammenti dall'archivio del tempio (lettere e testi rituali), inclusi alcuni in urrita; Šarišša (oggi Kusaklı, a circa 50 km a sud di Sivas): 40 frammenti in ittita tardo (oracoli, inventari di culto), provenienti dal tempio del dio della Tempesta, seconda metà del XIII secolo a.C., più due lettere e alcune bolle in medio ittita.