Bacco è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1598 da Caravaggio, attualmente conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.
A lungo dimenticato e abbandonato nei depositi degli Uffizi, fu riscoperto agli inizi del XX secolo e identificato come opera di Caravaggio, soprattutto grazie agli storici dell'arte Matteo Marangoni e Roberto Longhi. Dalla sua riscoperta è divenuta una delle opere più celebri del pittore.
Il Bacco è riconducibile al periodo giovanile di Caravaggio; ciononostante, è in grado di mostrare già delle caratteristiche tecniche considerevoli, nonché la padronanza del colore e dell'elaborazione compositiva. Due sono i motivi ricorrenti in questa tela: quello della natura morta, di cui il Merisi è uno dei precursori, e quello dell'autoritratto. La tela oscilla tra una rappresentazione naturalista e un'allegoria, che sottolinea il trascorrere del tempo e l'evanescenza dei piaceri terreni.
Storia Commissione e datazione Nessuna fonte dell'epoca consente di attestare con esattezza il momento in cui è stato compiuto il dipinto, né è possibile individuare senza dubbio alcuno l'identità del committente - ammesso che ce ne sia mai stato uno. Proprio questa lacuna documentale portò gli storici dell'arte, in seguito alla riscoperta dell'opera avvenuta agli inizi del XX secolo, a discutere in merito alla datazione della stessa. È noto soltanto un breve passaggio, che menziona un Bacco realizzato dal Caravaggio, all'interno del libro Le vite de' pittori, scultori et architetti, scritto nel 1642 da Giovanni Baglione. L'autore, infatti, riferendosi ai dipinti compiuti da Caravaggio scrisse che «il primo fu un Bacco con alcuni grappoli d'uve diverse, con gran diligenza fatte; ma di maniera poco secca». Pur non essendo indiscutibilmente certo, è stato largamente sostenuto che Baglione abbia fatto menzione proprio del Bacco conservato agli Uffizi.
Anche la data di realizzazione risulta incerta, sebbene sia pressoché confermato che l'artista abbia portato a termine l'opera sul finire del XVI secolo: tra il 1593 e il 1594 secondo alcuni esperti, nel biennio 1596-1597 secondo altri; taluni hanno ipotizzato persino nel 1602. La Galleria degli Uffizi colloca invece l'esecuzione nel 1598 circa. In generale, la datazione anteriore al 1600 trova un largo consenso da parte della maggior parte degli studiosi.
Ad ogni modo, Bacco appartiene al periodo romano di Caravaggio, e più precisamente a quello che talvolta è definito come "periodo Del Monte", vale a dire la seconda metà degli anni novanta del XVI secolo, quando il pittore entrò al servizio del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria, suo protettore e mecenate. Se si tiene conto di ciò, è possibile anche ritenere che la tela sia stata originariamente commissionata dal cardinale, o che quantomeno questi ne sia stato il primo acquirente: in effetti, Del Monte, oltre a essere un bramoso collezionista d'arte, fu anche un grande appassionato del tema dionisiaco, così come testimonia l'inventario della collezione stilato al momento della sua morte. Secondo una delle ricostruzioni proposte, il cardinale avrebbe incaricato Caravaggio di dipingere la tela con l'intento di donarla successivamente al granduca di Toscana Ferdinando I de' Medici - al quale aveva già precedentemente portato in dono lo Scudo con testa di Medusa, per rinsaldare l'amicizia che aveva avuto così tanta importanza nel favorire la sua carriera all'interno dell'ambiente ecclesiastico.Si veda Sul rapporto fra il cardinale e il Granduca, cfr. . Sui rapporti fra Caravaggio e Del Monte, . Il Caravaggio, nel periodo in cui abitò presso il Del Monte e lavorò per lui, si aprì al mercato delle opere d'arte e le sue furono presto molto ambite e ricercate dai collezionisti, cfr. Secondo lo storico dell'arte Maurizio Marini, il dipinto, in questo senso, sarebbe concepito come emblema oraziano dell'amicizia.
Il Bacco sarebbe stato ideato per la decorazione della Villa medicea di Artimino ("La Ferdinanda", per l'appunto); oppure in occasione del matrimonio del figlio del granduca, Cosimo, con l'arciduchessa Maria Maddalena d'Austria. Quest'ultima è la tesi accolta dagli Uffizi, in linea con quanto sostenuto dalla storica dell'arte Mina Gregori. A supporto di tale ipotesi, va altresì sottolineato che la tela venne documentata all'interno della collezione di Cosimo II de' Medici già nel 1618, soltanto otto anni dopo la morte dell'artista. Da allora è sempre stata posseduta dai Medici e ciò spiega anche la sua attuale collocazione all'interno della Galleria degli Uffizi.
Attribuzione
La riscoperta del dipinto e l'attribuzione a Caravaggio sono dovuti essenzialmente al contributo degli storici dell'arte Matteo Marangoni e Roberto Longhi. Nel 1913, Marangoni era ispettore (e successivamente direttore) della Soprintendenza di Firenze e fu il primo a notare la tela, all'epoca pressoché abbandonata presso i depositi degli Uffizi. Pur individuandola senza identificare la sua origine, intuì si trattasse di un'opera importante, al di là del suo triste stato di conservazione:
Solo nel 1916, con l'intervento e la competenza di Roberto Longhi, fu sancita l'importanza della tela - recuperando, inoltre, anche il legame con la traccia documentaria lasciata dal Baglione. A tal proposito, Marangoni scrisse che:
I dubbi se si trattasse di una copia o dell'opera autografa vennero progressivamente dissipati, per poi sparire del tutto nel 1922, quando una determinante esposizione a Palazzo Pitti permise di confrontare numerose tele attribuite a Caravaggio e di cominciare a delineare un catalogo piuttosto affidabile della sua opera.
Contesto artistico L'appartenenza del Bacco al periodo romano caravaggesco lascia intuire come l'opera sia stata eseguita in una prima fase della sua carriera, quando l'artista aveva 25 o al massimo 30 anni. Nel corso di questi anni, prima di trovare protezione e una certa sicurezza presso il cardinale Del Monte, Caravaggio si forma presso varie botteghe, tra cui quella di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, che: «[lo impiegò] a dipingere fiori e frutta» per lunghi mesi, come venne comprovato da Giovanni Pietro Bellori, suo primo biografo. Lo scrittore elogiò grandemente queste raffigurazioni «sì bene contrafatti, che da lui vennero à frequentarli à quella maggior vaghezza, che tanto hoggi diletta», sottolineando come esse facessero accorrere la gente per poterne ammirare la bellezza. Caravaggio aveva quindi perfezionato la rappresentazione delle nature morte, sebbene trovasse poca soddisfazione nel dipingere soltanto queste, rispetto alle figure umane che tanto apprezzava.
Molti dipinti di questo periodo rappresentano dei ragazzi dall'aspetto androgino, spesso ritratti, alla maniera antica, all'interno di scene di genere (come nel caso del Concerto o del Ragazzo morso da un ramarro) o mitologiche (ad esempio Narciso o Bacchino malato): tra essi, il Bacco degli Uffizi è considerato spesso la migliore rappresentazione, vero capolavoro in cui l'artista mostrò consapevolezza e virtuosismo. Difatti, dalla sua riscoperta è divenuto una delle opere più celebri di Caravaggio.
Descrizione
Condizioni L'opera è realizzata su tela di lino fiammingo di alta qualità, dello stesso tipo adoperato nel caso del Riposo durante la fuga in Egitto, conservato alla Galleria Doria Pamphilj di Roma. Si presenta in buone condizioni, ad eccezione di piccole lesioni; tuttavia, la superficie è diventata leggermente rugosa a seguito di un intervento di rintelatura. È stata sottoposta a tre restauri (nel 1922, nel 1947 e per due anni nel 1980). Lo storico dell'arte Arnauld Brejon de Lavergnée, osservando una fotografia scattata al momento della riscoperta nel 1913, ha giudicato negativi gli effetti della prima restaurazione:
Soggetto
Il soggetto è tratto dalla mitologia greca e romana: Bacco è infatti il corrispondente romano del dio Dioniso, figlio di Zeus. La divinità ha il capo coronato da una corona di pampini e il corpo appoggiato al suo triclinio.A seconda della fonte, gli autori scelgono di parlare di klìne, lectus o triclinio, ma la sostanza non cambia: si tratta sempre di un antico letto su cui ci si stava semidistesi, nei banchetti o nei convivi festivi. La figura indossa un panneggio ispirato al gusto classico, fatta eccezione per la spalla destra che resta scoperta. Il drappo pesante che lo avvolge richiama quelli visibili in molteplici esempi di scultura romana. Davanti a Bacco è posizionata una canestra piena di frutta, in parte rovinata: tale natura morta assume un'importanza fondamentale all'interno della composizione. Nello specifico, i frutti sono contenuti in una fruttiera in ceramica, oggetto domestico comune nella Lombardia dell'epoca e che si ritrova in molte rappresentazioni di nature morte dell'ambito milanese e cremonese. Lo sfondo, marrone e indistinto, non permette di individuare alcuna decorazione - così come accade in gran parte delle opere di Caravaggio. Nel complesso la scena sembra illuminata da una luce naturale frontale che tuttavia non proietta alcuna ombra sullo sfondo.
Bacco impugna con la mano sinistra un elegante calice veneziano colmo di vino che secondo taluni esperti può anche essere qualificato come una kylix o addirittura un cratere. Gli studiosi, in larga parte, hanno descritto il vino nel calice come pieno di increspature: come se la mano del dio - probabilmente ebbro - tremasse, con il liquido in procinto di rovesciarsi. Diversamente, la storica dell'arte Sybille Ebert-Schifferer ha sostenuto che, a un esame più attento, si possa comprendere che le piccole onde siano in realtà dovute alle scanalature concentriche incise nel vetro. La divinità tiene nella mano destra un fiocco di velluto che funge da cintola per chiudere (o aprire) il drappo che indossa e che è simile a una toga. La caraffa da cui è stato versato il vino si trova sulla sinistra della scena, poggiata sul tavolo; sulla superficie del liquido sono presenti delle piccole bollicine e il vino sembra persino instabile, come se fosse stato appena versato.
Il pittore conferì al soggetto una connotazione antica, sul modello delle scene di banchetti che si potevano trovare nelle collezioni romane dell'epoca: ciononostante, Caravaggio non volle far passare il personaggio come una divinità, bensì come un giovane modello che gioca a fare il dio, travestendovisi. Così, lungi dall'essere sdraiato su un vero triclinio antico, il giovane è disteso su una sorta di divano i cui cuscini sono rivestiti da un tessuto moderno a righe blu, appena nascosti da un drappo bianco gettato sopra. Analogamente, il presunto aspetto divino di Bacco è contraddetto da diversi dettagli che costringono lo spettatore a immaginarsi proprio la sessione di posa nello studio: il modello presenta il viso e le mani arrossati dal sole, come le avrebbe un contadino, e anche le sue unghie appaiono molto sporche. Questo ragazzo che interpreta un dio potrebbe essere stato ispirato dalle buffonerie dei Bentvueghels, ossia di quei pittori olandesi e fiamminghi che era possibile incontrare a Roma e che si dilettavano in rituali bacchici.
La figura di Bacco
Il dio che Caravaggio sceglie di dipingere è spesso descritto come un giovane uomo dall'aspetto piuttosto volgare, privo di ogni idealizzazione divina - che presenta, piuttosto, dei tratti ordinari e quasi grossolani. Lo storico dell'arte Gérard-Julien Salvy lo descrisse come «androgino e paffuto, con il naso camuso e le labbra carnose». Anche Marangoni parla di «un grosso viso paffuto e rotondo, ravvivato da due grandi occhi scuri e un po' languidi». Gran parte dei commentatori si sofferma sull'aspetto androgino del Bacco caravaggesco, coerente con la visione classica del dio; nel soggetto dipinto, però, si possono notare anche un'esplicita sensualità, un'estroversione quasi provocante. In tal senso si esprime Catherine Puglisi: