La Federazione dei Verdi (spesso indicata semplicemente come I Verdi) è stato un partito politico italiano di ispirazione ambientalista, progressista e pacifista, appartenente e fondatore del Partito Verde Europeo.

Fondato agli inizi degli anni 1990, ha concluso la sua attività trentennale il 10 luglio 2021, confluendo nel nuovo soggetto ecologista Europa Verde.Il sito ufficiale verdi.it è archiviato e rimanda a quello di Europa Verde.

Storia

Origini

Le prime formazioni ambientaliste fanno la loro comparsa alle elezioni regionali del 1985, in cui, pur prive di organizzazione comune, si presentano in 11 regioni con lo stesso simbolo del "Sole che ride" e la denominazione di "Lista Verde". Questo progetto sfocia, l'anno seguente, nel raggruppamento di tali movimenti ambientalisti ed ecologisti in un unico soggetto politico, che vede la nascita il 16 novembre 1986 a Finale Ligure, noto come Federazione delle Liste Verdi.

Qui per la prima volta si uniscono diversi apporti in un'unica formazione, con uno statuto comune, un regolamento e degli organi esecutivi. Viene ufficializzato il simbolo del Sole che ride. Questo simbolo era stato creato dal movimento anti-nucleare danese, il Partito Radicale ne aveva acquistato i diritti per l'Italia nel 1977, e ne aveva concesso l'uso ai Verdi.

I Verdi si presentano per la prima volta ad una competizione politica nazionale in occasione delle elezioni politiche del 1987, ottenendo il 2,5% alla Camera (dove eleggono 13 deputati) e il 2% al Senato (dove eleggono 1 senatore). Il primo capogruppo dei Verdi alla Camera diventa Gianni Mattioli, leader delle battaglie antinucleariste.

I Verdi cominciano a radicarsi sul territorio, a svolgere la loro azione parlamentare e si ripresentano agli elettori in occasione delle elezioni europee del 1989, come "Lista Verde - Verdi Europa": il risultato è in ascesa, la federazione ottiene il 3,8% eleggendo tre europarlamentari (Alexander Langer, Gianfranco Amendola ed Enrico Falqui). Nel frattempo, tuttavia, si coordina un nuovo movimento verde, i Verdi Arcobaleno, che alle medesime elezioni del 1989, conquista il 2,4% eleggendo Maria Adelaide Aglietta e Virginio Bettini al Parlamento europeo.

In Sicilia, alla fine degli anni ottanta, il processo di convergenza tra le diverse componenti ecologiste ebbe riflessi anche a Palermo: nel 1989 Letizia Battaglia e Giuseppe Onufrio parteciparono alle iniziative per l'unificazione dei gruppi consiliari Verde e Arcobaleno in città.

Nel 1990, Maurizio Lupi abbandona la Federazione delle Liste Verdi, denunciando un'eccessiva radicalizzazione a sinistra del partito. Qualche mese più tardi Lupi fonderà i Verdi Verdi. Quello stesso anno si votano tre referendum promossi dai Verdi e altre forze politiche per la messa al bando della caccia, per abolire il diritto dei cacciatori di accedere ai fondi altrui e per limitare l'utilizzo dei pesticidi nell'agricoltura. Nessuno dei 3 referendum vede raggiunto il quorum.

Fin dagli inizi, il partito dei Verdi, e più in generale il movimento ecologista italiano, risulta diviso in due anime: quella "prepolitica", protezionisti della natura, animalisti, pacifisti, boyscout, ecc., concentrati prevalentemente sulle battaglie di difesa e conservazione della Natura, e quella invece più politicizzata riconducibile alla sinistra extra-parlamentare e rivoluzionaria, che vedeva nell'ambientalismo una nuova forma che stava assumendo la sinistra, e quindi un volano anche per altre battaglie parallele.

Fondazione La Federazione dei Verdi, così come conosciuta attualmente, nasce il 9 dicembre 1990 con l'unificazione tra la Federazione delle Liste Verdi e i Verdi Arcobaleno, avvenuta nel corso di un'assemblea nazionale tenuta a Castrocaro. Il simbolo che si dà il nuovo partito è sempre il "sole che ride" e il nuovo soggetto politico si chiama "Federazione dei Verdi" o, semplicemente, "Verdi".

In una prima fase il partito è diretto da un organo collegiale, un gruppo di coordinamento composto da 11 persone. A giugno del 1991 esce il primo numero di Notizie Verdi, settimanale del partito che, dal 1993, diventerà quindicinale.

Agli inizi del 1992 la corrente federalista del partito, già contraria alla fusione con i Verdi Arcobaleno, abbandona la Federazione e dà vita ai Verdi Federalisti.

Il primo banco di prova nazionale sono le elezioni politiche del 1992, dove i Verdi ottengono il 2,8% alla Camera e il 3,1% al Senato, eleggendo 16 deputati e 4 senatori.

Ripa di Meana, sinistra riformista Nel marzo 1993, Carlo Ripa di Meana viene eletto portavoce nazionale dei Verdi, proprio nei giorni in cui i governi italiani fondati sui partiti tradizionali cominciavano ad andare in crisi e il sistema politico si avviava a dichiarare conclusa l'esperienza della cosiddetta "Prima Repubblica". Infatti nelle elezioni politiche del 1994 viene introdotto il sistema maggioritario e la predisposizione dei partiti ad aggregarsi in coalizioni: i Verdi si schierano a sinistra aderendo all'Alleanza dei Progressisti insieme al PDS, a Rifondazione Comunista e ad altri movimenti minori, tra cui La Rete e Alleanza Democratica. Il partito ottiene il 2,7% elegge soltanto 11 deputati e 7 senatori in sede maggioritaria, in quanto non supera lo sbarramento del 4% previsto dalla nuova legge elettorale.

La coalizione di sinistra, in ogni caso, esce sconfitta. A prevalere è il nascente centrodestra guidato da Silvio Berlusconi. Pochi mesi più tardi, alle elezioni europee, i Verdi conquistano il 3,2% riconfermando i 3 seggi al Parlamento europeo, con l'elezione del portavoce Ripa di Meana e le conferme di Maria Adelaide Aglietta e Alexander Langer, alla cui scomparsa subentra Gianni Tamino.

Governo Prodi I, Governo D'Alema e Manconi portavoce Nel 1995, nell'assemblea nazionale di Forte dei Marmi, Carlo Ripa di Meana viene riconfermato portavoce nazionale e poco tempo dopo parte la prima campagna di adesione ai Verdi. L'appuntamento elettorale più importante è quello delle elezioni politiche del 1996, tenute in anticipo perché il Governo Berlusconi era stato sfiduciato e successivamente era entrato in carica un governo tecnico. Comincia l'era del bipolarismo in Italia, con la nascita di due coalizioni di centro-sinistra e centro-destra.

I Verdi sono fondatori dell'alleanza di centrosinistra, denominata L'Ulivo e guidata da Romano Prodi, che vince le elezioni e forma il suo primo Governo. Il partito del "sole che ride" raggiunge il suo miglior risultato, in termini di seggi parlamentari: 14 deputati e 14 senatori, avendo conquistato nella quota proporzionale della Camera il 2,5%. I Verdi, per la prima volta, entrano a far parte di un Governo nazionale, esprimendo il Ministro dell'Ambiente Edoardo Ronchi e 4 sottosegretari. Mentre il governo comincia a lavorare, riprende l'attività interna del partito. A novembre del 1996 si svolge la XXI assemblea dei Verdi, durante la quale viene eletto Luigi Manconi come nuovo portavoce al posto di Carlo Ripa di Meana, che lascia dopo tre anni e mezzo.

Nel frattempo, il governo dell'Ulivo è caratterizzato da momenti di instabilità: Prodi viene sfiduciato e, tra il 1998 e il 1999, vengono costituiti due nuovi governi guidati da Massimo D'Alema, nei quali viene mantenuta, in ogni caso, la rappresentanza verde attraverso Ronchi al dicastero dell'Ambiente a cui si aggiunge l'indipendente, su indicazione dei Verdi, Laura Balbo, sociologa, alle Pari Opportunità.

A marzo del 1999 la nuova assemblea dei Verdi, tenuta a Montecatini Terme, riconferma Manconi alla carica di portavoce nazionale. Manconi, tuttavia, si dimette subito dopo le elezioni europee di giugno, in seguito al risultato non soddisfacente dell'1,8% conseguito dal partito con la conseguente perdita di un seggio al Parlamento europeo: i posti a Strasburgo passano da 3 a 2, con l'elezione dell'etologo Giorgio Celli e del famoso alpinista Reinhold Messner.

Grazia Francescato: una voce delle associazioni ambientaliste storiche

Pertanto, il partito convoca un'assemblea straordinaria, che si svolge a Roma il 23 e il 24 luglio 1999, con l'obiettivo di avviare un processo di rinnovamento, eleggendo un comitato promotore e affidando la guida a Grazia Francescato, già portavoce del WWF International e per molti anni presidente del WWF Italia.

Grazia Francescato diventa presidente federale dei Verdi con l'assemblea costituente del 21-23 gennaio 2000, tenuta a Chianciano Terme, nella quale viene eletto anche un esecutivo nazionale. Ad aprile del 2000, con la nascita del nuovo Governo Amato, Alfonso Pecoraro Scanio viene nominato ministro delle Politiche Agricole e Gianni Francesco Mattioli ministro delle Politiche Comunitarie che, insieme a 2 sottosegretari, rappresentano i Verdi nell'esecutivo. In realtà Edo Ronchi viene nominato ministro delle Politiche Comunitarie ma rifiuta l'incarico prima del giuramento in polemica con il partito per non essere stato riconfermato al Ministero dell'Ambiente.

Alle elezioni politiche del 2001, i Verdi si ripresentano sempre in alleanza col centrosinistra che stavolta candida alla premiership Francesco Rutelli, tra l'altro un ex verde che guidò il coordinamento nazionale pre-costitutivo nel 1992. Nella quota proporzionale della Camera, i Verdi - per ovviare al "problema" dello sbarramento del 4% - formano una lista unitaria denominata Il Girasole insieme allo SDI, la quale, tuttavia, si rivela un forte insuccesso, in quanto raggiunge complessivamente soltanto il 2,2%.

I Verdi eleggono 8 deputati e 9 senatori, ma il centrosinistra perde le elezioni, nelle quali prevale invece il rinnovato centrodestra di Berlusconi.

Presidenza di Pecoraro Scanio: una sinistra ecologista e pacifista

Dopo il flop elettorale, dal 30 novembre al 2 dicembre 2001 la nuova assemblea nazionale di Chianciano Terme pone fine al processo costituente ed elegge un nuovo presidente, il già ministro delle politiche agricole e forestali Alfonso Pecoraro Scanio, insieme ad un nuovo esecutivo nazionale.

I Verdi guidati da Pecoraro Scanio si caratterizzano per un ritorno ad una politica più fortemente legata ai temi della difesa dell'ambiente, della salute dei cittadini, dei diritti e della pace. La battaglia contro gli organismi geneticamente modificati (OGM), la proposta per la messa in sicurezza del territorio italiano, le azioni per lo sviluppo delle energie rinnovabili sono solo alcune delle linee più rilevanti di questo nuovo corso.

Nel 2002 i Verdi promuovono 4 referendum per l'estensione dell'articolo 18 dello Statuto ai Lavoratori ai dipendenti delle aziende più piccole (insieme a Rifondazione Comunista), contro l'obbligo per i proprietari terrieri di far passare le condutture elettriche sui loro terreni, i residui tossici negli alimenti e la possibilità d'incentivare con premi in denaro la costruzione di nuovi inceneritori. Solo i primi 2 vengono ammessi dalla Corte costituzionale e si svolgono l'anno successivo: entrambi i referendum si riveleranno invalidi per il mancato raggiungimento del quorum.

Fortemente significativo è il cambiamento di simbolo del partito, che nel corso del 2004 inserisce nella mezza luna inferiore l'inscrizione "per la Pace" e i colori dell'arcobaleno del movimento pacifista, cambiamento che avviene all'indomani dell'intervento militare in Iraq. Pecoraro Scanio è anche il responsabile della nuova collocazione del partito nell'area della sinistra italiana, abbandonando così le precedenti posizioni moderate. Ciò provoca l'abbandono di esponenti e simpatizzanti moderati che aderiscono alla Margherita, ai Democratici di Sinistra (come l'ex portavoce Manconi).